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Novità sul tumore della prostata
Cristina Mazzantini, N. 6/7 giugno/luglio 2007
All'indomani della diagnosi di tumore, soprattutto della prostata, è
assai frequente un'assenza di dialogo tra medico e paziente per quel che riguarda
la qualità della vita. È quanto rileva la migliore letteratura
scientifica internazionale. A questo interessante risultato è giunta
anche la recente ricerca multicentrica "Less is more", presentata
a Berlino in occasione del congresso dell'European Association of Urology. Infatti,
nonostante il 67 per cento dei pazienti affetti da carcinoma prostatico attribuisca
notevole importanza al mantenimento inalterato del proprio stile di vita, l'indagine
ha evidenziato che meno della metà dei pazienti (campionati) abbia sollevato
efficacemente il problema del rapporto con il proprio medico. Inoltre gli esperti
hanno riscontrato una costante attenzione in tutti gli intervistati verso l'efficacia
farmacologia del trattamento seguito. Ma non solo. Gli stessi soggetti, partecipanti
allo studio, hanno dichiarato di avere un ampio interesse relativamente al mantenimento
della qualità della vita anche mediante un ridotto numero di somministrazioni
del farmaco per via iniettiva.
Dunque un dato importante di "Less is more" è che la terapia
iniettabile, basata sull'inibizione della produzione di testosterone, è
efficace soprattutto per pazienti a uno stadio avanzato del tumore prostatico.
Anche se la terapia è sempre più utilizzata nei malati più
giovani e con stadi neoplastici meno avanzati.
E ancora. Dalla ricerca è emerso che nove pazienti su dieci hanno preferito
soluzioni terapeutiche diradate nel tempo. In particolare, l'81 per cento dei
pazienti – entro la fascia dei 70 anni– ha espresso parere favorevole
per trattamenti della durata di 6 mesi, rispetto alle formulazioni a 1 e 3 mesi
che presentavano gli stessi risultati in termini di efficacia ed effetti collaterali.
Le soluzioni iniettabili somministrate invece in modo ripetuto potevano impattare
negativamente sulla qualità della vita dei pazienti, risvegliando ansie
e preoccupazioni per la presenza del tumore.
Due terzi dei pazienti al di sotto dei 70 anni d'età (il 64 per cento)
hanno ritenuto la terapia farmacologia nella formulazione da 6 mesi più
vantaggiosa, in quanto essa è in grado di migliorare significativamente
la qualità di vita e destare minori preoccupazioni e stress emotivi.
Inoltre, un regime di questo tipo può garantire lo svolgimento di tutte
le attività desiderate, senza limitazioni di sorta.
Il professor Claude Schulman dell'Università di Bruxelles, presente al
congresso, ha specificato che i risultati dell'indagine si sono rivelati molto
utili per i medici che trattano il tumore alla prostata. «Comprendere
che la qualità di vita è molto importante per un paziente –
ha chiarito Schulman – può aiutare nell'individuare il corretto
regime di prescrizione terapeutica. Riuscire a superare quella che è
considerata una barriera dai pazienti, anche semplicemente prendendo in considerazione
i diversi tipi e formulazioni di trattamento consentiti dalla terapia ormonale,
è di estrema significatività clinica».
L'ulteriore aspetto indagato nella ricerca è il ruolo della famiglia
e degli amici nel fornire supporto e informazioni necessarie. Tre pazienti su
cinque hanno espresso il loro parere favorevole nel coinvolgimento dei familiari
nelle scelte terapeutiche: per il 44 per cento le fonti di informazione sul
tumore della prostata, oltre ai medici generici, rimangono la famiglia e gli
amici.
L'indagine "Less is more" è stata condotta su 200 pazienti
in Germania, Francia, Spagna, Italia e Paesi Bassi, nel bimestre dicembre 2006–gennaio
2007. In ciascun paese sono stati intervistati 40 pazienti sulla base di un
questionario pre-impostato. La ricerca è stata realizzata per conto di
Astellas Pharma da GfK NOP, il quarto gruppo più importante a livello
mondiale in materia di indagini di mercato.
Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli appuntamenti, tra incontri scientifici,
congressi e tavole rotonde, dove esperti mondiali si sono confrontati per una
strategia comune di cura della neoplasia prostatica, una forma tumorale abbastanza
frequente che colpisce in Italia il 30 per cento degli uomini over 50, con 21
mila nuovi casi l'anno. Perciò anche quest'anno (dal 12 al 19 marzo)
si è svolta in tutta la penisola la "Settimana Nazionale di Prevenzione
del Tumore della Prostata", organizzata dalla World Foundation of Urology,
sotto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica e della Presidenza
del Consiglio dei Ministri, nonché dei ministeri della Salute, dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca, oltre all’Associazione Nazionale
Comuni Italiani e alla Regione Lazio. L’obiettivo della manifestazione
è stato quello di promuovere la prevenzione di questa patologia –
ormai il secondo tipo di tumore per l’uomo dopo quello del polmone –
attraverso la divulgazione per una corretta alimentazione integrata e la sensibilizzazione
verso gli essenziali controlli urologici che possono consentire la diagnosi
precoce.
