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Bortezomib: nuovo farmaco contro il neuroblastoma
Lara Bettinzoli, N. 12 dicembre 2006
In meno di due anni, il farmaco Bortezomib, che possiede una potente attività antitumorale verso differenti neoplasie delladulto, verrà utilizzato per la cura dei bambini affetti da neuroblastoma. E stata infatti scoperta una sua nuova azione terapeutica dai ricercatori che operano presso lIstituto Giannina Gaslini di Genova.
Gabriella Pagnan e Fabio Pastorino, ricercatori della Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, Chiara Brignole ricercatrice della Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e Danilo Marimpietri, coordinati dal Professor Mirco Ponzoni del Laboratorio di oncologia dellIstituto Giannina Gaslini di Genova, hanno esaminato gli effetti farmacologici del Bortezomib sulla proliferazione e sulla morte delle cellule di neuroblastoma, neoplasia che origina dalla cresta neurale e rappresenta il tumore extra-cranico più comune dellinfanzia.
L'idea di base è stata quella di adottare un farmaco già conosciuto ma utilizzato per altre patologie, e sperimentarlo anche sui bambini affetti da neuroblastoma: sperimentazione che ha fornito ottimi risultati.
Sentiamo direttamente dallequipe di ricercatori che operano presso lIstituto Giannina Gaslini come sono giunti a una tale scoperta e in quale fase di sperimentazione è il farmaco.
Il trattamento standard per il Neuroblastoma
Il trattamento standard per il Neuroblastoma è basato sulla chemioterapia combinata di farmaci quali Doxorubicina, Vincristina, Ciclofosfammide, Cisplatino e Carboplatino, ma col tempo la malattia può diventare chemio-resistente e spesso fatale. Pazienti con malattia metastatica e con età maggiore dellanno alla diagnosi hanno esiti sfavorevoli, anche se sottoposti a chemioterapia ad alte dosi, seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche: infatti, la lungo-sopravvivenza è soltanto del 25%. Diversi sforzi sono stati fatti per sradicare la malattia minima residua dopo megaterapia e trapianto autologo, impiegando agenti differenzianti, come i derivati dellacido retinoico, o mediante immunoterapia con interleuchina 2 (IL2) ed anticorpi monoclonali, osservando dei miglioramenti, senza, però, benefici definitivi. Inoltre, circa un terzo dei bambini con Neuroblastoma ad alto rischio non rispondono a terapia di prima linea: la probabilità di cura, in questi casi, è molto bassa (inferiore al 5%) e non esiste ancora una terapia standard riconosciuta per il trattamento. I rari pazienti adulti (di età compresa fra i 18 e i 30 anni) , spesso già trattati, vengono inclusi negli stessi protocolli terapeutici dei bambini ma, pur avendo un andamento più lento, presentano risultati ancor meno soddisfacenti.
Nuovi approcci terapeutici
Così, nuovi approcci terapeutici sono necessari per curare la maggior parte di bambini con Neuroblastoma a stadio avanzato.
Approvato per il trattamento di pazienti con mieloma multiplo, refrattario o in fase di ricaduta, nel maggio 2003 dalla US Food and Drug Administration e nellaprile 2004 dal Committee for Proprietary Medicinal Products dellUnione Europea, il Bortezomib ha dimostrato la sua efficacia antitumorale in vitro ed in vivo in diversi tumori solidi umani, come quelli a livello del rene, colon, polmone, prostata e fegato, oltre al melanoma ed al glioblastoma: molti protocolli clinici di fase II, includenti il Bortezomib, sono attualmente in corso per il trattamento di queste neoplasie.
Tuttavia, soltanto pochi studi hanno esaminato la sensibilità dei tumori pediatrici a questo farmaco: uno studio di fase I , svolto in America e pubblicato nel 2004 sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Clinical Oncology, condotto in bambini con tumori solidi (tra cui due pazienti affetti da Neuroblastoma), ha rivelato una buona tollerabilità del Bortezomib ad un dosaggio simile a quello somministrabile agli adulti ed una tossicità sistemica ematologica trascurabile.
