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Scacco matto al tumore alla prostata
Novità dal meeting internazionale di Torino
Monica Melotti, N. 6/7 giugno/luglio 2006
Sono 21.000 i nuovi casi lanno di cancro alla prostata in Italia. Si tratta di una neoplasia che colpisce il 30% degli over 50 e secondo le previsioni, tra 15 anni diventerà il tumore più frequente nelluomo, superando quello ai polmoni.
Per fare chiarezza su questa neoplasia si è svolto di recente un Convegno Internazionale promosso dallAzienda ospedaliera San Giovanni Battista, dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia e dal Centro Prostata di Torino. Il Convegno ha riunito i maggiori esperti mondiali che hanno presentato delle novità per combattere questa neoplasia: a partire dalla ricerca di base per arrivare alla terapia clinica con le più recenti acquisizioni sul campo della diagnosi precoce, prognosi, farmaci e nuove metodiche mediche e chirurgiche.
"Si tratta di un nemico insidioso perché per molti anni resta silente, fino a comparire allimprovviso quando è già in uno stadio avanzato", spiega il professor Alessandro Tizzani, Direttore Clinica Urologica I Università di Torino e responsabile Progetto Prostata Torino. "È soltanto grazie a una buona prevenzione, attraverso la visita urologica, che molti pazienti scoprono questa patologia, quando le possibilità di guarigione sono ancora elevate. Le cause della malattia restano ancora misconosciute, anche se esiste una certa predisposizione genetica ereditaria per cui il tumore alla prostata può manifestarsi in più persone della stessa famiglia".
Le novità
Per attuare una diagnosi precoce si esegue lanalisi dei polimorfismi genetici. Si tratta di un esame genetico che, attraverso un prelievo ematico, consente di individuare le persone ad alto rischio di sviluppare il tumore. I due geni studiati a Torino (già individuati in altre Nazioni del mondo) sono RNASEL e ELAC2, indici di un elevato rischio di tumore e la proteomica, una nuova tecnica che si basa su test in grado di scoprire precocemente particolari proteine presenti nel siero, plasma, secreto prostatico o in un tessuto coinvolte nel tumore. "Questi innovativi esami non sostituiscono, ma si aggiungono a quelli tradizionali come lesplorazione rettale, il dosaggio del PSA, lecografica transrettale, la diagnostica per immagini (TAC, RMN, PET) e la biopsia", spiega il professore. "Gli esami prognostici consentono invece di prevedere levoluzione della malattia e consistono nel dosaggio delle metalloproteasi, un nuovo test ematico che permette di stimare il grado di invasività del tumore anche di piccole dimensioni, il Real Time PCR e cioè la ricerca di cellule circolanti mediante nuove tecniche di amplificazione genica consente invece di rilevare la presenza anche di piccole quantità di cellule tumorali altrimenti non visibili".
Novità anche sul versante farmaci. Quando la malattia in stadio avanzato è ancora sensibile agli ormoni maschili (testosterone), che favoriscono la crescita del tumore, bisogna bloccare la loro secrezione. Se un tempo lunica possibilità era la castrazione chirurgica è ora possibile intervenire con efficacia con farmaci specifici che, bloccando la secrezione ormonale da parte dei testicoli, riducono i livelli di testosterone in circolo, rallentando la crescita del tumore. "E proprio sul fronte farmacologico è in arrivo un farmaco di nuova formulazione, la leuprolide, (LHRH analoghi), che grazie a un innovativo sistema di rilascio, è in grado di mantenere, rispetto ai farmaci simili, un controllo ottimale del testosterone su una percentuale maggiore di pazienti", chiarisce il professor Tizzani.
Altre promettenti sostanze, quando il male non risponde più alla terapia ormonale, sono i bifosfonati di terza generazione che bloccano la crescita delle metastasi nellosso. Sempre sullosso, oltre alla tradizionale radioterapia, si possono impiegare radionuclidi beta-emittenti farmaci dotati di debole radioattività che si concentrano selettivamente nelle lesioni ossee. La chemioterapia classica non consente di ottenere risultati sul tumore della prostata. I taxani sono una nuova classe di chemioterapici che, in studi preliminari, hanno consentito di bloccare la progressione del tumore nel 38-46% dei pazienti. Infine una delle più promettenti novità è lassociazione della vecchia terapia con gli estrogeni con gli analoghi della somatostatina in quei tumori che dopo anni di terapia con LHRH, scappano dal controllo della terapia trasformandosi nei cosiddetti tumori neuroendocrini della prostata.
