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Basilicata, dal 1 luglio, vaccinazione contro il tumore del collo dell’utero per quattro coorti di eta’

Paola Sarno, N. 10 ottobre 2007

Il 1° luglio la Regione Basilicata, prima regione in Italia, è partita con la campagna di vaccinazione gratuita contro il tumore al collo dell’utero. Seguendo le indicazioni date dal Consiglio Superiore di Sanità, l’iniziativa vedrà coinvolte non solo le 12enni, così come raccomandato dal Ministro della Salute, Livia Turco, ma anche altre 3 coorti: le ragazze e le giovani donne di 15, 18 e 25 anni d’età. Ogni anno, per tre anni, saranno vaccinate circa 13.600 donne. Successivamente, per quattro anni, verranno vaccinate solo due coorti d’età (12 e 25 anni) per un totale l’anno di circa 6.700 donne. Dal 2014 si vaccinerà la sola coorte delle dodicenni. Obiettivo finale: nell’arco di sette anni, proteggere tutte le donne della Basilicata, con un’età compresa tra i 12 e i 32 anni, dal rischio di sviluppare il tumore al collo dell’utero causato dai tipi di Hpv contenuti nel vaccino. Questi quattro tipi di Papillomavirus umano sono responsabili di più del 70% di tutti i casi di cancro al collo dell’utero. In sostanza, tutte le ragazze o giovani donne che, a luglio 2007 o entro la fine dell’anno, avranno compiuto 12 o 15 o 18 o 25 anni d’età potranno accedere alla vaccinazione gratuita. Nell’ambito del programma di vaccinazione regionale, quindi, ogni anno man mano che le ragazze o giovani donne compiranno 12, 15, 18 o 25 anni d’età riceveranno il vaccino gratis. Ad esempio una bambina che oggi ha 13 anni e non può quindi ricevere gratuitamente il vaccino, potrà accedere al servizio gratuitamente nel 2009. Ma non solo: la Regione garantisce a tutte le donne, anche a quelle non rientranti nelle 4 coorti d’età, di usufruire di una dose di vaccino al prezzo di costo (110 euro e , per la copertura completa, ne servono tre, somministrate nell’arco di sei mesi) invece di quello praticato dalle farmacie che è di 188, 15 euro.
Tumore del collo dell’utero: seconda causa di morte fra le donne tra i 15 e i 44 anni
Le infezioni più gravi causate da Papillomavirus Umano, infatti, ogni anno comportano 3.500 nuovi casi di cancro al collo dell’utero (10 al giorno) e provocano la morte di 1.700 donne, facendo di questa malattia la seconda causa di morte per tumore tra le giovani donne con un’età compresa tra i 15 e i 44 anni. L’infezione da HPV viene acquisita abbastanza precocemente nel corso dei primi anni di attività sessuale e la trasmissione può avvenire anche tramite semplice contatto nell’area genitale. Si stima che il 70% della popolazione sessualmente attiva entri in contatto almeno una volta con il virus dell’Hpv. Di questi, più del 50% si infetta con un tipo di virus a rischio oncogeno. L’Hpv è la causa necessaria, ma non sufficiente, per lo sviluppo di un cancro alla cervice. Infatti, il DNA dell’HPV è presente nel 99.7% dei carcinomi cervicali. Fortunatamente l’80-90% delle infezioni sono transitorie, asintomatiche e guariscono spontaneamente. La condizione necessaria per l’evoluzione in carcinoma è l’infezione persistente con i tipi di HPV oncogeni. Dal momento che l’infezione genitale è abbastanza precoce, utilizzando il vaccino prima dell’inizio rapporti sessuali, si offre il pieno beneficio della vaccinazione; ma anche nelle donne di età più avanzata, dopo l'esposizione al virus, il vaccino mantiene la piena efficacia nei confronti degli altri tipi virali contenuti nel vaccino.

