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Novità per il cancro al seno
Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2007
Di tumore alla mammella si può guarire. La strada è quella genetica. Ad annunciarlo sono stati gli esperti mondiali presenti alla V Conferenza Europea (European Breast Cancer Conference) che ha tenuto il passo con le altre edizioni. Intanto, dopo ben 15 anni, la presidenza del Congresso è toccata a un chirurgo italiano, Alberto Costa, della Fondazione Maugeri di Pavia. E poi la partecipazione, come mai prima, di medici, infermieri e pazienti. Sono stati quasi cinquemila presenze, in un avvicendarsi di messaggi forti.
"In Europa si ammala una donna su dieci ma, se c'è una sorella o una madre malata", ha sottolineato il professor Costa, "allora la percentuale sale a una su cinque. Dobbiamo porre più attenzione alla predisposizione genetica oltre che al fattore ormonale. Il futuro prossimo è conoscere la "firma" del tumore. I geni coinvolti sono 72". La mappa genetica della neoplasia aiuterà gli oncologi a scegliere la cura migliore. "L'individuazione dei geni è fondamentale nei casi con metastasi", ha spiegato il professor Francesco Cognetti, direttore scientifico dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. "Per questo è auspicabile la nascita di banche dati genetiche".
Presentato da quattro tra le maggiori Associazioni di pazienti che si occupano di tumore al seno, il "Nice manifesto" segnala sette traguardi da raggiungere. In testa, migliorare qualità e quantità dei programmi di screening in Europa. In due parole: chiamare le donne in qualunque modo e assicurare loro un buon esame mammografico. "Sopravvivenza e guarigioni sono in salita ma la malattia è in aumento. Dobbiamo allargare capillarmente i programmi di screening con la creazione di strutture dedicate", ha puntualizzato Cognetti. "Se le liste d'attesa sono un problema, bisognerà distinguere gli accessi: da una parte, le pazienti in cura; dall'altra, i controlli periodici delle donne sane".
Il tumore del seno è la prima causa di decesso femminile fra i 35 e i 44 anni; l'Italia è quarta con 36.634 casi, dopo Germania, Francia e Inghilterra, ma aumentano i nuovi casi tra le giovani. E il 30% di tutte le nuove diagnosi riguarda donne sopra i 65 anni. Dai 45 anni in giù, l'età resta un fattore di rischio indipendente. Sembra che la giovinezza influisca più di ogni altro fattore sulla probabilità di sopravvivenza; come e quanto bisognerà indagarlo. La malattia è guaribile. "Si tratta di decidere. Magari un farmaco più tossico interferisce sulla qualità di vita per un periodo ma è più efficace", ha osservato il dottor Luca Gianni, ricercatore all'Istituto Tumori di Milano. "Sapere se la terapia avrà o meno successo è il prossimo passo con test predittivi molecolari".
Sempre più pazienti dopo l'intervento sono sottoposte a cure che tentano di bloccare eventuali ricadute, la cosiddetta terapia adiuvante. La scelta è tra inibitori delle aromatasi (letrozolo, anastrozolo, exemestone) nei tumori ormono-dipendenti che riducono il rischio di recidiva, taxani (taxotere, taxolo) adatti ai tumori sensibili alla chemio, che sono gestiti sempre meglio e usati, come il docetaxel della Sanofi-Aventis, in combinazione con altri farmaci. Per esempio, c'è il trastuzumab, anticorpo monoclonale, che nei tumori mammari con sovraespressione del recettore Her 2 dimezza il rischio di recidiva. "La varietà terapeutica è una ricchezza", ha chiarito il dottor Paolo Pronzato, oncologo all'ospedale S. Andrea di La Spezia, "perché aiuta a valorizzare la donna". Tra qualche mese uscirà, in inglese e francese, il primo dizionario del tumore al seno per medici: 3.000 termini e 1.200 concetti nuovi per esprimere angosce e timori.
