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È arrivato in Italia il primo vaccino contro il tumore dell’utero
Monica Melotti, N. 6/7 giugno/luglio 2007
Da oggi è disponibile per tutte le donne il tanto atteso vaccino contro
il tumore dell’utero: Gardasil. È il primo vaccino contro una forma
tumorale messo a punto dalla scienza medica. Una scoperta che ha visto il concreto
ruolo della ricerca italiana coinvolgendo cinque centri: due a Roma, uno a Brescia,
Napoli e Palermo che hanno sperimentato il vaccino. Con l’arrivo di Gardasil
è possibile vaccinare tutte le donne dai nove ai ventisei anni. L’Italia
è il primo paese che ha deciso di concedere la vaccinazione gratuita,
iniziando con la fascia delle dodicenni. Bastano poche cifre per inquadrare
il problema del cancro al collo dell’utero. In tutto il mondo cinquecentomila
nuovi casi l’anno, più di 3.500, sempre ogni anno, in Italia. I
casi di morte a distanza di cinque anni sono del 35 per cento, in modo particolare
tra i 50 e i 70 anni.
Una grande notizia per la donna
«L’annuncio di questo vaccino è una notizia molto importante
per le donne», dice Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale. «Per
la prima volta hanno la possibilità di proteggersi in modo quasi totale
da quella che ancora oggi è considerata una delle principali cause di
tumore nel mondo femminile. Gardasil è uno strumento di prevenzione oncologica
che non lascia spazio ai dubbi sul rapporto costo-beneficio. Lo Ieo (Istituto
Europeo di Oncologia) di Milano ha sempre orientato la sua ricerca in questa
direzione e contribuirà allo sviluppo delle conoscenze sul vaccino contro
l’HPV, con uno studio per la diffusione della vaccinazione delle ragazze
di 18 anni, che verrà avviato prima dell’estate». Gardasil
arriva dopo molti anni in cui c’era stata una stasi nella lotta contro
questo tumore. Con l’introduzione del Pap-Test si è ottenuta la
riduzione dell’80 per cento dei casi di malattia nei Paesi industrializzati.
Ma dagli anni Ottanta nessun rivoluzionario progresso nel campo della prevenzione
è più stato fatto. Il pap test ha avuto successo perché
è facile da attuare e, oltretutto, ha un costo contenuto. Con il passare
del tempo si è visto che esiste un agente che causa il tumore. Con il
Pap-Test si riuscivano a vedere cellule modificate. Per diversi anni si è
sostenuto che non era un virus il responsabile della modificazione delle cellule.
Poi si è avuta una svolta, dieci anni fa, quando è stato confermato
che il killer era proprio un virus: il papillomavirus. È stato un momento
molto importante per la conoscenza dei tumori. È raro, infatti, trovare
una singola causa di un cancro.
Il primo vaccino al mondo contro il tumore della cervice
«La messa a punto del vaccino ha rappresentato un evento rivoluzionario»,
dice Sergio Pecorelli, ordinario di ginecologia oncologica all’Università
di Brescia. «Quest’arma è diretta a genotipi specifici del
papillomavirus: una volta che una donna si è vaccinata il virus non potrà
più colpirla e, di conseguenza, non si potrà innescare quel meccanismo
che può portare al tumore del collo dell’utero. Gardasil è
efficace nei confronti di quattro genotipi, tra i quali il 16 e il 18 quelli
a più alto indice di tumore, addirittura responsabili del 75 per cento
dei casi di tumore della cervice e dei genitali esterni. Circa il 75 per cento
delle donne sessualmente attive può entrare in contatto almeno una volta
nel corso della vita con il virus del Papillomavirus Umano. Fortunatamente per
la donna il rischio di ammalarsi di tumore della cervice, una volta entrata
in contatto con il virus, è molto basso». Ora bisogna che le donne
vengano sottoposte a vaccinazione.
Innanzitutto è importante che vengano vaccinate le giovanissime: una
protezione in quest’epoca rappresenta per la donna stessa un investimento
per la vita. Ma non solo. Devono cogliere quest’importante opportunità
anche le donne di altre fasce d’età. Meglio se in età giovanile,
prima che il virus le contagi e quando sono a maggiore rischio di esposizione.
Ad oggi il vaccino può essere somministrato alle donne fino a 26 anni.
Ma è un limite che andrebbe superato e portato, una volta che gli studi
in corso lo confermeranno, alla soglia dei 45 anni. L’incidenza maggiore
di insorgenza del tumore avviene dopo i 40 anni.
