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Anziani: snobbati dalla ricerca

Lara Bettinzoli, N. 10 ottobre 2007

Fino a qualche tempo fa imperavano alcuni pregiudizi sul trattamento dei pazienti oncologici over 65: non rispondono alle cure come i giovani, non beneficiano di screening e diagnosi precoce, non devono ricevere cure atte alla guarigione ma solo palliativi. In parte questi pregiudizi resistono tutt’oggi, tanto che il paziente anziano viene ancora escluso dalla sperimentazione clinica dei farmaci antitumorali più frequentemente del giovane; ne consegue, che la scelta della cura, da parte del medico, per un anziano malato di cancro sia prettamente empirica, basata su protocolli messi a punto in sperimentazioni cliniche che per definizione escludono coloro che hanno più di 65 anni e che, di solito, non hanno altre malattie. Molte le conseguenze negative: terapie somministrate in dosi sbagliate per eccesso o per difetto, interazioni tra diversi farmaci, maggiore tossicità dovuta al funzionamento non ottimale del cuore, del metabolismo epatico o di quello renale, rinuncia ingiustificata a cure efficaci.

Lo studio: pochi anziani impiegati nelle sperimentazioni
Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology ha evidenziato la quasi costante esclusione degli ultrasessantenni dalla sperimentazione clinica dei farmaci antitumorali: di 345 sperimentazioni cliniche avviate tra il 1955 e il 2000 da cinque circuiti di ricerca sponsorizzati dal National Cancer Institute americano soltanto uno era dedicato esclusivamente agli over 65 mentre appena 42 (il 12 percento) consideravano anche una fascia di età superiore ai 65enni. Erano tutti studi di fase tre, cioè l’ultimo step di verifica di un nuovo farmaco, e tutti randomizzati, cioè sperimentazioni che prevedevano il confronto tra due gruppi di pazienti destinati casualmente a ricevere il regime terapeutico standard oppure quello sperimentale. Negli studi che avevano arruolato un numero consistente di pazienti anziani, i risultati in termini di sopravvivenza e tempo libero dalla malattia si sono mostrati favorevoli alle nuove terapie, e i rischi di mortalità correlati al trattamento sono da considerarsi del tutto simili nei due gruppi di malati.
“Questi dati – spiega il Prof. Lodovico Balducci responsabile del programma dedicato agli anziani al Lee Moffitt Cancer Center & Research Institute di Tampa (Forida) – indicano che l’arruolamento di pazienti di età avanzata in studi clinici randomizzati non implica per loro un rischio più alto, e che una maggiore partecipazione degli anziani alla ricerca clinica aiuterebbe a trovare per loro nuove cure specifiche.”

Prof. Balducci, da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology è emerso che gli ultrasessantenni, sono quasi del tutto esclusi dalla sperimentazione delle nuove terapie oncologiche. Perché?
Ci sono molte ragioni, alcune valide, altre basate su pregiudizi. Le ragioni valide includono il fatto che alcuni anziani hanno una aspettativa di vita limitata e una ridotta tolleranza dello stress. Il pregiudizio, chiamato ageismo, è che tutti gli anziani abbiano una aspettativa di vita limitata a ridotta tolleranza allo stress. L’età cronologica raramente riflette l’età fisiologica di una persona. L’età cronologica al più è una pietra miliare, che indica il territorio dove si trovano più soggetti anziani. Mentre è vero che la maggioranza dei soggetti fisiologicamente anziani si trovano oltre i 70 anni è anche vero che la maggior parte delle persone di più di 70 anni sono fisiologicamente giovani e capaci di ricevere un trattamento efficace del cancro. Purtroppo la maggioranza dei medici della mia generazione non hanno idea di come valutare l’invecchiamento fisiologico e fanno di tutte le erbe un fascio: uno ha settanta anni e perciò è vecchio.

Quali le conseguenze di questa esclusione?
Le conseguenze di questa esclusione sono che non sappiamo come trattare la maggioranze dei tumori, visto che la maggioranza si rilevano nei soggetti anziani. Questo comporta difficoltà a identificare la dose di medicinali tollerata da un fisico senile, necessaria per non compromettere la qualità della vita con gli effetti collaterali. Purtroppo, però, ne sappiamo ancora poco, anche perché fino ad oggi non abbiamo avuto un’ampia casistica su cui poter trarre delle conclusioni. Servono inoltre più studi di farmacologia per scoprire se i medicinali per bocca vengono assimilati nello stesso modo e con la stessa efficacia da pazienti più o meno giovani.

