Esegui una ricerca

Informativa privacy

Omeopatia: dubbi e speranze a confronto

Valentina Ardia, N. 5 maggio 2006

Alcune ricerche riportano dati scoraggianti sull’efficacia dell’omeopatia in campo oncologico, altre affermano l’importanza dell’interazione tra le diverse terapie per arrivare alla guarigione. In questo magma di teorie e informazioni noi proviamo a mettere ordine e chiarezza.
Tutto parte da una pubblicazione recente della rivista European Journal of Cancer che esordisce così: non ci sono prove che l’omeopatia abbia qualche effetto nei confronti del cancro. Nell’ambito dello studio i ricercatori della Peninsula Medical School dell’Università di Plymouth, in Gran Bretagna, hanno effettuato un’analisi dei risultati di 55 sperimentazioni cliniche condotte negli ultimi anni, e alla fine ne hanno selezionati solo sei che rispondevano a una serie di criteri molto rigorosi (tutti questi studi avevano analizzato gli effetti dell’omeopatia da sola o in aggiunta ad altre cure). L’esito finale è stato che soltanto due sperimentazioni mettevano in evidenza qualche effetto positivo, ma anche in questi casi, come negli altri, la qualità e la quantità dei dati disponibili erano così scadenti che non era possibile sbilanciarsi più di tanto.
Vale la pena citare, a questo proposito, quanto scriveva A. Carrel, premio Nobel per la Medicina: "L’avvenire della medicina è subordinato al concetto di uomo. La sua grandezza dipende dalla ricchezza di questo concetto. Anziché limitare l’uomo a certi suoi aspetti, deve abbracciarlo tutto quanto, cogliendo il corpo e lo spirito nell’unità della loro realtà. (...) L’uomo è al tempo stesso complessità e semplicità, unità e molteplicità. Ogni individuo è una storia diversa da tutte le altre. È un aspetto unico nell’universo. Il corpo è stato diviso in organi, cellule e liquidi. E in questo processo di dissezione, lo spirito è svanito. Così sono molte le scienze che hanno ognuna per tema un aspetto isolato dell’uomo. Noi le chiamiamo sociologia, storia, pedagogia, fisiologia, ecc. Ma l’uomo è molto più che la somma di questi dati analitici.
In questo contesto, le medicine complementari come l’omeopatia, l’agopuntura e quella vasta area ancora mal definita che si dice “medicina naturale” possono avere un ruolo di stimolo e di confronto per la medicina scientificamente impostata. È normale cercare di combattere il cancro in ogni modo. Ci sono molte informazioni disponibili, nuove sperimentazioni prendono il via quotidianamente, ma è importante ricordare che il primo trattamento sicuramente valido per combattere il cancro è rappresentato dalle strategie e terapie convenzionali, quali la medicina preventiva, l’igiene di vita, la corretta alimentazione, l’eliminazione dei vari fattori di rischio, e, all’occorrenza, la chirurgica, la chemioterapia, la radioterapia, l’ipertermia, ecc. Le medicine non convenzionali possono invece essere utili se correttamente adoperate come terapie complementari e preventive, quindi non tanto direttamente "contro il tumore", quanto piuttosto a sostegno di tutto quello che sta "attorno al tumore per ridurre alcuni effetti collaterali dei farmaci, nell’aumentare le sue difese immunitarie, nel ridurre gli stati ansiosi e nel migliorare le sue risposte biologiche. Per questo è fondamentale essere informati correttamente, per non sprecare risorse economiche e tempo prezioso. Per dissipare dubbi e stimolare la diffusione di una cultura che abbracci a 360 gradi la lotta al tumore, abbiamo chiesto al dottor Alberto Cericola, naturopata e direttore del centro Gammapimedical di Milano, di aiutarci a districare questa complessa matassa sull’omeopatia.

Prima di tutto cos’è l’omeopatia?
"Si tratta di una particolare disciplina basata sull’assunzione di quantità infinitesimali di sostanze, al fine di stimolare il corpo a promuovere l’autoguarigione. Dalla teoria Hahnnemaniana della cura del simile con il simile, si cerca la causa più profonda della patologia e non la sola risoluzione del sintomo. L’approccio omeopatico deve essere eseguito da un medico preparato e prevede un’attenta indagine della sintomatologia (causalità di insorgenza, modalità di presentazione), dell’atteggiamento e della tipologia caratteristica del paziente. Viene posta in primo piano la persona malata e non la malattia, in altre parole, nelle malattie croniche e degenerative, si cura il terreno su cui la malattia sta agendo. Se si pensa che in Inghilterra, Germania e Francia questa medicina viene praticata all’interno del servizio sanitario in ambulatori ospedalieri, stupisce che in Italia ancora venga trattata come cura di serie B. In campo oncologico il suo utilizzo è diretto al trattamento di alcuni effetti collaterali derivanti dalle cure, quali l’astenia e le vampate di caldo conseguenti ai trattamenti in donne affette da carcinoma della mammella, e ha rilevato nel 75% delle pazienti un miglioramento della qualità di vita. Tenuto conto delle sempre crescenti applicazioni pratiche dell’omeopatia, che solo in Europa è utilizzata da circa 30 milioni di persone e ha recentemente ricevuto una forma di riconoscimento anche in sede di Parlamento Europeo, non si può non concordare sul fatto che gli studi sulla sua efficacia, la definizione dei campi di applicazione e la razionalizzazione delle basi teoriche siano non solo auspicabili sul piano scientifico, ma anche necessarie sul piano delle implicazioni socio-sanitarie ed economiche".

