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Luci e ombre nell’alimentazione degli over 65

Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2006

Recenti indagini demografiche nazionali e internazionali sottolineano che nell’ultimo decennio, in Italia, si è verificato il temuto sorpasso degli ultrasessantenni rispetto al numero dei minorenni. Siamo secondi al mondo, dopo il Giappone.
Si tratta di un triste primato che preoccupa la classe medica, specialmente cardiologi e oncologi. Il motivo? In un Paese dove la maggioranza della popolazione è anziana si registra un sensibile aumento delle patologie correlate all’età, come quelle neuro-cardiovascolari e oncologiche. Che fare? Gli esperti suggeriscono di adottare stili di vita corretti con l’abolizione del fumo, la pratica quotidiana di una modesta attività fisica (una passeggiata di mezz’ora), la riduzione del consumo di bevande alcoliche (da preferire un bel bicchiere di vino rosso a pasto), il controllo della qualità e quantità di cibo da assumere.
Ma tali consigli non sono ancora stati pienamente recepiti dai diretti interessati. Infatti, oggi, l’80% degli anziani (over 65) commette errori nell’alimentazione con conseguenze nocive per la salute, il 55% è condizionato dal caro vita nella scelta dei cibi, il 25% consuma pasti in solitudine (la percentuale delle donne sale al 30%) mentre il 58% si prepara i pasti da solo: per la maggior parte non c’è nessuno che possa ricordare loro che deve esserci un equilibrio nel menu settimanale e che la scelta dei cibi deve essere ragionata secondo le linee fondamentali della dieta mediterranea, perché nella terza età i cambiamenti del metabolismo impongono nuove regole.
Questi, in sintesi, alcuni risultati della ricerca realizzata grazie a un contributo educazionale Sanofi-Aventis su un campione di mille anziani in tutto il territorio nazionale, suddivisi per aree geografiche, per conto di Aiote (Associazione Italiana Oncologia della terza età), presentata a Roma. In occasione dell’incontro scientifico, sono state esposte le nuove regole, messe a punto dagli esperti dell’associazione, per guidare gli anziani a tavola.
I dati ottenuti dall’indagine evidenziano alcuni punti critici sul rapporto tra anziani e alimentazione, come il dato che le scarse disponibilità economiche condizionano le scelte dietetiche di oltre un terzo degli intervistati, in particolare le donne nella fascia dei 75-84 anni. Nonostante ciò, il quadro che emerge è, tutto sommato, positivo. La maggioranza del campione ha dichiarato, infatti, di seguire la dieta mediterranea, di non negarsi un bel piatto di pasta e di tenere nella giusta considerazione anche frutta e verdura. Ma non solo. La totalità dei soggetti coinvolti dal sondaggio Aiote, ha risposto di informarsi attraverso le riviste e i programmi televisivi.
E ancora: per quanto buongustai, gli over 65 non hanno problemi di peso. Solo una piccola percentuale denuncia qualche chilo di troppo. Il problema semmai è la scarsa propensione a bere acqua (nella terza età cala la sensazione di sete), che espone al rischio di squilibri idrici e minerali. A tal proposito i medici di medicina generale consigliano di consumare 1,5 litri di liquidi al giorno. Perciò è considerata ottima abitudine quella di bere appena svegli due bicchieri d’acqua.
"L’anziano di oggi segue le indicazioni degli esperti e considera l’alimentazione un fattore fondamentale per il benessere. Questo è un dato molto incoraggiante, se si considera il rapporto che l’alimentazione ha con la salute, in particolare a quest’età", ha chiarito il professor Marco Trabucchi, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. "Resta, però, ancora molto da fare per promuovere abitudini e comportamenti che, oltre a garantire il mantenimento di un buono stato di salute, possano favorire la prevenzione di importanti malattie come quelle oncologiche".
