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Tumori in diminuzione per mortalità e incidenza

Cristina Mazzantini, N. 12 dicembre 2005

Nel nostro Paese si muore di cancro sempre più di rado. Dal 1970 al 1999, si sono infatti contati, ogni anno, 2.300 decessi in meno (1.300 per gli uomini e 930 per le donne). Nel 1999 la mortalità si attestava intorno alle 127.000 persone l’anno.
La bella notizia è stata recentemente fornita alla stampa italiana e straniera, dal Ministro della Salute Francesco Storace, in occasione della presentazione del rapporto su “le nuove tendenze della mortalità tumorale in Italia” elaborato ISTAT, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto dei Tumori di Milano. Lo studio indica come principali responsabili di tale risultato positivo, tre attori importanti: le nuove terapie, le diagnosi sempre più precoci e la maggiore consapevolezza degli stili di vita da adottare, specialmente da parte dei giovani. Per ottenere tutto ciò, gli esperti hanno preso in considerazione ben venti tipi di tumori, ossia quelli responsabili dell’84% delle morti per neoplasia.
"Questi ottimi risultati, per la prima volta ufficiali dopo dieci anni dall’ultimo monitoraggio della mortalità per tumore del nostro Paese, ci dicono che la ricerca scientifica e la promozione dei corretti stili di vita, in Italia, sono la chiave di svolta per sconfiggere il cancro", ha precisato il professor Enrico Garaci, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. "L’avanzamento delle conoscenze permette, infatti, diagnosi più precoci e terapie più efficaci capaci di ridurre la mortalità in termini significativi. Ed è lungo questa linea", ha proseguito il professor Garaci, "che l’ISS, insieme agli IRCCS, nell’ambito della collaborazione con gli Stati Uniti, ha varato un progetto - per il quale sono già stati investiti dieci milioni di euro - finalizzato a determinare nuovi marcatori biologici che consentano diagnosi più precoci e nuove molecole più mirate nell’attività antitumorale. Per questo, l’impegno del ministro Storace, nella promozione dei fondi per la ricerca scientifica, appare essenziale per continuare e intensificare questi studi che mirano direttamente ad aumentare la sopravvivenza e a migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici".
La tesi è stata abbracciata anche dalla dottoressa Vittoria Buratti, capo dipartimento per la produzione statistica e il coordinamento tecnico-scientifico dell’ISTAT, la quale ha dichiarato: "Gli importanti risultati emersi da questo studio sono il frutto di una fattiva collaborazione tra ricercatori con competenze diverse in campo demografico, epidemiologico e sanitario". La dottoressa ha poi così risposto alle numerose domande dei giornalisti: "I risultati testimoniano l’importanza del dato di mortalità per il monitoraggio e la valutazione del carico dei tumori, per la popolazione e il sistema sanitario. Dimostrano, inoltre, la necessità di perseguire un’ottica di integrazione nell’osservazione dei fenomeni, utilizzando anche altre fonti come le indagini campionarie sulle famiglie condotte dall’ISTAT e i Registri Tumori Italiani".
A commentare i risultati della ricerca sugli esiti della mortalità, è intervenuto anche il professor Francesco Cognetti, oncologo e direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma, che ha sottolineato in particolare, come questi dati confermino il valore dell’oncologia italiana: "La registrazione della mortalità, in forte calo negli ultimi anni, mostra chiaramente il valore degli interventi effettuati sul Servizio Sanitario Nazionale, relativamente alla prevenzione primaria e secondaria in campo oncologico. Si tratta di sforzi da implementare soprattutto in direzione degli screening pubblici dei tre tumori per i quali si sono registrati i dati più incoraggianti: il cancro alla mammella, alla cervice uterina e al colon retto", ha aggiunto ancora il professor Cognetti. "Vorrei inoltre ricordare come, ai successi della lotta contro questa malattia, abbia contribuito la diffusione delle terapie adiuvanti, soprattutto nei casi a rischio di recidiva. Un successo anche italiano se si pensa che, oltre a essere tra i Paesi evoluti più avanzati nel campo delle cure oncologiche, siamo stati classificati dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, al secondo posto per il valore scientifico delle pubblicazioni oncologiche".