Il presidente del Comitato d’Onore della Settimana Nazionale è
stato il professor Umberto Veronesi, uno dei personaggi che si batte con più
impegno nella lotta contro i tumori, che così ha dichiarato: «Ho
sempre pensato che informare ed educare le persone sulla maniera migliore per
conservare la propria salute non è semplicemente un’azione meritevole
ma è un nostro preciso dovere. Infatti soltanto la conoscenza può
consentire di scegliere e agire con quella piena libertà e lucida responsabilità
che sono valori essenziali della nostra civiltà». Quindi il sostegno
alla Settimana Nazionale del Tumore della Prostata, in un certo senso, è
la logica prosecuzione del lavoro che da anni si sta portando avanti nella lotta
contro il tumore della mammella. Se oggi molte donne hanno imparato l’importanza
vitale dei controlli periodici e della diagnosi precoce, gli uomini, soprattutto
in Italia, sembrano essere ancora molto lontani dall’aver raggiunto la
medesima consapevolezza e il medesimo senso di responsabilità nei confronti
della propria salute. «Mi auguro che un’iniziativa come questa li
aiuti a comprendere quanto a volte possa essere semplice aumentare la durata
e la qualità della propria vita», ha puntualizzato Veronesi. «Poi,
naturalmente, ognuno sarà libero di decidere come meglio ritiene opportuno
ma, in questo campo come in tutti gli altri, la società ha il dovere
di assicurare a ciascuno una scelta autenticamente libera, cioè una scelta
informata e responsabile».
L’iniziativa ha mobilitato personaggi provenienti dai più diversi
settori. Del comitato d’onore presieduto da Veronesi fanno parte anche
la star internazionali della musica come Andrea Bocelli, oltre a Santo Versace,
presidente della storica maison, oltre al presidente nazionale della Croce Rossa
Italiana Massimo Barra. Il popolare giornalista televisivo Luca Giurato è
stato il testimonial d’eccezione della manifestazione.
Così Andrea Bocelli ha commentato la sua partecipazione: «Per me
è molto bello che questa Settimana Nazionale della Prevenzione della
Prostata sia intitolata simbolicamente alla Festa del Papà. In questo
modo sento anche di onorare la memoria di mio padre (scomparso nel ’98
per un tumore), come nel caso di altre iniziative di promozione della salute
in cui ho il privilegio di essere stato coinvolto. Il legame con la Festa del
Papà ci ricorda che l’obiettivo della difesa della salute non può
essere perseguito separatamente dallo sviluppo e dalla promozione della persona
nella sua interezza, in tutti i suoi aspetti, non soltanto sanitari. E naturalmente
sono contento – ha concluso il cantante – che la musica sia una
grande protagonista di questa manifestazione che in fondo si apre e si chiude
con un concerto. Iniziative come queste hanno bisogno di parlare al cuore della
gente, proprio attraverso il linguaggio della musica».
«In fondo – ha aggiunto Santo Versace – esiste un "made
in Italy" anche nelle attività di solidarietà e sensibilizzazione
e direi che questa Settimana di prevenzione è proprio una bella vittoria
italiana. Mi piace sottolineare che il presidente della World Foundation of
Urology, il professor Mauro Dimitri, è un italiano. Mi sembra che con
la sua passione e la sua creatività, tutte italiane, sia riuscito a rendere
la fondazione ancora più viva e attiva, mettendo a segno una serie di
importanti iniziative a livello internazionale. Mi piacerebbe che questo fosse
un piccolo esempio anche per certi giovani, e meno giovani, scoraggiati dalla
situazione del nostro paese: a volte, per risolvere un problema, quello che
serve è semplicemente rimboccarsi le maniche e fare le cose. E questo
vale anche per un imprenditore».
«La missione della Croce Rossa – ha sottolineato Massimo Barra,
presidente della Croce Rossa Italiana – è quella di aiutare le
persone vulnerabili, promuovendo una migliore qualità della vita. In
questo programma rientrano naturalmente l’incoraggiamento e il supporto
ad altre associazioni che lanciano, ciascuna nel proprio ambito, iniziative
di utilità sociale. La difesa della salute e la salvaguardia della vita
sono una partita in cui il gioco di squadra può essere la chiave vincente.
È quindi per me un piacere e un onore partecipare alla manifestazione
organizzata dalla World Foundation of Urology che, oltretutto, ha il merito
di richiamare l’attenzione su un problema di rilevanti dimensioni e gravità.
