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Il modello danese per la sanità pubblica

Monica Melotti, N. 10 ottobre 2006

Il Welfare State, detto anche “Stato sociale”, si contraddistingue per una rilevante presenza pubblica in importanti settori quali: la previdenza e l’assistenza sociale, l’istruzione e l’assistenza sanitaria. La Danimarca fa parte dei paesi nordici; è un piccolo stato con una popolazione di 5,3 milioni di abitanti. La densità media è di 120 abitanti per Km2 e la maggior parte delle persone, circa un milione, si concentra nella capitale Copenhagen.
Il sistema socio sanitario aderisce al modello di welfare. Dal 1973, tutti gli abitanti della Danimarca sono iscritti al Sistema Sanitario Nazionale che è finanziato e gestito quasi completamente da autorità pubbliche. L’accesso ai servizi sanitari è uguale per tutti, quasi gratuito, essendo il sistema finanziato dal gettito fiscale. Il sistema danese si basa sul principio del medico di base: in prima istanza ci si rivolge al medico di famiglia. Il sistema ospedaliero è quasi totalmente pubblico, mentre il sistema di assistenza di base è praticamente in mano ai privati. Esso è però sostenuto soprattutto da finanze pubbliche. Per i cittadini danesi la partecipazione alle spese mediche riguarda le cure dentarie e i farmaci con supplemento per un limitato numero di pazienti nel sistema sanitario di base. Di conseguenza 1/5 dei danesi ha optato per un’assicurazione integrativa contro la malattia. Di norma gli anziani e le persone disagiate sono esonerati dal pagamento. Quasi tutti gli ospedali appartengono alle Contee che provvedono anche alla loro gestione, pur sottostando ad un rigido controllo del governo. In Danimarca, spetta alle Contee la competenza di assicurare servizi ospedalieri gratuiti ai propri cittadini. I servizi ospedalieri in una Contea, dispongono di reparti che coprono tutte le principali specialità, consistendo in una vasta gamma di strutture di varie dimensioni e caratteristiche. A parte gli ospedali psichiatrici, non esistono ospedali riservati ad un’unica specializzazione. I pazienti sono ammessi al ricovero solo se dispongono della prescrizione di un medico generico o di un’unità di emergenza. La principale autorità nell’ambito sanitario è il Ministro della Sanità. È responsabile per il coordinamento del sistema sanitario. Vigila sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria emettendo disposizioni generali e direttive economiche anche in campi formalmente attribuiti alle autorità locali. Esiste anche un Consiglio Nazionale della Sanità, diretto da un alto funzionario medico, che fornisce consulenza in tutte le questioni in cui si richiedono conoscenze e competenze mediche, dentistiche, infermieristiche e farmaceutiche. A livello regionale, responsabili per il servizio sanitario, sono le 16 Contee. Sono responsabili per la cura ospedaliera, per la medicina di base e per le iniziative di miglioramento sanitario; esse si finanziano principalmente con le loro imposte sul reddito. A livello locale, i comuni sono competenti per i servizi infermieristici domiciliari, per i vari programmi di prevenzione e per la maggior parte dei servizi di previdenza sociale.

