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La pet therapy in aiuto dell’oncologia

Minnie Luongo, N. 11 novembre 2005

Per tutti coloro che amano gli animali la notizia potrà solo rafforzare la convinzione che la compagnia di cani, gatti e altri animali domestici “fa bene”. Per chi, invece, non nutre una passione particolare per i cosiddetti animali da compagnia, è forse giunto il momento di rivedere le proprie idee.
Per la prima volta, infatti, la “Pet Therapy” è entrata in un reparto italiano di Oncologia: da luglio, presso l’Ospedale Civile di Carrara, si stanno impiegando alcuni cani nella terapia di pazienti in trattamento chemioterapico.

Come nasce l’esperimento
Il merito del progetto (che terminerà a breve, salvo riprendere in un prossimo futuro, e magari diffondersi in reparti oncologici di altre strutture ospedaliere italiane) è stato studiato e realizzato interamente da Elisabetta Di Casale, infermiera professionale e assistente di comunità infantile (in procinto di laurearsi in psicologia), oltre che presidente dell’Associazione di volontariato “Smile Pet Therapy”. In questa iniziativa Brunella Sebastiani è il veterinario che segue gli animali, che vengono addestrati col “metodo gentile a rinforzo positivo” da Karina Trangeled, addestratrice e comportamentista cinofila.
Illustra Elisabetta Di Casale: "La Pet Therapy, o terapia con i Pet, cioè con gli animali d’affezione, raggruppa una serie di attività che prevedono l’utilizzo di un animale nella prevenzione o nella terapia di particolari patologie di tipo fisico o psichico, ma anche nel mantenimento della salute mentale e fisica dell’uomo. Più precisamente, si parla di AAA/AAT/AAE per classificare gli interventi in base alla complessità e alla patologia dei casi in cui trovano applicazione.
Aspetto fondamentale da tenere in considerazione è che l’animale è un coterapeuta da affiancare alle terapie tradizionali (farmacologica/psicologica): ciò significa che la Pet Therapy non va vista come una terapia alternativa alle cure ufficiali o come panacea a ogni situazione morbosa".
Nel day hospital di Carrara le prime mascotte sono stati due cagnolini: un border collie maschio dal pelo lungo e grigio di nome Chance e una femmina di pastore delle Shetland che risponde al nome di Shana, ai quali si è poi aggiunto l’allegro e affettuoso Pluto.
Com’è andato l’esperimento? Ottimamente, non c’è dubbio. Gli animali, ogni mattina, hanno fatto compagnia a una media di quaranta pazienti (in parte ricoverati, in parte ospiti nel day-hospital della divisione di Oncologia dell’Ospedale) per sottoporsi a chemioterapia.
Grazie alla compagnia dei cani, i malati che devono lottare contro il cancro si rilassano e riescono a distrarsi dai pensieri cupi, almeno per la durata della chemioterapia. In concreto, il cane viene accompagnato dal suo conduttore all’interno della sala di degenza, dove avviene la prima conoscenza tra i due, poi - salvo diversa richiesta da parte del paziente - il conduttore avvicina al malato il cane, che sosterà aspettando, in modo non invadente, che l’individuo lo accarezzi per la prima volta, iniziando così a stabilire un vero rapporto fatto di sguardi, di contatto tattile, di comunicazione non verbale e di attività ludica.

Perché un cane può aiutare il paziente oncologico
"Il nostro programma - spiega ancora Di Casale - si basa su un progetto che abbiamo messo a punto su basi rigorosamente scientifiche. È noto, infatti, che il paziente oncologico sottoposto a trattamento chemioterapico ambulatoriale, si trova ad affrontare un evento che lo colpisce nella sua integrità sia fisica che psichica, e comporta l’accettazione dello stato di malattia, delle terapie medico-chirurgiche cui viene sottoposto, nonché degli effetti collaterali delle terapie somministrate.
Insomma, l’individuo si trova ad affrontare stati di ansia, stress, paura, insicurezza e confusione - accompagnati da disturbi fisici e da una sorta di decadimento fisico - che feriscono il senso del valore dell’individuo e fanno scattare meccanismi che provocano profondi stati di angoscia. Tutto questo può provocare nel paziente un senso di solitudine, di incomprensione, se non la paura di essere giudicato.
Per questo motivo, affiancare un “Pet” durante un trattamento chemioterapico può essere di grande aiuto, in quanto il principale “dialogo” tra i due è fonte di svago e relax: diventa una vera e propria valvola di sfogo emozionale e, attraverso un gioco di proiezioni, (meccanismo della proiezione) riesce a trasferire sul Pet il proprio mondo interiore e i propri stati d’animo".
Il benessere derivato dalla presenza di un cane è, infatti, generale e ha basi chimiche e fisiche: il suo affetto stimolerebbe l’organismo a produrre endorfine inducendo uno stato di tranquillità e rilassatezza. Una curiosità riguarda la cosiddetta “catarsi della carezza”, da cui deriva la produzione di ceruleina, una sostanza che agisce beneficamente sull’attività intestinale e ha effetti positivi anche sulla salute della pelle.