Cosa ci si attende dalla ricerca in oncologia geriatrica?
Le aree di ricerca più importanti dal punto di vista clinico includono la valutazione individuale del soggetto anziano per stabilirne l’età fisiologica e anche per sapere quali mezzi di supporto sociali esistono, e lo studio di nuovi farmaci in fase due riservati ai soggetti anziani per essere sicuri che l’assorbimento sia adeguato (per i farmaci orali) e l’efficacia è mantenuta e non ci sono forme di tossicità impreviste. Dal punto di vista biologico le ricerche prioritarie includono: la definizione biologica di invecchiamento, le relazioni tra invecchiamento e carcinogenesis, e le relazioni tra invecchiamento e crescita tumorale.

È vero che con l’avanzare dell’età diminuisce la capacità di rispondere alle terapie?
I fatti smentiscono questo pregiudizio per i tumori più comuni. È stato chiaramente dimostrato che le persone anziane ricevono lo stesso beneficio delle persone giovani dalla chemioterapia per i linfomi, per il cancro dell’intestino crasso e per il cancro polmonare non microcitoma, per il cancro della prostata e per il cancro della mammella. In alcuni casi come la leucemia acuta e il cancro dell’ovaio purtroppo è vero che il trattamento appare meno efficace.

Il tumore ha un andamento più lento e meno aggressivo nell’anziano rispetto a soggetti più giovani. È un luogo comune o una realtà?
Luogo comune. Alcune forme tumorali, come quella della mammella diventano più indolenti ed altri, come la leucemia acuta e il linfoma diventano più aggressive con l’età. Di nuovo vorrei sottolineare che è sbagliato usare l’età cronologica come unico punto di riferimento. Ci sono alcuni tumori mammari molto aggressivi nelle donne di 80 e 90 anni e ci sono leucemie acute che rispondono molto bene al trattamento nella persona anziana.

Come adattare le terapie all’età e alla risposta del paziente?
Prima di tutto è importante valutare se la terapia è indicata, basandosi sull’età fisiologica del paziente. Per esempio, la terapia adiuvante non può essere giustificata in persone con una aspettativa di vita di 2-3 anni o con disturbi medici che prevengono la somministrazione della terapia a dosi piene. In secondo luogo, è importante adattare le dosi della chemioterapia alla funzione renale del paziente, che incomincia a essere ridotta dopo i 65 anni. Terzo, è importante prevenire le complicazioni più comuni, come la neutropenia e la mucosite, Quarto, è importante mantenere quando è possibile l’anziano attivo.

In che modo i fattori emotivi e le condizioni socioeconomiche possono influenzare il risultato dei trattamenti? Cos’altro può influenzare la tolleranza del paziente alle terapie oncologiche?
In molti modi. Cominciamo con le condizioni sociali: è importante distinguere tra disabilità e handicap. Per esempio una persona con la vista tanto ridotta da non poter guidare ha una forma di disabilità. Questa disabilità non costituisce un handicap se il disabile ha affianco a se un’altra persona disposta a portarla in giro in macchina. Perciò una persona disabile nella vista può ricevere il trattamento del cancro se ha adeguato supporto sociale per venire alle visite necessarie. Il supporto sociale nelle persone anziane può rappresentare la differenza tra trattamento adeguato o no. Disturbi mentali, come perdita della memoria possono influire sulla capacità di comprendere il piano di trattamento, di dare il proprio consenso, e di riconoscere i primi sintomi di complicazioni terapeutiche. La depressione, molto comune nell’anziano, può svuotare una persona delle motivazioni di ricevere trattamento. Per questa ragione noi raccomandiamo di fare una valutazione delle risorse sociali, della memoria e di “screen” di tutti i pazienti per depressione. Anche quando sono presenti più patologie, una valutazione della camminata, del tono muscolare, del senso di esaurimento e della perdita di peso involontaria e, sempre, della presenza o meno della depressione, aiutano a fornire un quadro dettagliato e, secondo alcuni, permettono di dividere gli anziani in tre categorie: i non fragili, i pre fragili e i fragili. Tutto ciò è molto utile in caso di tumore.

Come valutare il grado di “invecchiamento” del paziente oncologico?
Per farsi un’idea della situazione bisogna valutare la capacità di svolgere le normali funzioni come lavarsi, cucinare, prendersi cura della casa, prendere un mezzo di trasporto, usare il telefono o la televisione, recarsi in posta o in banca e così via, anche con prove di attività fisica e test psicologici e neurologici, e affiancare a questi esami di laboratorio che vanno oltre il normale esame del sangue: in particolare può essere utile dosare le citochine infiammatorie, perché il loro livello aumenta in parallelo al decadimento fisico e alla probabilità di morte, e indagare sulla presenza o meno di anemia, condizione che può aggravare molto sia l’esito di eventuali cure sia la qualità di vita. Quindi bisogna analizzare se sono in corso eventi che minacciano ulteriormente la frattalità e l’entropia, e cioè se ci sono più malattie concomitanti, se è necessaria l’assunzione di più farmaci, se l’anziano è in grado di nutrirsi e qual è il suo stato mentale. Infine, si devono controllare tutte le risorse che possono aiutare a comprendere le perdite di entropia e frattalità, in particolare come sono le condizioni socio-economiche, emotive e cognitive.