Basilicata, regione di eccellenza nella prevenzione
“Perciò grazie a quest’iniziativa, possiamo definire la Regione Basilicata “Regione d’eccellenza”, ha dichiarato in occasione della conferenza stampa di presentazione della campagna vaccinale, Sergio Pecorelli, Presidente della Commissione oncologica della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO). La Basilicata è da sempre un esempio per la prevenzione e sarebbe auspicabile che anche altre regioni d’Italia si muovessero verso la stessa direzione di questa regione”. Per i primi 4 anni, la campagna di vaccinazione della Regione Basilicata garantirà alla popolazione femminile tra i 12 e i 18 anni di essere coperta, in soli tre anni, dal contagio dei quattro tipi di papillomavirus maggiormente responsabili delle patologie correlate alla sfera genitale; per la fascia delle 25enni, invece, si garantirà l’unione della vaccinazione allo screening. “Nei successivi quattro anni vaccineremo le sole coorti di 12 e 25 anni; alla fine del settimo anno della campagna vaccinale si raggiungerà l’obiettivo di copertura della popolazione femminile da 12 a 32 anni. Si ritiene, in tal modo, che un piano di sanità pubblica vaccinale risponda a una logica di popolazione e non a una logica individuale”, ha affermato Giuseppe Montagano, Dirigente Generale Dipartimento Salute Della Regione Basilicata. “In un piano di programmazione sanitaria, tutto ciò consentirà che in soli 13 anni il costo della prosecuzione della campagna sarà inferiore agli oneri da sostenere per il trattamento degli effetti derivanti dall’HPV. L’intervento della Regione Basilicata, infatti, risponde a principi di equità e accessibilità. Se vaccinassimo le sole dodicenni, per le altre classi di età si realizzerebbe un approccio individuale legato solo alla disponibilità economica familiare, visto l’alto costo del vaccino, e a fattori culturali”.

Il vaccino dopo i 25 anni
“Infatti, non è detto che solo le donne giovanissime possano trarre beneficio da questo vaccino”, ha aggiunto Montagano.” Noi siamo, del resto, la Regione che dal 1999 effettua lo screening cervico uterino nella popolazione di età superiore ai 25 anni. Durante questi sette anni, sono state esaminate più di sessanta donne ogni cento ogni anno, per numero complessivo di 186.000 donne. Abbiamo così rilevato circa 12.584 pap test positivi e, di questi, 4.530 positivi anche all’HPV, con una maggiore incidenza nelle classi d’età tra 40 e 44 anni. Dalla stima dei dati possiamo quindi concludere che la copertura delle venticinquenni nella nostra popolazione ha un razionale: su 3.750 venticinquenni si stimano 36 pap test positivi e 13 HPV positivi. Una larga fascia di donne in quest’età non è quindi HPV positiva e potrebbe effettuare con enormi possibilità di successo la vaccinazione contro il tumore della cervice”. Invece, “la vaccinazione di donne che hanno già iniziato l’attività sessuale è comunque auspicabile in quanto il vaccino quadrivalente, efficace al 100% contro i papillomavirus di tipo 6, 11, 16 e 18, si è dimostrato efficace nel prevenire le patologie provocate dai ceppi contenuti nel vaccino ai quali la donna non sia stata precedentemente esposta. Inoltre gli studi hanno chiaramente dimostrato che non vi è alcun aumento degli effetti avversi dopo vaccinazione in donne che erano state infettate con gli stessi tipi di HPV contenuti nel vaccino”, ha spiegato ancora Sergio Schettini, direttore dell’Unità di Ginecologia Oncologia del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Carlo di Potenza.