E ancora. Dalla Gran Bretagna sono in arrivo due novità per combattere il cancro al seno: 1) un nuovo farmaco di prevenzione, per il quale si comincia la sperimentazione; 2) un manichino messo a punto per consentire alle donne di imparare a riconoscere, con l'autopalpazione, noduli pericolosi. Grandi speranze accompagnano, quindi, l'inizio di un esperimento che coinvolge otto Paesi, lanciato dal Cancer Research UK a Londra, in cui 10.000 donne proveranno il farmaco a base di anastrozolo per prevenire il cancro al seno. I medici, come hanno ricordato sul quotidiano The Independent, ipotizzano che il medicinale possa dimezzare l'incidenza della malattia mortale. "La nostra meta è di avere un mondo senza cancro al seno" ha annunciato il professor John Forbes, coordinatore dell'esperimento in Australia e Nuova Zelanda."Questa meta è adesso plausibile". Gli esperimenti preliminari indicano, infatti, che il farmaco potrebbe prevenire anche il 70% di casi di cancro al seno. Questa malattia è molto comune: soltanto in Gran Bretagna ci sono più di 40.000 casi all'anno e i numeri sono in crescita.
Il professor Jack Cuzick, a capo dell'iniziativa, ha ricordato che la grande sfida è proprio quella di prevenire il cancro al seno: non conoscendo le cause, è molto difficile prevenirlo. Il medicinale a base di anastrozolo è stato approvato nel 1995 e, inizialmente, era prescritto per casi avanzati di cancro al seno. Da un anno viene prescritto anche per i primi stadi della malattia. Il farmaco è stato salutato come il più forte avanzamento nella guerra contro il cancro al seno, da almeno 25 anni. Il professor Cuzick ha ricordato che per il momento il medicinale sembra essere efficiente almeno quanto il tamoxifene (il farmaco più usato per prevenire il cancro al seno) nel prevenire la malattia. Il farmaco agisce bloccando gli effetti degli ormoni estrogeni sul seno, ma riesce a mantenere gli effetti benefici dell'ormone sulle ossa. Ancora non si conoscono gli effetti collaterali a lungo termine del farmaco: parte del nuovo esperimento sarà proprio quella di tenere sotto controllo eventuali effetti sulle ossa e sulle facoltà mentali. Il reclutamento di volontari per la sperimentazione è già iniziata: sono donne tra i 40 e i 70 anni in postmenopausa, con casi di cancro al seno in famiglia.
La dottoressa Kate Law di Cancer Research UK ha sottolineato: "L'anastrozolo sembra darci molte speranze. Ma l'unico modo per capire se sarà effettivamente in grado di soddisfare le nostre aspettative è fare tale esperimento su grande scala. Se il farmaco si rivela all'altezza delle nostre speranze, allora migliaia di casi potrebbero essere prevenuti solo in Gran Bretagna".
L'altra novità è il manichino "soft" creato dagli scienziati britannici per combattere il tumore al seno. La speciale "bambola" di plastica è stata realizzata per aiutare le donne a riconoscere la presenza di lesioni "sospette" durante l'autopalpazione. Questo perché, toccando il seno del manichino, si ha un'idea precisa di come si presentano al tatto i noduli potenzialmente pericolosi. Una soluzione utile per le donne, spiegano i ricercatori dell'Università di Warwick, specie quelle con difficoltà di apprendimento. Tanto che ora gli scienziati stanno studiando una versione maschile, per aiutare gli uomini a riconoscere i segni del tumore ai testicoli. A chiedere aiuto ai ricercatori è stato un gruppo di infermiere. Si cercava un ausilio per spiegare la tecnica dell'autopalpazione a donne con difficoltà di lettura, che non comprendevano le indicazioni scritte su opuscoli e manuali per la salute 'in rosa'. Il manichino consiste in un torso di fibra di vetro a cui possono essere applicate quattro diverse paia di protesi mammarie. Tre di queste presentano qualche lesione sospetta. Gli impianti sono in silicone e l'intero torso è coperto di latex, una sorta di pelle artificiale che lo rende naturale al tatto. La validità del manichino è stata già testata e i primi risultati sono positivi, come riferisce la Bbc online. Disegnato dagli scienziati, il prototipo della "modella anti-tumore" è stato realizzato dalla Micron Machining che sta cercando fondi per mettere il manichino in produzione.
