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Cannabis, via libera per i farmaci contro i dolori cronici da tumore

Minnie Luongo, N. 8/9 agosto/settembre 2007

Adesso la notizia è davvero ufficiale: la cannabis e i suoi derivati saranno utilizzati nella terapia del dolore, anche per contenere i dosaggi dei farmaci oppiacei. Lo riporta un Decreto del ministero della Salute, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 28 aprile, che in sintesi dice come, dopo aver sentito il Consiglio superiore di sanità e ottenuto l’ok dal ministero della Solidarietà sociale, ha inserito nella tabella II il “delta-9-tetraidrocannabinolo” e il “trans-delta-9-tetraidrocannabinolo”, ossia due derivati dalla cannabis. La maggior efficacia dei farmaci derivati dalla cannabis è stata riscontrata non solo nei casi di depressione, ansia, sclerosi multipla, ma anche nel contrastare i dolori cronici dovuti a tumore o altre cause. Nel caso di cancro, tuttavia, questi farmaci funzionano soltanto assieme alla morfina, aumentandone l’efficacia e consentendo di abbassarne la dose.
Il decreto rende così possibile la commercializzazione sul mercato italiano di questo tipo di medicinali. Finora le sostanze derivate dalla cannabis non si potevano trovare nel nostro Paese, e i medici che sottoponevano i loro pazienti a tale trattamento contro il dolore li importavano necessariamente dall’estero, spesso attraverso complesse manovre burocratiche.

Storia della cannabis
In medicina la fama della cannabis ha attraversato fortune alterne nel corso dei decenni, per non dire dei secoli. Con l’aiuto di alcuni esperti, ripercorriamo allora questo cammino accidentato. Senza schierarsi né con i fautori né con i detrattori di questo riconoscimento ufficiale da parte della medicina made in Italy, ripercorriamo con obiettività la storia della cannabis. Per fare il punto sulle “droghe in medicina”, ci avvaliamo di alcuni stralci tratti da un esauriente scritto - pubblicato nel 2002 su “Medicina delle tossicodipendenze” - a firma del dottor Claudio Cappuccino, segretario ACT (Associazione per la Cannabis Terapeutica), e senz’altro uno dei maggiori esperti in materia.
Ma già due anni prima di questa pubblicazione, il dottor Cappuccino e il dottor Salvatore Grasso (presidente ATC) avevano presentato un “libro bianco” sugli usi terapeutici della cannabis all’allora Ministro della Sanità Umberto Veronesi.
Associazione per la Cannabis Terapeutica (ACT): www.medicalcannabis.it

