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Screening per i tumori polmonari
Cristina Mazzantini, N. 5 maggio 2006
Il 92% dei pazienti può essere salvato da un carcinoma polmonare. A fare
la differenza tra una concreta aspettativa di vita a 5 anni e una prognosi
infausta bastano 15-20 secondi, il tempo necessario per una TAC spirale a
basse dosi. È questa la metodica più idonea per evidenziare le lesioni
cancerogene di appena di 2/3 millimetri e che consente, quindi, al chirurgo
oncologo di operare tempestivamente, ovvero prima che il tumore possa
estendersi e magari infiltrarsi in altri organi con metastasi. In tal modo,
se si agisce per tempo, cè una grande possibilità che il malato guarisca.
Questo dato, altamente positivo, è emerso da uno studio prospettico
iniziato oltre quattro anni fa presso lIstituto Tumori Regina Elena di
Roma. Qui, anche se con qualche difficoltà, sono state arruolate 1.973
persone considerate ad alto rischio. Ovvero fumatori o ex fumatori, tra i 55
e i 69 anni, che per 10 anni avevano acceso almeno 20 sigarette al giorno (o
40 per 5 anni) e che non avevano smesso di fumare da oltre un lustro.
"A oggi, sono state studiate 1.132 persone al primo screening annuale e 841
al secondo screening", ha commentato il professor Francesco Cognetti,
direttore scientifico del Regina Elena. Lesperto, senza nascondere un
certo orgoglio, ha presentato recentemente i risultati dello screening e i
dettagli di altre due indagini alla stampa scientifica nazionale e
straniera, riunita a Roma in occasione del Convegno internazionale su La
chemioterapia del carcinoma del polmone non a piccole cellule Early-Stage:
strategie a confronto. "Complessivamente nel nostro studio sono stati
rilevati 25 carcinomi non a piccole cellule (NSCLC), 19 dei quali erano
resecabili o, meglio, nel 92% dei casi facilmente operabili. E ancora: 22
tumori sono stati scovati al primo screening e 3 al secondo", ha precisato
il professor Cognetti.
È possibile affermare, senza rischiare smentite, che si tratta di risultati
importanti, come riconosciuto dai maggiori esperti mondiali presenti a Roma.
Lo studio, infatti, ha dimostrato che la TAC spirale è sicuramente molto più
sensibile e accurata della radiografia del torace.
Comè possibile?
La TAC
spirale è in grado, con un notevole vantaggio anche di costo e benefici, di
identificare con una precisione millimetrica tumori polmonari di piccole
dimensioni. E quindi aumentare considerevolmente le possibilità di diagnosi
precoce e di cura. "Alla radiografia possono, infatti, sfuggire anche noduli
di 2 centimetri se posizionati, per esempio, dietro una costola o una
vertebra", ha chiarito ancora Cognetti. "Per avere un ulteriore termine di
paragone, si pensi che nella popolazione normale, al di fuori dello
screening, la percentuale di sopravvivenza globale a cinque anni è di circa
l11-14%. Il paziente operato torna a casa nellarco di due settimane e dopo
un mese riprende la vita normale".
Ma la lotta al cancro polmonare non si limita allo screening. Infatti, al
Regina Elena che si pone, così, come uno dei centri di riferimento
italiani per la cura di questa neoplasia, sono appena partiti altri due
studi, che non si basano più sullidentificazione del tumore (diagnosi) ma
più specificatamente sullutilizzo, dopo lintervento chirurgico, di una
terapia farmacologica che sia la più idonea per il singolo malato. Ovvero
quella cura farmacologica personalizzata già ampiamente discussa dai
maggiori esperti mondiali.