Obiettivi del progetto
Ecco in sintesi le finalità del progetto presentato a giugno (e subito approvato) da Elisabetta Di Casale all’Ospedale di Carrara, dove presta la sua attività:
Ridurre l’ansia
La letteratura ha dimostrato che la vicinanza di animali tranquilli trasmette senso di serenità (meccanismo che trae origini dalla nostra storia evolutiva). Pertanto, la loro presenza invia un messaggio di tranquillità, assenza di pericolo. In pratica: se i Pet ci appaiono tranquilli, è segno che tutto va bene, e quindi essi, riducendo lo stato di vigilanza, rilassano l’individuo.
Ridurre il senso di solitudine
Incrementare la collaborazione con il personale sanitario
In ospedale dove la maggior parte dei contatti fisici sono invasivi e dolorosi e spesso temuti, quello con il cane non fa paura, ma, al contrario, è piacevole e rassicurante
Incrementare la comunicazione con gli altri pazienti e con il personale sanitario
Diminuire il dolore (effetto placebo)
Ridurre l’effetto ansiogeno sulla nausea, vomito
Migliorare l’ossigenazione tessutale
Ridurre lo stress

In che cosa consiste la pet therapy
Si tratta di una terapia che permette di stabilire un’interazione fra il paziente e l’animale. Grazie a questa interazione - in virtù della facilità di rapporto che si instaura fra l’uomo e il “non umano”- molto spesso è possibile sbloccare condizioni e situazioni patologiche, anche cronicizzate negli anni.
La Pet Therapy, concordano gli esperti, è in grado di curare diverse patologie, tra le quali: ipertensione, cardiopatie, depressione. Inoltre, aiuta pazienti con problemi post-traumatici, psichiatrici e anche malati terminali.
Il motivo per cui la “terapia degli animali” può essere d’aiuto in tante e tali patologie si spiega così: il semplice gesto di accarezzare un animale contribuisce a ridurre la pressione arteriosa; regola la frequenza cardiaca (è stato accertato che i proprietari di cani e gatti sono a minor rischio d’infarto rispetto a chi non possiede animali); innalza le difese immunitarie; riduce i livelli generali di ansia e di stress.
A dire il vero, qualche piccola controindicazione all’utilizzo della Pet Therapy esiste, e riguarda i malati allergici, specie al pelo di cani e gatti. Infine, bisogna rispettare le persone che hanno un’invincibile paura, più o meno giustificata da qualche evento traumatico, nei confronti dell’animale al quale si desidera fare ricorso. In questo caso, alla tensione pre-chemioterapia si aggiungerebbe una seconda tensione, causata dal disagio di dividere lo spazio con un animale che incute paura, se non addirittura terrore.

Come nasce la “terapia degli animali”
Risale al 1961 la prima volta in cui fu usata l’espressione “Pet Therapy”. La coniò Boris Levinson, uno psichiatra infantile americano che aveva constatato come alcuni suoi piccoli pazienti (bambini con evidenti difficoltà di relazione con le persone, fossero esse bimbi o adulti) non incontravano alcun problema a fare amicizia con il cane di casa. Da qui il dottor Levinson utilizzò “Pet Therapy” per indicare un rivoluzionario metodo di cura: l’utilizzo di animali da compagnia nella terapia di malattie psichiatriche.
Nel 1981 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), verificando i risultati raggiunti con la Pet Therapy, dichiarò che “gli animali da compagnia, se correttamente accuditi, portano immensi benefici ai loro proprietari e alla società, senza costituire un pericolo per nessuno”.
In Italia la Pet Therapy è stata riconosciuta, diventando così una terapia ufficiale - con un decreto legislativo del 6 febbraio 2003 firmato dal Ministero della Salute, entrando a far parte integralmente del S.S.N. I Pets utilizzati in interventi di AAA/AAT/AAE * possono entrare in ospedali, Istituti e Case di Riposo, R.S.A, nelle carceri, nelle scuole, purchè condotti da personale preparato.
*AAT: Attività Terapeutiche con Animali, che prevedono un intervento diretto dell’animale come coterapeuta guidato da un team di esperti nell’ambito di trattamenti medici, psichiatrici, riabilitativi, in pazienti con problemi psicofisici, post-traumatici, in pazienti depressi, terminali, ecc.
Gli obiettivi da raggiungere riguardano il miglioramento delle funzioni fisiche, psichiche, sociali, emozionali e cognitive dell’individuo.
Ben diversa la situazione all’estero, dove la Pet Therapy rappresenta un metodo di cura diffuso e consolidato nel sistema sanitario, non solo in molti Paesi d’Europa, ma anche negli Stati Uniti, sua patria d’origine, dove l’impiego degli animali per aiutare i pazienti è pratica comune in tutti i reparti, oncologici in primis.