Come funziona la vaccinazione
Da un punto di vista operativo, collaboreranno alla vaccinazione, oltre ai centri vaccinali, i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta, i consultori e gli specialisti ambulatoriali che vorranno aderire. Tali modalità del programma vaccinale tengono conto di quanto consigliato dall’Advisory Committee on Immunization Practices (ACI) e dal Consiglio Superiore di Sanità (CSS), che raccomandano di vaccinare le dodicenni ma anche più coorti. Il ciclo vaccinale consiste nella somministrazione per via intramuscolare di tre dosi, di cui la seconda e la terza rispettivamente a 2 e 6 mesi dalla prima. Le evidenze scientifiche indicano che il vaccino è sicuro, ben tollerato ed altamente efficace nella prevenzione delle lesioni precancerose della cervice uterina e delle altre patologie correlate ai tipi 6, 11, 16 e 18 di Hpv. La Campagna, che garantisce la prevenzione primaria contro il tumore del collo dell’utero tramite il vaccino, non esclude l’applicazione dei programmi di screening. Il Pap-test continuerà ad essere essenziale per individuare tumori causati da tipi di HPV virus diversi da quelli contenuti nel vaccino. Inoltre, in considerazione della mancanza di dati definitivi sulla durata dell'immunità (che però dovrebbe essere di almeno 20 anni), sarà indispensabile effettuare una strategia combinata vaccinazione screening, raccomandando anche alle donne vaccinate di sottoporsi periodicamente allo screening.

La situazione in Italia
In Italia il Consiglio Superiore di Sanità (Css) ha espresso all’unanimità il parere per cui la vaccinazione delle ragazze nel dodicesimo anno di vita rappresenti, per il contesto italiano, la strategia vaccinale iniziale. E' stata prioritariamente scelta la fascia di età dei 12 anni per la vaccinazione gratuita, perché si ritiene che in questa età non si sia avuto ancora alcun rapporto sessuale. L'ulteriore sviluppo della strategia vaccinale prevede un’estensione a una seconda coorte di donne di 25 o 26 anni di età, ossia la fascia d’età in cui si ha accesso allo screening, a sottolineare la sinergia tra i due strumenti per una prevenzione efficace del carcinoma del collo dell’utero. Lo stesso Consiglio Superiore di Sanità ha suggerito il coinvolgimento di altre coorti di età comprese tra le due, qualora le risorse disponibili l’avessero potuto consentire in modo tale da riuscire, nell’arco di 7-8 anni, a coprire l'intera popolazione delle aventi diritto, facendo diminuire in tempi brevi l’incidenza dei casi di cancro. Oggi il vaccino è disponibile in 27 Paesi in Europa e in 70 in tutto il mondo. Il 28 febbraio 2007 l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha deliberato la commercializzazione e le modalità di rimborso del vaccino per la prevenzione delle lesioni causate da papillomavirus umano nei suoi quattro sottotipi. Questa decisione ha fatto dell’Italia il primo Paese europeo ad aver approvato una strategia vaccinale pubblica ad hoc. Un’indicazione, questa, che consentirà di avviare questa importante iniziativa di sanità pubblica in tutta Italia che coinvolgerà circa 250 mila dodicenni ogni anno.
La disponibilità del vaccino apre dunque la strada a una possibile strategia di prevenzione del carcinoma della cervice, da affiancare alle politiche di screening con l’obiettivo di eradicare questo tumore. Il vaccino, seppur altamente efficace, non eliminerà la necessità di eseguire lo screening, che continuerà ad essere essenziale per individuare tumori causati da tipi di HPV virus diversi da quelli contenuti nel vaccino anche nelle donne che sono state vaccinate. Il PAP-test consente, infatti di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma o il carcinoma in fase iniziale. Ovvio, però, che man mano che le coorti di ragazze e di donne vaccinate aumenteranno, ci saranno dei benefici notevoli per quanto riguarda il calo dell’incidenza dei casi di tumore.

