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Più fumi, più rischi
Antonio Scaramozzino, N. 4 aprile 1998
Studio clinico sull'incidenza del tumore del polmone. L'autore, il dottor Antonio Scaramozzino, lavora presso la Divisione di Pneumologia II, Azienda Ospedaliera Bianchi-Melacrino-Morelli, Reggio Calabria. All'inizio del secolo unanime era l'opinione che le neoplasie del polmone fossero tra le forme morbose più rare. A distanza di ottant'anni, e in modo particolare nell'ultimo ventennio, si è accreditata l'opinione opposta. L'epidemiologia del cancro del polmone ha avuto un andamento ascensionale, al punto che oggi questa malattia è in testa alle dieci patologie oncologiche più diffuse. Secondo recenti studi, la diffusione del cancro del polmone in Italia è pari a 33 mila nuovi casi l'anno, ed ha un incidenza di 80 casi ogni 100 mila abitanti nei maschi e di 12 casi ogni 100 mila abitanti nelle femmine. Sin troppo conosciuti sono i fattori di rischio: fattori genetici, attività professionali a rischio, tabagismo (attivo e passivo), un'alimentazione squilibrata, l'inquinamento atmosferico ecc. Dal punto di vista clinico, la conoscenza dell'istotipo del cancro polmonare e la sua esatta individuazione endobronchiale sono di grande importanza, perché condizionano in maniera differente sia l'approccio terapeutico che la sopravvivenza del paziente. Date queste premesse di ordine generale, parliamo di uno studio clinico effettuato su 110 pazienti, 96 uomini e 14 donne, d'età compresa tra i 38 e gli 80 anni, ricoverati di recente presso una divisione di pneumologia. Tutti i pazienti sono stati sottoposti agli esami di rito per stabilire l'esatta localizzazione del tumore e l'istotipo. Nella tabella che segue indichiamo in percentuale l'incidenza dei tipi istologici nei due sessi. Dallo studio emerge che il cancro del polmone più frequente nei maschi è il tumore epidermoidale (66%), cioè istotipo correlato al fumo di sigaretta In riferimento alla localizzazione del tumore, si è registrato una netta prevalenza al polmone destro (67 casi) rispetto al sinistro (43 casi), e una più marcata localizzazione nelle parti superiori (bronchi principali e superiori) rispetto ai restanti distretti polmonare.
Chi fuma di più? Nel periodo 1990/92: Europa (2290 sigarette per adulto all'anno); Pacifico occidentale (2000) I consumi più bassi si registrano invece in Africa (540).
Tipo n. % Maschi Femmine Istologico Epidermoidale 66 59.5 0 66 Adenocarcinoma 15 13.5 7 8 Microcitoma 7 6,3 0 7 Carcinoide 7 6,3 3 4 C. a grandi cellule 6 5.4 1 5 Cancro in sito 5 4.5 1 4 Metastasi 5 4.5 2 3 Totale 110 100 14 96
Tabacco: l'epidemia del XX secolo (fonte: OMS) Ogni dieci secondi, afferma l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il tabacco miete una vittima. E, se il trend attuale continua, fra trent'anni ne registreremo una ogni tre secondi. I dati più aggiornati confermano che i danni derivanti dal fumo sono maggiori e più gravi di quanto inizialmente si pensasse, al punto che la "Decima revisione della classifica internazionale delle malattie" classifica al punto F17,2 la "sindrome da tabacco-dipendenza". Eppure i prodotti del tabacco sono gli unici che, usati esattamente come i produttori intendono, uccidono legalmente. La tabella I confronta la pericolosità del fumo (altissima) rispetto ad altri eventuali rischi che possono occorrere nella vita quotidiana: Tabella 1 Rischi di morte per cause - USA 1989 Causa morti ogni anno (per milione di persone esposte) Fumo 7000 Alcol 541 Incidenti stradali 187 Annegamenti 22 Fumo passivo 19 Inquinanti ambientali 6 Fulminamento 0.5 Fonte: United States Surgeon-General, 1989
Un'analisi dell'OMS sull'andamento del consumo di tabacco indica che le regioni con il più alto consumo medio nel periodo 190/192 sono state: o Europa (2290 sigarette per adulto all'anno); o Pacifico occidentale (2000) o I consumi più bassi si registrano invece in Africa (540). Nei paesi industrializzati il consumo medio si aggira sulle 2400 sigarette contro le 1370 dei paesi in via di sviluppo. Il divario si sta però rapidamente colmando: negli anni 1970/72 il consumo per adulti nei paesi industrializzati era di 3,25 volte più alto che nei paesi in via di sviluppo (vedi figura I). Nel periodo 1980/82 questo divario si era ridotto al 2,38, per arrivare nel 1990/92 all'1,7%. Durante l'ultimo decennio, infatti, il consumo medio si è abbassato nei paesi industrializzati; viceversa è aumentato nei paesi in via di sviluppo.
Rischi oncologici da fumo passivo dal "British Medical Journal" n. 7135 Volume 316 News Sabato, 21 marzo 1998. Il fumo passivo provoca cancro polmonare e malattie ischemiche. Lunghe esposizioni al fumo passivo aumentano il rischio di morte per queste malattie dal 20-30% nei non-fumatori. Questa è la conclusione di un rapporto del "Comitato scientifico su tabacco e salute", un gruppo formato da ricercatori indipendenti. Si tratta del primo rapporto di tipo governativo sugli effetti del fumo attivo e passivo sulla salute, studio che proseguirà nel prossimo decennio e costituirà la base della carta bianca del governo su tabacco e su salute. I dati dell'Authority per l'educazione sanitaria indicano il fumo come causa di circa 120.000 morti nel Regno Unito nel 1995. Le prime proiezioni indicano che, se la tendenza al fumo proseguirà sui livelli attuali, nel 2020 si avranno 10 milioni di morti all'anno nel mondo.
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