Perciò è sempre opportuno ricordare come il cancro del polmone rappresenti
la prima causa di morte per patologia neoplastica nei Paesi occidentali. In
Italia, ogni anno, sono stimate fra le 35-40.000 nuove diagnosi, con
pressoché altrettanti decessi. Di questi, 6.700 sono pazienti donne. Solo
nel Lazio gli uomini colpiti sono 2.800 e 700 le donne. Il numero
complessivo dei casi è in progressivo aumento, ma i tassi di incidenza e
mortalità corretti per età mostrano un costante decremento nei maschi e un
incremento nelle femmine. Il dato è causato in primo luogo dallabitudine al
fumo nel gentil sesso, ma anche da una maggiore predisposizione alleffetto
cancerogeno del tabacco. Fino a non molto tempo fa, lincidenza della
neoplasia era maggiore negli uomini con un rapporto fra maschi e femmine di
5 a 1. Oggi, purtroppo, tale rapporto è di 2,5 a 1. "Lo screening portato
avanti dal Regina Elena", ha proseguito il direttore scientifico, "è solo
una porzione di un grande studio prospettico americano coordinato
dallInternational Early Lung Cancer Action Project (IELCAP), la più grande
organizzazione scientifica che si occupa dello screening del cancro al
polmone, diretta dalla professoressa Claudia Henschke della Cornell
University di New York. LIELCAP coinvolge 37 istituzioni in tutto il mondo.
Finora sono stati esaminati 29.393 casi al primo screening con 313 tumori
individuati (1,2%) e circa 23.743 al secondo (63 tumori diagnosticati ovvero
0,3%). Nell80% dei casi la neoplasia era al primo stadio e quindi
operabile".
"Il primo dei due trial al via", ha chiarito il professor Francesco
Facciolo, primario della Divisione di Chirurgia Toracica del Regina Elena,
"è uno studio multicentrico denominato WEG105290-IELCAP (International Early
Lung Cancer Action Program) e coinvolgerà gli stessi pazienti dello
screening a cui verrà somministrato un antiangiogenetico, il pazopanib,
nelle 2/3 settimane che separano la diagnosi dallintervento chirurgico per
valutare uneventuale risposta immediata. Il secondo si chiama Randomized
Phase III Trial of Preoperative versus Postoperative Chemiotherapy with
Cisplatin and Gemcitabine in Stage IB-IIIA Non Small Cell Lung Cancer e
durerà almeno dieci anni. Prevede larruolamento di altri 1.000 pazienti in
tutta Italia, con il coinvolgimento di una ventina di altri centri. In
questo caso, il protocollo studiato da noi e dallIstituto Europeo dei
Tumori di Milano, e che coinvolgerà altri 15-20 centri in Italia, intende
valutare laumento della sopravvivenza dei pazienti operati attraverso la
somministrazione di una chemioterapia a base di cisplatino e gemcitabina,
prima o dopo il trattamento chirurgico".
Le evidenze cliniche oggi dicono che sottoporre il malato a una
chemioterapia, dopo lintervento, migliora, seppur di poco, la sopravvivenza.
In questo studio, per la prima volta, sarà utilizzato lo schema più
comunemente utilizzato in Europa per le forme avanzate e che probabilmente
ha il miglior indice di efficacia ed effetti collaterali. "Lo studio,
appositamente, è stato concepito con un numero di pazienti sufficiente per
stabilire se cè una differenza numerica in termini di sopravvivenza tra un
braccio e laltro", ha aggiunto ancora il professor Facciolo.
