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Il panino universale
Cristina Sampiero, N. 6 giugno 2000
Ogni giorno, una nota catena di fast food, inaugura otto ristoranti in tutti gli angoli del mondo preparando hamburger, patatine e frappè. Negli USA questi punti di ristoro sono più di 15.000 e questo può dare un'idea del fenomeno fast food che in tutto il mondo, indipendentemente da usi e costumi, si presenta con le stesse caratteristiche. Basti pensare che gli economisti, per valutare il potere di acquisto di una moneta, confrontano i prezzi nei vari paesi di uno specifico panino tra quelli proposti perché è ovunque fatto con lo stesso tipo e quantità di carne, pane, salsa. Ma la formula fast food (pasto rapido) è diffusa in molte versioni diverse. Quasi ovunque ormai, chi lavora, difficilmente torna a casa a pranzo e molti fanno uno spuntino mentre aspettano treni e aerei o fanno acquisti: hamburger, ristoranti self-service, pizza al taglio o bar. Il pasto veloce è uno dei nuovi simboli del mondo moderno perché queste catene sono macchine perfette e la loro formula è studiata fin nei minimi particolari per soddisfare il bisogno del cliente di essere servito rapidamente, spendere poco ed avere garanzie igieniche, ma anche per contenere i costi dell'azienda. È un'efficiente ed automatizzata industria della ristorazione. La standardizzazione è il segreto delle catene: si regola ogni particolare, dal menù all'immagine del locale. I menù e le preparazioni sono uguali in tutto il mondo e il cliente sa che il gusto sarà sempre lo stesso ovunque. Si usa lo stesso pane e la stessa quantità di carne, i tempi di cottura e preparazione sono stabiliti (40 secondi per cuocere la carne, 10 secondi per fare il panino). Tutto fissato, dalla temperatura uguale ovunque ai minuti di cottura delle patatine, che sono 3. Naturalmente anche l'olio è sempre uguale! In genere il menù standard fa un'unica concessione ai gusti locali e in Italia si tratta o di insalata o di pasta fredda. Se i prodotti preparati non sono venduti nei tempi stabiliti vengono eliminati: le patatine hanno un tempo massimo di giacenza di 7 minuti, gli hamburger 10 minuti. Accanto ai panini appena fatti vengono messi dei numeri dall'1 al 12 che corrispondono ad un orologio tarato per segnalare i tempi di scadenza ma la produzione è anche regolata in base all'affluenza dei clienti. Le casse sono in genere di fronte all'ingresso perché qualcuno ha detto che si riduce la possibilità che chi entra cambi idea ed esca. Dietro le casse c'è spazio per le cucine. Ci sono colori vivaci e caldi perché si deve concentrare l'attenzione di chi entra. Sopra la cassa è in evidenza un cartellone colorato, luminoso e grande perché deve essere letto anche da distante, visto che è l'unico menù del locale. Sul cartellone compaiono fotografie di pochi prodotti colorate in giallo e in rosso: i colori che stimolano l'appetito. Il numero limitato di prodotti è uno dei segreti dei prezzi bassi insieme alla riduzione del servizio che non prevede tovaglie e camerieri, ma fornisce posate di plastica e fa sparecchiare al cliente. Aree giochi e piccoli regali attirano i bambini (che convincono i genitori) e, a richiesta, nelle ore di minor affluenza, si organizzano feste di compleanno. E l'aspetto nutrizionale? Un pasto con hamburger, patatine, bibita e gelato copre circa la metà del fabbisogno calorico giornaliero perché deve sostituire un pasto e non essere uno spuntino. 100 grammi di patatine forniscono circa 300 calorie, un hamburger circa 500 (se c'è il formaggio si può arrivare intorno alle 600, con la salsiccia si arriva anche a 800). Ma l'hamburger ha un difetto serio che è quello di contenere troppi grassi rispetto ai carboidrati; infatti tra il 38 e il 46% delle calorie provengono dai grassi mentre l'energia ricavata dai grassi quotidianamente non dovrebbe superare il 28%. Questi panini sostanzialmente sono poveri di carboidrati complessi, di fibre e di vitamine, visto che le quantità di verdure è irrisoria. Come al solito, però, si può trovare un giusto compromesso limitando i pasti al fast food, e sostituendo eventualmente le bibite con succhi d'arancia. Insomma fare del fast food un'eccezione, un capriccio per levarsi una voglia o una curiosità lasciando che l'alimentazione tradizionale sia e resti la nostra buona regola.
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