La relazione del professor Trabucchi è stata accolta favorevolmente dal professor Silvio Monfardini, presidente del Comitato scientifico di Aiote e direttore della Divisione di Oncologia Medica dell’Azienda-Ospedaliera e Universitaria di Padova, il quale nel suo intervento ha sottolineato: "far fronte agli squilibri, orientare l’assunzione dei vari elementi nutritivi, scegliere i cibi giusti e nelle giuste quantità, per vivere una terza età in salute, sia per chi è sano sia per chi è in terapia, costituisce l’obiettivo del dossier presentato e pubblicato sul sito internet dell’associazione www.aiote.org, insieme a tante ricette per mettere in pratica i consigli degli esperti".
Insomma, prestare attenzione a quello che si mangia e rispettare il ritmo dei pasti senza mai “dimenticarsi” di bere, nonostante il corpo non invii segnali in tal senso, è un’ottima ricetta per invecchiare bene. "Una corretta alimentazione è importante per conservare un buono stato di salute, soprattutto in età avanzata (le donne ultraottantenni sono statisticamente sempre più numerose, ndr)", ha fatto notare il dottor Giuseppe Sergi, dirigente medico della Clinica Geriatrica dell’Università di Padova. "In termini generali, sappiamo che gli apporti calorici sono ridotti del 5% da 40 a 49 anni, del 10% da 50 a 69 anni, del 15% oltre i 70 anni. La dieta per l’anziano non dovrebbe superare quindi le 2.000 calorie. I glucidi, soprattutto complessi, come pane e pasta, dovrebbero fornire circa il 50-60% dell’introito calorico, le proteine il 12-15%, e i grassi il 30%".
Con questa indicazione generale, da modulare in base alle gastronomie regionali, si può far fronte efficacemente alle modificazioni che l’invecchiamento induce sull’organismo, adattando però gli interventi in base alla situazione, perché non tutti gli anziani sono uguali. "Esiste un anziano “anagrafico” per il quale l’alimentazione ha l’obiettivo di favorire un “successful aging” e può condizionare in maniera positiva l’andamento dell’invecchiamento, in particolare attraverso il mantenimento di una buona efficienza delle funzioni cognitive e di un discreto livello di attività fisica e di autonomia", ha messo in evidenza il dottor Giuseppe Samir Sukkar, dirigente del servizio di Dietologia e Nutrizione dell’Ospedale San Martino di Genova. "Esiste un anziano “fragile”, che deve far ricorso a ricoveri o a un’assistenza domiciliare, che spesso è malnutrito. Basti pensare che la prevalenza di malnutrizione, nella popolazione ricoverata in età geriatrica, oscilla dal 50 all’80%, a seconda delle casistiche".
Lo hanno confermato i dati relativi al calo di peso, nell’anziano con tumore. "È vero che si può verificare un calo dell’appetito, che la malattia può debilitare, che i nutrienti possono non essere assimilati correttamente, soprattutto quando i tumori interessano il tubo digerente", ha sottolineato il professor Lazzaro Repetto, direttore dell’Unità Operativa di Oncologia all’Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani di Roma, "ma radio e chemioterapia possono essere sopportate meglio, grazie alle tecniche di supporto nutrizionale di cui disponiamo e a una serie di indicazioni pratiche, facili da seguire, per controllare ad esempio la nausea".
Nutrirsi correttamente è, quindi, il modo migliore per affrontare una malattia come il tumore, ma anche per prevenirla. E non solo da giovani. Ogni anno, in Italia, su 270.000 nuovi casi di tumore, il 61% (circa 165.000) si manifesta dopo i 65 anni. Più in generale il 33% compare nella fascia 65-74 anni, e il 28% oltre quest’età. "Seppure l’invecchiamento non rappresenti di per sé una causa di tumore, è indubbio che con il crescere dell’età aumenta la probabilità di ammalarsi di cancro. Ciò è dovuto anche all’incremento temporale dell’esposizione a fattori cancerogeni. Una cattiva dieta appare responsabile del 35% di tutte le morti per neoplasia, anche se la forbice appare molto ampia, con valori che vanno dal 10 al 70%", ha concluso il professor Monfardini. "Quindi, anche considerando i diversi fattori genetici e ambientali che concorrono a determinare l’insorgenza di un tumore, ciò che mangiamo diventa un elemento chiave nella prevenzione".
Nel corso dell’incontro è stato infine presentato, dagli esperti dell’Associazione Italiana Oncologia terza età, un decalogo per nutrirsi al meglio sia per chi è in salute sia per chi è in cura per tumore.

