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La salute vien mangiando. Fin da quando si è bebè

Silvia Bombelli, N. 8/9 agosto/settembre 2006

È tempo di riscoprire la buona tavola e i piaceri della cucina mediterranea per fare il pieno di nutrienti sani, golosi e virtuosi. Oltre a migliorare il tono dell’umore, infatti, i cibi tipici delle nostre latitudini garantiscono un apporto equilibrato di carboidrati, grassi, proteine e sostanze naturali che hanno un riconosciuto effetto protettivo per le cellule e di conseguenza preventivo anche in ambito oncologico.
Per incentivare il diffondersi di uno stile alimentare corretto, però, non solo sarebbe necessario riappropriarsi dei tempi naturali della nutrizione e della socialità ad essa correlata evitando il più possibile pause pranzo concitate, magari con il cellulare acceso e cene a base di precotti, ma bisognerebbe abituare fin dall’infanzia i futuri adulti a mangiare bene. Far scoprire profumi diversi e consistenze varie, stimola i sensi dei bambini e li tutela da un futuro da consumatore incosciente (nel senso che non conosce) e quindi spesso involontariamente autolesionista.
Come spiega il dottor Luigi Greco, medico pediatra esperto in nutrizione e docente all’Università Federico II di Napoli "l’epoca giusta per svezzare un bambino è il 6° mese se allattato al seno, dal 5° al 6° mese se allattato artificialmente. Svezzare con carboidrati (semolino, pasta, riso), proteine (pesce, carni e legumi) e grassi (olio d’oliva e latticini) è l’ideale perché a quell’epoca il bambino è perfettamente in grado di digerire (fase enzimatica) e di assorbire (fase di trasporto attivo) i prodotti della digestione di questi nutrienti. Ma non è il caso di svezzare con alimenti industriali, sarà perfetta una pastina alla mediterranea che dà il vantaggio di un piatto unico che contiene carboidrati, proteine (dalla pasta stessa 11 gr/100 di proteine), grassi (olio aggiunto), anti-ossidanti (es. il Licopene contenuto nel pomodoro di condimento)".
Minestrine e pastina sono da sempre un alimento per piccolissimi, non sono quindi una novità e proprio per questo dovrebbero rassicurare i consumatori e invitarli alla loro riscoperta al posto di liofilizzati e semipreparati industriali. Sono alimenti tradizionali, sani, gustosi che possono essere molto variati cambiando il condimento e la pietanza di accompagnamento.

"Non è il caso di usare alimenti artificiali o basati su pappe lattee - continua il dottor Greco - per variare e arricchire la dieta del lattante. Inoltre non vi è alcuna base scientifica per somministrare carni omogeneizzate ai piccoli lattanti, bensì bisogna dare prodotti naturali opportunamente sminuzzati per educare e favorire la deglutizione del bolo alimentare. Gli omogeneizzati, invece, abituano ad una consistenza morbida e contengono spesso una modesta quantità di carne e molto amido oppure frutta denaturata dal processo industriale.
Mangiare carne e pesce normalmente distribuito con una certa cura nella selezione della qualità non espone il bambino ad alcun rischio e fornisce nutrienti di qualità assolutamente superiore a quella di alimenti conservati per mesi in barattolo.
Del resto le altre specie animali non hanno alimenti “per bambini”, ma tagliano e sminuzzano gli alimenti dopo l’allattamento al seno senza sottoporli a particolari processi digestivi. Figuriamoci l’uomo, alla cima della piramide evolutiva, che già a 3 mesi ha l’intero sistema digestivo enzimatico paragonabile a quello di un adulto (amilasi, peptidasi, lipasi, proteasi, ecc.). Però non ha i denti, quindi ha solo bisogno di cibo buono e sano ma fatto a piccolissimi pezzi e preparato con amore".Alla cucina mediterranea sono riconosciuti unanimamente virtù preventive soprattutto in relazione alle malattie tumorali grazie al suo alto contenuto di sali e vitamine che contrastano l’attività dei radicali liberi, ovvero dei prodotti di scarto che si formano all’interno delle cellule per la produzione di energia (ossidazione). I radicali liberi alterano la struttura cellulare della membrana causando il precoce invecchiamento delle cellule e aprendo la strada all’insorgere di patologie varie: dal morbo di Parkinson al diabete, dall’artrosi reumatoide ai tumori. Il ruolo preventivo degli antiossidanti è quello di riequilibrare la chimica cellulare quando l’organismo non ce la fa da solo con le sue risorse interne. In questo caso sostanze come polifenoli, bioflavonoidi, vitamina C, vitamina E, betacarotene, selenio e rame presenti in abbondanza nei cibi tipici della nostra cucina, svolgono un’azione particolarmente efficace.

