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La ricerca biotecnologica avanza nella cura delle patologie oncologiche
Monica Melotti, N. 3 marzo 2007
La terapia antitumorale si evolve. I farmaci biotecnologici conquistano spazi
sempre più ampi e permettono di raggiungere ottimi risultati. Un forum
su queste nuove opzioni terapeutiche si è tenuto di recente a Roma ed
ha raggruppato tre grandi nomi dell’oncologia italiana: i professori
Leonardo Santi, Francesco Cognetti e Francesco Di Costanzo. I biotecnologici
sono farmaci intelligenti: altamente selettivi nei confronti delle cellule
tumorali, con un'insorgenza di effetti collaterali molto modesta, anche nel
caso di impiego prolungato. Questi farmaci hanno rivoluzionato la terapia oncologica,
soprattutto rendendo accettabili le chemioterapie e le radioterapie, risorse
fondamentali ma dagli effetti devastanti. Inoltre, intervenendo direttamente
sui meccanismi di sviluppo e proliferazione del tumore, risparmiano le cellule
sane. L’obbiettivo di qualsiasi terapia antitumorale è, infatti,
eliminare le cellule malate evitando la diffusione o la ricrescita della malattia.
Il futuro è nelle biotecnologie
Le biotecnologie sono tecnologie che utilizzano virus, batteri, lieviti, singole
cellule di organismi vegetali o animali modificando il loro DNA e forzandoli
ad acquisire caratteristiche oppure a produrre sostanze particolari. «I
farmaci biotecnologici sono ottenuti con procedimenti del tutto diversi dalla
tradizionale farmacologia chimica», dice Francesco Di Costanzo, direttore
del reparto di Oncologia medica dell’Ospedale Careggi di Firenze . «Si
ottengono per via biologica, ossia utilizzando cellule o loro parti, per ottenere
prodotti o processi utili. Si tratta di una versione ipertecnologica moderna
del principio per cui, fin dall'antichità, si ricorreva a processi biologici
per produrre il pane dai batteri del lievito, il formaggio dal caglio, la birra
e il vino da processi fermentativi. L'utilizzo di sistemi cellulari per la
produzione di farmaci biotecnologici implica procedimenti di alta ingegneria
genetica, destinati a intervenire sul DNA e a codificare quindi molecole identiche
da cui realizzare corrispondenti farmaci identici, selezionati per avere una
precisione terapeutica. La stessa conformazione della molecola di un farmaco
biotecnologico è notevolmente diversa da quella di un farmaco chimico.
La molecole biotecnologica è molto più complessa e voluminosa,
con una disposizione spaziale elaborata e perfettamente delineata, il che corrisponde
alla precisione della sua attività terapeutica». Gli oncologi
si aspettano molto dall'apporto dei farmaci biotecnologici. Un terzo delle
nuove molecole allo studio in tutto il mondo è di origine biotecnologica.
Nel 2010 saranno la metà e saranno destinate alla cura delle malattie
più importanti: tumori innanzitutto, ma anche malattie infettive e immunitarie
(fra cui l'Aids), patologie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche. «La
prospettiva più immediata per il futuro è quella di realizzare
farmaci biotecnologici capaci di interferire con la esaltata proliferazione
delle cellule tumorali», afferma Leonardo Santi, Presidente del Comitato
Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri. «L'entusiasmo per le biotecnologie però deve
essere sempre accompagnato dalla dovuta accortezza, in sede di ricerca e sperimentazione
clinica. Il meccanismo stesso di produzione implica processi di grande perfezione,
che hanno bisogno di conferme adeguate prima della disponibilità commerciale.
I farmaci biotecnologici vanno usati con saggezza e parsimonia, non possono
essere utilizzati in modo indiscriminato».
I tumori curabili
Gli anticorpi monoclonali sono realtà entrate stabilmente nella moderna
terapia oncologica. Altre molecole sono in corso di sperimentazione e aggiungeranno
nuove risorse. I tumori della mammella, del colon-retto, del polmone, dell'ovaio,
del pancreas, alcuni linfomi e leucemie sono quelli più favorevolmente
contrastabili da questi moderni farmaci. Ma anche altre aree terapeutiche -
artrite reumatoide, asma, osteoporosi, malattie infiammatorie croniche intestinali
- sono considerate obiettivi specifici delle terapie biotecnologiche avanzate. «L’importante è adottare
una scrupolosa selezione del paziente», dice Francesco Cognetti, Direttore
Scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma. « E’ un requisito
al quale potranno sempre meglio rispondere i farmaci biotecnologici, i quali
già oggi possiedono una specificità d'azione esclusiva su pazienti
dotati, per esempio, di un certo recettore. Questa selettività si estenderà in
futuro a nuovi prodotti, che saranno sempre più personalizzati, limitando
così al minimo gli inconvenienti e gli effetti indesiderati».
