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La musica? Non basta, ma aiuta.

Silvia Bombelli, N. 10 ottobre 2006

A scopo preventivo, palliativo e in certi casi anche curativo, la giusta melodia ha uno spiccato effetto riequilibrante. Specialmente se le note sono quelle mozartiane.
La musica fa allegria e cantare rasserena. Luoghi comuni quanto inconfutabili che dalla metà del secolo scorso hanno ispirato medici e studiosi alla ricerca del segreto del suono che cura. Centinaia gli esperimenti condotti, migliaia le pagine riempite di dati e prove a sostegno dell’ipotesi che la giusta melodia “somministrata“ agli individui sani come a quelli malati migliori in tempo reale il tono dell’umore, la concentrazione, la chiarezza di propositi e la capacità di gestire il dolore (del corpo e della mente). E decine le scuole di pensiero che ne sono scaturite con le relative tecniche terapiche e tanto di disciplinare d’uso: metodo diagnostico, indirizzi per la prognosi e per la prescrizione della compilation adatta. L’idea, infatti, è che per stimolare correttamente la corteccia cerebrale attraverso il nervo acustico sia necessario capire prima chi si ha di fronte e di cosa ha bisogno, se di tonificarsi o di rilassarsi, se di recuperare l’uso di qualche parte del corpo lesionata o aumentare l’ossigenazione dei tessuti migliorando la qualità del respiro a ritmo di musica. A ciascuno la sua musica, dunque, anche se nel dubbio la classica (ancora meglio le composizioni mozartiane) non ha effetti collaterali, mentre i ritmi sincopati del rock o certe nenie tipiche del repertorio popolare non sono per tutti la miglior “medicina”.
In particolare la musica classica, deprime l’attività del sistema nervoso simpatico e induce una diminuzione della frequenza del battito cardiaco, mentre il rock (o peggio la techno) lo innalza, generando, come il rumore, un senso di disagio.
E se uno studio epidemiologico sugli effetti della musicoterapia, patologia per patologia, non è mai stato avviato (per mancanza di fondi e di committenti giacché si tratta di una terapia scarsamente lucrativa) molti specialisti la prescrivono per alleviare sintomi diversi e riequilibrare le energie di malati e convalescenti. Addirittura dal 2003 all’Istituto Nazionale Tumori è stato aperto il laboratorio artistico-terapeutico gratuito per pazienti, familiari e operatori sanitari dove si fa anche molta musica. "Utilizziamo una metodologia interdisciplinare", spiega Tiziana Manusardi, arte-terapeuta fondatrice de “L’Albero” (Associazione per l’educazione al movimento, Centro di Ricerca e Formazione Terapie Complementari) che ha collaborato anche con l’ospedale Policlinico di Milano ed è responsabile del laboratorio. "Il nostro spazio è molto amato dai pazienti oncologici. È una meta che spesso raggiungono indipendentemente dai loro incontri fissi e lo chiamano lo spazio felice, il laboratorio dell’anima. A volte mi chiedo quanto le problematiche della vita possano influire sulla malattia e quanto la malattia sulla vita. È chiaro che non si può separare il vissuto personale dalla malattia, perciò questi gruppi di pazienti oncologici, mettendosi in gioco, esplorando se stessi attraverso il mondo esperienziale delle arti, hanno trovato modalità positive per affrontare anche la cura. La musicoterapia è un valido strumento per aiutare le persone ad elaborare la propria malattia, agendo sulla sfera emozionale e psichica. Si tratta di mezzi espressivi che danno la possibilità di percepire noi stessi e di riconoscersi per mezzo della creatività insita in ogni persona. Il disagio legato alla relazione personale e alla comunicazione nella malattia, comunque, è stato sperimentato con l’uso di questa tecnica ormai da oltre sessant’anni". Gli incontri di musicoterapia si svolgono ogni martedì dalle 9.30 alle 12.30 e il corso di