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Un gene contro il medulloblastoma
Lara Bettinzoli, N. 6/7 giugno/luglio 2007
Un’équipe di ricercatori dell’Istituto di neurobiologia
e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), presso
il Centro europeo di ricerche sul Cervello di Roma, in collaborazione con l’Università
di Roma La Sapienza e l’ENEA, ha accertato che il gene PC3/Tis21 è
in grado di difendere le cellule nervose del medulloblastoma, uno dei tumori
più aggressivi e frequenti che colpiscono i bambini.
Lo studio ha dimostrato che il gene agisce come un freno molecolare che blocca
la crescita e stimola il differenziamento delle cellule nervose colpite dalla
malattia, ossia le cellule immature destinate a diventare granuli.
L’ipotesi dei ricercatori è che il maggiore controllo esercitato
dal gene PC3/Tis21 sulle cellule immature le indirizzi verso la maturazione
impedendo che si alterino e che possano degenerare dando origine al tumore.
Ricerche svolte, in passato, nello stesso laboratorio del Cnr avevano già
evidenziato la capacità del gene PC3/Tis21 di accelerare nei precursori
dei granuli il passaggio da una condizione proliferativa e immatura a una condizione
differenziata e matura. Oggi, grazie a dei finanziamenti della Compagnia San
Paolo di Torino e del Ministero della Università e Ricerca, la ricerca
è stata portata avanti permettendo così di accertare che l'azione
antiproliferativa e differenziativa di PC3/Tis21 sui precursori dei granuli
previene l'insorgenza del medulloblastoma.
Abbiamo chiesto al Prof. Felice Tirone, ricercatore dell’Inmm, di spiegarci
come sono state condotte le ricerche.
Professor Tirone, perché il medulloblastoma viene
considerato uno dei tumori dell’infanzia più pericolosi?
«Complessivamente, i tumori del sistema nervoso centrale (SNC) rappresentano
la seconda più frequente neoplasia infantile e il più comune dei
tumori solidi. Fra tutti i tumori del SNC il medulloblastoma, che è una
neoplasia embrionale maligna, rappresenta circa il 21 per cento. L'incidenza
annuale nel gruppo di età più giovane è di 2,3 per milione.
Il problema è che purtroppo la sopravvivenza nel medulloblastoma è
limitata in quanto è un tumore a rapida crescita, invasivo, che diffonde
spesso ad altre parti del sistema nervoso centrale, tanto che nel 10-30 per
cento dei pazienti la malattia è metastatica all'esordio. La sopravvivenza
a 5 anni è in media limitata al 60 per cento. Infatti il medulloblastoma
è molto refrattario al trattamento e anche il 60 per cento dei pazienti
che viene curato deve comunque sopportare gravi effetti collaterali permanenti
dovuti ai trattamenti aggressivi».
Qual è la terapia d’elezione per la cura di questa forma tumorale?
«La resezione chirurgica seguita dalla radioterapia (irradiazione craniospinale)
e anche dalla chemioterapia, è l'approccio standard di trattamento in
bambini e adulti».
Quali sono gli effetti collaterali dovuti dal trattamento?
«I peggiori effetti collaterali li subiscono i bambini sotto ai tre anni,
i quali sono particolarmente colpiti dagli effetti della radioterapia sulle
capacità mnemoniche, con effetti duraturi nel tempo».
Voi ricercatori dell’Inmm di Roma, in collaborazione con l’Università
La Sapienza e l’ENEA di Roma, avete scoperto un ruolo antitumorale del
genePC3/Tis21. Qual è il ruolo svolto da questo gene e come agisce contro
il tumore medulloblastoma?