Come spiega il dottor Franco Berrino, direttore del dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano "conduciamo grandi studi prospettici, in cui seguiamo nel tempo centinaia di migliaia di persone (il principale è il progetto Epic che ha reclutato 500.000 persone in dieci Paesi europei). I principali risultati di questi studi confermano la grande protezione data da un’alimentazione ricca di frutta e verdura per tutti i tumori che sono legati al tabacco (tumori del polmone, del cavo orale, della faringe, della laringe e dell’esofago) e anche quelli dello stomaco. Da riscoprire, poi, sono i cereali integrali come il riso, l’orzo, il farro, ma anche il miglio, le alghe, meravigliosi integratori e alcuni semi come quelli di sesamo, di zucca e di girasole. Infine, la curcuma, che è una componente del curry, sembra bloccare la proliferazione delle cellule tumorali".
Secondo l’American Institute for Cancer Research (AICR) oltre il 30% dei tumori è direttamente riconducibile all’alimentazione, intesa sia in termini quantitativi sia qualitativi. Ciò significa che una larga percentuale dei tumori potrebbe essere prevenuta semplicemente con una dieta corretta e una scelta mirata degli alimenti da portare in tavola ogni giorno. In pratica, si tratta di riscoprire i piatti della nostra tradizione mediterranea e di prendere spunti dalle culture in cui la base dell’alimentazione è costituita da cereali e legumi, tante verdure e, occasionalmente, prodotti animali.

"Per sostituire la carne - continua Berrino - i vegetariani mangiano un piatto unico a base di cereali e legumi che, insieme, formano una “proteina” completa: i cereali forniscono gli aminoacidi solforati di cui sono carenti i legumi, mentre i legumi forniscono gli aminoacidi essenziali (lisina, in particolare) carenti nei cereali. Per chi non vuole convertirsi alla “dieta verde” la parola d’ordine è moderazione: carne una volta la settimana e pesce due-tre volte. In questo modo, non si provoca un eccesso di acidificazione nell’organismo come accade, invece, in chi mangia troppe proteine animali. Non va dimenticato, infatti, che un organismo eccessivamente “acido” non solo aumenta la predisposizione a ammalarsi di tumore, ma è anche una delle cause dell’osteoporosi perché l’ambiente acido fa perdere calcio dalle ossa".
Tra le cause che farebbero aumentare il rischio di contrarre un tumore, rientrano anche un’alta concentrazione di zuccheri nel sangue e il diabete. Ad annunciarlo - ancora una volta - è la rivista di divulgazione scientifica “Jama” secondo cui, un sangue “troppo dolce” potrebbe far ammalare di cancro prima di tutto pancreas, esofago, fegato, colon retto e cervice uterina. Il dato è emerso dall’analisi delle abitudini alimentari di un milione di coreani di età compresa tra i 30 e i 95 anni, controllati per più di dieci anni. L’indubbia esistenza di un legame tra alti livelli di zucchero o diabete e insorgenza dei tumori dipenderebbe, forse, dalla diminuzione della capacità di metabolizzare gli zuccheri tipica dei diabetici e/o da valori eccessivamente elevati di insulina, responsabile dell’innalzamento dei fattori di crescita che determinano la maggior parte delle neoplasie.
Come spiega il dottor Marcello Mandatori, medico e docente di Nutrizione Olistica all’Università di Urbino (nonché autore insieme alla dottoressa Annalisa Bettin del “Manuale della Nutrizione Olistica” edito da Tecniche Nuove) "perché il sistema immunitario funzioni bene, è necessario che con l’alimentazione vengano introdotti tutti i principi nutritivi attraverso cibi sani, non manipolati da processi industriali, possibilmente biologici. Contro il tumore è possibile fare molto con l’alimentazione: recenti studi riconosciuti anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno infatti messo in rilievo il fatto che oltre il 37% di queste malattie sono legate a scorrette abitudini alimentari. L’insorgenza di tumore all’esofago, bocca, laringe e faringe, per esempio, è favorita dall’abbinamento tra fumo e alcol, oltre che dalla carenza di vitamine e sali minerali. Per quanto riguarda lo stomaco sono responsabili i conservanti alimentari, soprattutto i nitriti, i nitrati e le ammine, contenute nelle carni, nel pesce e negli insaccati, e i fertilizzanti azotati. Ci sono sostanze che, assunte regolarmente, possono svolgere una funzione protettiva nei confronti dei tumori che colpiscono i vari organi. Per l’esofago, la vitamina A (latte, uova, spinaci, carote, pomodori), B2 (carni, latticini, bianco d’uovo, lievito), C (agrumi, pomodori, peperoncino, cavoli), E (frutta e verdura, oli vegetali, germe di grano, farine integrali). Per lo stomaco: vitamina C (agrumi, pomodori, peperoncino, cavoli). Per il colon retto, calcio (latte e derivati, agrumi, vegetali verdi, legumi), vitamina C (agrumi, pomodori, peperoncino, cavoli). Preferire gli ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere: cavoli, cavolfiori, broccoli, ravanelli, verza, rucola, rape".