La chirurgia sempre più mininvasiva
"Alla chirurgia tradizionale" dice Tizzani, "si affiancano strumenti che consentono di asportare la prostata senza tagli attraverso piccoli fori praticati nelladdome e microtelecamere che guidano il bisturi. Questo approccio già noto come laparoscopia, aveva molti svantaggi (tempi operatori lunghi, rischio di sanguinamento elevato, difficoltà di insegnamento ai giovani chirurghi). Ora questi problemi sono superati con la chirurgia robotica che, grazie allimpiego di visori tridimensionali e di microstrumenti capaci di rotazioni a 360 gradi, supera i tradizionali ostacoli della laparoscopia".
Grandi speranze anche per quei pazienti che, a causa di tumori più avanzati, non erano candidati allintervento chirurgico. La Intra-Operative radiation Therapy, IORT, consente di trattare, durante lintervento, con la radioterapia direttamente i tessuti sani non rimossi dopo lasportazione della prostata, per eliminare anche eventuali cellule di tumore già scappate dallorgano e non visibili ad occhio nudo. Molte le chances radioterapiche: si passa da quella standard (la Radioterapia Conformazionale Tridimensionale), alla sua sofisticata evoluzione (cioè la Radioterapia con Modulazione di Intensità). Tale modalità di irradiazione permette di modulare meglio lintensità della dose nellambito di ogni campo di trattamento e quindi di colpire solo il tessuto prostatico malato. La Image Guided Radiation Therapy, prevede invece limpianto di semi di oro posizionati, sotto guida ecografica, nella ghiandola prostatica, consentendo unottimizzazione del trattamento radioterapico. Unulteriore modalità di trattamento è rappresentata dalla brachiterapia prostatica interstiziale, indicata per pazienti a basso rischio, che prevede il posizionamento di semi di iodio radioattivi nella prostata malata. Il vantaggio di questa tecnica mininvasiva è quello di controllare la malattia salvaguardando la potenza sessuale e la continenza urinaria. "Tra le metodiche ancora sperimentali" prosegue il professore, "rientra anche la High Intensity Focused Ultrasound Therapy", che consente unablazione selettiva della ghiandola con ultrasuoni ad alta energia, focalizzati sul tessuto malato".
Il vaccino made in Italy
Sono promettenti i risultati dei primi studi di laboratorio su un vaccino tutto italiano a base di cellule staminali, per bloccare il ritorno del tumore della prostata. Il vaccino è costituito da cellule staminali prelevate dal sangue del malato stesso, modificate in laboratorio e reiniettate in modo tale da stimolare le difese immunitarie e spingerle a distruggere le cellule tumorali. Un vaccino simile sta dando buoni risultati contro il melanoma. I risultati incoraggianti hanno spinto il Centro Prostata di Torino ad avviare una sperimentazione sui pazienti già operati di tumore alla prostata che presentano una recidiva. Nuovi scenari per la terapia vengono anche delineati dagli anticorpi monoclonali. Si tratta di anticorpi molto promettenti", spiega il dottor Andrea Zitella, urologo dellUniversità di Torino. "Un anticorpo monoclonale umanizzato in grado di legarsi in modo specifico su antigeni tumore-associati che può poi essere marcato con sostanze radioattive e quindi impiegato come localizzatore di cellule tumorali, o a dosi maggiori come radiofarmaco. Se lanticorpo viene coniugato a una tossina diventa in grado di scaricare il farmaco solo sulle cellule tumorali".
Centro Prostata di Torino
Lidea di creare un Centro di Riferimento per la Ricerca, Diagnosi e Cura del tumore prostatico nasce nel 2003 principalmente da una considerazione: il tumore della prostata è la neoplasia più comune nella popolazione maschile occidentale (il 30% della popolazione maschile al di sopra dei 50 anni contrae il tumore della prostata). Nel mondo 550.000 nuovi casi/anno con una mortalità di 200.000 casi/anno. Informazione e sensibilizzazione giocano un ruolo fondamentale, ma la diagnosi precoce non sempre viene attuata: troppi pazienti arrivano allosservazione con un carcinoma avanzato della prostata.
