|
|
Il futuro alle porte di Milano
Annalisa Cretella, N. 10 ottobre 2007
Una nuova, mega struttura di 20 mila metri quadrati, super tecnologica, con l’obiettivo
di combattere le infiammazioni e le patologie autoimmuni. E’ il neonato Centro di ricerca
e didattica dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano, inaugurato alla
fine del mese di giugno. Creato a tempo record, in soli 16 mesi, grazie al lavoro di 300 operai
al giorno e un investimento di 63 milioni di euro: 55 milioni per i ‘mattoni’ e 8 milioni
per tecnologie ultra moderne, il nuovo polo raddoppia l’Irccs alle porte del capoluogo lombardo.
Il nuovo polo è nato con la promessa di mettere a punto nuovi strumenti per la diagnosi e
la cura delle malattie infiammatorie croniche e autoimmuni, tumori, malattie digestive, cardiovascolari
e neurologiche (infarto e ictus), e con una missione: “quella di attirare cervelli - come
hanno spiegato i vertici del centro, durante l’inaugurazione - di richiamare quelli stranieri,
cercando anche di non far fuggire quelli italiani”. Il direttore scientifico dell’Humanitas
Alberto Mantovani, ha sottolineato che il centro si presenta come “unico in Italia e forse
anche nel panorama internazionale”.
Trecento scienziati italiani e stranieri, avranno a disposizione spazi e tecnologie di ultima generazione
per studiare, in stretta collaborazione con i più importanti centri medici e di ricerca al
mondo, le malattie del sistema immunitario. Accanto a loro gli esperti di ricerca clinica coordinati
dal dottor Armando Santoro, Direttore della Ricerca Clinica e Traslazionale, e i 450 clinici dell’ospedale.
E mentre in Italia solo l’1% dei ricercatori è straniero, contro l’8-10% di Belgio
e Spagna e le percentuali record del Regno Unito, i laboratori di Rozzano meritano un discorso a
parte: “il 20% dei nostri scienziati viene dall’estero, da Canada, Sud America e Gran
Bretagna”, ha detto Mantovani. Persino da Cuba e India. E per le menti brillanti del nostro
paese sono a disposizione “training estivi fuori Italia, così che possano verificare
la propria vocazione e imparare cose nuove. E moltissimi ritornano”. A loro disposizione c’e’
il nuovo centro di Humanitas, dove per la ricerca ci sono 30 laboratori con 15 microscopi, 16 cappe
sterili e 50 terminali in rete. E per la didattica una biblioteca con 80 posti studio cablati e
un’area aperta anche ai pazienti fino a tarda sera, 28 computer con Internet, un auditorium
con 500 poltrone e 14 aule. Per tutti, infine, 70 chilometri di fibra ottica, mille punti di accesso
per telefono e computer, luci modulabili, arredi chiari, pareti e pavimenti colorati. “Un
ambiente studiato su misura – è intervenuto Mantovani - per far dialogare 300 scienziati,
450 clinici e 400 studenti dei Corsi di laurea in Medicina, Biotecnologie e Infermieristica dell'università
statale di Milano”. Il modello al quale punta la nuova struttura è infatti “quello
di uno scambio reciproco dal bancone di laboratorio al letto del malato e viceversa – ha sottolineato
Armando Santoro -. Per un clinico che sia sempre più medico molecolare e uno scienziato che
riesca a dare input concreti al clinico, magari meno colto, ma spesso più pratico. Il tutto
senza mai lasciare che la tecnologia vinca sull’assistenza, che è soprattutto ascolto,
contatto e umanità”. Secondo Gianfelice Rocca, presidente dell’Irccs privato
accreditato con il Ssn, la realizzazine del centro, permette all’istituto di realizzare un
vero e proprio “circolo virtuoso clinica-didattica-ricerca e di completare quel percorso di
crescita, all’insegna dell’innovazione e della qualità, che ha portato Humanitas
a essere il primo policlinico italiano certificato dalla Joint Commission International”.