Il paptest non va abbandonato
Il ginecologo recita una parte eccezionale nella comunicazione con la paziente
quando si affronta il discorso della prevenzione. Questo specialista ha in mano
diverse armi per quanto riguarda la prevenzione secondaria: il Pap-Test e l’HPV
test. Adesso ha un arma in più: quella di Gardasil. Ma è un’arma
non facile da illustrare: ci sono infatti culture diverse, c’è
da superare antichi preconcetti. C’è da prendere in considerazione
che il principio della vaccinazione non è stato ancora completamente
recepito. «Quasi sempre durante le visite non sono io ad avviare il discorso
sul vaccino. Sono le stesse madri che, avendo appreso della possibilità
di poter vaccinare le proprie figlie, chiedono informazioni sulla vaccinazione»,
dice il professor Giorgio Bartolozzi, pediatra e membro della Commissione Nazionale
Vaccini. «Io rispondo che Gardasil è un vaccino ormai disponibile
in Italia ed è indicato non solo alle adolescenti – per le dodicenni
la vaccinazione è gratuita – è possibile vaccinare i soggetti
di sesso femminile dai 9 anni fino ai 26 anni di età ma è allo
studio la possibilità di un’estensione dell’età. Le
risposte immunologiche (anticorpi), dopo la somministrazione del vaccino, sono
assolutamente positive. Inoltre non dobbiamo dimenticare che Gardasil non solo
protegge dal cancro del collo dell’utero ma anche dai condilomi acuminati
genitali. Si tratta di un’arma di cui fortunatamente siamo in possesso
ed è per questo che non mi stancherò mai di ringraziare gli studiosi
che lo hanno messo a punto. Tutti i vaccini che il medico ha a disposizione,
da quello della polio a quello per l’epatite virale B, tanto per fare
qualche esempio, sono estremamente validi. Ma la loro efficacia immunologica
non è al livello raggiunto dal Gardasil. Il pap-test è ancora
utile? Il Pap-Test non va assolutamente abbandonato. Con il vaccino quindi non
si deve abbandonare il controllo periodico con questo esame perché il
vaccino protegge dai due più importanti e più frequenti sierotipi
che danno il cancro del collo dell’utero (il sierotipo 16 e 18), mentre
il Pap-Test consente di riconoscere le lesioni iniziali causate da tutti i tipi
di Papillomavirus umani responsabili del cancro del collo dell’utero».
L’importanza dei vaccini
I vaccini da sempre proteggono l’intera popolazione da patologie infettive
spesso molto pericolose per i bambini e gli anziani. Svolgono un ruolo essenziale
nella protezione contro le malattie, nella diminuzione della mortalità
e nell’aumento della speranza di vita a fronte di un rapporto costo/beneficio
molto vantaggioso per tutti rispetto a qualsiasi altro mezzo. Grazie alla prevenzione
primaria attraverso i vaccini molte malattie, ben note ancora fino alla metà
del secolo scorso, sono state eradicate per sempre. Grazie ai vaccini, infatti,
i nostri figli non conoscono cosa vuol dire ammalarsi di poliomielite, contrarre
il vaiolo, la difterite e altre gravi patologie.
«Anche quando si parla di cancro, si parla di bisogno di prevenzione»,
sottolinea Daniel Jacques Cristelli, amministratore delegato della Sanofi Pasteur
MSD, l’azienda produttirice di Gardasil. «Tuttavia, finora, la prevenzione
contro il cancro si è riferita esclusivamente alla ‘diagnosi precoce’
e non alla ‘protezione dalla patologia’. Grazie alla scoperta di
Gardasil la prevenzione in oncologia assume un nuovo significato. Da oggi è
possibile proteggersi da patologie quali il cancro del collo dell’utero
e le altre malattie legate ai quattro tipi di Papillomavirus Umano inclusi nel
vaccino, consegnando così a ogni donna la possibilità di vivere
una vita personale e familiare serena. I vaccini, del resto, hanno sempre avuto,
e avranno, un ruolo strategico per un Paese da un punto di vista sanitario ma
anche sociale, politico ed economico. Tuttavia, i volumi di mercato ci mostrano
quanto poco s’investa in questo campo in Italia. Il fatturato mondiale
di tutti i vaccini è di circa 7,8 miliardi, quello italiano di 156 milioni.