La salute a tavola: le regole d’oro Aiote
Il progressivo invecchiamento porta a una riduzione del metabolismo basale e quindi anche del consumo calorico. L’alimentazione dell’anziano non deve perciò superare le 2.000 calorie al giorno, mantenendo comunque inalterato il fabbisogno di vitamine e di altri principi nutritivi.
Gli esperti dell’Aiote hanno preparato una serie di regole pratiche per ottimizzare la dieta.

  • Consumare regolarmente cereali come riso, pane e pasta, che assicurano zuccheri complessi, vitamina B1 e B6, oltre a fibre, che aiutano a prevenire la stitichezza. Il pesce, oltre a fornire proteine, è una valida fonte di acidi grassi essenziali e vitamine del gruppo B. Va bene se consumato anche in scatola, senza dimenticare che esso è maggiormente calorico a parità di peso.
  • Latte, formaggi e yogurt contengono proteine e vitamine A e B12, oltre ad acido folico e niacina. Sono fonti naturali di calcio ma vanno consumati con attenzione se si è ipertesi o si soffre di ipercolesterolemia. È utile grattugiare il grana sui primi piatti.
  • Le carni sono molto utili nutrizionalmente perché, oltre alle proteine, forniscono ferro, zinco e numerose vitamine. Le carni bianche sono normalmente più facili da cuocere e da digerire, ma tutte possono essere impiegate per fare il brodo, quindi per assicurare anche una fonte di liquidi ricca di proteine.
  • Se si hanno problemi di dentizione è da preferire la verdura cotta, più facile da masticare e digerire, ricca di betacarotene, acido folico e ferro.
  • I legumi come piselli, ceci e fagioli, vanno consumati insieme ai cereali come pasta o riso. Grazie a questa “fusione” nutritiva si ottengono aminoacidi essenziali, ossia mattoni per la costruzione di proteine che il corpo non può produrre da solo.
  • La frutta, insieme alla verdura, oltre alle vitamine e ai sali minerali assicura fibre, quindi il corretto funzionamento intestinale. In particolare, mele e pere sono ricche di fibre solubili che riducono l’assorbimento del colesterolo nel tubo digerente.

Cellule tumorali in vitro e farmaci demetilanti
Cellule polmonari affette da cancro e cellule oculari intaccate da retinoblastoma, un raro tumore dell’occhio, mantenute in vitro, sono ritornate sane dopo un trattamento farmacologico con demetilanti. È questa la rivoluzionaria scoperta alla quale è giunto un gruppo di ricercatori dell’Università di Siena e della Temple University di Filadelfia, che attraverso la sperimentazione ha chiarito come il gene Rb2/p130, soppressore del tumore, può essere danneggiato non solo geneticamente, ma anche biochimicamente.
Su questa base è inoltre già pronto un test diagnostico non invasivo, per l’individuazione precoce del tumore.
È quindi possibile intervenire sul danno biochimico al gene, attraverso una semplice terapia con farmaci già esistenti, mai usati nella terapia di questi tipi di tumore, i quali agiscono chimicamente riattivando il gene.
"Questi studi", spiega il professor Antonio Giordano, coordinatore del gruppo di ricerca, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecolar Medicine di Temple, docente dell’Università di Siena, del reparto senese del CNR e della Temple University di Filadelfia, "ci hanno fornito importanti informazioni su come lo stato del gene Rb2 possa essere rivelatore di condizioni cancerose e precancerose". "La nostra scoperta", prosegue l’esperto, "ci consente innanzi tutto lo sviluppo su larga scala di un test diagnostico per prevenire il cancro in maniera non invasiva, attraverso lo screening su popolazioni a rischio".
La sperimentazione su linee cellulari e su tessuti umani, ha confermato che la terapia funziona nel correggere il blocco biochimico del gene. In questo modo l’oncologo potrà pensare una terapia farmacologica ad hoc, che tenga conto dell’eterogeneità del tumore e quindi correggere il danno non solo geneticamente ma anche biochimicamente.
"In pratica", sottolinea sempre il professor Giordano, "sarà possibile associare la terapia con demetilanti ad altre forme terapeutiche, aumentando fortemente la possibilità di arrivare alla guarigione completa del tumore".
Lo studio internazionale è stato finanziato dal National Institute of Health americano, dallo Sbarro Health Reaserch Organization (www.shro.org), dal CNR e in parte minima dall’AIRC. È stato pubblicato sul numero 24 di Oncogene, rivista specialistica di Oncologia del gruppo Nature.