È guerra contro ‘immunità e infiammazione’
Il nuovo Polo concentrera’ la sua attivita’ su infiammazione e immunologia per fare
massa critica su uno dei punti di eccellenza dell’Italia nel mondo. Un settore protagonista
della rivoluzione biomedica che ha caratterizzato il passaggio dal vecchio al nuovo millennio, e
che ha ripercussioni concrete sulla vita dei malati. Basti pensare che “secondo l’Organizzazione
mondiale della sanità (Oms) – ha precisato Mantovani - almeno il 20% dei tumori coinvolge
meccanismi di immunità-infiammazione. Una percentuale ampiamente sottostimata”, se
si considera che il 30% dei nuovi farmaci anticancro in sperimentazione è frutto della ricerca
immunologica: gli anticorpi monoclonali sui quali si basano le nuove terapie intelligenti ‘a
bersaglio’. Non solo. Le malattie autoimmuni colpiscono il 5-8% della popolazione, giovani
donne in oltre l’80% dei casi, con circa 20 milioni di pazienti soltanto negli Usa. E l’infiammazione,
ha ribadito l’esperto, “è un ‘assassino’ che abita dentro di noi
ed è complice di patologie del sistema nervoso centrale, cardiovascolari e oncologiche”.
Su tutti questi fronti lotterà il centro ‘acchiappa cervelli’, in rete con altre
strutture estere, con il contributo dell’università degli Studi di Milano e della Fondazione
Humanitas per la ricerca e con il sostegno italiano e straniero.
Pillole di scienza
Il sistema immunitario, paragonato per la sua estrema complessità al sistema nervoso centrale
e al cervello, consente all’organismo di combattere gli agenti infettivi come virus e batteri.
All’interno di questo meccanismo di difesa si distinguono generalmente due diverse categorie:
l’immunità non specifica o innata e l’immunità specifica o adattativa.
L’immunità innata, scoperta da un ricercatore russo più di 100 anni fa in Italia,
utilizzando una spina di rosa e lavorando su una stella marina, funziona come vera prima linea di
difesa contro le infezioni. Se un agente infettivo riesce a superare la sua resistenza iniziale,
viene invece chiamata in causa l’immunità adattativa (o acquisita), in grado di produrre
una risposta immunologica specifica di cui l’organismo conserva una memoria: se a distanza
di tempo viene nuovamente a contatto con lo stesso agente infettivo, l’organismo risulterà
immune e quindi protetto. Le vaccinazioni, ad esempio, sfruttano la specificità e la memoria
dell’immunità acquisita.
L’immunità innata, che si basa sui fagociti (cellule capaci di ‘mangiare’
le cause di malattia) è il fondamento dell’intero sistema immunitario. Proprio per
difenderci dal danno e dagli agenti patogeni il nostro corpo scatena le risposte infiammatorie.
Queste ultime non sono altro che la manifestazione dell’attivazione dell’immunità
innata, e sono alla base di una quantità straordinaria di malattie.
Dalle più comuni, come il mal di gola e lo stiramento muscolare, alla più complesse
come le patologie cosiddette autoimmuni (dovute cioè ad una reazione sbagliata, inappropriata
o in eccesso, del sistema immunitario): è il caso dell’artrite reumatoide, delle malattie
infiammatorie dell’intestino come le pancreatiti).
Negli ultimi due anni sono poi state scoperte le malattie “auto-infiammatorie”, che
colpiscono i bambini: cause genetiche scatenano un’infiammazione incontrollata che provoca
gravi patologie, ad esempio problemi cerebrali e febbre ricorrente. Infiammatorie sono anche le
malattie infettive che scatenano una reazione che poi prosegue in modo incontrollato (ad esempio
l’epatite cronica successiva alle epatiti), e le malattie cardiovascolari, prime fra tutte
l’arterosclerosi e l’infarto del miocardio. Infine i tumori, per i quali l’infiammazione
rappresenta un meccanismo che può contribuire o all’insorgere della malattia o al suo
sviluppo.
L’impatto trans-disease. In tutti questi casi, molto diversi fra loro, l’infiammazione
può contribuire all’insorgere della malattia o al suo sviluppo: è un processo
trasversale a diversi tipi di patologie. Caratteristica degli studi di immunologia condotti in Humanitas
dal professor Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell’Istituto, è dunque l’impatto
trans-disease che, a partire dallo studio delle alterazioni dei meccanismi di difesa dell’organismo,
estende le sue possibili applicazioni cliniche alle principali malattie oncologiche, cardiovascolari
e neurologiche.