Questo vuol dire che l’intero mercato mondiale dei vaccini vale assai
meno di tutta la spesa farmaceutica pubblica italiana (circa 15 miliardi di
euro); e che l’intero fatturato italiano per i vaccini è di poco
superiore a quello del farmaco tradizionale più venduto in Italia. A
questo aggiungo che la spesa per i vaccini dell’Italia è appena
dell’1 per cento di quella farmaceutica, contro il 2 per cento di media
europea. Un investimento che pone l’Italia al penultimo posto nell’Unione
Europea per spesa pro-capite. Tuttavia bisogna sottolineare il fatto che in
Italia il sistema di vaccinazione solamente per l’età pediatrica
è uno dei migliori al mondo».
I vaccini spesso non fanno notizia, se ne parla poco e difficilmente vengono
associati al nostro futuro sebbene siano in grado di prevenire malattie ritenute
finora incurabili e grazie all’ingegneria genetica, la medicina potrà
un giorno sconfiggere molte altre malattie.
Tutto su Gardasil, il nuovo vaccino per
la donna
Per la vaccinazione gratuita è stata inizialmente scelta la fascia di
età di dodici anni, perché si ritiene che in questa età
non si è ancora avuta un rapporto sessuale. Le adolescenti e le altre
donne non devono avere timore degli effetti collaterali perché Gardasil
è un vaccino sicuro e ben tollerato. Comunque tutte le donne che vogliono
proteggersi possono acquistare le tre dosi di Bardasi in farmacia presentando
la ricetta del proprio medico. Il costo del vaccino in farmacia sarà
di 188,15 euro a dose, per un totale di quasi 564,45 euro. Con le tre dosi di
vaccino si eviterà una volta per tutte il rischio di contrarre i quattro
tipi di HPV responsabili del cancro del collo dell’utero e delle altre
patologie che si manifestano prima del cancro e che vanno oltre il collo dell’utero.
Considerando anche solo un’efficacia del vaccino a vent’anni, questo
vuol dire che ogni donna spenderà per se stessa e per la propria salute
0,07 centesimi al giorno, meno della metà di quanto spende inviando un
semplice sms (0,19 centesimi). Evitare il rischio di ammalarsi di un cancro
costerà meno di 10 centesimi al giorno.
Ci saranno anche dei vantaggi per la sanità pubblica. In Italia i costi
di gestione e trattamento dei casi di cancro del collo dell’utero ogni
anno sono pari a circa 200 milioni di euro, a cui si aggiungono 25-30 milioni
per il trattamento dei condilomi genitali. Di questi 200-230 milioni, oltre
l’85% risulta destinato ai test di screening e al trattamento del cancro
della cervice uterina. Con un costo inferiore ai 100 milioni di euro all’anno
e con un adeguato piano vaccinale, che dovrebbe prevedere la vaccinazione di
più coorti di donne (3 per i prossimi 8 anni), si avrà una conseguente
riduzione dei costi di gestione per il cancro e per i trattamenti. Tutto questo
permetterà di assorbire una parte progressivamente crescente degli oneri
a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Negli studi clinici condotti su più di 25 mila donne, in 33 paesi in
tutto il mondo, Gardasil ha mostrato un’efficacia totale per le patologie
causate dai tipi 6, 11, 16 e 18 di Papillomavirus Umano:
- 100% di efficacia nella prevenzione del cancro invasivo del collo dell’utero
e delle lesioni precancerose del collo dell’utero
- 100% di efficacia nella prevenzione delle lesioni precancerose della vulva
- 100% di efficacia nella prevenzione dei condilomi genitali
Gardasil in Europa e nel mondo
A sei mesi dall’ottenimento della licenza nell’Unione Europea, Gardasil
è oggi disponibile in 26 paesi in Europa e in 55 in tutto il mondo.
Discussioni con procedure accelerate sono in corso in molti paesi europei per
integrare la vaccinazione contro il Papillomavirus Umano all’interno dei
programmi di rimborso e delle raccomandazioni di ciascun paese.
Dal 1 Gennaio 2007 la vaccinazione è raccomandata in Austria per tutte
le ragazze e i ragazzi con un’età tra i 9 e i 15 anni e per le
donne, preferibilmente prima dell’inizio dell’attività sessuale.
In Germania queste decisioni saranno comunicate tra poco. Già da dicembre
2006, le tre più importanti assicurazioni sanitarie istituzionali tedesche,
che insieme coprono più della metà della popolazione, hanno annunciato
l’immediato e totale rimborso della vaccinazione contro il Papillomavirus
Umano per le donne.