Azione terapeutica del Bortezomib
Il Bortezomib (Velcade TM/PS341) è un inibitore altamente specifico e reversibile dellattività enzimatica del proteasoma 26S. Il Bortezomib è dipeptide dellacido boronico, con basso peso molecolare e solubile in acqua, che si lega al proteasoma con alta affinità e si dissocia lentamente, impartendo una inibizione stabile ma reversibile (in 72 ore) dellattività proteasomica.
Il proteasoma, insieme allubiquitina, rappresenta un complesso sistema proteico, responsabile della sintesi/degradazione (turnover proteico) della maggior parte della proteine intracellulari delle cellule eucariotiche. La sua funzione è essenziale per lo svolgimento di molti processi cellulari, come risposta allo stress, processazione dellantigene, trasduzione del segnale, regolazione della trascrizione dei geni, riparo dei danni al DNA ed induzione di apoptosi (o morte cellulare programmata).
Il Bortezomib, riportato da altri autori essere un inibitore della crescita cellulare ed induttore di apoptosi in tumori di origine neuroectodermica, quali il melanoma, sia in vitro sia in modelli animali, risulta essere vantaggioso nel trattamento del Neuroblastoma per vari motivi. In primis, i meccanismi di azione (diretta induzione di morte cellulare tumorale ed effetti anti-angiogenici sul sistema vascolare tumorale), attraverso i quali gli inibitori del proteasoma inibiscono la tumorigenesi, differiscono da quelli di farmaci comunemente usati nella terapia del Neuroblastoma Pertanto, gli inibitori del proteasoma possono avere un effetto additivo od anche sinergico, quando utilizzati in combinazione con altri chemioterapici. Secondariamente, il Bortezomib non rappresenta un substrato per le proteine di membrana, adibite allefflusso delle sostanze farmacologiche dalla cellula, come le proteine associate alla cosiddetta multi-drug resistance o MDR (resistenza plurima a farmaci differenti), che compare anche in corso di terapia del Neuroblastoma. Inoltre, le cellule di Neuroblastoma sono altamente sensibili ai farmaci anti-angiogenici.
Risultati dello studio dei ricercatori dellIstituto Giannina Gaslini e della Fondazione Neuroblastoma
A seguito dei nostri studi abbiamo dimostrato che il Bortezomib inibisce la proliferazione e la formazione di colonie di linee cellulari di Neuroblastoma in maniera dose - e tempo- dipendente. Inoltre, le cellule, così trattate, arrestavano il loro ciclo cellulare in fase G2/M, andando in apoptosi ed inducendo unattivazione di caspasi (famiglia di proteasi che caratterizza questo tipo di morte cellulare) da due a cinque volte superiore a quella riscontrata nella controparte cellulare non trattata.
Risultati simili sono stati ottenuti con cellule primarie di Neuroblastoma (ovvero cellule tumorali prelevate dal midollo osseo di pazienti con Neuroblastoma metastatico), esposte al farmaco.
Il Bortezomib è in grado di inibire il processo angiogenico in vivo valutato mediante uno specifico test, che utilizza la membrana corionallantoidea di embrione di pollo impiantata con terreno di coltura di linee cellulari di Neuroblastoma, o con frammenti bioptici di Neuroblastoma umano o di Neuroblastoma umano xeno-trapiantato in topi immunodepressi. Infine, nei modelli sperimentali animali, i topi trattati con Bortezomib sopravvivevano più a lungo ed in modo statisticamente significativo rispetto ai topi non trattati, con effetti sistemici irrilevanti.
Pertanto, il Bortezomib inibisce la crescita e la sopravvivenza sia delle linee cellulari sia delle cellule primarie di Neuroblastoma umano, provocando scarsi effetti su cellule normali non tumorali, come i fibroblasti. Tale inibizione di crescita è ottenibile a concentrazioni di farmaco inferiori a 10 nM, un livello facilmente raggiungibile in clinica. In contrasto, la concentrazione inibitoria di Bortezomib, efficace su fibroblasti normali umani, è superiore a 1 _M e a 100 nM per le cellule mononucleate del sangue periferico, suggerendo che il Bortezomib esplica azione citotossica preferenzialmente su cellule tumorali.
