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Tumore al polmone, battiamolo sul tempo

Monica Melotti, N. 5 maggio 2007

Già il suo soprannome di “big killer” la dice lunga. Il tumore del polmone è infatti la prima causa di morte nei paesi industrializzati. In Italia, ogni anno si verificano 34-40mila nuovi casi e riguardano la fascia d’età fra i 55 e i 65 anni. Da solo questo tumore rappresenta il 20 per cento di tutti i tumori maligni nella popolazione maschile ed è in costante aumento. Se all’inizio del XX secolo era una patologia rara, alla fine di questo secolo è diventata una neoplasia dalle proporzioni epidemiche. È sufficiente citare qualche dato: nel 1980 la mortalità mondiale era di 660mila casi,
nel 1990 più di un milione e nel 2000 si è registrato un aumento ulteriore del 20%.
In questi ultimi anni si sta registrando un progressivo aumento tra le donne, e negli Usa il tumore al polmone ha già superato quello della mammella. E il motivo di questo incremento al femminile è che le donne fumano sempre di più, soprattutto le giovanissime che lo fanno per mantenersi snelle.

Perché ci si ammala
Il tumore al polmone colpisce soprattutto attorno ai sessant’anni, anche se sono in aumento i casi fra chi è più giovane. "Il principale fattore di rischio è il fumo e la probabilità di ammalarsi è più elevata fra i fumatori, specie se si ha il vizio da molti anni", dice il professor Renzo Zuin, direttore della cattedra delle malattie dell’apparato respiratorio e della divisione di pneumologia dell’Università di Padova. "Secondo l’American Cancer Society, il rischio di ammalarsi per i fumatori è ben 25 volte più alto rispetto a chi non fuma. A rendere micidiale il fumo sono i circa 5 mila composti chimici che vengono liberati dalla combustione del tabacco e che a ogni boccata invadono i polmoni: alcuni agiscono direttamente, altri anno dopo anno provocano alterazioni nel Dna di alcune cellule. Ci sono poi altri fattori di rischio, come: l’inquinamento ambientale e il contatto con sostanze chimiche industriali. Vanno anche citate alcune alterazioni genetiche che predispongono a questa malattia, le più importanti sono quelle che coinvolgono il gene p53 o il gene FHIT. Tra i cancerogeni chimici, in particolare sono pericolosi l’amianto (asbesto), il radon, gli oli minerali, i metalli pesanti e il catrame. Se queste sostanze vengono inalate per diversi anni, come succede a particolari categorie di lavoratori, si verificano danni irreparabili al sistema respiratorio". Per questo l’amianto è stato vietato in Italia da una legge del 1992. La forma tumorale legata a questa sostanza che colpisce la pleura, può iniziare a dare segno di sé, anche a distanza di vent’anni dall’esposizione. Proprio per questa modalità di azione e visto che l’amianto è presente dappertutto, gli specialisti attendono in Europa un picco di incidenza della neoplasia alla fine del prossimo decennio.

I progressi della diagnostica
Tra queste brutte notizie, però, ce ne sono di positive. La prima che è possibile prevenire il tumore al polmone. Le ricerche condotte hanno dimostrato che il rischio di sviluppare la patologia si riduce progressivamente a partire dal giorno in cui si spegne l’ultima sigaretta. La seconda è che negli ultimi anni gli sforzi della ricerca hanno raggiunte notevoli progressi sia nel campo della diagnosi, sempre più precoce, sia della cura. "Le nuove metodiche diagnostiche oggi permettono la diagnosi precoce perché il tumore viene scoperto quando ha una dimensione inferiore a tre centimetri ed è nello stadio iniziale", dice il professor Zuin. "In questo caso la possibilità di guarigione è dell’80%. La tecnica più avanzata per scoprirlo è la Tac spirale, un esame di ricostruire l’immagine dell’apparato respiratorio simile a quella vera e di misurare la densità del tessuto polmonare con grande precisione. La radiografia al torace, molto usata negli anni passati, è stata superata perché può dare falsi negativi, oltre a rilevare i noduli più evidenti. Anche l’esame dell’espottorato può essere di valido aiuto, le secrezioni possono essere raccolte anche durante l’esecuzione di una broncoscopia. L’endoscopia fluorescenza, invece, è una nuova metodica che permette di riconoscere il tumore precocemente. Si basa su un concetto semplice: i tessuti viventi emettono una radiazione fluorescente una volta stimolati da luce di lunghezze d'onda particolari. I cambiamenti che si verificano nella matrice di cellule a seguito di infiammazioni, per esempio, provocano il cambiamento di colore di questa autofluorescenza".