«Avevamo visto in precedenza che il gene PC3/Tis21 è capace di
indurre nei precursori neuronali, fra cui i precursori dei granuli del cervelletto,
il passaggio da una condizione proliferativa e immatura a una condizione differenziata
e matura. Questo avviene grazie a una duplice azione del gene PC3/Tis21: inibizione
della proliferazione – grazie all’inibizione della trascrizione
di un gene chiave del ciclo cellulare, la ciclina D1 – e stimolazione
di geni che promuovono il differenziamento dei precursori dei granuli, quali
Math1 e NeuroD1. Dato che lo sviluppo del cervelletto dipende dalla massiccia
proliferazione dei precursori dei granuli che avviene nel periodo immediatamente
successivo alla nascita, il controllo della proliferazione di questi precursori
è particolarmente critico. E infatti si ritiene che il medulloblastoma
si sviluppi a seguito di sregolazioni della proliferazione dei precursori.
L’inibizione dello sviluppo del medulloblastoma è stata da noi
osservata in topi privi del gene Patched1 e che sviluppano medulloblastomi spontanei,
topi nei quali abbiamo aumentato l’espressione del gene PC3/Tis21 a livello
dei precursori dei granuli. Ora, le nostre analisi ci dicono che l’inibizione
del medulloblastoma sarebbe dovuta proprio alla capacità del gene PC3/Tis21
di inibire la proliferazione e promuovere il differenziamento dei precursori
dei granuli.
Questi studi sono stati condotti utilizzando due modelli animali, cioè
topi transgenici per il gene PC3, da noi prodotti al CNR, e topi deprivati del
gene Patched1 - che sono stati messi a disposizione dalla d.ssa Pazzaglia dell’ENEA,
il cui contributo a queste ricerche è stato importante. Ha infatti effettuato
gli incroci e seguito la progenie di questi due tipi di topi, potendo così
osservare il blocco della crescita dei medulloblastomi. L’analisi genica
e cellulare è stata invece effettuata presso il CNR.
Dato che poi i livelli di PC3/Tis21 calano frequentemente nei medulloblastomi
umani (come osservato in collaborazione con il Prof. Gulino dell’Università
La Sapienza di Roma), questo suggerirebbe un coinvolgimento effettivo del gene
nella patologia umana».
In che fase è la sperimentazione?
«A questo punto, avendo validata l’azione anti-medulloblastoma del
gene PC3/Tis21, vorremmo sviluppare aspetti scientifici rimasti da chiarire,
fra cui accertare se vi siano mutazioni del gene PC3/Tis21 nel medulloblastoma,
e anche sviluppare nuovi modelli animali di medulloblastoma».
Obiettivi futuri?
«Negli Stati Uniti, a partire dalla fine anni 90, sono state sperimentate
in clinica delle procedure di terapia genica di tumori cerebrali, essenzialmente
il glioma - utilizzando virus oncolitici i quali, in quanto capaci di riprodursi
e moltiplicarsi all’interno delle cellule tumorali, ne determinano la
morte. Questi approcci in qualche specifico caso hanno dato risultati, ma nel
complesso richiedono perfezionamenti. Noi vorremmo valutare la possibilità
di produrre dei virus non oncolitici (cioè non auto-replicanti nelle
cellule tumorali) che esprimano il gene onco-soppressore PC3/Tis21 o altri simili,
con l’idea di prevenire la riformazione del tumore dopo la resezione chirurgica.
Avendo comunque ben chiaro che per arrivare a questo ci sono molti passaggi
intermedi nessuno dei quali è garantito, tra cui ulteriori esperimenti
preclinici, la produzione di virus adeguati e, forse più importante di
tutto, avere un team clinico che ci affianchi e ci guidi».
Cosa è il medulloblastoma
Il medulloblastoma è un tumore cerebrale maligno che si sviluppa nel
cervelletto, la struttura che ha, tra gli altri, il compito di farci mantenere
l’equilibrio, la posizione nello spazio e di coordinare i movimenti. Rappresenta
il 15 per cento dei tumori cerebrali, ed è il più frequente tra
quelli che colpiscono in età pediatrica. In Italia ne vengono diagnosticati
in media 150 l’anno tra i bambini di età inferiore ai 14 anni,
con un picco di frequenza attorno ai 7 anni. Può colpire però
anche i più piccini; ci sono stati casi in cui la diagnosi è stata
fatta addirittura con l’ecografia durante la gravidanza (il difetto all’origine
della malattia può già essere presente nell’embrione: quando
nel feto le cellule dovrebbero cominciare a differenziarsi per formare i vari
tessuti, alcune rimangono come bloccate allo stadio precedente, continuando
a riprodursi; queste cellule sono le responsabili del tumore).