Lotta contro la disuguaglianza sociale
Uno studio dell’Istituto di Sanità pubblica dell’Università di Copenhagen, condotto dalla dottoressa Elsebeth Lybge, ha preso in esame l’influenza dell’ineguaglianza sociale sul cancro. Quando i danni alla salute provocati dal fumo furono individuati, le classi sociali elevate furono le prime ad astenersi. Il tabagismo è un’abitudine individuale, tuttavia l’esposizione al fumo dipende da fattori economici e sociali che devono essere presi in esame. Così come l’obesità è legata allo stile di vita sedentario. Inizialmente era più diffusa tra coloro che potevano permettersi cibi ricchi, ma oggi l’obesità è un fardello pesante fra le classi sociali più basse.
Le prime classifiche sulla mortalità dovuta al cancro, raggruppate per classi sociali, furono pubblicate in Inghilterra nel lontano 1911. È uno dei pochi studi che si basa sulle disuguaglianze sociali piuttosto che sulle aree geografiche. Da questo studio emerse che il cancro allo stomaco è una “malattia da poveri” e questa tendenza è stata mantenuta anche nel tempo. Infatti, grazie alla possibilità di cibo fresco e sano, nei Paesi avanzati si è assistito al costante declino della sua incidenza durante gli ultimi cinquant’anni. Il più ampio studio condotto sull’incidenza del cancro con dati individuali sulla classe sociale, sulla causa di morte e sull’incidenza, è stato condotto proprio nei Paesi Scandinavi. Questo studio ha coinvolto 10 milioni di persone tra i 25 e i 64 anni rispetto ai censimenti del 1970 in Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia. La coorte è stata seguita per circa 20 anni, durante i quali l’incidenza del cancro è stata di un milione di casi. I risultati emersi dallo studio sono stati in linea con quelli americani. L’incidenza del tumore tra i due sessi, con gli anni, è andata a pareggiarsi, mentre la mortalità è superiore nell’uomo. I Paesi scandinavi dispongono da diverso tempo di Registri di tumori nazionali di ottimo livello che permettono di tracciare la mappa dell’impatto delle differenze socioeconomiche sull’incidenza del cancro. La lotta contro le disuguaglianze sociali sull’incidenza del cancro non è semplice perché il gradiente sociale non è uniforme per i diversi tipi di cancro, né è stabile nel tempo per lo stesso tipo di tumore. La minor incidenza di cancro nei Paesi scandinavi negli anni ’70 e ’80, è stata riscontrata tra gli agricoltori, ossia il gruppo socio-economicamente più arcaico. Questa è un’osservazione importante, da cui si può partire per adattare quel concetto di vita sana alla vita moderna, integrando l’attività fisica e un’alimentazione appropriata nelle abitudini quotidiane e controllando il consumo di tabacco in tutti i gruppi sociali.

Lo studio Precise
Ogni anno, in Europa, circa un milione e mezzo di persone viene colpito da tumore. Quasi due terzi di esse muoiono. Le stime relative alle neoplasie, purtroppo, sono allarmanti e in crescita. Da qui l’importanza della prevenzione, anche attraverso l’uso degli integratori. In Danimarca è appena partito lo studio internazionale Precise (Prevention of cancer by intervention with Selenium), che arruolerà circa 42.000 soggetti (uomini e donne in egual misura) in Danimarca, Regno Unito e Svezia, di età compresa tra i 60 e 74 anni. "Lo studio vuole indagare sull’effetto protettivo del selenio per contrastare i tumori maligni. È stato scelto il selenio perché studi precedenti hanno dimostrato che questo minerale è in grado di ridurre i casi di tumore al polmone di circa il 46%, all’intestino (58%) e alla prostata (63%)", spiega Kim Overvad, sperimentatore dello Studio ed epidemiologo all’Università danese di Århus. "Lo studio durerà otto anni, con un budget preventivo di circa 8 milioni di euro. Ai partecipanti verrà somministrato, ogni giorno, dai 100 ai 300 microgrammi di selenio Precise Pharmanord oppure un placebo. Sia il reclutamento dei soggetti che il relativo follow up verranno effettuati via Internet per rendere la comunicazione più facile e rapida. Il selenio è un minerale essenziale per il corpo umano. I suoi nutrienti sono un’importante parte degli enzimi antiossidanti che proteggono le cellule dagli effetti dei radicali liberi. L’apporto di selenio in Europa è sempre stato basso; ciò è dovuto alla bassa disponibilità di selenio nei raccolti coltivati sui terreni europei. Diversi studi prima sugli animali e poi sull’uomo hanno dimostrato che con maggiori livelli corporei di selenio si ha un rischio inferiore, di circa il 50% in alcuni casi, di sviluppare un tumore maligno. Lo studio Precise vuole dimostrare, su larga scala, la possibilità del selenio nel prevenire il cancro".
Ma quanto selenio bisogna assumere? Sono buone fonti di selenio: il fegato, il rognone, il pesce, le graminacee e le noci del Brasile. Non sempre però si assume la giusta quantità, per assicurarsi una dose corretta (massimo 400 mcg al giorno) in commercio si trovano degli integratori che abbinano il selenio allo zinco, come Bio Attivo ™ Selenio + Zinco di Pharma Nord che contiene il Selenio Precise, un organico con un’ottima biodisponibilità.Box: Integratori per una buona qualità di vita
L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno intenso e progressivo che introduce elementi di crisi nell’assetto sociale. L’innalzamento dell’età è un fattore presente in tutte le società avanzate. In Italia, una persona su cinque ha più di 65 anni, quattro anziani su cinque sono portatori di una o più malattie cronico degenerative. Data la portata del fenomeno dell’invecchiamento è necessario passare dalla medicina dell’evidenza alla medicina della complessità per assicurare una buona qualità di vita. In Danimarca, come medicina preventiva, si è concentrata l’attenzione sull’uso degli integratori alimentari in grado di sopperire a quella mancanza di vitamine, minerali, acidi grassi essenziali, che la dieta comune non può garantire. Un’importante azienda danese, Pharma Nord, produce integratori dal 1981 e tutti i suoi prodotti sono supportati da una rigorosa documentazione scientifica. "La filosofia dell’azienda è quella di fornire eccellenza, ogni prodotto viene testato per garantire il migliore livello di qualità, di biodisponibilità e di efficacia", spiega Sven Moesgaard, co-fondatore dell’azienda e direttore della produzione e ricerca. "La nostra linea Bio Attivo™ è caratterizzata da una gamma di integratori molto efficaci che arricchiscono l’alimentazione di nutrienti importanti. I prodotti di punta sono il Selenio, il Q10, un elemento essenziale per il nostro organismo per produrre energia e la Glucosamina, per mantenere la buona funzionalità delle articolazioni. Il nostro dipartimento di ricerca coopera con ricercatori indipendenti dislocati in tutto il mondo per sviluppare e testare i prodotti. Il nostro selenio Precise viene impiegato nello studio Precise, uno dei più grandi studi internazionali". I prodotti Pharma Nord sono commercializzati in Italia da settembre 2005. Info www.pharmanord.it