Cosa intende quando afferma che la vecchiaia è una questione di frattalità ed entropia?
Si la vecchiaia è una questione di frattalità ed entropia, non certo di età anagrafica. Entropia è la capacita di produrre un eccesso di energia, di scialacquare energia. Chiaramente con l’invecchiamento si impone la necessità di economizzare energia. La perdita di entropia si riferisce alla perdita della riserva funzionale dell’anziano: per esempio, se per percorrere un chilometro sono necessarie 150 calorie ma il corpo ne usa 175, 25 vanno sprecate e rappresentano un surplus che possiamo definire entropia. L’invecchiamento inizia quando la riserva si assottiglia perché l’organismo produce meno energia, ed è anche meno preparato per affrontare uno stress; a poco a poco il bilancio tra energia necessaria e disponibile diventa sempre più esiguo, fino a scomparire o a diventare negativo, e la capacità di reagire è sempre meno efficace. Per dare un’idea, anche se un giovane e un vecchio possono camminare alla stessa velocità, di fronte ad un pericolo (che rappresenta uno stress) il giovane riesce a correre, il vecchio no.
Frattalità è un sistema di divisione dell’unità che è repetitivo ma imprevedibile. Per esempio, sappiamo che i rami di un albero danno origine a nuovi rami, ma non possiamo predire il numero o la lunghezza dei nuovi rami. I frattali nell’organismo umano includono l’apparato circolatorio e respiratorio, la genesi di cellule differenziate da cellule staminali e il sistema nervoso. La perdita di frattalità implica perciò una perdita della riserva respiratoria e circolatoria, una perdita della capacità di produrre nuove cellule per sostituire quelle distrutte dall’usura e dalla terapia. Nel caso del sistema nervoso, la perdita di frattalità comporta una perdita della abilità di compiere movimenti complessi come il camminare senza cadere, nei bronchi riduce la superficie di scambio aereo, nella circolazione fa diminuire l’irrorazione dei tessuti: tutto ciò si traduce in un ingresso progressivo verso la vecchiaia.

Linee-guida per seguire al meglio un paziente oncologico anziano
Gli oncologi geriatrici hanno preparato una serie di linee-guida in cinque punti per seguire al meglio un paziente oncologico anziano:

  1. affiancare un geriatra all’oncologo, così da valutare il livello di invecchiamento e poi individuare la strategia migliore per il malato
  2. adattare la chemioterapia alla funzione renale
  3. a tutti i malati over 65 devono essere somministrati farmaci contro la neutropenia(carenza di globuli bianchi spesso causata dalle terapie anticancro)
  4. mantenere livelli di emoglobina adeguati per evitare l’anemia, così che l’anziano non risenta troppo delle cure, e la chemioterapia non sia troppo tossica per il suo organismo; l’emoglobina va mantenuta a 12 grammi per decilitro
  5. scegliere sempre i farmaci meno tossici a disposizione per il trattamento del tumore in questione: tra i farmaci, sono da preferire: capecitabina, gemcitabina, navelbina, premetxed, doxorubicina liposomale peghilata

“Se si seguono questi principi – precisa Balducci – si è già a buon punto. Aggiungo anche che quando si cura qualcuno con i capelli bianchi, come già si fa con i giovani adulti, vale la regola di guardare e curare il paziente, non soltanto la malattia. Un sessantacinquenne oggi ha ancora molti anni di fronte a sé, per questo è importante che il geriatra non lo consideri un “vecchio” rassegnato a convivere in qualche modo con la malattia, ma una persona ancora ricca di progetti e desiderosa di mantenere buona la qualità delle sue giornate”