Un altro aspetto di grande importanza dellindagine è lanalisi di marcatori
genetici e molecolari che consentano di individualizzare la terapia in base
alle caratteristiche genetiche di ogni singolo paziente. "Con questo studio
si compie un passo deciso nellera della medicina molecolare e delle terapie
personalizzate", ha sottolineato il professor Rafael Rosell, uno dei massimi
esperti di Farmacogenomica del tumore polmonare. Lampio reclutamento
previsto, infatti, consentirà di creare una banca di tessuti tumorali,
nonché di cellule di sangue periferico e siero, unica al mondo. Tali
materiali sono di importanza fondamentale per condurre studi che consentano
di associare il profilo genetico del singolo paziente e/o delle cellule che
compongono la sua neoplasia, non solo alla prognosi, ma anche e soprattutto
alla risposta al trattamento chemioterapico sia in termini di tossicità che
di efficacia", ha puntualizzato sempre il professor Rosell. "Una parte
importante dello studio di chemioterapia pre- verso post-operatoria sarà
infatti la caratterizzazione farmacogenomica di tutti i pazienti, sia per
quanto riguarda marcatori genetici già noti (quali ERCC1 e RRM1, che
predicono la risposta individuale al cisplatino e alla gemcitabina), sia per
quanto riguarda lidentificazione di nuovi marcatori molecolari". Lesperto
americano ha così concluso: "Si può quindi ipotizzare che i risultati di
questo lavoro cambieranno radicalmente lapproccio ai tumori polmonari in
fase precoce, consentendo di personalizzare la terapia per ogni singolo
paziente ottimizzando, così, il rapporto costi (in termini di tossicità) e
benefici (in termini di efficacia). Infine, lanalisi delle variazioni che
la chemioterapia induce nellassetto genico delle cellule tumorali (resa
possibile dalla disponibilità, nel braccio di chemioterapia preoperatoria,
di tessuto tumorale prelevato prima e dopo la chemioterapia), potrà portare
a una migliore comprensione dei meccanismi che sottendono la sensibilità (o
resistenza) delle cellule tumorali ai farmaci chemioterapici. Inoltre
consentirà di identificare nuovi bersagli molecolari che potranno, in
futuro, essere utilizzati a scopo terapeutico con lo sviluppo di farmaci
realmente innovativi".
Questa tesi è stata accolta appieno dai chirurghi e dai medici oncologi
presenti allinteressante incontro scientifico romano. Con linnovativo
trattamento farmacologico si sono gettate le basi per una futura vittoria
contro il tumore al polmone, ovvero contro quello che, dalle statistiche
internazionali, è considerato il più temibile fra i big killer.
Staminali più sicure
Il rischio che le cellule staminali, usate a scopi terapeutici, possano
sviluppare dei tumori ha preoccupato per lungo tempo i ricercatori. Proprio
questi timori hanno determinato unenorme cautela nellutilizzo della nuova
tecnologia. Ora, grazie a una ricerca di alcuni scienziati australiani,
pubblicata su Nature Biotechnology, è stato possibile comprendere il
processo che porta le staminali a generare forme tumorali. Lo studio,
condotto in Australia sotto il coordinamento del professor Martin Pera
dellAustralian Stem Cell Centre di Melbourne, ha dato risultati che
rappresentano un enorme balzo in avanti verso la possibilità di utilizzare,
in modo sicuro, le cellule immature di origine embrionale.
La ricerca australiana rappresenta unimportante risposta a tutti gli
esperti che ritengono linstabilità delle cellule immature, un argomento
sufficiente a interrompere la ricerca sulle staminali embrionali. "Lo
sviluppo è significativo", ha sottolineato il professor Pera, "perché chi si
oppone alla ricerca con staminali embrionali spesso cita il fatto che gli
scienziati non hanno controllo sullo sviluppo delle cellule e che molte di
queste possano sviluppare tumore".
Tutti questi dubbi potrebbero essere eliminati dalla scoperta delléquipe di
Melbourne, che nel suo lavoro è stata affiancata da scienziati del Monash
Institute of Medical Research della città di Clayton, nellAustralia
meridionale. Lo studio ha evidenziato i cambiamenti che sono diventati
chiari dopo che i ricercatori hanno decifrato i messaggi di un segnalatore
(il marker CD 30) che è presente in tutte le cellule staminali embrionali.
La scoperta, ha spiegato ancora il professor Pera, consentirà di
identificare quali cellule staminali cominciano a sviluppare le anomalie che
precedono la fase cancerosa. "Non significa che abbiamo raggiunto il
controllo", ha concluso lo studioso, "ma abbiamo composto un gran pezzo del
puzzle e possiamo chiederci cosa vi sia nella coltura che causa la
mutazione".
Sperimentazione clinica di nuovi farmaci in oncologia pediatrica
La sperimentazione clinica di 400 nuovi farmaci per la cura dei tumori del
bambino è stata il tema di un incontro svoltosi nellambito del Convegno
Internazionale New drugs in pediatric oncology, organizzato dalla Clinica
Pediatrica del Policlinico S.Orsola Malpighi dellUniversità di Bologna. Vi
hanno partecipato i massimi esperti nazionali e internazionali nel campo
delloncologia ed ematologia pediatrica. Si è parlato di malattie che ogni
anno colpiscono oltre 1.400 italiani (di età compresa fra 0 e 18 anni),
vale a dire 13-14 casi ogni 100.000 minori.