I sintomi con cui si manifesta sono piuttosto variabili e dipendono sia dall’età
del bambino sia dal punto in cui questo tumore si sviluppa. Il medulloblastoma
è particolarmente aggressivo e invasivo, può comprimere aree delicate
del cervello e tende spesso e velocemente a formare metastasi, presenti in quattro
casi su dieci fin dalla diagnosi.
La terapia classica associa l’asportazione chirurgica più radicale
possibile del tumore primitivo alla radioterapia. Specie nei bambini più
piccoli, questo tipo di trattamento provoca purtroppo notevoli conseguenze negative
a lungo termine. Per cercare di limitarle, si cerca di sostituire la radioterapia
con la chemioterapia ad alte dosi se il malato è sotto i tre anni.
I tumori cerebrali
Gliomi
Rappresentano oltre la metà dei tumori cerebrali primitivi. Si sviluppano
dalle cellule gliali, le cellule di supporto del cervello. Hanno un nome diverso
a seconda del tipo di cellule da cui originano o della localizzazione:
- Astrocitoma: origina dagli astrociti, cellule a forma di stella. È
il glioma più diffuso.
- Oligodendroglioma: origina dagli oligodendrociti, le cellule cerebrali
che producono la guaina di mielina che riveste le fibre nervose.
- Glioma misto: è costituito da una popolazione mista di cellule gliali;
il tipo più frequente è l’oligoastrocitoma.
- Ependimoma: origina dalle cellule ependimali, che rivestono i ventricoli
del cervello e il canale centrale del midollo spinale.
Medulloblastoma (PNET, tumore neuroectodermico
primitivo sopratentorio)
Ha origine nel cervelletto, ma può diffondersi ad altre aree dell’encefalo.
È uno dei tumori maligni più frequenti nei bambini.
Linfoma del sistema nervoso centrale (SNC)
Il linfoma, un tumore maligno del sistema linfatico, raramente è localizzato
al cervello soltanto; in questo caso, si parla di linfoma primitivo del SNC.
Tumori della ghiandola pineale
Si sviluppano nella ghiandola pineale (o epifisi), situata al di sotto dell’area
in cui si uniscono i due emisferi cerebrali. Sono estremamente rari.
Meningioma
Origina dalle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono il cervello. Di
solito cresce molto lentamente. Nella maggior parte dei casi è di natura
benigna e non diffonde dalla sede primitiva.
Neurinoma del nervo acustico (schwannoma, neurilemmoma)
È un tumore benigno del nervo acustico, o uditivo, che controlla l’udito.
Origina dalle cellule di Schwann, che ricoprono le fibre nervose, dalle quali
deriva il nome di schwannoma. Si riscontra solo nell’adulto e più
frequentemente nei soggetti affetti da neurofibromatosi di tipo 2, una malattia
genetica.
Emangioblastoma
Si sviluppa delle cellule dei vasi sanguigni. È raro. Di solito benigno,
cresce molto lentamente.
Tumori dell’ipofisi
L'ipofisi è la ghiandola che produce gli ormoni che controllano e regolano
la produzione ormonale di altre ghiandole del nostro organismo. I tumori di
questa ghiandola danno sintomi che si manifestano spesso sotto forma di disturbi
della visione o sono legati ad alterazione dei livelli ormonali. Sono molto
frequenti.
Tumori del midollo spinale
I tumori del midollo spinale comprimono i nervi spinali o distorcono il midollo
spinale e, pertanto, si manifestano spesso con sintomi quali intorpidimento,
formicolio, debolezza muscolare agli arti e dolore localizzato alla schiena,
al collo e agli arti. Talvolta la localizzazione del tumore nella parte bassa
del midollo spinale può determinare la perdita del controllo degli sfinteri,
ossia della funzione della vescica e dell’intestino.