Partiamo dalle origini in Oriente: “La più antica farmacopea conosciuta - il Pên-t’sao Ching cinese, che si fa tradizionalmente risalire al terzo millennio a.C. e al mitico imperatore Shên-Nung, ma che ci è pervenuto in versioni del I-II secolo d.C. - già raccomanda la canapa per "disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale", tutte condizioni caratterizzate da una perdita di yin (la componente femminile di ogni cosa naturale). E già avverte che una dose eccessiva “fa vedere demoni”. Sempre in Cina, nel II secolo d.C., il grande chirurgo Hua T’o la usa a scopo analgesico-anestetico nei sofisticati interventi “senza dolore” per cui era famoso. Nel X secolo, T’ang Shên-wei scrive che la canapa “ha un sapore speziato; è tossica; è usata nelle malattie da deperimento e nelle ferite; purifica il sangue e abbassa la temperatura; riduce i flussi; risolve il reumatismo; scarica il pus. Se presa in eccesso produce allucinazioni e rende barcollante il passo” In India, già nel II millennio a.C., la Cannabis è citata nell’Atharvaveda come “pianta che libera dall’ansia”. Successivamente, fu usata in diversi sistemi della medicina tradizionale (Ayurveda, Unani, Tibbi), fino ai nostri giorni. Come riassumerà in tempi recenti J.M. Campbell, nella sua “nota” inclusa nel famoso Indian Hemp Drugs Commission Report (1893-4), la bhang cura in primo luogo la febbre agendo “non direttamente ovvero fisicamente come un farmaco ordinario, ma indirettamente ovvero spiritualmente calmando gli spiriti rabbiosi a cui la febbre è dovuta”; e inoltre “raffredda il sangue caldo, provoca il sonno negli ipereccitati, dona bellezza e assicura lunga vita. Cura la dissenteria e i colpi di calore, purifica il flegma, accelera la digestione, stimola l'appetito, corregge la pronuncia nella blesità, rinfresca l'intelletto, dona vivacità al corpo e gaiezza alla mente.” Ma “la ganja in eccesso provoca ascessi, o anche pazzia”.
E veniamo a tempi decisamente più recenti, quelli che hanno visto con grande interesse la cannabis nell’ambito della medicina. “Fra il 1840 e il 1900, secondo il documentatissimo testo di Walton (1938), furono pubblicati più di 100 articoli sugli usi medici della Cannabis. Nel 1854 la Cannabis viene inclusa nello U.S. Dispensatory: “L’estratto di canapa è un potente narcotico (...) Si dice che agisca anche come deciso afrodisiaco, che stimoli l'appetito e che occasionalmente induca uno stato di catalessi. (...) [La canapa] produce il sonno, allevia gli spasmi, calma l'irrequietezza nervosa, allevia il dolore. (...) [Come analgesico] differisce dall'oppio perché non diminuisce l'appetito, non riduce le secrezioni e non provoca stitichezza. I disturbi per i quali è stata specialmente raccomandata sono le nevralgie, la gotta, il tetano, l'idrofobia, il colera epidemico, le convulsioni, la corea, l'isteria, la depressione mentale, la pazzia, e le emorragie uterine”. Nel 1886, H.C.J. Wood, autore di un importante trattato medico, testimonia che la Cannabis indica è usata soprattutto “per il sollievo dal dolore; (...) per calmare stati di irrequietezza e malessere generale; per alleviare le sofferenze in malattie incurabili, come la tisi all'ultimo stadio; e infine come blando sonnifero”. Secondo H.A. Hare, la Cannabis è paragonabile all'oppio per efficacia analgesica, ed è particolarmente utile nell'emicrania, in cui agisce anche come profilattico, nelle nevralgie, nella tosse irritativa e nella tisi. Inoltre, sarebbe anche un efficace anestetico locale, particolarmente in odontoiatria. Anche il Lancet (3 dicembre 1887) raccomanda l'uso di canapa indiana “notte e giorno, e continuato per un certo tempo” come “il miglior rimedio disponibile nel trattamento della cefalea persistente”. Più di vent'anni dopo anche William Osler, uno dei padri della medicina moderna, la ritiene “probabilmente il rimedio più soddisfacente” per l'emicrania. In questo periodo molti medici sono anche “particolarmente entusiasti riguardo al valore della Cannabis nella dismenorrea e nella menorragia”.
Nel 1890, J.R. Reynolds riassume sul Lancet 30 anni di esperienza con la Cannabis. La giudica “incomparabile” nell'insonnia senile; utile come analgesico nelle nevralgie, inclusa la nevralgia del trigemino, nonché nella tabe, nell'emicrania e nella dismenorrea; molto efficace negli spasmi muscolari di natura sia epilettoide che coreica - ma non nella vera epilessia; e, invece, di incerto valore nell'asma, nella depressione e nel delirio alcolico. In Italia erano previsti dalla Farmacopea Ufficiale sia l'estratto che la tintura di Cannabis indica. Le indicazioni erano alquanto varie: per esempio, secondo il prof. P.E. Alessandri la Canapa indiana "usasi nel tetano, nelle nevralgie, isterismo, emicrania, reumatismo, corea, asma, e in molte altre malattie non escluso il cholera, dando però quasi sempre risultati contraddittori". Pietro Mascherpa afferma che essenzialmente si tratta di "un medicamento cerebrale e precisamente un analgesico analogo all'oppio e alla morfina", che può avere più o meno gli stessi usi di questi. Mascherpa riconosce però che la farmacologia della Cannabis è "poco conosciuta", e il suo uso per varie ragioni "piuttosto limitato”.

L’oscuramento della Cannabis
Nel 1937, per un insieme di motivi che non avevano nulla a che fare con la pratica medica, e che non possono essere esaminati in questa sede, negli Stati Uniti la Cannabis - nella sua veste di marijuana - raggiunse l’oppio, la morfina, la cocaina e altre sostanze “stupefacenti” nella lista delle “droghe proibite”. Le nuove norme americane - a cui presto si adeguarono gli altri paesi occidentali, e più lentamente, tutti gli altri - resero estremamente complicata e onerosa per i medici la prescrizione di farmaci a base di Cannabis, e forse per il suo utilizzo limitato e la sua conoscenza tutto sommato approssimativa, in pochi anni la Cannabis cadde in disuso e fu cancellata dalla maggior parte delle farmacopee. Non si può negare che questa mossa, in questo momento storico, condizionò tutta la storia futura della Cannabis, impedendone di fatto non solo l’uso, ma anche lo studio con i moderni metodi scientifici, prima ancora che essa fosse veramente conosciuta.
Il silenzio e l’acquiescenza dei medici non fu generale. Lo stesso Walton, che pure appoggiò la proibizione dell’uso voluttuario della marijuana, scrisse nel suo libro (1938): “Più stretti controlli che rendessero la droga non disponibile per scopi medici e scientifici non sarebbero saggi, dal momento che per essa possono essere sviluppati altri utilizzi, tali da superarne completamente gli svantaggi. La sostanza ha diverse notevoli proprietà e se la sua struttura chimica fosse definita, e varianti sintetiche fossero sviluppate, alcune di esse potrebbero dimostrarsi particolarmente utili, sia come agenti terapeutici che come strumenti per indagini sperimentali.