Progressi anche nelle terapie
Le maggiori conoscenze sui meccanismi che portano al tumore del polmone e le sue manifestazioni hanno prodotto terapie mirate in base alla dimensione del tumore, all’eventuale presenza di metastasi e al coinvolgimento dei linfonodi. "Se il tumore è inferiore a 3 centimetri, non ci sono metastasi e i linfonodi sono sani, la soluzione principe è l’intervento chirurgico", dice il professor Filippo de Marinis, direttore di Pneumologia oncologica dell’Azienda San Carlo Forlanini di Roma. "Oggi l’operazione è cambiata rispetto a qualche anno fa ed è meno invasiva, si può asportare la massa tumorale senza creare particolare alterazione dell’apparato respiratorio. Il ritorno a casa avviene dopo pochi giorni, il recupero è veloce e le complicanze rare. La situazione è diversa quando il tumore supera i 3 cm e le metastasi sono giunte per via linfatica alle ghiandole regionali. In questo caso si associa all’intervento chirurgico la terapia multimodale. Consiste in alcuni cicli di chemioterapie associati, se è necessario a un ciclo di radioterapia, prima dell’intervento. Tutto ciò serve per diminuire le dimensioni del tumore, sterilizzare le linfoghiandole e permettere un intervento chirurgico radicale. Secondo recenti studi la terapia multimodale garantisce un’efficacia in circa il 30% dei casi a cinque anni dalla cura, contro meno del 10% ottenuto quando veniva effettuato soltanto l’intervento chirurgico. Infine se il tumore è in stato avanzato e non è possibile l’intervento chirurgico si ricorre solo alla chemioterapia. I chemioterapici di ultima generazione hanno fornito buoni risultati e miglioramento dei sintomi".
Molto ci si aspetta in futuro dai “farmaci intelligenti”, cioè gli anticorpi monoclonali e gli inibitori di alcuni fattori di crescita del tumore. Sono sostanze che hanno la capacità di interferire con i meccanismi di sviluppo del tumore senza attaccare le cellule sane. Queste terapie hanno già avuto un riscontro positivo in altre patologie neoplastiche come i tumori della mammella, del colon retto e del rene. "Al momento sono in corso studi per verificare l’efficacia di altre molecole biologiche nei tumori polmonari", dice il professor de Marinis. "Un’altra strada promettente è la farmaco-genomica, cioè lo studio dei geni che regolano per ciascun individuo la risposta a un determinato farmaco, compreso la comparsa di effetti collaterali. Questi studi permetterebbero, nel giro di qualche anno, di ottenere una terapia su misura del singolo malato quindi più efficace, mirata e con meno effetti collaterali".

Prevenzione a tutto campo
Per attuare una buona prevenzione del cancro al polmone non resta che eliminare il fumo. Naturalmente è fondamentale far rispettare in ogni occasione i divieti imposti nei luoghi pubblici e di lavoro, in particolare alla presenza di bambini. "Non vi è ancora accordo tra gli esperti sull’oppurtunità di sottoporre i fumatori a uno screening di massa, come nel caso del tumore alla mammella o del colon retto", dice il professor Zuin. "La ragione è che non sempre gli screening risultano efficaci, individuano il tumore precocemente e consentono di effettuare terapie che allunghino in modo effettivo la durata della vita. Studi sono ancora in corso per dimostrare l’utilità di sottoporre i fumatori ultracinquantenni a esami annuali, come la radiografia del torace e al Tac spirale". Smettere di fumare è la parola d’ordine. È stato calcolato che il 25-30 per cento di tutti i tumori nei paesi industrializzati è legato a doppio filo al consumo di tabacco. Interrompere il vizio del fumo non è cosa fare, a volte non basta la sola volontà, c’è anche bisogno dell’aiuto dei farmaci e di un percorso disintossicante personalizzato. "La principale arma è la terapia sostitutiva niconitica", spiega il professor Zuin. "In commercio si trovano diverse formulazioni, pastiglie, chewingum, cerotti, che aiutano ad alleviare il desiderio di fumare e i sintomi di astinenza, tra cui la voglia compulsiva di sigaretta e l’aumento di appetito. Nei casi di dipendenza comportamentale, legata al rituale della sigaretta, è meglio orientarsi verso una terapia di gruppo, con il sostegno dello psicologo. Questa psicoterapia comportamentale fornisce validi suggerimenti su come vincere la voglia di fumare. Quanto a ipnosi, agopuntura e auricoloterapia, la loro efficacia non è ancora dimostrata su base scientifica, anche se in alcuni casi i risultati sono buoni. Infine sembra funzionare il bupropione, un antidepressivo che riduce l’astinenza ed evita l’aumento di peso in chi smette. Questo medicinale però deve essere prescritto dal medico perché in alcuni casi può provocare degli effetti collaterali. Sono allo studio anche tre nuove prospettive: il vaccino antinicotina sperimentato in Svizzera,
gli antagonisti dei ricettori cannabinoide come il rimonabant, in grado di limitare il desiderio del fumo e la trinitrina (è giusto?) che agisce sui recettori nicotinici che sono responsabili della dipendenza".