Tumori cerebrali secondari
Hanno origine da tumori primitivi che diffondono dalla sede primitiva al cervello.
Sono chiamati anche metastasi.
Cos’è un gene?
Il gene è un segmento di DNA che esplica una funzione specifica (per
esempio: il gene per l'insulina). L'informazione codificata da un gene viene
inizialmente trascritta sull'RNA messaggero e successivamente tradotta in proteine.
Da oltre quindici anni i geni vengono impiegati per produrre, con tecniche biotecnologiche,
proteine pure che si utilizzano come biofarmaceutici (insulina, ormone della
crescita, fattori di coaugulazione del sangue, eritropoietina, etc.).
Cos’è la terapia genica?
Le sperimentazioni cliniche della terapia genica hanno avuto inizio nel 1990,
quando negli Stati Uniti Michael Blaese effettuò il primo tentativo su
una bambina affetta da una grave immunodeficienza ereditaria
LA TERAPIA GENICA è una tecnologia medica nella quale il DNA è
direttamente utilizzato come una sostanza farmaceutica. Con questa tecnica,
i geni o frammenti di questi vengono inseriti nel corpo umano con lo scopo di
prevenire, trattare o curare una malattia. In teoria esistono due tipi di terapia
genica: una che prevede l'inserimento di un gene in cellule della linea germinale,
e un'altra che tende a eliminare i difetti genetici in cellule somatiche con
effetti limitati all'individuo. Si può dire che è un procedimento
terapeutico che designa una serie di tecnologie biomedicali volte a introdurre
in una cellula bersaglio un gene medicamento per correggere una disfunzione
del suo genoma.
Le terapie geniche si applicano all'insieme delle malattie genetiche ma anche
ad altre come le malattie neuromuscolari, il cancro, e di tipo virale (AIDS);
insomma il loro campo di applicazione può essere potenzialmente immenso.
Moltissime le difficoltà: per trasportare un gene medicamento all'interno
di una cellula bisogna avere un mezzo di trasporto. Il veicolo, che si chiama
vettore, è generalmente un virus reso innocuo, o più raramente
un composto artificiale. Tra le molte difficoltà c’è quella
di mettere a punto dei vettori adatti per trasportare i geni nelle cellule bersaglio.
L'insieme vettore gene medicamento può essere riconosciuto come estraneo
dall'organismo e suscitare una reazione immunitaria; la seconda difficoltà
è rivolta a risolvere il problema dato da questa difesa naturale del
corpo umano. Un terzo problema è riscontrabile nel momento in cui il
vettore deve giungere alle cellule bersaglio nel giusto distretto e per la durata
desiderata; le conoscenze attuali non consentono ancora un buon trasporto anche
se è già possibile prelevare delle cellule del paziente, modificarle
in laboratorio e introdurle in gran numero nell'organismo (in questo caso si
parla di terapia genica ex vivo).
Per maggiori informazioni sull’argomento
trattato:
Prof. Felice Tirone
Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare
Consiglio Nazionale Ricerche
Centro Europeo Ricerche sul Cervello ¬ Fond. S.Lucia
Via del Fosso di Fiorano, 64 - 00143 Roma
Tel.: 06-501703184 (ufficio)
Tel.: 06-501703185 (laboratorio)
Fax: 06-501703313
E-mail: tirone@inmm.cnr.it
Web site: http://gcpd.inmm.cnr.it
Dr.ssa Simona Pazzaglia, ENEA CR-Casaccia, Roma
E-mail: pazzaglia@casaccia.enea.it
Prof. Alberto Gulino, Dipartimento di medicina Sperimentale e patologia, Università
La Sapienza di Roma
E-mail: alberto.gulino@uniroma1.it
Per saperne di più
AITC - ASSOCIAZIONE ITALIANA TUMORI CEREBRALI
www.tumoricerebrali.it
AIMAC - ASSOCIAZIONE ITALIANA MALATI DI CANCRO
Sito dedicato ai familiari, vedere sezione tumori cerebrali
www.aimac.it
THE AMERICAN BRAIN TUMOR ASSOCIATION
Informazioni, trattamenti, risorse, ricerche aggiornate (per professionisti
e per familiari), in inglese.