musica pensato all’interno del laboratorio è stato un tale successo che si è pensato di portare le melodie rasserenanti ancora più vicine ai pazienti, con il progetto “Musica in Reparto”. Una serie di incontri musicali in corsia di altissimo livello organizzati dall’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, una delle più rilevanti realtà sinfoniche nazionali. L’idea è che la musica possa costituire una terapia per lo spirito o semplicemente offrire un momento di sollievo e distrazione ai pazienti ricoverati, e contribuire in questo modo al recupero dell’armonia perduta.
Iniziative specifiche a parte, il ricorso a pratiche che possono essere somministrate al paziente in abbinamento ai farmaci e alle terapie specifiche, in primis l’ascolto della musica adatta, dal campo psichiatrico a quello oncologico, è caldeggiato su più fronti. E se anche non si può dire che guarisce (appunto perché non è statisticamente dimostrabile) certamente fa bene. Insomma: non basta, ma aiuta. Lo ha confermato anche il professor Emilio Bajetta, Presidente nazionale del Consiglio Direttivo dell’AIOM (associazione italiana di oncologia medica - www.aiom.it), presentando al pubblico il neonato centro per la cura dei tumori neuroendocrini all’interno dell’Istituto Nazionale Tumori "le risorse che l’Istituto può mettere a disposizione dell’oncologo - ha detto Bajetta - per la diagnosi, la caratterizzazione clinico-biologica del tumore, la sorveglianza del paziente e il trattamento delle neoplasie neuroendocrine sono le più avanzate del momento, incluso un rapporto di collaborazione con le Cure palliative".
Inoltre, il numero di ospedali e associazioni che hanno fatto dell’ascolto musicale (o della sua riproduzione con strumenti o voce) un loro plus per diversi tipi di patologia è in crescita; basti pensare alla Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson e l’Associazione Italiana Parkinsoniani che ha realizzato un cd “benefico” interpretato tra gli altri, da celebri malati e cantanti, come Bruno Lauzi, per la raccolta di fondi e la promozione della terapia con il canto, che aiuta a ristabilire il controllo della voce e della parola in modo efficace e piacevole per il paziente. La cantoterapia è una vera e propria forma di rieducazione vocale. Permette, infatti, di controllare i muscoli per l’emissione della voce, la pronuncia, il ritmo, l’intonazione e la velocità dell’eloquio. Indirettamente, inoltre, il canto induce anche un controllo dei tempi dei movimenti corporei, spesso scomposti, e aiuta il paziente nello svolgimento di normali attività quotidiane come il camminare e il vestirsi.
Insomma, la musicoterapia si può definire una disciplina paramedica molto utile nel miglioramento dei disturbi provocati dall’ansia e dallo stress e per la gestione attiva del dolore. È un ottimo aiuto per le persone con problemi motori di origine neurologica e comportamentali di origine psichiatrica. È stata inoltre impiegata con successo come terapia di appoggio nella cura dell’autismo. Utilizzare la musica libera le energie e attiva il processo di socializzazione. Niente di nuovo se si pensa che già i medici dell’antico Egitto utilizzavano canti magici nel trattamento della sterilità e dei reumatismi e quelli greci prescrivevano il suono del flauto per lenire il dolore di sciatica e gotta. Ma se la terapia con la musica ha l’età dell’uomo, le modificazioni fisiologiche indotte dalla musica, attraverso la misurazione dei suoi effetti sulla respirazione, il ritmo cardiaco, la circolazione e la pressione sanguigna, sono oggetto di studio sistematico solo dal secolo scorso. La moderna musicoterapia assimila il corpo umano ad una cassa di risonanza dentro cui le onde sonore navigano e vibrano agendo sul sistema neurovegetativo e facilitando la liberazione delle emozioni e delle risorse creative di ciascuno. I suoni, dunque, provocano al contempo reazioni emotive e fisiologiche, risvegliando la volontà nei soggetti apatici (per esempio a causa di una lunga malattia o di un dispiacere) e placando i soggetti nervosi e aggressivi. Per ogni paziente viene creato un programma terapeutico specifico secondo gli obiettivi da raggiungere (come il miglioramento delle abilità comunicative, cognitive, motorie, emotive o sociali) e il terapeuta sceglie le tecniche più adatte. Si può scegliere tra canto, ascolto, composizione e produzione musicale.