In particolare in un’area di patologie il gruppo di ricercatori coordinati dal professor Mantovani
ha contribuito a dare una visione diversa del ruolo dell’infiammazione: i tumori. Alla fine
degli anni 70 ha ipotizzato per la prima volta che alcune cellule infiammatorie - i macrofagi -
presenti all’interno dei tumori, non svolgano un ruolo di difesa dell’organismo ma aiutino
lo sviluppo del cancro. In due sensi. Da una parte infatti alcune forme croniche di infiammazione
in determinati organi favoriscono l’insorgere del tumore: ad esempio la pancreatite, che rappresenta
un terreno favorevole per l’insorgenza del cancro del colon-retto. Dall’altra parte
un tumore, indipendentemente dal fatto che sia stato o meno concausato da un’infiammazione
precedente, per crescere crea un ambiente infiammatorio: è il caso ad esempio del carcinoma
della mammella.
L’infiammazione, dunque, diventa la chiave per comprendere e affrontare un ampio spettro di
patologie. Studiare questo meccanismo è fondamentale perché da un lato consente di
sviluppare terapie innovative, come l’utilizzo di anti-infiammatori (inibitori delle citochine)
anche per i tumori, e l’uso di nuovi farmaci biologici in malattie come l’osteoatrite
o l’osteporosi. Dall’altro lato, questa nuova chiave interpretativa apre la strada a
indicazioni diverse di farmaci già noti: l’esempio più clamoroso è quello
delle statine, introdotte come composti che abbassano il colesterolo, ma che in realtà funzionano
almeno in parte come inibitori dei processi infiammatori.
Humanitas, dal 1996
Nato nel 1996 come policlinico ad alta specializzazione, Humanitas è un Istituto di Ricovero
e Cura a Carattere Scientifico, nell’ambito gastroenterologico, riconosciuto dal Ministro
della Salute e dalla Regione Lombardia tra i centri di eccellenza a carattere nazionale che si distinguono
non solo per la qualità delle cure, ma per la capacità di trasferire i risultati della
ricerca e dell’innovazione nell’attività clinica quotidiana.
Con 672 posti letto complessivi (di cui 122 dedicati alla riabilitazione orto-neuro-motoria in un
centro autonomo), l’Istituto è accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale. La
sua attività di diagnosi, terapia e riabilitazione risponde alle necessità dei cittadini
a livello locale, nazionale ed internazionale con oltre 140.000 pazienti curati ogni anno provenienti
da tutte le regioni italiane e dall’estero.
Humanitas è il primo policlinico italiano ad aver ottenuto la certificazione di qualità
da parte di Joint Commission International ed è dotato di un Centro di Emergenza di Alta
Specialità che accoglie oltre 200 pazienti al giorno. Il confronto con le migliori scuole
mediche internazionali e l’utilizzo delle tecnologie più avanzate ha permesso di ottenere
importanti risultati nella cura delle malattie di tipo gastro-epatologico, oncologico, cardiologico,
orto-neuro-motorio, radiodiagnostico e di medicina nucleare.
L’architettura e le curiosità del nuovo Centro
di ricerca, dalla scelta dei colori alla rete Wi-Fi
Il Centro di Ricerca e Didattica è strutturato in due corpi di tre piani a forma di “L”
appoggiati su una piastra polifunzionale (ad un piano) nella quale sono collocati l’ingresso,
l’auditorium e la sua hall, la biblioteca, la mensa e i servizi di supporto. L’ingresso
e la hall costituiscono lo snodo dei flussi dei percorsi pubblici, del personale ospedaliero e degli
studenti. Lo shed triangolare alto 15 metri illumina la hall dell’auditorium mentre quello
cilindrico di 9 metri dà luce allo spazio di ingresso. Da questo snodo i flussi si distribuiscono
orizzontalmente e verticalmente.