Gli inquinanti alimentari (tratto da “Manuale della Nutrizione Olistica” di Annalisa Bettin e Marcello Mandatori)
Si sta verificando da anni un costante scadimento biologico-nutrizionale dei cibi “tecnologici”, inoltre l’uso di concimi chimici nella coltivazione dei pascoli, l’utilizzo di mangimi chimici prodotti dall’industria per l’alimentazione animale, l’abuso di medicinali veterinari quali antibiotici, ormoni anabolizzanti, l’uso spropositato di diserbanti, di antiparassitari, di concimi chimici (circa 20 trattamenti chimici per i vari tipi di frutta e verdura), tutto sta portando ad ottenere prodotti alimentari contenenti una quantità sempre maggiore di elementi nocivi per l’uomo. I metalli tossici quali il piombo, l’arsenico presenti nei pesticidi e nei residui dei pesticidi, il mercurio che possiamo riscontrare in alcuni tipi di verdure e sementi trattati con fungicidi e il cadmio che può essere presente in alcuni fertilizzanti si possono tutti accumulare, attraverso l’assunzione dei cibi cosi trattati, nel nostro organismo e provocare sintomi a carico dei vari sistemi (sistema nervoso, digestivo, riproduttivo, escretore, ecc.) o apparati (apparato muscolo scheletrico, ecc.), bersagli di queste intossicazioni. È quindi preferibile orientarsi quando possibile verso una scelta più naturale, utilizzando prodotti biologici sani e sicuri che non presentino residui chimici dannosi per l’organismo. Tali prodotti devono essere coltivati con metodi naturali, utilizzando esclusivamente fertilizzanti organici e trattamenti antiparassitari ecocompatibili, evitando così la meccanizzazione pesante e le colture intensive. Alimentandoci in modo più “naturale” garantiamo al nostro organismo un apporto più completo e ricco di principi nutritivi, perché gli alimenti, attraverso le vitamine e i sali minerali, possono anche aiutarci nel combattere gli inquinanti in genere. La vitamina C è infatti considerata, da molti studiosi, una vera e propria antagonista, chelante naturale, dei metalli tossici, quindi è buona norma cercare di consumare buone quantità di alimenti che la contengono.

Le virtù del pomodoro, il re della dieta mediterranea
Come spiega il dottor Luigi Greco in un suo articolo pubblicato su Uppa (Un pediatra per amico, www.uppa.it), "nel plasma umano licopene e carotene sono sostanze destinate a proteggere le cellule contro i pericolosi processi di ossidazione. Il licopene è, fra questi due nemici dell’ossidazione, quello che ha la maggiore attività: è contenuto nei pomodori e protegge, in misura doppia rispetto al carotene, i linfociti umani (cellule contenute nel sangue), quando questi vengono a contatto con alcune sostanze (radicali da protossido d’azoto) che sono potenti ossidanti.
Il licopene dei pomodori si mantiene attivo anche dopo la cottura e dopo la produzione di estratti e conserve. Gli estratti in olio di pomodoro (proprio come il sugo per gli spaghetti) hanno anzi un’efficacia anti-ossidante maggiore del licopene isolato, perché hanno la capacità di sommare la loro azione a quella di altre sostanze.Olio, “pummarola” e un goccetto di rosso. Assumere ogni giorno con il cibo una piccola quantità di licopene (50-100 mg per almeno 30 giorni) protegge le lipoproteine dall’ossidazione, purché l’organismo disponga di quantità normali di vitamina E. L’aggiunta di flavonoidi (sostanze contenute ad esempio nell’olio d’oliva e nel vino rosso) potenzia l’attività anti-ossidante del licopene. 100 g di pomodoro contengono una buona quantità di licopene e di vitamina E.
Ma quanto pomodoro ci vuole perché abbia un effetto protettivo? Una porzione normale di insalata di pomodori o di salsa di pomodoro contiene circa 16 mg di licopene. Se si mangia ogni giorno una porzione “normale” di pomodoro il licopene si accumula nell’organismo, proteggendolo anche durante i giorni in cui eventualmente non si mangiassero pomodori (a patto di non farne a meno per troppe settimane!).