Ci sono poi tecniche particolari che utilizzano i suoni a scopo terapeutico con modalità differenti. Il metodo Tomatis, per esempio, somministra sonorità specifiche calibrate sul paziente studiando in particolare il suo tracciato audiometrico e la capacità percettiva delle diverse frequenze. La Guided Imagery and Music utilizza, invece, l’ascolto musicale guidato per evocare emozioni specifiche e sbloccare paure.
Il canto, poi, può essere adoperato sia per il trattamento fisiologico di problemi respiratori, favorendo l’assunzione naturale di ossigeno e l’ampliamento della capacità polmonare, sia per indurre un sorta di pulizia a livello emotivo, grazie alla vibrazione indotta dall’emissione della voce dal diaframma alla gola. Il che produce un massaggio interno simile a quello che si autoprovocano i monaci tibetani predisponendosi alla meditazione, cantando i loro mantra. Grazie all’innalzamento dei livelli di melatonina, adrenalina e noradrenalina nel sangue attraverso i diversi approcci terapici con la musica si possono migliorare i ritmi del sonno e dell’appetito e anche nella fase di recupero dopo interventi chirurgici e traumi, la musica si è rivelata efficace. Basti citare per tutti lo studio condotto presso il dipartimento di Medicina e Cura di Linkoping, in Svezia. Qui le pazienti isterectomizzate che sono state sottoposte a musicoterapia di gruppo, hanno provato meno dolore e si sono rimesse più rapidamente delle altre.
L’effetto più evidente e immediato dell’ascolto o della produzione musicale dunque, sembrerebbe essere quello di prevenzione e contenimento di tutte le patologie da stress. O che possono essere attivate dallo stress come la goccia che fa traboccare il vaso. In questo senso può essere un valido spunto di riflessione quanto sostenuto tra gli altri da David Spiegel e Sandra Sephton, ricercatori del Centro Medico della University di Stanford, che hanno individuato una stretta correlazione tra la quiete mentale e il rapido recupero organico tra i malati di tumore, come hanno spiegato in un articolo pubblicato su “Brain, Behaviour and Immunity”. Essendo, inoltre, la buona qualità del sonno fondamentale per il paziente oncologico, l’effetto rilassante della musica potrebbe costituire un valido aiuto: efficace e senza effetti collaterali. I giusti ritmi nel sonno, infatti, mantengono equilibrata la produzione di idrocortisone (ormone implicato nella regolazione delle attività cellulari e delle difese immunitarie). Lo dimostra uno studio sempre di Spiegel e Sephton che rivela come pazienti affette da cancro alla mammella con una produzione di idrocortisone sfasata (che raggiunge il picco al pomeriggio anziché all’alba) avevano un’aspettativa di vita inferiore alle altre. Stesso dicasi per melatonina e cortisolo, altri due ormoni fondamentali per il mantenimento delle difese immunitarie ad un livello ottimale, anch’essi prodotti durante e grazie al sonno. Il primo, poi, svolge un doppio ruolo preventivo a livello tumorale per le donne regolando la produzione di estrogeni che, se in eccesso, possono accelerare la proliferazione cellulare a livello di ovaie e seno.
Insomma, se contenere e prevenire lo stress in musica è facile e piacevole perché non provare? Anche se non basta a guarire, certo aiuta a stare meglio.