Dal punto di vista spaziale la conformazione ad “L” divide lo spazio esterno in due:
la piazza verso l’edificio principale di Humanitas, che si raggiunge con un sottopasso pedonale,
e il giardino sul retro. All’esterno il nuovo Centro di Ricerca e Didattica il corpo multipiano,
l’ingresso principale e il volume della hall si succedono secondo uno skyline vivace. Lo separa
dalla strada uno spazio pensato come una piazza pedonale con percorsi dalla quale il traffico privato
è escluso. All’interno dell’edificio le differenti funzioni sono scandite da
impatti volumetrici e spaziali interni diversi. Dalla orizzontalità dell’ingresso si
passa alla verticalità in vetro della hall e poi alla grande scatola lignea dell’auditorium.
L’auditorium è totalmente rivestito in boiserie acustica in legno di betulla; lo spazio
da 440 posti è divisibile in tre sale di dimensioni differenti e totalmente autonome.
La biblioteca, da circa 80 posti interamente cablati, è divisa in uno spazio per lo studio,
uno spazio di relazione più aperto e un’area Internet.
Grande attenzione è stata data alla scelta dei colori. I pavimenti sono in linoleum di colore
beige, rosso mattone, marrone e blu, giocati con inserti geometrici a righe e riquadri nei corridoi.
Per le pareti, i colori sono forti ma modificabili nel tempo: giallo, arancio, rosso mattone, azzurro
e grigio.
Il progetto illuminotecnico privilegia l’uso di luce indiretta o diffusa specialmente nei
grandi ambienti a funzione pubblica e sempre con sorgenti a basso consumo.
Gli uffici dell’area ricerca sono realizzati con pareti mobili vetrate. Gli arredi fissi sono
in laminato simil-betulla o bianchi con sedute grigio scuro, rosse o in legno. I colori delle sedute
definiscono l’uso diverso delle aree funzionali: rosse in biblioteca, legno nelle aule, grigio
scuro negli uffici.
Il Centro di Ricerca e Didattica è dotato di un sistema per la produzione combinata di energia
elettrica, acqua calda ed acqua refrigerata. Una nota a parte merita la rete dati ed i relativi
servizi del Centro di Ricerca e Didattica, che sono stati disegnati per rendere l’accesso
alle informazioni veloce, mobile e continuo con alti livelli di affidabilità e sicurezza.
In particolare, i componenti che garantiscono a ricercatori, alunni e docenti di operare al meglio
sono: una rete di trasporto dati interna ad alta velocità capace di soddisfare le esigenze
di spostamento di grandi moli di informazioni; una copertura di rete dati senza fili (Wi-Fi) nelle
aree Ricerca, Didattica e biblioteca per garantire la totale mobilità; una linea dedicata
ad alte prestazioni per l’accesso diretto verso e dalla Rete della Ricerca Italiana e Internazionale
(GARR) ed Internet. In tutta l’area, incluso l’auditorium sarà presente un sistema
di accesso Wi-Fi e su rete LAN per gli ospiti con rilascio di ticket a tempo. Infine, è presente
una sala CED dove si potranno ospitare ulteriori nuovi servizi interni: dai grandi sistemi di calcolo
ai grandi dispositivi di memorizzazione delle informazioni. A supporto di questa tecnologia sono
state installate 70 Km di fibra ottica in tutto il Centro e verso l’edificio principale.
Tutti i numeri del Centro di Ricerca e Didattica
La struttura
20.000 metri quadrati
55 milioni di investimento per la struttura
8 milioni di investimento per le tecnologie
La costruzione
16 mesi, la durata dei lavori
300 operai al lavoro ogni giorno
La ricerca
190 ricercatori oggi, a regime 300
9 le nazionalità dei ricercatori
5 i continenti rappresentati
394 l’impact factor del 2005
732 l’impact factor del 2006
30 laboratori
15 microscopi
16 cappe sterili a flusso laminare verticale
50 terminali in rete
La didattica
269 studenti, a regime 440
80 posti studio cablati in biblioteca
28 terminali per l’accesso ad internet
500 posti in auditorium
14 aule
7 aule Problem Based Learning
4 aule per didattica frontale
2.000 ore di formazione interna ed esterna in Humanitas ogni anno
6.200 partecipanti
32.000 crediti ECM erogati ogni anno
Tecnologie e architettura
70 km di fibra ottica
1000 punti accesso per telefono e pc
15 metri altezza della finestra shed triangolare
9 metri altezza pozzo di luce
4 metri posizione delle centrali tecnologiche dal livello stradale
Torna ai risultati della ricerca
|