Ma sul quale, purtroppo, non c’è ancora la sufficiente conoscenza
da parte del grande pubblico».
«Il problema della prevenzione – ha concluso Luca Giurato –
è prima di tutto un problema di comunicazione: bisogna spiegare, in maniera
molto semplice e chiara ma anche con voce forte, che una semplice visita urologica
può salvarti la vita. Nelle mie trasmissioni ho sempre cercato di dedicare
spazio a questo problema. Lasciatemi ripetere un mio piccolo slogan: P come
Prostata, P come Prevenzione!».
Gli ambulatori della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sono stati a
disposizione in oltre 100 città italiane per una visita urologica e test
del PSA. Il ministero della Salute parteciperà all’iniziativa della
Fondazione assicurando le stesse prestazioni urologiche al personale navigante
marittimo e dell’aviazione civile attraverso i poliambulatori, direttamente
gestiti dal Ministero, del Servizio Assistenza Sanitaria ai Naviganti (SASN),
istituzionalmente dedicati all’assistenza sanitaria del personale navigante.
Figli dopo la chemio
Sono sempre di più i figli del dopo. Come il "dopo" del cancro
al testicolo, prima causa di tumore fra i giovani di età compresa fra
i 20 e i 40 anni. La lotta a questo tipo di neoplasia si può considerare
un vero successo della ricerca e della medicina: oggi più del 90 per
cento delle persone colpite guarisce. Sono uomini che possono tornare a guardare
al futuro; il che significa una vita "normale": lavoro, famiglia,
figli.
«Spesso infatti», ha affermato a Pescara, nel corso della XIV conferenza
nazionale AIOM sui tumori urologici, il professor Francesco Boccardo, presidente
eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica, «ci si dimentica
che un paziente di 28 anni, una volta guarito da un tumore del testicolo, potrebbe
volere un figlio. La chemioterapia può deprimere la spermatogenesi e
non tutti i pazienti recuperano autonomamente la funzione procreativa. Per questo
è importante che questi ragazzi si sottopongano allo "sperm-banking"
ossia al "deposito del seme". Un modo concreto, reale per affrontare
a tutto tondo l'argomento tumori in questa fascia d'età. Significa entrare
in problematiche non solo cliniche e scientifiche ma anche psicologiche, sociali,
esistenziali, che coinvolgono pesantemente i pazienti proprio mentre essi cercano
nuovi equilibri negli studi, nel lavoro, negli affetti e nella famiglia».
Proprio per questo, per discutere di come garantire la migliore qualità
di vita, l'AIOM ha deciso di dedicare la XIV Conferenza nazionale ai tumori
urologici. Per tre giorni, dal 18 al 20 aprile, oltre trecento fra i massimi
esperti italiani si sono confrontati sui successi della terapia e i problemi
legati al "dopo".
«Perché parlare del "dopo" è ormai un traguardo
spesso raggiunto per i tumori del testicolo e della vescica», ha proseguito
il professor Emilio Bajetta, presidente nazionale AIOM. «Ma anche per
quelli del rene: fino allo scorso anno gli oncologi medici disponevano di armi
terapeutiche poco efficaci. Poi, anche in Italia, sono state registrate molecole
che promettono di potere migliorare i risultati della terapia persino in questa
neoplasia. Ma, quando si parla di tumori urologici, l'attenzione si focalizza
sul cancro della prostata: ben 23 mila persone ogni anno in Italia si ammalano
di questo tipo di cancro (con oltre 7 mila decessi), il tumore più diffuso
fra gli uomini in Europa, superando quello al polmone».
«La lotta contro questi tumori impegna sempre di più un'équipe
multi-specialistica», ha sottolineato il professor Boccardo, «in
cui giocano un ruolo importante, oltre all'urologo, l'oncologo medico e il radioterapista».
Tutte figure che l'Aiom ha voluto coinvolgere nel suo Convegno. La Conferenza
annuale si è aperta con la testimonianza di alcune persone che sono riuscite
a sconfiggere il tumore, un segnale importante di attenzione da parte del mondo
medico-scientifico. «A fronte dei più innovativi approcci e della
possibilità di combattere con molte armi la patologia», ha continuato
il professor Bajetta, «diventa sempre più determinante la condivisione
della scelta della strategia terapeutica non solo fra i vari specialisti ma
soprattutto con il paziente. Come società scientifica ci siamo posti
due obiettivi fondamentali: stimolare la collaborazione fra operatori sanitari
e ascoltare le esigenze dei pazienti per garantire la migliore assistenza al
malato. Va letta in questo senso anche l'iniziativa di istituire il Numero verde,
servizio che l'Aiom ha attivato alcuni anni fa e che continua a svolgere un
prezioso servizio di informazione e supporto per tutti i cittadini che si trovano
ad affrontare problemi oncologici».