Sul versante della promozione dei corretti stili di vita il dottor Arduino Verdecchia, direttore del Reparto Epidemiologia dei Tumori dell’Istituto Superiore di Sanità, ha dichiarato: "È evidente il fenomeno della sopravvivenza nel caso delle neoplasie correlate all’abitudine al fumo: infatti, parallelamente alla diminuzione del numero dei fumatori, passati dal 55% nel 1970, al 33% nel 1999, è diminuita anche la mortalità dei tumori dei polmoni, del cavo orale, dell’esofago, della laringe, del rene e della vescica. Non così per le donne e specificatamente per le giovani, per le quali si registra un aumento dell’incidenza degli stessi tumori; nello stesso periodo le fumatrici sono passate dal 12% al 18%".
"Un discorso analogo può essere fatto anche in relazione alle neoplasie associate alle abitudini alimentari", ha puntualizzato il dottor Verdecchia. "Se da un lato l’omogeneità territoriale del trend di mortalità è spiegata dal fatto che al Nord si è verificata una riduzione della mortalità per tumore, dall’altro è pur vero che il Sud, soprattutto tra i giovani, a causa dell’introduzione e della diffusione di cibi industriali ricchi di zuccheri e grassi, ha perso quel vantaggio di salute che gli derivava dalla “dieta mediterranea”, considerata preventiva per diversi tipi di tumore". Il dottore ha concluso così il suo intervento: "Da qui l’importanza della prevenzione, almeno per quanto riguarda i comportamenti e gli stili di vita, si conferma come l’unica vera strada da valorizzare".
Dopo aver attentamente ascoltato gli interventi degli illustri relatori, il Ministro della Salute Francesco Storace ha dichiarato: "Il cancro non è più una malattia incurabile. I pazienti hanno diritto a sperare". Ha poi puntualizzato: "In Italia, la sopravvivenza dei malati a 5 anni dal momento della diagnosi è del 46%, dunque superiore a quella dell’Unione Europea che è attestata al 45%". A diminuire in maniera sistematica, ossia secondo un trend deciso e consolidato negli anni, è la mortalità per i tumori dello stomaco (-3,8%), del testicolo (-6%), linfoma di Hodgkin (8-7,3%), e cancro dell’utero (-4,8%). Dagli anni Novanta si è raggiunto un calo del 2% dei decessi per tumore al seno. Tutto ciò si è verificato soprattutto grazie agli screening molto più diffusi rispetto a qualche anno fa e delle diagnosi precoci, come sottolineato dagli esperti.
Accanto ai dati positivi, il rapporto ISTAT ha però messo in luce anche una nota dolente, ossia l’incremento della mortalità per alcuni tumori come il cancro ai polmoni (+1%) e quello al cavo orale (+1,8%) nelle donne. Per entrambi i sessi si è invece osservato un aumento dei decessi per melanoma della pelle (+1,5%) e dei linfomi non Hodgkin (+2%), soprattutto quelli associati spesso all’infezione da HIV.
Nell’incontro romano gli specialisti hanno sottolineato come, anche se meno letale, il cancro non sia meno presente. Infatti l’incidenza rimane costante e aumenta leggermente la prevalenza, vale a dire le persone che si scoprono malate. "Nel 1999 in Italia 1,3 milioni di persone avevano ricevuto una diagnosi di cancro. Nel 2010 saranno 2 milioni", ha messo in evidenza il professor Franco Berrino dell’Istituto dei Tumori di Milano e coordinatore del progetto Eurocare, una rete europea di raccolta dati. "Nel 2010, ci suggeriscono le nostre stime, i decessi saranno diminuiti ancora e si aggireranno intorno alle 123.000 persone". Ma l’aumento dei dati prevalenza dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per chi si occupa dell’economia della sanità. Ha spiegato sempre il professor Berrino: "Difficile stimare la spesa sanitaria per i tumori, che è sempre in movimento. Ma se crescono le persone in cura e i farmaci diventano sempre più cari, rischiamo che il sistema prima o poi collassi". A tal proposito il nostro esperto fa un esempio: "L’Herceptin è un farmaco intelligente, uno degli strumenti più efficaci contro un tipo di tumore al seno che colpisce 10.000 donne in Italia. Un anno di trattamento con questo medicinale costa 50.000 euro. È evidente che non bisogna rallentare la caccia ai nuovi farmaci. Ma bisogna ripensare la nostra strategia nella lotta contro i tumori e investire molto in ricerca, come stanno già facendo paesi nord europei come Svizzera e Svezia".