In tutto l'occidente il tumore al seno è il primo tumore femminile per numero di casi, e la sua incidenza è in costante aumento, tanto da essere considerato alla stregua di una vera e propria malattia sociale. In Italia, i nuovi casi di cancro al seno sono aumentati a oltre 36.000 lanno (collocandoci al quarto posto in Europa per incidenza della malattia dopo Germania, Francia e Regno Unito). Sono però diminuiti i decessi (circa 11.000). Uno studio inglese, pubblicato sul "British Journal of Cancer", che ha confrontato la mortalità per tumore alla mammella in 5 Paesi europei tra cui l'Italia, ha dimostrato che i decessi nella nostra nazione (25 donne ogni 100 mila) sono inferiori rispetto a Olanda (33), Inghilterra (30) e Francia (27).
"La terapia sempre più innovativa sta compiendo passi significativi per sconfiggere la malattia", ha dichiarato il professor Francesco Schittulli, senologo-chirurgo e presidente nazionale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. "Attualmente la diagnosi precoce resta larma più efficace. E questo soprattutto grazie alleco-mammografia. Il tumore al seno, infatti, eccezionale sotto i 20 anni, raro tra i 20 e i 29 anni, diventa invece sempre più frequente a partire dai 30 anni, raggiungendo i valori di incidenza più alti nel periodo peri-post menopausale, ovvero tra i 45 e i 60 anni, dimostrando, così, un relativo aumento con il progredire delletà. Affinché risulti efficace, la diagnosi precoce deve essere praticata con regolarità e secondo precise indicazioni, diventando parte integrante delle abitudini di vita della donna. Per questo, durante il mese di ottobre, la LILT ha messo a disposizione le proprie risorse e, grazie al coinvolgimento dei propri medici e dei volontari, i 391 ambulatori (la maggior parte dei quali allinterno delle sue 103 Sezioni Provinciali) sono rimasti aperti per offrire alle donne visite ed esami senologici. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che solo con unadeguata e opportuna anticipazione diagnostica si ha la possibilità di vincere il tumore al seno, in più del 90% dei casi. Ci auguriamo che questanno, ancor più che in passato, la campagna Nastro Rosa contribuisca a migliorare il benessere di tutte le donne italiane".
Questanno, madrina della campagna è Livia Azzariti, conduttrice televisiva e testimonial della LILT: "In attesa che la ricerca ci consegni, finalmente, la cura per ogni tipo di neoplasia, la prevenzione è lunica, vera, arma contro il tumore. E di questo ne sono assolutamente convinta: come donna, ma anche come medico e come divulgatrice di informazioni medico-scientifiche. Ecco perché mi auguro che i media specie la televisione, così ricca di spazi contenitori pensati e realizzati per un vasto pubblico femminile possano sempre più diventare una cassa di risonanza per le tematiche della prevenzione, sensibilizzando tutte le donne ad accostarsi senza reticenze ai controlli necessari, come alle campagne di screening, e contribuendo a salvare un numero sempre più alto di vite. Nella battaglia contro il tumore al seno, inoltre, è importante avere le armi giuste, che significa avere a disposizione le informazioni più aggiornate, potersi sottoporre ai controlli diagnostici specifici per ogni età, ma anche sostenere lattività di chi, proprio come la LILT, si impegna per un grande, e speriamo ormai prossimo risultato: sconfiggere questo male in maniera davvero definitiva".
Un nuovo farmaco per curare il tumore al seno
Tumore al seno: novità per le donne in post menopausa. Dopo Stati Uniti e altri Paesi europei, anche in Italia è stata ampliata lindicazione terapeutica di anastrozolo a tutte le donne in post menopausa, con tumore al seno in stadio precoce con recettori ormonosensibili, dopo l'intervento chirurgico Si tratta di un farmaco indicato nel trattamento adiuvante che appartiene alla classe degli inibitori dell'aromatasi. Questi è lenzima responsabile nella donna in post menopausa della produzione di estrogeni. Grazie a questa azione, l'anastrozolo è in grado di diminuire la quantità di estrogeni in circolo nellorganismo, bloccando la proliferazione delle cellule tumorali dotate di recettori ormonali.