"Bisognava perciò offrire al paziente un punto di riferimento in cui potesse trovare ricerca, diagnosi, terapia allavanguardia, in ununica struttura", spiega Tizzani.
La struttura è allOspedale Molinette di Torino e opera in stretta collaborazione con istituti universitari ed ospedalieri. È costituito da undici unità di ricerca di base e venti unità di diagnosi, terapia e ricerca clinica, che collaborano tra di loro e si parlano attraverso un sistema interno, che permette la trasmissione dei dati in tempo reale, avendo preventivamente istituito un percorso diagnostico-terapeutico estremamente utile per il paziente. Gli obiettivi primari del Centro sono: ricerca, assistenza, istruzione e formazione avanzata (dottorati di ricerca, master, riunioni periodiche sui risultati, meeting internazionali e nazionali). Al Centro ogni anno si eseguono: 13.000 visite ambulatoriali ogni anno, 1.000 pazienti sottoposti a biopsia prostatica ogni anno, 300 nuove diagnosi di tumore ogni anno (anche pazienti provenienti da altre regioni), 200 prostatectomie radicali e 500 radioterapie
I principali fattori di rischio
I principali fattori di rischio per il carcinoma prostatico sono:
Età: la malattia è rara prima dei 50 anni, mentre dopo questetà lincidenza e la mortalità aumentano in modo quasi esponenziale.
Fattori genetici: laggregazione familiare del cancro prostatico può essere dovuta ad una suscettibilità genetica, allesposizione a comuni fattori ambientali o al solo caso in considerazione dellelevata prevalenza di questo tumore. Il 10-15% dei soggetti affetti da questa neoplasia ha almeno un parente anchesso affetto, e i parenti di primo grado di pazienti con carcinoma della prostata hanno un rischio 2-3 volte maggiore di sviluppare la malattia.
Fattori razziali: lincidenza del carcinoma prostatico varia ampiamente tra le popolazioni. I cinesi residenti in Cina hanno unincidenza pari a 19 su 100.000 abitanti mentre gli afro-americani residenti negli Stati Uniti hanno unincidenza pari a 137 su 100.000 abitanti.
Fattori dietetici protettivi: licopeni carotenoidi, Vitamina E, Selenio.
Fattori dietetici di rischio: latticini, grassi, carni rosse cotte ad elevata temperatura.
I principali sintomi
Il cancro alla prostata si manifesta in maniera quanto mai variabile. Talvolta viene scoperto casualmente nel corso di unesplorazione rettale di routine o per alterazione del Psa (lAntigene prostatico specifico) eseguito in soggetti che non hanno alcun disturbo urinario. Altre volte si può manifestare con vari sintomi:
- bisogno di urinare precipitosamente
- difficoltà ad iniziare la minzione (soprattutto al mattino, appena svegli)
- necessità di alzarsi di notte per andare a urinare
- riduzione del calibro e della forza del getto urinario (che nei casi più gravi tende a cadere sempre più davanti ai piedi)
- prolungato sgocciolamento al termine della minzione
- dolore al perineo (la zona compresa tra ano e scroto)
Questi sintomi possono manifestarsi tutti assieme, singolarmente oppure in modo combinato. Ma bisogna considerare come questo insieme di disturbi sia comune ad altre note e diffuse malattie che colpiscono la ghiandola prostatica, come: ipertrofia prostatica benigna, le prostatiti, le patologie a carico delle vescichette seminali.
Indirizzi Utili
Centro Prostata Molinette presso A.O. San Giovanni Battista di Torino
Sezione di Urologia - Dipartimento Discipline Medico-Chirurgiche
Corso A.M. Dogliotti, 14 - Torino
Fax 011.6631847
Centroprostata-ddmc@unito.it
www.ddmc.unito.it/centroprostata
Europa Uomo è una libera associazione di cittadini, in grandissima parte pazienti colpiti da tumore alla prostata, dedicata al raggiungimento degli obiettivi statutari. Europa Uomo si rivolge sia a coloro che hanno sperimentato o stanno sperimentando quanto una diagnosi di cancro alla prostata possa segnare lesistenza, sia a tutti gli uomini che, raggiunta una certa età, desiderano essere informati su questa patologia. Obiettivo dellAssociazione è sensibilizzare luomo sulle problematiche relative al tumore alla prostata e soprattutto insegnare come sia importante intervenire tempestivamente.
Numero verde 800.869.960 da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 16.00
www.europauomo.it
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