A questo proposito va ricordato, anche sulla scia di recenti polemiche sulla
responsabilità professionale dei medici, che sono stati stimati ogni
anno negli ospedali statunitensi circa centomila morti, imputabili a risposte
individuali impreviste del farmaco. Non si tratta quindi di errori medici,
bensì proprio di quella variabilità della risposta individuale
a un composto chimico previsto per curare, ma a cui i malati possono rispondere
in modo diverso l'uno dagli altri.
Il farmaco biotecnologico possiede invece il requisito, per certi aspetti rivoluzionario,
di una selettività e sicurezza finora impensate.
I biofarmaci più usati
Farmaci mirati con effetti collaterali minimi proprio perché la loro
azione è concentrata solo sulla malattia. Gli utilizzi di questi nuovi
medicinali includono la lotta ai tumori, le terapie di supporto in oncologia,
ma anche le infiammazioni articolari gravi, le malattie neurologiche, dell’apparato
respiratorio e cardiaco, le infezioni. Un ruolo particolarmente rilevante è quello
degli anticorpi monoclonali, impiegati non soltanto come specifici antitumorali
ma anche, come nel caso del denosumab, nell’osteoporosi post-menopausa
e nell’artrite reumatoide.
Gli anticorpi monoclonali, inoltre, si sono dimostrati utili strumenti per
contrastare l’asma allergico. Rimanendo nell'ambito dell'utilizzo dei
monoclonali come "target therapy" in oncologia, il panitumumab sta
suscitando molto interesse, per la sua capacità di limitare la crescita
del tumore del colon-retto avanzato. Il farmaco è un anticorpo monoclonale
umanizzato, diretto contro il fattore di crescita epidermico, l’EGFR.
Risulta efficace nel controllo temporaneo della crescita tumorale in oltre
il 50% di casi in progressione dopo uno-due cicli di chemioterapia. È attualmente
in fase di valutazione clinica come terapia isolata e in associazione alla
chemioterapia.
Anche nel campo delle infiammazioni, i farmaci biotecnologici si stanno rivelando
come terapia di grande interesse. L’artrite psoriasica, per esempio, è una
manifestazione che si presenta in un quarto dei pazienti che soffrono di psoriasi.
I biofarmaci rappresentano, in questo caso, un’alternativa alle terapie
con farmaci antireumatici (DMARD) e antinfiammatori (Fans), che spesso sono
inefficaci a bloccare la progressione della malattia. L’etanercept è in
grado di bloccare la proteina TNF-alfa responsabile dei sintomi dell’artrite
psoriasica, è anche utilizzato dal 1998 per l’artrite reumatoide,
la spondilite anchillosante e la psoriasi cronica.
Per le malattie infiammatorie croniche intestinali è disponibile già da
alcuni anni l’infliximab, Gli studi clinici finora effettuati hanno dimostrato
l’efficacia del fermaco nel 60% dei casi di malattia di Crohn refrattaria
alle terapie tradizionali.
Per le vaccinazioni, le biotecnologie hanno reso disponibili farmaci in grado
di indurre immunità nei confronti di un agente infettivo. Il papillomavirus,
per esempio, è una delle più comuni infezioni trasmesse per via
sessuale ed è la causa di condilomi e lesioni genitali e del tumore
alla cervice uterina che, ogni anno, causa nel mondo più di 230 mila
morti. Il vaccino ricombinante garsil, approvato quest’anno dalla FDA
americana, previene la trasmissione di alcuni tipi di papillomavirus umani,
il 16 e 18, responsabili del 70% di tutti i tumori alla cervice.
Biofarmaci,
un mercato in espansione
Attualmente, sono allo studio in tutto il mondo 1.054 nuove molecole e, di
queste, 369 sono farmaci biotecnologici. Il loro campo di applicazione include
la cura dei tumori, le malattie infettive, neurologiche, cardiovascolari,
respiratorie, autoimmuni e l’Aids. E, per il futuro, il trend è in
continuo aumento. Si prevede che, nel 2010, il 50% di tutti i nuovi farmaci
approvati nei diversi Paesi saranno di origine biotecnologica.
Ma come nasce un biofarmaco? Dalla genomica (cioè dallo studio del genoma)
e dalle ricerche condotte sulla struttura, funzione e regolazione delle proteine
nell’organismo umano si sono acquisite nuove informazioni sui meccanismi
che stanno alla base di molte malattie. Queste conoscenze permettono di identificare
con precisione la proteina coinvolta nella malattia, ovvero il futuro nuovo
biofarmaco.