«Un tipo di cancro che vede nell'Abruzzo un'isola felice», ha messo
in evidenza con orgoglio il dottor Marco Lombardo, direttore del dipartimento
di Oncologia della AUSL di Pescara, «con un tasso medio di casi inferiore
del 20 per cento rispetto alla media italiana. Questo dato, che andrebbe ulteriormente
analizzato, va sicuramente correlato con il rispetto ambientale, lo stile di
vita, la politica di prevenzione regionale, l'organizzazione capillare del territorio
su cui insistono sei comprensori oncologici».
Impedire la formazione di vasi che alimentano
le cellule tumorali
Una ricerca dell'Univeristà di Chicago ha condotto a nuove scoperte riguardo
al legame tra la crescita dei vasi sanguigni e la distribuzione del rame intracellulare.
La formazione di nuovi vasi sanguigni – un processo chiamato angiogenesi
– è fisiologicamente importante nel nostro organismo. Ma controllare
questo processo significa anche riuscire a impedire la proliferazione delle
cellule tumorali; per questo motivo i ricercatori studiano accuratamente tale
processo per riuscire a trovare un metodo efficace per bloccarlo e combattere,
così, il cancro.
Un elemento critico nell'angiogenesi è il rame. I composti che riducono
la concentrazione di rame senza alterare le normali funzioni dell'organismo
potrebbero inibire la neoformazione di vasi sanguigni. Alcuni di questi composti
sono, infatti, in fase di sperimentazione clinica per la cura del cancro. Tuttavia
le basi biologiche di questa sensibilità dell'angiogenesi al rame restano
sconosciute.
Cercando di trovare una risposta all'enigma, i ricercatori hanno usato i raggi
X per visualizzare la distribuzione del rame sia in un modello cellulare per
l'angiogenesi sia in sezioni di tessuto mammario tumorale. «Abbiamo osservato
che le cellule che attuano l'angiogenesi mostrano una distribuzione del loro
rame cellulare che è molto particolare rispetto alle altre cellule: esso
si concentra sempre ai margini periferici della cellula», ha spiegato
la biologa, autrice dello studio, la dottoressa Lydia Finney. «Questa
scoperta potrebbe aiutare a spiegare come agiscono le terapie anti-tumorali
che riducono le concentrazioni di rame». Lo studio è stato pubblicato
su "Pnas".
Studi clinici per nuove terapie contro
il cancro: una guida per i pazienti
Per la prima volta in Italia si è affrontata la situazione che riguarda
l'accesso dei malati a quelle che la comunità scientifica e quella mediatica
definiscono sperimentazioni cliniche. A farlo sono stati i rappresentanti di
istituzioni impegnate nello studio e nella terapia dei tumori, di agenzie governative
per la registrazione dei farmaci a livello europeo (EMEA) e nazionale (AIFA)
e di organizzazioni di volontariato dei malati di cancro sia italiane (AIMaC,
FAVO) che europee (ECPC), con la diretta partecipazione dell'OMS. Il tutto è
avvenuto nel corso di un convegno sugli studi clinici di nuove terapie contro
il cancro, svoltosi a Roma presso l'Istituto Superiore di Sanità.
Nel corso del convegno è stato quindi definito quello che i pazienti
devono sapere per aderire alle sperimentazioni in modo consapevole. I malati
devono infatti sapere che la partecipazione alle sperimentazioni cliniche rappresenta
anche una delle opzioni terapeutiche. Se è vero che i progressi nella
terapia dei tumori sono stati ottenuti attraverso gli studi clinici, è
altrettanto vero che i pazienti che vi partecipano sono i veri protagonisti
del progresso scientifico.
Gli organizzatori del convegno l'Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti
e amici (AIMaC), Istituto Superiore di Sanità (ISS), National Cancer
Institute (NCI) e National Center for Complementary and Alternative Medicine
(NCCAM), in collaborazione con AIFA e Istituto Tumori di Milano, hanno presentato
per la prima volta in Italia il libretto "Gli studi clinici sul cancro:
informazioni per il malato". L'opuscolo descrive:
- in che modo si svolgono le sperimentazioni
- in che modo i pazienti che vi partecipano sono protetti
- vantaggi e svantaggi di un'opzione terapeutica che può rivelarsi
molto utile per i pazienti
- come accedere alle informazioni sugli studi clinici.
Il convegno è stato un'occasione per lanciare la sfida
delle associazioni dei malati al rispetto del diritto a una completa e trasparente
informazione sugli studi clinici. E fa parte delle iniziative della Campagna
"Con il malato contro il tumore" (www.controiltumore.it),
sostenuta dal ministero della Salute.
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