Il vaccino: un’assicurazione sulla vita per le donne lucane
Parla l’assessore alla Sanità della Regione, Rocco Colangelo

La Basilicata è la prima Regione partita con la vaccinazione gratuita. Si conferma il ruolo della sanità come "fiore all'occhiello" della Regione?
“Vaccino anti HPV e Pap test: un’assicurazione sulla vita per le donne lucane”. E’ questo uno dei principi fondamentali della Regione Basilicata che intende la prevenzione primaria (il vaccino) e secondaria (Pap test) un obbligo della sanità pubblica. Il raggiungimento di questo obiettivo segna, nell’ambito delle politiche sanitarie in genere, il grado di avanzamento di una comunità civile. Fare qualcosa per tutti è diverso che sviluppare politiche per alcuni. In sanità pubblica è fondamentale attraverso le azioni declinare i principi dell’equità e dell’accessibilità; e i programmi da noi scelti ne sono la testimonianza.
L'Assessorato ha provveduto a inviare una lettera informativa alle famiglie e ai medici sulla vaccinazione preventiva.

Come è stata pianificata la campagna vaccinale e perché medici e famiglie dovrebbero ritenere utile la vaccinazione?
La lettera inviata a tutte le famiglie interessate dall’avvio della campagna vaccinale spiega lo sforzo economico che la Regione Basilicata ha scelto di affrontare per assicurare alle donne un futuro più sicuro e sereno chiedendo loro di cogliere questa importante occasione con l’adesione convinta alla campagna di vaccinazione anti Papillomavirus umano.
Per quanto riguarda, invece, il reclutamento delle donne da vaccinare, si utilizzeranno le liste anagrafiche, in cui recuperare i nominativi e i recapiti utili per informare ed invitare alla vaccinazione mediante una lettera d’invito.

Cosa indica questa lettera?
La lettera di invito è a firma del responsabile dell’Unità Operativa di Igiene e Sanità Pubblica della Asl competente. Presenta la campagna vaccinale e l’offerta attiva e gratuita del vaccino. Alla lettera è allegato un opuscolo informativo. Per chi avesse difficoltà nel rispettare la data d’invito alla vaccinazione da parte della Asl, viene data la possibilità di chiamare per fissare un appuntamento personalizzato. Per far questo, nella lettera, viene indicato un numero telefonico apposito.. Nel caso di mancate risposte alla chiamata da parte dei genitori o delle giovani donne, è previsto l’invio di una lettera di sollecito. A questa è allegato un modulo di consenso informato in cui si chiede ai genitori di compilarlo e rispedirlo. Qualora non ci fosse risposta alla lettera di sollecito, viene effettuato un sollecito telefonico da parte dell’Ufficio di Igiene e Sanità Pubblica dell’ASL. In alternativa, i genitori che non hanno risposto potranno essere convocati presso i punti vaccinali per la sottoscrizione del modulo di dissenso informato.

La Basilicata, ad oggi, è la prima realtà istituzionale partita con questa iniziativa. C'è in questa decisione anche una volontà di mettersi in linea con le indicazioni europee (EMEA; OMS; CSS)? Si conferma così il ruolo d'avanguardia e di apertura all'Europa della Regione?
Non si tratta di fare i primi della classe a tutti i costi. La Regione Basilicata si è posta un obiettivo: essere “regione d’Europa e del mondo” e ha il dovere di comportarsi adeguatamente confrontandosi con le istituzioni scientifiche e tecniche europee e mondiali se vuole immaginare un futuro praticabile per le sue generazioni. Noi riteniamo che, se un’iniziativa nel campo della prevenzione primaria va adottata - fatta salva la sicurezza e l’efficacia che devono essere sempre certificate - essa deve rispondere ed essere improntata ai criteri di massima efficienza perché ogni investimento risulti utile a chi lo riceve e non a chi lo promuove.