Dalla ricerca sulla proteina si passa alla produzione. Attraverso l’ingegneria
genetica o tecnica del DNA ricombinante, si introduce in una cellula ospite
(un batterio, lievito, cellula animale o vegetale) un frammento di DNA in grado
di produrre la proteina desiderata. La cellula, così “ingegnerizzata”,
sarà specializzata nella fabbricazione di grandi quantità del
farmaco.Le proteine, infine, vengono purificate, stabilizzate e rese disponibili
per l’assorbimento ottimale nell’organismo. L’unico neo è che
il processo di ricerca e sviluppo di un farmaco biotecnologico dura parecchi
anni ed è molto costoso. A differenza dei farmaci tradizionali, non è sufficiente
stabilire un protocollo preciso per la produzione. Bastano piccoli cambiamenti
nelle cellule ingegnerizzate per produrre differenze notevoli nella struttura
del farmaco e, di conseguenza, influenzare pesantemente la sua efficacia e
tollerabilità.
Copiare i farmaci biotecnologici può essere
rischioso
Nel 2006 sono stati creati i primi generici biotecnologici. I farmaci biotecnologici
sono elaborati con procedimenti del tutto diversi dalle tradizionali medicine
e vengono somministrati in ambito ospedaliero. «La disponibilità dei
bioequivalenti è una prospettiva molto limitata. Il problema però riguarda
la sicurezza de l’efficacia di questo biofarmaci copia», spiega
Francesco Di Costanzo, direttore del reparto di Oncologia medica dell’Ospedale
Careggi di Firenze. «La produzione dei biotecnologici è molto
più complessa e delicata e piccole imprecisioni nel processo tecnologico
di produzione, anche senza infrangere le linee guida imposte dall’Emea,
sono tutt’altro che improbabili. Se è semplice copiare una molecola
clinica è completamente diverso copiare proteine che determinano molecole
normalmente presenti nel nostro organismo. Oltre a essere diverso è anche
costoso e quindi la produzione di farmaci biotecnologici generici diventerebbe
un puro business. Ci sono già casi dove in alcuni mercati spregiudicati,
come quelli del Sud Est Asiatico e nel Sud America, sono stati prodotte delle
eritropoietine (utilizzate nei pazienti affetti da anemia, insufficenza renale,
Aids) generiche che contengono il principio attivo, ma associato a impurità e
ad altre sostanze dubbie. Non dimentichiamo che stiamo parlando di terapie
fondamentali per la sopravvivenza e non di trattamenti sintomatici per disturbi
minori, come nel caso di antinfiammatori o antidolorifici».
I farmaci biotecnologici possiedono un'alta portata terapeutica, il loro
processo di sintesi implica una selezione accuratissima nella perfezione
terapeutica. La realizzazione di farmaci biotecnologici copia non è quindi escludibile,
in linea teorica. Anche l'Emea, l'Agenzia europea per i medicinali, ha dettato
alcune regole per la produzione di biosimilari, ma il rispetto di queste regole
non è sufficiente. Se è semplice copiare una molecola chimica
(i farmaci generici o equivalenti), è completamente diverso copiare
proteine che determinano molecole presenti normalmente nel nostro organismo.
Oltre a essere diverso, questo procedimento è molto costoso e dovrebbe,
a sua volta, essere sottoposto a verifiche farmacologiche e cliniche: anche
queste molto costose.
Alcune delle tappe più importanti per la biotecnologia farmaceutica:
1982 |
insulina |
diabete mellito |
1985 |
ormone della crescita |
deficit staturale |
1986 |
vaccino ricombinante HBsAG |
epatite B |
1986-89 |
interferone alfa,
interferone beta,
interferone gamma |
Leucemie, Aids, sclerosi multipla, granulomatosi
cronica |
1987 |
attivatore del plasminogeno |
dissoluzione di trombi |
1989 |
fattori della coagulazione VII, VIII, IX |
emofilia |
1989 |
eritropoietina |
anemia |
1989 |
interleuchine |
tumori, disordini immunitari |
1991 |
granulocyte colony stimulating factor |
infezioni post-chemioterapia |
1991 |
granulocyte macrophage Csf |
trapianto di midollo |
1993 |
vaccino ricombinante |
pertosse |
1995 |
follitropina alfa |
trattamento dell'infertilità |
2000 |
lutropina alfa
coriogonadotropina alfa |
trattamento dell'infertilità nei deficit
dell'LH
trattamento dell'infertilità |
Indirizzi utili
Istituto Nazionale Regina Elena – IRCCS – IFO
Via Elio Chianesi, 53 - 00144 Roma
Centralino: 06 52661
Prenotazioni – informazioni: 06 52662727 – 800 986868
www.ifo.it
Oncologia medica A: prof. Francesco Cognetti 06 52662727
Azienda Ospedaliera Universitaria
Viale Pieraccini, 17 - 50139 Firenze
Centralino: 055 794111
Prenotazioni – informazioni: 840 003003
www.ao-careggi.toscana.it
Oncologia medica: prof. Francesco Di Costanzo
tel. 055/7947251
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