Approfondite valutazioni
Attualmente è in corso di valutazione da parte della ditta fornitrice del farmaco (Millenium Pharmaceuticals Inc, Cambridge, MA) una proposta di studio di fase I-II del Bortezomib in pazienti affetti da Neuroblastoma in stadio avanzato, coordinato per la parte clinica dal Dr. Alberto Garaventa, del Dip. di Ematologia/Oncologia Pediatrica dellIstituto G.Gaslini, Genova e per la parte di ricerca biologica dal Dr. Mirco Ponzoni, del Modulo Dipartimentale di terapie differenziative-Lab. Oncologia, del sopraccitato istituto. Qualora il giudizio della ditta fosse favorevole dovrà essere definito il protocollo di studio e sottoposto al Comitato Etico dellIstituto G. Gaslini e di alcuni altri centri partecipanti allo studio. Se anche questi non avranno obiezioni è possibile ipotizzare lavvio clinico dello studio tra 1 anno circa.
In sintesi
Bortezomib (VELCADE/PS 341) spiega la Dott.ssa Pagnan della Fondazione Neuroblastoma - è un dipeptide dellacido boronico, con basso peso molecolare e solubile in acqua ed è un inibitore altamente selettivo e reversibile dellattività enzimatica del proteasoma 26S.
Approvato dalla FDA nel 2003 per il trattamento del mieloma multiplo, ha dimostrato efficacia in diversi tumori umani: causa arresto della crescita cellulare, apoptosi e antiangiogenesi nel Neuroblastoma umano.
Scopo del lavoro dei ricercatori
Verificare lattività anti-tumorale del farmaco nel neuroblastoma in vitro e in vivo.
Si è scoperto che il Bortezomib inibisce la proliferazione, la crescita in colonie ed induce morte cellulare in linee cellulari di Neuroblastom ed induce blocco della fase G2-M del ciclo cellulare e apoptosi cellulare.
Il neuroblastoma
Il neuroblastoma (NBL) appartenente al gruppo delle malattie rare è considerata la prima causa di morte per malattia in età prescolare e rappresenta il tumore solido più frequente nei soggetti d'età inferiore ai cinque anni. E un tumore dell'infanzia che ha origine nel sistema nervoso simpatico e si presenta, nella maggior parte dei casi, con metastasi allo scheletro e al midollo.
Nell'età pediatrica è la terza forma tumorale per frequenza dopo le leucemie e i tumori cerebrali. In Italia vengono diagnosticati circa 150 nuovi casi ogni anno, il 93 per cento dei neuroblastomi è diagnosticato prima dei 6 anni, ed un terzo prima dell'anno di età.
I sintomi
I sintomi più diffusi della malattia sono: febbri, anemia, inappetenza, ecchimosi intorno alle orbite. Il neuroblastoma può comprimere il midollo spinale, con conseguente paralisi. In casi rari il bambino può presentare diarrea acquosa, movimenti muscolari scoordinati o a scatti o movimenti oculari incontrollati.
Cosa colpisce
Può colpire i gangli simpatici paraspinali (potendo comparire in qualsiasi tratto della colonna vertebrale: addominale e toracica), e la ghiandola surrenale (presentandosi come una tumefazione addominale) .
Le metastasi, frequenti e precoci, colpiscono le ossa, i linfonodi, il fegato e il midollo osseo.
Limportanza di una diagnosi precoce
Come per tutte le neoplasie, la diagnosi precoce può riscontrare il tumore in fase iniziale e quindi favorire il buon esito dellazione terapeutica e della guarigione. La diagnosi di Neuroblastoma è una fase importante per stabilire il grado di estensione della malattia e decidere la cura appropriata che va eseguita e confermata in un centro di ricerca specializzato, effettuando analisi mirate.
Purtroppo, mentre in altri tumori infantili sono stati fatti significativi passi in avanti sotto il profilo terapeutico, nel neuroblastoma il progresso è stato modesto; grazie a questa nuova scoperta si potrebbe però avere uno sviluppo significativo nella cura.
Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma O.N.L.U.S.