Le vaccinazioni, primo strumento di prevenzione delle malattie
Le vaccinazioni rappresentano il più importante strumento di prevenzione delle malattie. Sono prodotti biologici: semplici nel loro meccanismo di azione (imitano la natura nell’innalzare le difese immunitarie senza che intervengano le malattie); efficaci (la memoria immunitaria è in genere di lunga durata); generalmente a basso costo e comunque con un rapporto costo/efficacia largamente positivo e ben tollerate, tranne poche eccezioni e situazioni particolari. Come disse correttamente Plotkin nel 1994 “Ad eccezione dell’acqua potabile, nessun altro strumento ha avuto maggior effetto dei vaccini sulla riduzione di mortalità nella popolazione”.
Ciò nonostante le vaccinazioni soffrono ancora oggi di una considerazione troppo limitata rispetto alle loro potenzialità. Un po’ perché il successo di tante campagne vaccinali da una parte, e le migliorate condizioni igienico-sanitarie dell’altra, hanno allontanato dai cittadini la percezione del rischio di alcune malattie. Inoltre, alcune campagne di opinione, spesso infondate e allarmistiche, hanno ingigantito, senza fondamento, il rischio di effetti collaterali nocivi da parte dei vaccini. Anche sul piano economico oggi i vaccini scontano gravi difficoltà, soprattutto se paragonati alla relativa facilità con cui i farmaci, raramente innovativi o indispensabili, vengono autorizzati al commercio ed immessi nei sistemi di rimborsabilità.
Nel nostro Paese esiste una consolidata e positiva tradizione di raccomandazione ed obbligo di copertura vaccinale nell’età pediatrica che ha collocato l’Italia in una posizione di avanguardia rispetto ad altri Paesi del mondo occidentale. Basti pensare alla poliomielite e alla difterite, due patologie dalle gravi conseguenze eradicate in Italia ben prima di altri paesi europei. Così come al coraggioso esempio di strategia vaccinale adottato nei confronti dell’epatite B, che ha consentito di abbattere di più dell’80% l’incidenza della malattia nei gruppi di età destinatari della vaccinazione. Altro esempio vincente quello dell’influenza che, grazie ad accordi che hanno visto coinvolte tutte le Regioni, con un sensibile innalzamento delle percentuali di copertura vaccinale della popolazione stessa.
I programmi di immunizzazione (come, ad esempio, contro la difterite, il tetano o la poliomielite) o di “massa” (come, nel 1964, la stessa vaccinazione anti-poliomielite con vaccino di Sabin, quando si immunizzarono tutti i bambini da 6 mesi a 14 anni in brevissimo tempo) hanno avuto nelle coorti pediatriche il loro obiettivo principale. Tuttavia, oggi è sempre più chiaro che il futuro della vaccinazione riguarderà in modo crescente la popolazione adulta, con lo scopo di aumentare e migliorare la qualità della vita. Questo è stato determinato in gran parte dall’andamento della dinamica demografica dei paesi sviluppati, in cui la popolazione anziana, con più di 65 anni, ha superato quella pediatrica (con meno di 14 anni).
Tra le patologie in grado di determinare gravi danni per la salute nella terza età ve ne sono alcune prevenibili tramite la vaccinazione (es. malattie da pneumococco, influenza, ecc.). Questo è anche il caso del cancro del collo dell’utero e delle altre patologie causate dal Papillomavirus Umano, la cui prevenzione tramite vaccino è un atto di fondamentale importanza per la salute delle donne.
In merito alla vaccinazione contro il virus del Papilloma umano, i medici di medicina generale dovranno impegnarsi a raggiungere coperture vaccinali prossime al 100%, tenendo presente che si tratta del primo strumento di salute per la prevenzione primaria di un cancro che rappresenta il secondo ‘big killer’ delle donne. Inoltre, si dovrà continuare a collaborare per mantenere attivi i programmi di screening basati sul pap-test. Altro compito importante per i medici di medicina generale è quello di comunicare efficacemente; in particolare, il medico dovrà far condividere ai genitori di ragazze in età pre-pubere l’utilità di un vaccino in grado di prevenire la possibile evoluzione di un’infezione trasmessa sessualmente.

Indirizzi utili

Azienda Ospedaliera San Carlo
Via Potito Petrone - 85100 Potenza
Centralino: 0971 611111
Prenotazioni/informazioni: 848 821821
www.ospedalesancarlo.it

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