"Il dato positivo", ha affermato il professor Andrea Pession, responsabile
del reparto di Onco-ematologia del Policlinico bolognese, "è che per i tipi
più frequenti di tumori, di cui si ammalano i pazienti pediatrici, come la
leucemia linfoblastica acuta, le neoplasie cerebrali, la leucemia mieloide,
i linfomi e per i quali si raggiunge una percentuale di guarigione che si
attesta al 50% o al massimo al 70%, questi composti molecolari sono
sperimentati per colpire solo le cellule malate con bassissimi effetti
collaterali (vicino allo zero) sulla qualità di vita del bambino".
Tali farmaci sono, inoltre, modulati sui pazienti con dosi e intensità di
trattamento omogenei grazie a una rete nazionale di 62 centri oncologici
pediatrici di riferimento, che aderiscono allAssociazione Italiana di
Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP), diretta dal professor Franco
Locatelli.
Al cancro si può sopravvivere
Al cancro si può sopravvivere? La conferma arriva dalle più recenti stime
secondo cui in Italia vi sono circa 1 milione e 400 mila sopravvissuti a una
qualsiasi forma tumorale. "Sono persone colpite dalla patologia e guarite,
insieme a malati oncologici cronici, che possono convivere anche 10 anni con
il tumore". Così ha dichiarato il professor Andrea Micheli dellIstituto
Nazionale dei Tumori di Milano durante un recente convegno dedicato alla
riabilitazione, tenutosi nel capoluogo lombardo. "Si tratta di un dato
aggiornato al 2005, frutto di un lavoro condotto con lIstituto Superiore di
Sanità di Roma. Secondo le nostre previsioni, inoltre, a fine 2010 si
arriverà a 1 milione e 900 mila sopravvissuti", ha chiarito il professor
Micheli, che ha aggiunto: "Dal nostro progetto di ricerca, finanziato dal
Ministero della Salute, i cui risultati sono visibili sul sito tumori in
Italia (www.tumori.net), emerge chiaramente laumento delle persone che
riescono a sopravvivere alla malattia. Una popolazione che presenta nuovi
bisogni sanitari specifici che, però, si scontrano con lidea comune del
cancro come patologia mortale. Occorre rilevare i bisogni dei pazienti che
superano la neoplasia e riuscire a dare loro risposte concrete".
Molto si sta facendo a questo scopo. "Il progetto tumori in Italia, ad
esempio, si propone di descrivere la presenza delle forme tumorali su base
nazionale e regionale: obiettivo ultimo è individuare i ritardi nella
sorveglianza sanitaria e favorire azioni di prevenzione, diagnosi precoce,
cura e controllo della patologia", ha sottolineato il nostro esperto. Ma
lesigenza di conoscere appieno la nuova realtà dei pazienti oncologici non
è solo italiana.
"È in corso, infatti, un progetto di sanità pubblica che unisce 30 Paesi del
vecchio Continente", ha proseguito il professor Micheli, che ha chiarito:
"Battezzato Eurochip (European Cancer Health Indicator Project), lo
studio, realizzato allinterno di un programma finanziato dalla Commissione
Europea è guidato dallINT di Milano, punta a controllare landamento della
patologia oncologica. Perché descrivere la dimensione del problema è
essenziale per favorire azioni utili a ridurre le disuguaglianze nei Paesi
dellUnione. Per questo in Europa", ha concluso lesperto "si sta lavorando
anche alla realizzazione di una banca sanitaria continentale".
Indirizzi utili
Istituto Nazionale Tumori Regina Elena E Istituto Dermatologico San Gallicano - Irccs
Via Elio Chianesi, 53 - 00144 Roma
Professor Francesco Cognetti, direttore scientifico; tel. 06.52662727
Professor Francesco Facciolo, primario della Divisione di Chirurgia Toracica; tel. 06.52662727
AIEOP Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica, diretta dal professor Franco
Locatelli
info@aieop.org.
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