Un tumore in rosa
Il tumore del polmone nella donna, in alcuni paesi industrializzati, è la prima causa di decesso per cancro, superando il tumore al seno e sta diventando una vera e propria emergenza. Dopo gli Stati Uniti, dove c’è stato un incremento del 600% in pochi anni, anche l’Europa sta registrando un numero crescente di donne colpite da questa forma. Per la donna la gestione di questa malattia è più problematica: gli impegni quotidiani della famiglia e dei figli sono difficili da conciliare con i trattamenti e le cure. Non solo le giovani ragazze fumano per mantenere la linee e assumere un atteggiamento “da grandi”. Per debellare questo pericoloso vizio un gruppo di medici guidato in Italia da Silvia Novello dell’Unità di Oncologia toracica presso l’Ospedale San Luigi di Torino, sta lavorando al progetto “Women against lung cancer in Europe” per sensibilizzare l’opinione pubblica, avviare campagne antifumo fra le teenager e fornire un supporto alle fumatrici.

Un tumore dalle molte facce
Nella fase iniziale il tumore del polmone non dà sintomi specifici, ma dei segnali comuni ad altre malattie respiratorie. I sintomi che devono allarmare sono: una tosse, sia secca sia con catarro, che non passa; un’infezione polmonare che non si cura in alcun modo. Altri segnali sono la mancanza di respiro e l’affanno presenti nonostante non si siano fatti sforzi, come pure un leggero dolore all’altezza delle scapole, che non si rivolge nonostante le cure. Di tumore al polmone esistono numerose manifestazioni a seconda del tessuto da cui prende origine. Nel 95% di tutte le forme il tumore ha origine nei bronchi e più precisamente dal sottile strato di tessuto epiteliale che ricopre i bronchi, i bronchioli e gli alveoli polmonari. Questo tumore è definito tumore broncogeno. A seconda poi della particolare area dei bronchi colpita e della sua conformazione il carcinoma broncogeno viene catalogato in due gruppi: il primo è definito spinocellulare quando riguarda le vie aeree di medio-grosso calibro. Succede in circa il 25-30% dei tumori broncogeni, è provocato da una trasformazione dell’epitelio bronchiale causato dal fumo ed è la forma con la prognosi migliore. L’altro gruppo è il microcitoma o tumore a piccole cellule. Anch’esso riguarda il 20% dei casi e insorge nei bronchi di grosso calibro ed è correlato al fumo. Ha però una diagnosi meno buona del precedente. C’è poi l’adenocarcinoma che si localizza a livello dei bronchi, di diametro minore, che riguarda il 30% dei casi. È la forma più frequente fra chi non è fumatore. Meno frequente è invece il carcinoma a grandi cellule che riguarda il 10-15% della popolazione e che colpisce le vie aeree minori. Infine nel rimanente 5% dei tumori si può trattare di carcinoma polmonare di origine neuroendocrina, di linfoma polmonare, di mesotelioma. In questi casi il tumore si forma negli altri tessuti che compongono il polmone, come il tessuto nervoso, quello endocrino, quello linfatico, oppure la pleura nel caso del mesotelioma. Quest’ultima forma è particolarmente aggressiva ed è strettamente legata all’esposizione ad agenti tossici di origine industriale come l’amianto.

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