Per arrivare alla definizione di queste azioni terapeutiche, un ruolo importante lo ha avuto lo studio ATAC, una ricerca condotta su scala mondiale che ha dimostrato come, nelle donne con tumore della mammella ormonosensibile, l'anastrozolo abbia migliori qualità in confronto a tamoxifene (sino ad ora riconosciuto come il farmaco più attivo in questo tipo di pazienti).
Si parla, infatti, di un aumento del 17% della sopravvivenza libera da malattia, di un aumento del 26% del tempo alla ricomparsa della recidiva e di una riduzione del 53% dellinsorgenza di tumori nellaltra mammella. Oltre ai successi della terapia farmacologica ci sono novità in campo radioterapeutico. Infatti "sono 2.350 le donne italiane che, con la mia équipe all'Istituto Europeo di Oncologia, ho sottoposto alla radioterapia durante l'intervento per il tumore al seno. Lo studio è ancora in corso ma posso anticipare, con soddisfazione, che i primi risultati sono molto positivi. Grazie a questa metodica, che consiste in tre minuti di radioterapia in sala operatoria durante l'operazione di asportazione del tumore alla mammella, la donna evita di doversi sottoporre successivamente a lunghi cicli di radioterapia. Un grande vantaggio per tutte le donne ma, in particolare, per quelle che abitano nelle zone disagiate o comunque lontane dai centri specializzati per la radioterapia". L'annuncio è stato dato dall'oncologo Umberto Veronesi che sulla tematica ha tenuto una Lectio Magistralis in occasione dell'82° Congresso della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia che, sotto la presidenza dei professori Massimo Moscarini e Antonio Castellano, si è svolto a Roma. Come ha sottolineato il professor Veronesi, "Purtroppo sono a conoscenza di donne che, non potendo raggiungere questi centri, sono costrette a chiedere la mastectomia. Con questa metodica siamo riusciti in 700 donne operate per tumore al seno, nonostante la mastectomia estesa, a preservare l'integrità del capezzolo. Quest'ultimo è stato sottoposto a radioterapia mirata, sempre durante l'intervento". Poi, incontrando i giornalisti, il professor Veronesi ha ribadito di essere sicuro che il testamento biologico diventerà legge. Ha aggiunto che esso non è altro che il prolungamento del consenso informato.
Veronesi ha fatto il punto sulle nuove tecniche per il tumore del seno in un ampio excursus. Al termine del suo intervento, la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), l'Associazione Ginecologi Ostetrici Ospedalieri Italiani (AOGOI) e l'Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI) gli hanno consegnato un riconoscimento. "Con questo premio", hanno detto i ginecologi italiani, "la ginecologia italiana vuol riconoscere nella figura del professor Veronesi uno studioso che rappresenta un preciso riferimento per la gestione del corpo della donna, per la massima considerazione dell'integrità corporea, per il massimo rispetto della qualità della vita e della femminilità".