Per ogni malattia c’è l’animale adatto
Tutti gli animali da compagnia sono preziosi nella Pet Therapy. Ma se è evidente che in un reparto oncologico cani e gatti sono i più indicati, non bisogna dimenticare che per altre patologie sono altrettanto utili altri animali. Vediamo quali.
Cavalli. Sono utilizzati per l’“ippoterapia” medica, psicologico-educativa, riabilitativa. L’ippoterapia si rivela particolarmente efficace per bambini autistici, Down, disabili in genere, nonché per persone che presentano problemi sia motori sia comportamentali.
Criceti e conigli. Da non sottovalutare entrambi questi animaletti, che aiutano in particolar modo bambini che incontrano difficoltà nella loro crescita psicologica.
Delfini. Animali intelligentissimi, indispensabili nella Pet Therapy. La loro efficacia si rivela impareggiabile nella cura della depressione e dei disturbi della comunicazione. La “delfinoterapia” giova anche per chi soffre di autismo.
Pesci. Anche la semplice osservazione dei pesci in acquario è in grado di ridurre la tachicardia e la tensione muscolare, fungendo da ottimo antistress.

Indirizzi utili
Associazione “Smile Pet Therapy”
Sede legale: Via Dei Pini, 25; 19036 Melara (SP)
Tel. 334/3185526, oppure 339/7611558
e-mail: smilepettherapy@libero.it;
sito: www.smilepettherapy.com
L’Associazione nasce a La Spezia il 23 agosto 2004; non ha scopo di lucro, è apolitica e aconfessionale, e si finanzia grazie alle offerte di soci e simpatizzanti. Si propone finalità di solidarietà sociale, mediante lo svolgimento di attività nei settori socio-assistenziali ed educativi, avvalendosi in modo determinante e prevalente delle prestazioni volontarie e gratuite dei propri associati.
L’associazione si propone di:

  • promuovere sul territorio in campo scientifico, culturale ed educativo l’esperienza della “Pet Therapy”, incentivandone la ricerca e la sua applicazione sia in campo socio-sanitario che riabilitativo e ludico;
  • progettare attività di consulenza ed intervento di AAA – AAT – AAE per singoli, enti pubblici e privati (ospedali, carceri, centri sociali, residenze sanitarie assistite, scuole, ecc.); attraverso l’utilizzo di cani (adeguatamente preparati allo scopo di innalzare, potenziare, migliorare le capacità relazionali e affettive dell’individuo);
  • preparare e utilizzare:
    • cani di servizio e di supporto;
    • cani guida per non vedenti;
    • Hearing Dogs;
    • cani sociali (selezionando a seconda delle necessità e dei requisiti i cani presenti nei canili municipali)
  • organizzare seminari, convegni, corsi di formazione e studio.

L’associazione si avvale del supporto di un comitato scientifico formato da: medico veterinario, addestratore e comportamentista animale, infermiere professionale e assistente comunità infantile, psicomotricista, fisioterapista, operatore socio-sanitario.

Torino
Dipartimento di Patologia Animale, Università di Torino - Comune di Torino e Arcadia di Fiano per Pet-Therapy
Professor Marzio Panichi e dottoressa Osella

Milano
Istituto di Zootecnia - Facoltà di Medicina Veterinaria, Università degli Studi di Milano
Professor C. Carenzi, professoressa M. Verga e professoressa E. Canali
Tel. 02.50318039 - 37 - 27; fax 02.50318030;
e-mail: marina.verga@unimi.it

Padova
Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie, Università di Padova
Professor Stefano Romagnoli

Parma
Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Parma
Professor Giovanni Ballarini

Bologna
Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Bologna
Professor Stefano Cinotti

Messina
Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Università di Messina
Professor Antonio Pugliese (istituzione del primo centro di Pet-Therapy sul territorio nazionale)
Tel. 090.355650/356675; cell.328.9169536;
e-mail: AntonioPugliese@unime.it

Teramo
Istituto Zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G.Caporale”
Dottoressa Stefania Del Papa e dottoressa Lejla Valerii
Tel. 0861.332305;
e-mail: l.valerii@izs.it

Roma
Canile Sanitario, Servizio Veterinario ASL Roma D
Dottor Claudio Fantini e dottoressa Eugenia Natoli
Tel.06.65004888; fax: 06.65001100;
e-mail: veterinaria@aslromad.it

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