Per saperne di più
F.I.M. (Federazione Italiana Musicoterapeuti) tel. 035 570658
Fed.I.M. onlus (Federazione Italiana di Musicoterapia) tel. 06 58334006
L’Albero (Associazione per l’educazione al movimento, Centro di Ricerca e Formazione Terapie Complementari) tel. 02 70004070.

L’effetto Mozart esiste
Gli studi sull’efficacia della musica mozartiana per ristabilire l’umore e migliorare la performance biochimica dell’organismo, sono iniziati nel 1993 quando si è cominciato a parlare dell’“Effetto Mozart” grazie a un articolo di G. Shaw e F. Rauscher. Sono ricercatori della University of California di Irvine, secondo i quali gli studenti che ascoltavano anche solo per 10 minuti un brano (l’Allegro con spirito della Sonata per 2 pianoforte in re maggiore K 448 di W. A. Mozart) erano molto più rapidi ed efficienti nello svolgimento di compiti cognitivi rispetto ad altri. Ora una ricerca effettuata dal Mind Institute di Costa Meza in California, pubblicata su “Neurological Research” confermerebbe ancora una volta i benefici effetti delle composizioni mozartiane. Due gruppi di topolini sono stati sottoposti all’ascolto sistematico rispettivamente della Sonata di Mozart K448 e del brano “Per Elisa” di Beethoven, per 12 ore al giorno per 10 settimane. Dopo 6 ore di silenzio sono state testate le funzioni cognitive di apprendimento e memoria di ogni gruppo di roditori con il classico test del labirinto. I topolini “mozartiani”, oltre a compiere un minor numero di errori, si sono rivelati anche più veloci nell’eseguire i test. Due anni fa, inoltre, è stato pubblicato su “Nature” uno studio dell’Università di Oshkosh di Wisconsin, sotto la direzione della dottoressa Rauscher, secondo il quale le note di Mozart potrebbero aiutare a rallentare gli effetti neurodegenerativi di malattie come il morbo di Alzheimer o di Parkinson perché la musica favorisce la formazione di nuove sinapsi e quindi migliora la memorizzazione. Osservando i topi di laboratorio, infatti, i ricercatori statunitensi hanno scoperto che quelli esposti alla musica di Mozart, registravano una maggiore attività di alcuni geni: quello responsabile del fattore di crescita neurale (BDNF), quello che rilascia una sostanza che favorisce l’apprendimento e la memoria (CREB) e quello che produce la sinapsina I, una proteina che stimola la formazione di collegamenti tra neuroni. In effetti pazienti con la malattia di Alzhaimer hanno una prestazione migliore in attività spaziali e sociali dopo l’ascolto di Mozart, mentre in gravi pazienti epilettici esso rallenta l’attività elettrica associata agli attacchi, cosa che non succede con altri tipi di musica (approfondimenti su http://www.uwosh.edu/departments/psychology/rauscher.htm)

Allenamento in musica. La Mozart fitness.
Rilassarsi tonificando la muscolatura e liberando la creatività: sono questi gli obiettivi che si pone una nuova disciplina made in Italy, incentrata sulla musica mozartiana. Non a caso di chiama Mozart fitness ed è stata ideata dal chinesiologo ed osteopata di Rovereto Marco Brazzo, calibrando esercizi che sciolgono le contratture e che prevengono il mal di schiena a movimenti armonici che allungano la muscolatura. È quindi utile per migliorare l’elasticità del corpo e della mente. La disciplina consiste in esercizi a corpo libero che cominciano con un momento di raccoglimento in ascolto musicale per acuire la percezione di sé, per finire con il recupero defatigante passando per la fase aerobica. La Mozart fitness è adatta a tutte le età, non è faticosa tanto che la possono praticare anche soggetti convalescenti o affetti da patologie cardiache, migliora la postura e allontana lo stress grazie alle melodie di sottofondo che hanno un ritmo fisiologico, simile a quello del respiro o del battito cardiaco.
Una sessione tipo, di un’ora circa prevede, per esempio, il seguente abbinamento esercizi-musica:

  • ascolto di sé sdraiati o seduti in posizione comoda - I tempo della sinfonia n.41 Jupiter KV 551
  • scioglimento delle articolazioni - I tempo concerto n.17 per pianoforte e orchestra KV 453
  • corsa, salto alla corda o cyclette per allenamento aerobico - aria “Tutte col cor vi sento” dal I atto di Idomeneo
  • esercizi posturali per il busto a carponi abbinati alla respirazione diaframmatica - III tempo rondò del concerto per clarinetto e orchestra KV 662
  • defaticamento da supini con le braccia aperte e le gambe piegate portando alternativamente le ginocchia a terra da un lato e girando il capo dall’altro - aria “Là ci darem la mano” dal I atto del Don Giovanni.

Come spiega lo stesso Marco Brazzo, "la differenza tra musicoterapia tout court e la Mozart Fitness è che la prima è consigliata per curare, la seconda per mantenere la salute psico-fisica. La giusta musica in generale sostiene il sistema corpo mente di tutti gli individui, malati e sani, ed è utile sia a scopo preventivo che a scopo palliativo, abbinata chiaramente alle terapie del caso. Tono-timbro-intensità e ritmo adatti, infatti, stimolano inevitabilmente, per mezzo del nervo acustico, tutti gli organismi che la ascoltano (anche se non piace) e quindi potenzia gli effetti di ogni proposta educativa, rieducativa e riabilitativa".
Gli esercizi e gli abbinamenti musicali sono pubblicati sul manuale “Mozart fitness. Guida all’igiene motoria con la musica di Wolfgang Amadeus Mozart” di Marco Brazzo (edizioni Demetra). Si organizzano anche stage in tutta Italia. Informazioni tel. 0464 423510, www.marco brazzo.it

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