www.abta.org
BRAIN TUMOR SOCIETY
Per familiari e per professionisti, in inglese.
www.tbts.org
THE CHILDHOOD BRAIN TUMOR FOUNDATION
Sito dedicato ai tumori cerebrali nell’età evolutiva, in inglese.
www.childhoodbraintumor.org
AMERICAN BRAIN TUMOR ASSOCIATION - DICTIONARY FOR BRAIN TUMOR
PATIENTS
Dizionario con spiegazione dei termini correlati al tumore cerebrale, in inglese.
www.abta.org/information/dictionary.htm
NATIONAL CANCER INSTITUTE
Sito molto esteso, copre buona parte degli argomenti concernenti il tumore cerebrale
negli adulti ed in età pediatrica, in inglese.
www.cancernet.gov
ONCOLINK CANCER CENTER, UNIVERSITY OF PENNSYLVANIA
Introduzione ai tipi di tumore, al loro trattamento, alla prevenzione, trial
clinici (per pazienti e professionisti); congressi, bibliografia, recensione
di libri; discussioni e-mail (medulloblastoma e PNET); sezione specifica per
i bambini; in inglese.
www.oncolink.com
MD ANDERSON CANCER CENTRE, University of Texas
Sito dedicato ai tumori in età pediatrica, informazioni per i familiari,
programmi e servizi, bibliografia, ricerche, bibliografia, in inglese.
www.mdanderson.org
COORDINAMENTO NAZIONALE ASSOCIAZIONI TRAUMI CRANICI.
Supporto informativo, promozione di campagne e misure preventive per il trauma
cranico, riabilitazione del paziente.
www.citinv.it/associazioni/H2000/cnatc
SOCIETÀ ITALIANA MEDICINA FISICA E RIABILITAZIONE (SIMFER)
Il sito della SIMFER dedicato al trauma cranico, con il documento della Consensus
Conference.
www.simfer.it/sezione_TCE.htm
GRUPPO ITALIANO STUDIO CEREBROLESIONI ACQUISITE E RIABILITAZIONE
(GISCAR)
Sito dedicato al gruppo di studio sulle gravi cerebrolesioni
www.gcla.it
ASSOCIAZIONE UNIVERSITARIA DI RAGAZZI PER IL TRAUMA CRANICO I.LI.TEC.
INDIPENDENT LIFE
Offre una serie di articoli connessi con le problematiche dei traumatizzati.
www.mclink.it/mclink/handicap
BRAIN INJURY ASSOCIATION USA
Sito ampio e completo: prevenzione, trattamento, ricerca, in inglese.
www.biausa.org
THE INTERNATIONAL BRAIN INJURY ASSOCIATION (IBIA)
Sito dedicato principalmente ai professionisti, in inglese.
www.internationalbrain.org
TRAUMATIC BRAIN INJURY MODEL SYSTEMS
Sito del National Institute on Disability and Rehabilitation Research (NIDRR),
con informazioni su modelli di intervento, misure dell’outcome, pubblicazioni,
in inglese.
www.tbims.org
TRAUMATIC BRAIN INJURY RESOURCE GUIDE
Guida al trauma cranico con informazioni sulla clinica, riabilitazione, assistenza
a lungo termine, ricerca, bibliografia aggiornata, in inglese.
www.neuroskills.com
BRAIN INJURY AND CONCUSSION INFORMATION
Sito dedicato a informazioni relative ai problemi legali conseguenti al trauma
cranico, in inglese.
www.tbilaw.com
TRAUMATIC BRAIN INJURY
Sito dedicato principalmente ai problemi delle famiglie dei pazienti post-traumatici,
in inglese.
www.tbiguide.com
BRAIN INJURY SOCIETY
Informazioni generali sul trauma cranico per i familiari, in inglese.
www.bisociety.org
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