Sede legale: Istituto G. Gaslini
Largo G. Gaslini, 5 - 16148 GENOVA
Tel. 010.6018938 - Fax. 010.6018961
Numero Verde 800.91.00.56
E-mail: fondazione@neuroblastoma.org
La Fondazione finanzia da diversi anni progetti di ricerca molto importanti per ottenere risultati nella lotta al Neuroblastoma, nello specifico sostiene studi volti a:
- trovare nuove strategie terapeutiche;
- individuare i meccanismi di genesi e sviluppo tumorale;
- individuare le anomalie genetiche correlate allo sviluppo della malattia, che sono principalmente: l'amplificazione del gene MYCN e la delezione del cromosoma 1p36, la delezione del cromosoma 11q, la delezione del cromosoma 14q, i recettori delle neurotrofine, i recettori della somatostatina;
- individuare le molecole che agiscano selettivamente sulle cellule tumorali, risparmiando i tessuti normali;
- individuare i marcatori prognostici;
- studiare la casistica in Italia;
- effettuare una corretta e tempestiva diagnosi al fine di individuare lapproccio terapeutico mirato;
- individuare i farmaci che abbiano come bersaglio i geni, le molecole e i meccanismi che stanno alla base della cancerogenesi (fattori di crescita, angiogenesi, ossia lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni, ecc.);
- veicolare i farmaci "tradizionali" al tumore in modo selettivo.
La Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma O.N.L.U.S. finanzia anche un progetto sul Neuroblastoma familiare, mirante ad identificare il gene responsabile di questa malattia. Lo studio sull'influenza dei fattori ambientali nello sviluppo del Neuroblastoma è iniziato solamente nel 1999 grazie ad uno sforzo congiunto della Fondazione e dell'AIRC. Il SETIL (Studio Epidemiologico sui Tumori Infantili e Leucemie) sta indagando in un altro senso per scoprire se nelle famiglie in cui un bambino si è ammalato di Neuroblastoma o di leucemia, esistono con maggior frequenza, rispetto alla media, esposizioni a fattori ambientali nocivi (pesticidi, solventi chimici, traffico veicolare, campi elettromagnetici, etc.) o se la famiglia stessa è caratterizzata dalla presenza di casi di tumori. La Fondazione si è fatta promotrice anche di un'ulteriore indagine epidemiologica mirante a conoscere la storia familiare ed alcuni dati sulle attività lavorative dei genitori nelle famiglie sostenitrici la Fondazione stessa che hanno avuto un figlio malato di Neuroblastoma. Questa raccolta dati è molto importante perché, cosa non possibile con lo studio SETIL, si possono studiare con maggior precisione gli alberi genealogici delle famiglie raccogliendo informazioni anche su possibili malattie comparse nei parenti del bambino dopo la diagnosi del Neuroblastoma. Dunque si è arrivati alla consapevolezza che a favore della comparsa della malattia giocano fattori genetici, grazie alla cosiddetta ricerca di base che produce importanti risultati per la clinica.
Indirizzi utili
Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta
via Celoria, 11 - 20133 Milano
Centralino: 02 23941
www.istituto-besta.it
Azienda Ospedaliero-Universitaria di Verona
Piazzale A. Stefani 1 - 37126 Verona
Centralino: 045 8071111
Prenotazioni/informazioni: 045 807.3200-4086-2178-4848
www.ospedaliverona.it
Per approfondimenti
www.neuroblastoma.org
www.tumoricerebralipediatrici.org
www.oncolink.com
Introduzione ai tipi di tumore, al loro trattamento, alla prevenzione, trial clinici; congressi, bibliografia, recensione di libri; sezione specifica per i bambini; in inglese.
www.mdanderson.org
Sito dedicato ai tumori in età pediatrica, informazioni per i familiari, programmi e servizi, bibliografia, ricerche, bibliografia, in inglese.
http://www.iodomani.it
Io Domani - Associazione Lotta contro i Tumori Infantili
Sito dell'Associazione Lotta contro i Tumori Infantili in cui sono spiegate le finalità, le attività e i recapiti dell'associazione.
http://www.giocoestudio.it
Sito contente suggerimenti ed informazioni utili per bambini che debbano essere ricoverati in ospedale.
http://www.monkey-boy.com/melinda/
Pagina realizzata da una ragazza malata di cancro dedicata ai bambini affetti da tumore.
http://www.squirreltales.com/
Pagine dedicate a genitori di bambini malati di tumore.
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