Quale futuro vede per l’omeopatia?
"L’importante è che la ricerca non venga canalizzata in un’unica direzione. Se l’omeopatia si rivolge a ciò che può regredire, andando ad attivare i sistemi enzimatici che riorganizzano le reazioni autonome degli organismi, perché non guardare a un’integrazione terapica tra medicina convenzionale e non? Io credo nella fusione, in un nuovo “umanesimo scientifico“, per cui dalla ricerca dei segni si arrivi ad una cura personalizzata per ciascun individuo. Trovo assurdo generalizzare, perché ogni uomo è un caso unico che merita tutte le indagini necessarie".

Cosa ne pensa dell’effetto placebo?
"La comunità scientifica considera inefficace l’omeopatia e le attribuisce un risultato dovuto esclusivamente all’effetto placebo (il paziente sta bene perché ha la convinzione di essere curato) e non alla vera azione dei principi attivi. L’effetto placebo c’è, ma non è il solo risultato ottenibile! Nella metodologia omeopatica, dove la massima attenzione è dedicata dal medico alla sintomatologia lamentata dal paziente e alla sua storia personale e familiare, dove si instaura un rapporto molto profondo tra malato e terapeuta, ovviamente l’efficacia della terapia è molto influenzata da elementi soggettivi. L’ostacolo più grosso nella ricerca clinica in omeopatia è di ordine metodologico, in quanto la prescrizione del farmaco si basa fondamentalmente sulla semeiologia individuale e meno sulla diagnosi della forma morbosa: è molto probabile che pazienti con la stessa malattia, ma con diversa storia, diversa reattività vegetativa, diverso tipo costituzionale, diversa localizzazione dei sintomi, richiedano diverse prescrizioni. Questo dato di fatto rende difficile valutare l’efficacia di un rimedio in una certa patologia.

Che ruolo ha l’omeopatia nella cura del tumore?
"Innanzitutto, non va omesso il grave pericolo costituito da quelle impostazioni metodologiche che si pongono dichiaratamente in alternativa con la medicina convenzionale. Tali impostazioni, forse meno criticabili in altri campi della medicina dove la vita stessa del paziente non è a repentaglio, non tengono conto della realtà biologica e delle acquisizioni scientifiche sul cancro e quindi non possono non essere inadeguate sul piano dei risultati. L’omeopatia, infatti, non può avere come obiettivo la lotta contro il tumore e le sue cellule, sia per i suoi principi (cura del malato e non della malattia), sia per il suo armamentario terapeutico, fatto per lo più da farmaci in dosi basse e bassissime. Ciò non significa che l’omeopatia non possa avere qualche ruolo nella terapia dei tumori. Il recente rinnovato interesse della medicina scientifica per l’immunoterapia sta a testimoniare che puntare l’attenzione sull’ospite oltre che sulla malattia può rivelarsi utile ed efficace. Inoltre, tra i farmaci introdotti nell’armamentario omeopatico, o omotossicologico, da alcune scuole vi è il Viscum album in basse diluizioni: questo farmaco è stato recentemente analizzato da ricerche sia cliniche che laboratoristiche e si è dimostrato efficace sia come immunostimolante che come inibitore della proliferazione cellulare in vitro". I pazienti oncogeni tendono a utilizzare le medicine complementari per i seguenti scopi:

  • contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia come nausea, vomito, dolori addominali, cefalea, diarrea, mucositi.
  • superare la stanchezza.
  • combattere l’ansia e la depressione dovute alla malattia.
  • stimolare le difese immunitarie.
  • confortarsi e superare lo stress della malattia.
  • la convinzione di fare qualcosa in più per combattere la malattia.