Perché pomodoro fin da bambini? Cercare di prevenire l’ossidazione fin da piccoli è utile per diverse ragioni.
In primo luogo il processo di accumulo nelle cellule dei composti chimici che portano all’ossidazione e all’invecchiamento cellulare comincia fin dalla nascita (senza contare che alcuni tipi di cellule - quelle muscolari, quelle del sistema nervoso - non si rinnovano nel corso dell’esistenza). In secondo luogo la grande maggioranza dei cancerogeni (cioè delle sostanze che possono causare la formazione di tumori) si accumulano in giovane età: l’adulto porta con sé il bagaglio di questa esposizione. Infine le abitudini alimentari che si acquisiscono nell’infanzia, e si consolidano durante l’adolescenza, tendono a rimanere permanenti nella vita adulta: se avete mangiato pane e pomodoro da bambini, mangerete con piacere il pomodoro da adulti.Quando iniziare con il pomodoro? Il pomodoro, sotto forma di salsa, può essere aggiunto alle prime pappine, già dall’età di 6-7 mesi. La possibilità di reazioni allergiche quasi non esiste, ed è comunque un fenomeno transitorio. Il piccolo divezzo, di 7-12 mesi, ama mangiare saporito e… colorato! Le polpette e le prime carni possono bene essere cotte in salsa di pomodoro (a Napoli si dice “carne alla pizzaiola”), con un pizzichino di origano".

Studi di riferimento
Licopene e ossidazione (primo esperimento)
Sono state messe a contatto lipoproteine umane con forti ossidanti, chimici, biochimici e biologici.
È stato poi aggiunto alle miscele licopene o carotene, ed è stata misurata la quantità di lipoproteine ossidate. Il licopene si è rilevato un fattore protettivo contro l’ossidazione più efficace, come si vede nella tabella della pagina precedente.
(Natr Metab Cardiovasc Dis 1997;433:43)

Licopene e leucemie (secondo esperimento)
Il licopene inibisce la crescita e la proliferazione di cellule di tumore del seno, tumore del polmone e tumore dell’utero. Si è dunque sperato che il licopene potesse anche impedire la crescita delle cellule leucemiche. Sono stati quindi aggiunti a vari flaconi di coltura di cellule della leucemia promielocitica dosi crescenti di licopene.
Il licopene ha arrestato la crescita delle cellule leucemiche e ne ha limitato la progressione maligna. Inoltre il licopene aiuta le cellule sane a differenziarsi e a maturare.
(British Medical Journal 1997;75:893-9,3)

Licopene e cancro alla prostata (terzo esperimento)
A Chicago è stata misurata la quantità di licopene ed altri carotenoidi nel sangue di 578 uomini con cancro della prostata, e i dati sono stati confrontati con quelli ricavati dall’analisi di 1.294 individui sani. Mentre gli altri carotenoidi erano ugualmente presenti negli individui ammalati e in quelli senza cancro, il licopene era molto basso nei pazienti con cancro alla prostata. Più grave era il cancro, più basso era il livello di licopene nel sangue; cioè, si ammalano più facilmente e più gravemente gli individui che non assumono sufficienti quantità di licopene. Si è concluso che la somministrazione giornaliera di estratti di pomodoro (ricchi in licopene) riduce significativamente il rischio di avere un cancro alla prostata.
(Am J of Clin Nutr 1997;65:927-33)

Indirizzi utili

Istituto per lo studio e la cura dei tumori
Via Venezian, 1 - 20133 Milano
Epidemiologia e prevenzione
Dottor Franco Berrino
02.23901

Università Degli Studi
Istituto Olistica Ecologica
Via Dei Fornari, 13 - 61029 Urbino (PU)
0722 2973 - 0722 2783

Istituto Giannina Gaslini
Largo Gerolamo Gaslini 5 - 16148 Genova
Centralino: 010.56361
Prenotazioni/informazioni: 010.5636336
www.gaslini.org

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