Il tumore dell’esofago, diagnosi e terapie
Il tumore dell’esofago colpisce ogni anno, in Italia, circa 2.000 persone (4 casi per 100.000 abitanti), prevalentemente maschi (tre volte di più rispetto alle donne). La sintomatologia iniziale del tumore dell’esofago, presente in oltre il 90% dei soggetti affetti, è rappresentata da: perdita progressiva di peso preceduta da disfagia, cioè da difficoltà a deglutire, che di solito compare in modo graduale; calo o alterazione del tono di voce, secondario al coinvolgimento da parte della massa dei nervi deputati alla regolazione dell’emissione dei suoni, oppure a paralisi del diaframma; dolore toracico retrosternale se la lesione coinvolge l’esofago medio, cioè la zona tra cuore, polmoni, sterno e colonna vertebrale.
Nelle forme più avanzate può manifestarsi un aumento dimensionale dei linfonodi laterocervicali, versamento pleurico o ancora dolori alle ossa o epatomegalia: la causa di questi sintomi è in genere legata alla diffusione metastatica della malattia.
Alla diagnosi e ai trattamenti del tumore all’esofago, nonché all’acquisizione delle più recenti conoscenze sugli aspetti biologici e clinici di questa neoplasia, è stato dedicato il Corso di aggiornamento rivolto ai medici specializzandi in chirurgia, svoltosi presso il Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma e promosso dalle Scuole di Specialità in Chirurgia Toracica dell’Università Cattolica e dell’Università di Chieti.
"Pur non essendo disponibili esami di screening per i soggetti sani", spiega il professor Pierluigi Granone, direttore del corso, "la diagnosi precoce diventa estremamente importante per cogliere in tempo eventuali alterazioni cellulari dell’esofago. Nei soggetti in cui la mucosa esofagea si è semplicemente trasformata in mucosa gastrica", precisa Granone, "è consigliata un’endoscopia ogni due o tre anni. Viceversa, nei pazienti in cui le cellule trasformate mostrino segni di anormalità (displasia), si raccomanda di ripetere l’endoscopia almeno due volte a distanza di sei mesi e poi una volta l’anno. Infine, se il grado di displasia è elevato (cioè se le cellule sono molto trasformate), è consigliabile un’endoscopia ogni tre mesi o addirittura l’intervento chirurgico, dato che si tratta di condizione precancerosa a elevato rischio di trasformazione maligna. Il ruolo curativo nel trattamento del cancro dell’esofago è riservato alla chirurgia. Risulta spesso difficoltoso, tuttavia, individuare lesioni operabili: è tecnicamente difficoltoso operare le lesioni del terzo superiore dell’esofago o i casi in cui il tumore abbia già coinvolto gli organi vicini come trachea e bronchi. Controindicano l’intervento anche le metastasi a distanza, le precarie condizioni generali del paziente, oppure la presenza di gravi patologie associate". "L’intervento di solito consiste", prosegue Granone, "nell’asportazione del tratto di esofago interessato dal tumore, della porzione di stomaco adiacente e dei linfonodi regionali, procedura chiamata in gergo medico “esofagogastrectomia parziale con linfoadenectomia regionale”".
Nei pazienti non operabili, la chemioterapia accompagnata da radioterapia è il trattamento di scelta, dato che la combinazione delle due cure aumenta la sopravvivenza rispetto alle singole opzioni.