Rinascita
Dagli anni '90, tuttavia, numerosi e ben documentati lavori scientifici fornirono un valido supporto a queste associazioni impegnate per la riconquista del diritto alla "marijuana come medicina", e certamente contribuirono a cambiare l'atteggiamento della collettività nei confronti dell'uso medico di questa sostanza. Segnaliamo almeno i vari testi curati da Robert C. Randall (Randall 1989; 1990; 1991; Randall-O'Leary 1993); la nuova opera di L. Grinspoon e J.B. Bakalar dedicata specificamente agli usi medici della Cannabis; e infine i recentissimi “The science of marijuana” (2000), di Leslie Iversen, neurofarmacologo dell'Università di Oxford e “Cannabis and cannabinoids” (2002), a cura di Franjo Grotenhermen.
E veniamo a tempi decisamente più recenti: Il 30 gennaio 1997, a seguito della violenta presa di posizione del governo federale USA contro l'approvazione popolare, via referendum, degli usi medici della marijuana in California e in Arizona (novembre 1996), Jerome P. Kassirer scrisse: “Gli stadi avanzati di molte malattie e i loro trattamenti sono spesso accompagnati da nausea, vomito o dolore intrattabili. Migliaia di pazienti affetti da cancro, AIDS e altre malattie riferiscono di aver ottenuto notevole sollievo da tali sintomi devastanti fumando marijuana. (...) Io credo che una politica federale che proibisce ai medici di alleviare le sofferenze prescrivendo marijuana a pazienti seriamente ammalati è male impostata, impositiva e inumana. (...) Non vi è rischio di morte fumando marijuana. Domandare le prove di un'efficacia terapeutica è (...) ipocrita. Le sensazioni nocive provate da questi pazienti sono estremamente difficili da quantificare in esperimenti controllati. Ciò che realmente conta in una terapia dotata di un così alto margine di sicurezza è se un paziente gravemente ammalato prova sollievo come risultato dell'intervento, non se uno studio controllato né dimostra l'efficacia”.

Associazione Internazionale per la Cannabis come Medicina (IACM)
L'Associazione Internazionale per la Cannabis come Medicina (IACM) è stata fondata nel marzo del 2000. È una società scientifica che si batte per il miglioramento della situazione legale per quanto riguarda l'utilizzo della pianta della canapa (“Cannabis sativa L.”) e dei suoi componenti farmacologici più importanti, i cannabinoidi, per le applicazioni terapeutiche tramite la promozione della ricerca e la distribuzione dell’informazione. La IACM dichiara che è un diritto dei medici poter discutere l'uso medico della cannabis con i loro pazienti. Partendo dalla premessa che le preparazioni a base di cannabis sono state utilizzate come rimedi per migliaia di anni, è lecito concludere che gli ingredienti attivi della pianta della canapa possono venire utilizzati attualmente in una moltitudine di gravi condizioni mediche.

Osservazioni generali
Ci sono notevoli differenze nelle conoscenze sugli usi medici della cannabis e dei cannabinoidi nelle diverse malattie. Per la nausea e il vomito associato con la chemioterapia anticancro, l'anoressia e la cachessia nell'HIV/AIDS, la spasticità nella sclerosi multipla e nelle lesioni traumatiche del midollo spinale, ci sono forti evidenze di benefici medici. Per molte altre indicazioni, come epilessia, disturbi del movimento e depressione ci sono molti meno dati disponibili. Tuttavia, le prove scientifiche per una specifica indicazione non riflettono necessariamente il reale potenziale terapeutico per una data malattia.
Gli studi clinici con singoli cannabinoidi o, meno spesso, con preparazioni della pianta intera (marijuana fumata, estratto di cannabis in capsule) sono spesso stati ispirati da esperienze positive aneddotiche di pazienti che avevano usato prodotti grezzi di cannabis. Gli effetti anti-emetici, stimolatori dell'appetito, rilassanti, analgesici e l'uso terapeutico nella sindrome di Tourette furono tutti scoperti in questo modo.
Gli effetti collaterali psichici conosciuti sono sedazione, euforia ("high"), disforia, paura di morire, sensazione di perdere il controllo, diminuzione della memoria, alterata percezione del tempo, depressione, allucinazioni. Nel caso di forti effetti di questo tipo la persona colpita va portata in un posto tranquillo e "talked down" (rassicurata che non sta succedendo niente di grave e che presto questi effetti passeranno). La cognizione e la performance psicomotoria sono indebolite. Una discreta riduzione di performance psicomotoria può essere osservata fino a 24 ore dopo la somministrazione di THC.
Effetti collaterali fisici frequenti sono secchezza delle fauci, disturbi del movimento, debolezza muscolare, cattiva articolazione della parola, aumento della frequenza cardiaca, diminuzione della pressione arteriosa in posizione eretta, anche con capogiri. Nel caso di capogiri, la persona colpita deve sdraiarsi. In posizione orizzontale, la pressione arteriosa può essere leggermente aumentata. Rari effetti collaterali sono nausea e cefalea.
I membri ricevono la newsletter della IACM (IACM-News) e altre pubblicazioni della IACM, (In Inglese o in Tedesco). Il Bollettino IACM é pubblicato in molte lingue su Internet. Il sito dell’Associazione è: www.cannabis-med.org

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