Ciò che non va mai dimenticato è di avvisare il proprio medico oncologo del rimedio naturale che si sta assumendo.Quanto finora detto può suggerire, in linea generale, che a una patologia complessa, com’è complesso il cancro, non può non far riscontro un’impostazione diagnostica e terapeutica fine, sofisticata e complessa, e attenta all’individualizzazione del trattamento. L’omeopatia, allo stato attuale delle conoscenze e delle esperienze, non può essere presa in considerazione come una terapia anti-tumorale, nel senso di poter attaccare direttamente il tumore. È comunque possibile effettuare una terapia omeopatica non direttamente mirata alla neoplasia, ma all’insieme delle caratteristiche neuroimmunoendocrine del soggetto, allo scopo di cercare di riequilibrarle. Poiché la ricerca deve compiere ancora passi da gigante, è ragionevole pensare e attuare, dove consentito dai medici curanti, un intervento su vari livelli:

  1. lotta contro la massa tumorale secondo l’approccio convenzionale “allopatico” (chirurgico, chimico o radiante);
  2. interventi regolatori sul piano biologico e immunoterapia aspecifica;
  3. immunoterapia specifica mediante l’uso delle stesse cellule tumorali;
  4. tentativo di riequilibrio dell’omeostasi globale psico-neuro-endocrina tramite la psicoterapia e/o l’approccio omeopatico classico.

Dati
Uno studio pubblicato nel 2000, sulla rivista Cancer, ha rilevato che il 37% dei pazienti in trattamento per tumore prostatico ricorre ad almeno una terapia di “medicina complementare” (MC). Questa alta percentuale di utilizzo delle MC in oncologia viene confermata da uno studio osservazionale eseguito su 100 pazienti, l’80% dei quali ha dichiarato di utilizzare qualche MC, in particolare supplementi vitaminici (81%), la fitoterapia (54%), le tecniche di rilassamento (30%) e il massaggio (20%). Anche gli articoli divulgativi sono in aumento: una semplice ricerca in PUB MED, la principale banca dati internazionale, dimostra che digitando nella casella “cerca” alternative medicine, si scopre ad esempio che sono stati pubblicati ben 107.668 articoli, mentre con la parola phytotherapy (fitoterapia) 13.286 articoli e ancora 112 per ear acupuncture (auricoloterapia).

Glossario
Medicina alternativa: è un termine usato prevalentemente in passato e nel mondo anglosassone, per indicare come certe pratiche siano fondate su principi diversi da quelli della medicina scientifica.
Medicina complementare: il termine significa sostanzialmente che si tratta di terapie associabili ad altri interventi ritenuti principali, come la chemioterapia o la terapia chirurgica. Ha senso utilizzarlo ad esempio in ambito oncologico, dove ad esempio la fitoterapia o l’agopuntura possono razionalmente affiancare la chemioterapia, radioterapia, ecc.
Medicina non convenzionale: termine utilizzato prevalentemente in politica sanitaria per definire tutte quelle discipline che sono ancora in attesa di una regolamentazione giuridica definitiva. E in questa categoria gli Ordini dei medici includono l’agopuntura, l’omeopatia, la fitoterapia, l’antroposofia, l’ayurveda, l’omotossicologia, la medicina tradizionale cinese, l’osteopatia e la chiropratica.
Medicina tradizionale: questa terminologia è invece utilizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per definire l’insieme di conoscenze e pratiche basate su credenze popolari e esperienze appartenenti a differenti culture indipendentemente dalla spiegazione scientifica.
Medicina naturale: è un termine divulgativo utilizzato per indicare al grande pubblico e in particolare ai pazienti, le varie discipline della medicina non convenzionale.
Medicina integrata: con questo termine si indica quello che dovrebbe essere l’obiettivo di ogni medico: l’integrazione di diverse forme e strumenti di terapia al fine di migliorare la qualità di vita del paziente oltre alla prognosi.

Indirizzi utili
REGIONE TOSCANA - Az.USL 11, EMPOLI
Ospedale San Giuseppe UO Centro di Medicina Naturale (Resp. Dr. Fabio Firenzuoli) Servizio di Terapie Complementari in Oncologia.
Tel. 0571702451, 0571702661.

CENTRO DI MEDICINA NATURALE
(www.naturamedica.net)

COMITATO PERMANENTE MNC
(www.fondazionericci.it).
Accoglie la sezione “Comitato permanente di consenso e coordinamento per le medicine non convenzionali” con news, aggiornamenti.

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ
(www.iss.it).
Sito dell’Istituto Superiore di Sanità (Roma), che ha attivato uno specifico programma sulle terapie non convenzionali.

NCCAM (NIH)
(www.nccam.nih.gov)
The National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM) promosso dal National Institutes of Health (NIH) è un sito dedicato alle Medicine Alternative o Medicine Non Convenzionali.

GAMMAPIMEDICAL: via Tagiura 8, Milano.
www.gammapimedical.it
tel. 02.4233498.

Torna ai risultati della ricerca