In Francia, le autorità sanitarie hanno reso noto la decisione di raccomandare
la vaccinazione contro i tipi di Papillomavirus Umano 6, 11, 16 e 18 per le
ragazze con un’età compresa tra i 14 e i 23 anni. Le autorità
sanitarie francesi hanno annunciato, inoltre, che da giugno 2007 partirà
il rimborso da parte del sistema di sicurezza sociale nazionale. A partire da
ottobre 2006, le tre più importanti compagnie assicurative, inoltre,
hanno annunciato l’immediato parziale rimborso di questa vaccinazione.
In Spagna, la regione della Navarra ha annunciato la vaccinazione delle ragazze
(12-13 anni) non appena Gardasil sarà disponibile. L’opportunità
di aggiungere un programma di catch-up alla vaccinazione per le ragazze con
più di 12-13 anni e/o la vaccinazione dei ragazzi è in corso di
valutazione.
In Svezia, la prima contea ha annunciato recentemente l’offerta di Gardasil
per ragazze e giovani donne prima della decisione da parte delle autorità
sanitarie.
Alcune assicurazioni sanitarie del Belgio rimborseranno parzialmente la vaccinazione
contro il Papillomavirus Umano.
Quattro compagnie assicurative sanitarie in Danimarca hanno reso noto, a dicembre
dello scorso anno, che rimborseranno totalmente questa vaccinazione alle donne
tra i 9 e i 26 anni e ai ragazzi tra i 9 e i 15 anni a partire da gennaio 2007.
A giugno 2006 le autorità sanitarie degli Stati Uniti hanno raccomandato
la vaccinazione di routine per le ragazze tra gli 11 e i 12 anni, per quelle
comprese nella fascia d’età tra i 13 e i 26 anni, non ancora vaccinate
e per le bambine di 9 e 10 anni a discrezione del pediatra. A novembre 2006,
il governo australiano ha annunciato il rimborso di Gardasil per tutte le ragazze
e le donne tra i 12 e i 26 anni. È stato inserito nel programma scolastico
nazionale di vaccinazione per le ragazze tra i 12 e i 13 anni.
I numeri del cancro del collo dell’utero
in Italia
Ogni giorno, in Italia, 5 donne muoiono a causa del cancro del collo dell’utero:
1.700 decessi in un anno. Ogni giorno, sono diagnosticati 10 nuovi casi. Una
cifra che equivale a 3.500 nuovi casi di cancro del collo dell’utero ogni
anno.
Nel 2003 si sono registrati 6.862 ricoveri per tumore maligno della cervice
uterina: un terzo di questi riguardava giovani donne tra i 25 e i 44 anni e
un altro terzo le donne tra i 45 ed i 64 anni. La regione che ha fatto registrare
il maggior numero di ricoveri per il cancro della cervice è la Lombardia,
seguita dal Lazio e dall'Emilia Romagna. Le donne italiane conoscono il papillomavirus
e il tumore del collo dell'utero. E ne hanno paura. Eppure fanno poca prevenzione.
Le ragazze italiane tra i 25 e i 29 anni non si sottopongono al Pap-Test con
regolarità, soprattutto al Sud. Più attente le donne tra i 45
e i 54 anni, in particolare le donne del Nord Est.
Prima del cancro del collo dell’utero ci sono le lesioni potenzialmente
precancerose (basso grado o CIN 1). Ogni anno, in Italia, sono diagnosticate
47.000 lesioni di basso grado al collo dell’utero, pari a 130 casi al
giorno.
Queste lesioni comportano un risultato anomalo al pap test e richiedono un controllo
medico nel tempo per seguirne la risoluzione o la loro progressione in lesioni
precancerose (lesioni di alto grado, CIN 2/3).
Ogni anno, in Italia, sono diagnosticate 14.700 lesioni di alto grado al collo
dell’utero, pari a 40 casi al giorno. Una volta raggiunto lo stadio di
lesioni precancerose è necessario rimuovere le lesioni chirurgicamente
per prevenire il rischio di potenziale progressione verso il cancro. Al di là
della localizzazione al collo dell’utero ci sono le lesioni genitali esterne,
che includono quelle della vulva, della vagina e i condilomi genitali. Le lesioni
precancerose vulvari e vaginali di alto grado possono condurre al cancro della
vulva e della vagina.Box: Indirizzi utili
I centri italiani che hanno partecipato al programma di vaccinazione sperimentale
anti-Hpv:
- Università di Palermo, prof. Perino, tel. 091.6555477
- Università La Sapienza di Roma, prof. Moscarini, tel. 06.80345696
- Istituto Regina Elena di Roma, dott. Mariani, tel. 06.52666079
- Spedali Civili di Brescia, prof. Carosi, tel. 030.394467
- Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, dott. Greggi, tel. 081.5903111
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