Arsenico: una nuova speranza per una forma fulminante di leucemia acuta
Si chiama Leucemia Promielocitica Acuta ed è una rara forma di leucemia acuta mieloide. Questa malattia, che rappresenta l’unica vera emergenza ematologica, è stata al centro del IV Congresso Mondiale, presieduto dal professor Francesco Lo Coco, Ematologo dell’Università di Tor Vergata di Roma, uno dei massimi esperti mondiali sull’argomento. Nell’ambito del congresso, cui hanno partecipato oltre 400 esperti provenienti da tutto il mondo, si è svolto un simposio organizzato da Cephalon, società biofarmaceutica multinazionale e dedicato all’arsenico triossido, farmaco di recente introduzione nel mercato, capace di portare a guarigione oltre l’80% dei casi trattati. Negli ultimi tempi si è assistito a sensibili innovazioni diagnostico-terapeutiche che hanno determinato uno straordinario incremento nella percentuale di risposte a lungo termine, quindi della prognosi dei pazienti, al punto che si è passati da una percentuale di guarigioni che supera oggi il 70% dei casi, rispetto ad un 20-30% che si osservava fino ai primi anni ’90. Infine, è stato notato recentemente che altri agenti terapeutici non tossici per il midollo osseo, quali ad esempio il triossido di arsenico, risultano altamente efficaci in questa forma di leucemia e possono essere impiegati con probabilità di successo vicine al 90%, nel trattamento delle ricadute. Il triossido di arsenico è la sostanza che compone il nuovo farmaco in commercio in Italia, per la cura di pazienti affetti da Leucemia Promielocitica Acuta (una malattia che colpisce ogni anno 100-150 italiani). Tali malati sono refrattari alla chemioterapia tradizionale.
"Questa malattia, se non correttamente diagnosticata e trattata, porta rapidamente alla morte", ha precisato il professor Sergio Amadori, presidente della Società Italiana di Ematologia e titolare della Cattedra di Ematologia presso l’Università di Roma di Tor Vergata. "L’introduzione di nuovi agenti farmacologici tra cui il triossido di arsenico, impiegati in associazione alla chemioterapia, ha portato a uno straordinario incremento nel numero delle guarigioni. La terapia a base di arsenico si differenzia dalla chemioterapia tradizionale perché produce meno effetti collaterali e in forma assai meno acuta. E questo perché l’arsenico non è un chemioterapico classico".
I risultati sono: fino a 15 anni fa, sopravvivenza media di un anno, con il 12% dei pazienti ancora vivi dopo tre anni. Oggi, guariscono il 70-80% dei pazienti. Gli specialisti sperano di raggiungere, fra qualche anno, la guarigione nel 100% dei casi trattati.

Indirizzi utili

AIOTE
Per iscriversi all’Associazione Italiana Oncologia della Terza Età, contattare: dottor Dennis Linder
Dipartimento di Dermatologia e Venereologia,
Ospedale Civile di Venezia, 041.2411036
info@aiote.org

S.I.G.G.
Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
Via G.C. Vanini, 5 - 50129 Firenze
Tel. 055.474330
sigg@sigg.it

Azienda Ospedaliera di Padova
Via Giustiniani, 1 - 35100 Padova
Centralino: 049.8211111
Prenotazioni/informazioni: 840 000664
www.sanita.padova.it

Ospedale San Martino di Genova
Largo Rosanna Benzi, 10 - 16132 Genova
Centralino: 010.5551
Prenotazioni/informazioni: 010.555.2740-2741
www.hsanmartino.liguria.it

Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata - Roma
Viale Oxford, 81 - 00133 Roma
Centralino: 06.20901
www.med.uniroma2.it/policlinico/

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