Con adeguata attività fisica: riduzione della mortalità del 10%
Lo dicono tutti gli esperti: l'attività fisica per una maggiore e migliore aspettativa di vita: si stima riduca infatti del 10% la mortalità per tutte le cause, oltre ad essere un'efficace contromisura per l'invecchiamento.
Purtroppo gli italiani over-65 non sono proprio degli sportivi: oltre il 70%, infatti, non fa alcuna attività fisica e soltanto 4 su 100 pratica con costanza l'esercizio fisico
Secondo gli esperti, per gli anziani, l'esercizio fisico è dunque una ''fondamentale terapia'' in grado di favorire e mantenere il benessere: il movimento regolare, infatti, rappresenta un elemento chiave per limitare il rischio di ipertensione, infarti, diabete, osteoporosi, obesità e tumori (il cancro del colon e del retto registra una minore incidenza del 30% tra chi fa sport) senza contare i benefici per la salute mentale. La pratica costante di un attività fisica, infatti, aiuta ad aumentare l’autostima, la capacità di socializzare e il senso di benessere, anche attraverso un azione accertata sui neuromediatori cerebrali; si hanno, in particolare, effetti positivi nel prevenire e nel combattere la depressione.
La maggior parte delle modificazioni che caratterizzano l’invecchiamento sono allenabili, cioè migliorabili con una adeguata attività fisica che deve essere adeguata alle caratteristiche individuali e tenere conto dell’età, delle limitazioni presenti, delle eventuali disabilità, delle patologie frequentemente presenti nell’età senile delle terapie farmacologiche seguite.
Ma quali sono gli sport consigliati agli anziani? 'Soprattutto l'attività aerobica, come nuoto ma anche passeggiate e bicicletta per 3-4 volte la settimana per oltre 20 minuti.
In contemporanea vanno stimolate le normali attività quotidiane: salire e scendere le scale, fare la spesa, passeggiare etc.

Dieta: meglio poco ma buono
Meglio poco ma buono: una regola alimentare che vale per tutti, ma diventa ancor più vera quando gli anni avanzano e il fabbisogno calorico diminuisce, mentre diventa fondamentale arricchire la dieta con vitamine, minerali, antiossidanti e tutte le sostanze necessarie a rallentare per quanto possibile l’invecchiamento. Da privilegiare un alimentazione ricca, variata, stuzzicante che aiuti a prevenire quelle carenze nutrizionali che a una certa età possono diventare un nemico temibile. Attenzione, però al fabbisogno calorico, che oltre i 40 ani inizia gradualmente a diminuire: dai 60 ai 70 anni il calo è del 10 percento, e un'altra riduzione del 10 percento avviene dopo i 70 anni. Ma l’apporto nutrizionale deve rimanere equilibrato: farinacei come il pane, pasta o riso, cereali, più ortaggi e frutta restano alla base dell’alimentazione, da integrare con dosi modeste di alimenti proteici, quali legumi, latticini, uova, carne, pesce, e di grassi, preferibilmente sotto forma di olio extravergine di oliva da consumare crudo.
Indispensabile per il benessere, il consumo di verdure, soprattutto quelle a foglia verde scura come cavoli, broccoli o spinaci che riducono il rischio di tumori all’apparato digerente, ma anche altri disturbi come la degenerazione maculare che è il principale nemico della vista in età senile, e ai cibi ricchi di fibre che aiutano l’intestino.
Da limitare invece il consumo di grassi animali e di sale che può contribuire all’ipertensione.

AIOTE: un’associazione di oncologia per la terza età
L’Associazione Italiana di Oncologia della Terza Età (AIOTE), è stata fondata nel 2004 con lo scopo di promuovere una maggiore consapevolezza sull’emergenza anziani e sulla malattia oncologica negli over 65 non solo tra tutti gli operatori coinvolti, ma anche tra i malati e i loro familiari. A tal fine pubblica ogni mese un giornale on-line (sul sito: www.aiote.org), che prevede anche aggiornamenti settimanali dedicati principalmente a uno dei grandi temi dell’oncologia geriatria.

Curriculum di Ludovico Balducci
Lodovico Balducci m. D. H. Lee Moffitt Cancer Center and Research Institute,
12902 magnolia Dr, 33612 USA
Tel.. 813-7458658

Laureato nel 1968 con lode presso Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma specializzato in Endocrinologia 1970
Internato al Misericordia General Hospital di Winnipeg (Canada), 1972-73
Fellowship in Ematologia e Oncologia: University of Mississippi Medical center dal 1976-79; Professore Assistente alla University of Mississippi dal 1978-1984; professore alla University of South Florida in Tampa dal 1987 a tutt’oggi;
Direttore di Oncologia Geriatrica del 1993 all’ H. Lee Moffitt Cancer Center
Ha pubblicato 5 libri di Oncologia Geriatrica e 2 di Ematologia Geriatria
Ha ricevuto svariati premi:
Primo premio Paul Calabresi per Oncologuia geriatrica, International Society of Geriatric Oncology, Roma, 2003
Sigismondo D'oro, Rimini, 2003
Eccellenza in ricerca clinica, American Association Community Cancer Center per eccelnza in ricerca clinical, Philadelphia 2006
Mehdi Tavassoli per eccellenza in ricerca ematologica, Jackson Mississippi 2007
Primo Premio BJ Kennedy per eccellenza in oncologia geriatrica American Society of Clinical
Oncology, Chicago, 2007
Premio BJ Kennedy del Geriatric Oncology Consortium, Washington, 2007

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