"I pazienti in fase avanzata di malattia con difficoltà a deglutire e dolore, nei quali purtroppo non è proponibile il trattamento chirurgico o quello chemio-radioterapico", conclude Granone, "possono trarre beneficio da cure palliative che permettano un adeguato supporto alimentare. Queste possono consistere nel posizionamento per via endoscopica di una endoprotesi (tubo rigido in plastica, silicone o anche in metallo) all’interno dell’esofago, che consenta il passaggio del cibo; in alternativa si può ricorrere alla ricanalizzazione tramite laser-terapia, che consiste nell’uso di un raggio laser diretto sul tumore per ricreare il passaggio. Infine, in casi selezionati, è possibile un intervento di by-pass, in cui l’esofago stenotico viene escluso dal passaggio del cibo, congiungendone il tratto di esofago pervio a monte del tumore con lo stomaco, tramite un’ansa di colon trasposta in torace".

Un database biotech cataloga le tracce dei tumori e ne misura il rischio
Un gruppo di studio, associato al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, ha codificato quello che avviene nell’organismo umano quando si sviluppa un tumore benigno.
"Ogni specifico tumore lascia una sorta di “firma” genica nei tessuti che aggredisce e in cui si sviluppa", chiarisce il biologo Joan Massagué, coordinatore della ricerca. "La raccolta di tutte queste tracce ha consentito di impostare un indicatore delle mutazioni cellulari più pericolose, già nel loro stato embrionale. In particolare", prosegue il ricercatore, "i papillomi, innocui peduncoli della pelle, sono ricchi di queste tracce e, copiandole genicamente, ci hanno permesso di creare un lettore biotecnologico capace di indicare il livello di rischio a cui sono esposte le cellule degli organi vitali".

AIL Pazienti-Mieloma: un nuovo modello di comunicazione tra medici e pazienti
La possibilità di avere un confronto diretto tra specialisti e pazienti per poter chiarire i dubbi sulla propria malattia e affrontare con maggiore consapevolezza le terapie alle quali ci si deve sottoporre: questo l’obiettivo di “AIL Pazienti-Mieloma”, un’iniziativa dell’Associazione Italiana contro Leucemie - linfomi e mieloma, l’associazione presieduta dal professore Franco Mandelli, da sempre impegnata nella lotta contro le malattie ematologiche.
L’associazione organizzerà incontri periodici con i pazienti (Patient Seminar) in diverse regioni italiane, incontri che avranno la struttura di veri e propri seminari scientifici in cui i medici affronteranno le problematiche legate al mielosa con un linguaggio semplice e chiaro, accessibile a tutti.
"Questa iniziativa nasce innanzi tutto da un problema culturale", ha spiegato il professor Mario Boccadoro, docente di Ematologia all’Università di Torino, "i pazienti, infatti, sono oggi sempre più informati e vogliono conoscere in prima persona i problemi legati alla loro salute".
Il mieloma è un tumore del sangue ancora poco conosciuto; ne sono affette in Europa circa 26.000 persone, mentre in Italia colpisce ogni anno 3.500 persone nella fascia di età compresa tra i 50 ed i 70 anni. La malattia appare in lenta ma costante espansione, proprio per una maggiore concentrazione nella popolazione anziana, oggi sempre più in aumento, ma anche per un aumento delle possibilità diagnostiche.
"Oggi è possibile assicurare una buona sopravvivenza a questi pazienti", ha sottolineato Robin Foà, docente di Ematologia presso il Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia dell’Università La Sapienza di Roma "e i miglioramenti ottenuti vanno attribuiti non soltanto alla chemioterapia antiblastica, ma anche ai miglioramenti delle terapie di supporto".
Il primo Patient Seminar organizzato dall’AIL Pazienti-Mieloma in collaborazione con l’IMF (International Myeloma Foundation), si è tenuto il 7 ottobre a Roma, presso l’Aula Magna dell’Università La Sapienza e ha visto la partecipazione di centinaia di pazienti provenienti da tutta Italia.
Le informazioni sull’iniziativa sono disponibili sul sito dell’AIL (www.ail.it).

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