Speranze per la cura dei tumori cerebrali
Sono molte e importanti le novità emerse del Convegno Intraoperative Neurophysiological Monitoring in Neurosurgery Intracranial, svoltosi recentemente a Verona. Durante il Congresso, organizzato dall'équipe del prof. Gerosa (con il dottor Talacchi e il dottor Sala), grande attenzione è stata data alle nuove frontiere chirurgiche apertesi grazie all'utilizzo di nuove tecnologie applicate alla neurochirurgia e all'introduzione, ormai da alcuni anni, delle tecniche di indagine on-line in sala operatoria. In particolar modo, è stata sottolineata l'importanza del monitoraggio che consente di avere informazioni sulla funzione motoria durante l'operazione, in modo da garantire maggiore sicurezza nelle fasi in cui si opera in prossimità dei centri nervosi deputati al movimento. Sono stati presentati, inoltre, dati raccolti negli ultimi cinque anni relativi al trattamento chirurgico dei gliomi cerebrali, che costituiscono oltre il 50% di tutti i tumori cerebrali. I 2/3 sono maligni e, negli ultimi anni, essi hanno subìto un sensibile incremento di incidenza in tutti i Paesi occidentali. Gli studi presentati dal dottor Andrea Talacchi (Dipartimento di Scienze Neurologiche e della Visione, Università di Verona) e dal dottor. Hugues Duffau (Dipartimento di Neurochirurgia e Neurologia, Hôpital de la Salpêtrière di Parigi), sul trattamento dei gliomi ad alto grado e di quelli a basso grado rispettivamente, hanno evidenziato alcuni elementi di grande interesse.
In primo luogo, la percentuale dei pazienti con gliomi cerebrali giudicati inoperabili si è dimezzata, passando dal 45% al 20% circa dei casi; si è, inoltre, triplicato il numero dei casi nei quali si riesce a ottenere un'asportazione totale del tumore, anche in presenza dei gliomi più difficili da operare, quelli, cioè, nelle aree più nobili del cervello. Infine è stato evidenziato che i rischi operatori in questi interventi delicati si sono drasticamente abbassati, attestandosi su cifre analoghe a quelle ottenute con operazioni in altre aree del cervello (5% morbilità, 1% mortalità).
Queste importanti novità rappresentano un grande impulso per la scienza collegata, soprattutto per l'oncologica medica, che avrà casi clinici da affrontare con speranze sempre migliori, sia in termini oncologici sia di qualità di vita.
"Un altro elemento importante emerso dal Congresso è la necessità di dar vita a scambi culturali tra neurochirurghi, neurologi, neuroradiologi, neurofisiologi e anestesisti. La scienza, infatti, è diventata così ricca di informazioni che il confronto fra specialisti di diverse aree è fondamentale per ottenere importanti progressi. Solo andando in questa direzione si potrà sperare di conseguire risultati migliori per la cura dei gliomi cerebrali e di tutti gli altri tumori", ha chiarito il dottor Talacchi, neurochirurgo del Dipartimento di Scienze Neurologiche e della Visione, Università di Verona. "Non va, inoltre, dimenticato che il trattamento di questi pazienti richiede moltissime collaborazioni cliniche ed esami di ultima generazione, che solo pochi centri di riferimento sono in grado di assicurare".
Identificata una nuova proteina
L'identificazione della proteina Parl, che regola il ciclo di vita delle cellule fino all'apoptosi, ovvero al loro "spegnimento" programmato, potrebbe aprire nuovi orizzonti nella cura dei tumori. Con l'inibizione del gene che esprime la Parl, le cellule perdono infatti la capacità di modulare l'apoptosi, con un effetto di invecchiamento rapido e perdita delle loro funzionalità. La scoperta è dovuta a un gruppo di studio internazionale che ha messo a punto una nuova metodologia ricombinante in grado di modificare il ciclo di vita delle cellule.
"L'aver compreso la funzione della proteina Parl", ha dichiarato il coordinatore del progetto, il dottor Bart De Strooper, ricercatore associato al Flanders Institute for Biotechnology di Gent (Belgio), "ha aperto nuove strade per l'approfondimento di metodologie in grado di estinguere alcune cellule quasi a comando. Questa proteina, infatti, oltre a provvedere alla trasformazione delle sostanze nutritive nell'energia necessaria al sostentamento dei nuclei, è fortemente implicata nella regolazione del loro ciclo vitale, ivi compresa l'apoptosi, una sorta di spegnimento programmato delle loro funzionalità. Intendiamo, ora, cercare di mettere a punto processi bioingegneristici in grado di puntare al riconoscimento delle cellule cancerogene, alla loro mappatura genetica e al loro successivo spegnimento selettivo tramite l'inibizione della Parl".
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