L’esempio danese per la mammografia
Quindici anni fa, in Danimarca, è partito una dei primi studi sull’importanza della mammografia. È ormai risaputo che è un esame salvavita, fondamentale per prevenire il tumore al seno. Nel 1991 a Copenhagen è stato avviato un programma di esami mammografici organizzati ed estesi alla popolazione femminile, che invitava le donne ogni due anni (quindi in totale cinque inviti) ad andare a sottoporsi alla visita. E questo modello è stato adottato anche da alcune regioni italiane. Le destinatarie erano circa 40 mila donne tra i 50 e i 69 anni, dal secondo invito anche fino a 71 anni, che sono state seguite per dieci anni oppure fino alla morte. Hanno aderito più di 30 mila donne cioè il 71% delle destinatarie, a testimonianza del grande interesse e sensibilità rispetto al problema. Nello studio è stata valutata la mortalità per tumore del seno e come gruppo di controllo è stata usata la popolazione femminile nelle regioni della Danimarca non raggiunte dal programma. I risultati sono stati positivi: la mortalità è stata ridotta del 25% rispetto a quanto ci si aspettava in assenza di uno screening decennale. Estrapolando i risultati sulla base della selezione applicata per includere le donne nello studio, il rischio relativo già basso (0,75), scendeva a 0,63, corrispondente a una mortalità del 37% più bassa di quella attesa senza screening.
Le ragioni sono chiare: la malattia scoperta in fase iniziale, quando le dimensioni del tumore sono ridotte, ha probabilità di guarigione molto alte. In caso di una piccola lesione, inferiore a un centimetro di diametro, la sopravvivenza a 15 anni è superiore al 90%. Quando le dimensioni aumentano, le possibilità di sopravvivenza a distanza si riducono considerevolmente. E i vantaggi sono anche terapeutici: in fase iniziale i trattamenti necessari sono spesso più semplici e comportano, nella maggior parte dei casi, un intervento chirurgico di tipo conservativo.

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