|
|
Tumori, come si curano in Italia
I risultati di un'indagine nazionale Aiom sui "Modelli gestionali in oncologia".
Monica Melotti, N. 10 ottobre 2007
Il “pianeta cancro” può anche essere chiamato un arcipelago, con oltre cento isole di malattie maligne. Il grande
male colpisce ancora e in modo incessante.
A ognuno di noi è capitato di seguire in casa propria o nell'ambito delle proprie conoscenze, la parabola di un malato di
cancro. Ma come si curano i tumori in Italia? L’Aiom, Associazione Italiana di Oncologia Medica, ha condotto un’indagine
a 360 gradi su diverse strutture italiane: 42 tra Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere monitorate, dal Piemonte alla Sicilia,
con una copertura quasi completa del territorio, per verificare l’assistenza sanitaria ai 260.000 italiani che ogni anno si
ammalano di tumore. I risultati in estrema sintesi? Strutture promosse in prevenzione, corsie preferenziali e diagnosi, ma ancora
poca informazione sulle liste d’attesa e le riforme non liberano sufficienti risorse per nuove terapie. I dati, relativi al
2006, sono positivi su prevenzione e diagnosi: quasi dappertutto ormai in Italia si informa sui fattori di rischio come fumo e alimentazione
(nel 94% delle aree indagate), ma anche, in un 30% di casi, su sedentarietà, inquinamento e pesticidi. Mammografia, pap test
e corsie preferenziali diagnostiche per l’80% dei cittadini, però è ancora difficile sapere dove le liste d’attesa
sono più brevi, informazioni fornita da 6 Asl e da 3 Aziende ospedaliere su 10 del campione. Sul fronte delle cure, nonostante
negli ultimi 2 anni nel 70% di Aziende Ospedaliere e Regioni siano stati adottati provvedimenti su appropriatezza e razionalizzazione,
l’esito di tale riforme è giudicato non ancora ottimale da più della metà (53%) dei direttori di oncologia
e solo in 4 strutture su 10 i risparmi in termini di spesa sono andati a favore delle terapie innovative. «L’obiettivo
della ricerca è evidenziare le diverse modalità di best practise», spiega il professore Emilio Bajetta, Presidente
Aiom. «La best practise, o migliore pratica, è quella dove si raggiunge il miglior risultato, utilizzando in modo ottimale
tutte le risorse.
Ciò si può ottenere in quelle Aziende Ospedaliere che uniscono sia le risorse interne che quelle presenti sul territorio,
come le associazioni dil volontariato, il sindacato, le associazioni dei pazienti che sono il miglior veicolo per una corretta informazione.
Solo in questo modo si possono evitare gli sprechi: integrare le risorse e coprire le carenze delle aziende ospedaliere».
La complessità del malato oncologico Una persona che d’improvviso, sentendosi in buona forma psichica o mentale, apprende
attraverso il responso di apparecchi impersonali e per comunicazione del medico che alcune sue cellule sono impazzite e continuano
a riprodursi fino ad invadere lo spazio di altri organi, corre il rischio di impazzire. E’ una notizia che ti cambia la vita.
Da quel momento in poi l’esistenza del malato e dei familiari è assorbita e condizionata in toto dal “nemico”,
dal suo avanzare, dal suo recedere. Il tempo viene scandito dagli orari delle terapie, dalle date dei controlli, dalla febbricola
sempre presente. Le terapie sono in alcuni casi debilitanti, mazzate per il fisico e per il morale. «Uno degli errori più
gravi è quello di identificare il malato con la malattia», dice Carmelo Iacono, responsabile del gruppo di studio Aiom
ed oncologo all’Ospedale di Ragusa. «Il paziente oncologico è un malato complesso, non è solo il corpo
che viene colpito dalla patologia, ma tutto il contesto: la sua sfera emotiva, la sua famiglia, il suo ambito lavorativo. Il cancro
è una sorta di tradimento, ma se le cellule impazziscono nell’organismo di un bambino il tradimento è cento
volte più odioso. Per questo è importante che il malato possa contare su un’assistenza ad ampio respiro. É
importante trovare risposte a quesiti fondamentali, ad esempio se le strutture forniscono informazioni ai cittadini, se esiste un
medico di riferimento che segue i pazienti lungo tutto l’arco della cura, se i servizi di supporto e palliazione sono nella
stessa struttura che effettua diagnosi e cura, ponendo così al centro delle attenzioni il malato e le sue esigenze. Abbiamo
anche evidenziato alcune indicazioni sui migliori modelli organizzativi adottati in alcune realtà sanitarie e che quindi
vengono riproposti alle altre Aziende».
Una situazione a macchia di leopardo Come emerge ancora dall’analisi Aiom, oggi tutte le Aziende Ospedaliere sono in grado
di assicurare servizi di chemioterapia (così come tutte le Asl), l’85% la radioterapia (il 64% delle Asl), 8 su 10
le cure riabilitative (il 64% delle Asl). Il supporto psicologico per chi deve fare terapia anti-tumorale è disponibile in
9 ospedali su 10 e nel 45% delle Asl. Però solo il 35% delle Aziende Ospedaliere offre corretto supporto informativo relativo
ai servizi di terapia (e alle liste d’attesa) sul territorio oltre alla propria struttura, e solo in rari casi tale informazione
integrata è offerta dalle Asl. In compenso, per quanto riguarda la diagnosi precoce, che consente di iniziare la terapia
al più presto, il 70% delle Aziende ospedaliere monitora le liste d’attesa dei cittadini trovati positivi ad uno screening.
«E’ una situazione a macchia di leopardo », precisa Iacono. « Vi è una migliore qualità nelle
strutture al Nord, con una migliore possibilità di accesso e la possibilità di sottoporsi a terapie più innovative.
Il divario è ancora presente e va superato. Nel Meridione ci si ammala di meno di cancro ma si muore di più, perché
c’è meno prevenzione, informazione, e ci sono anche meno strutture. Proprio in questa consapevolezza sia nella manovra
finanziaria per il 2007 che nel nuovo Patto per la salute è previsto l’adeguamento dello stanziamento pluriennale per
il cofinanziamento degli investimenti nel sistema sanitario, in modo da consentire la definizione di nuovi accordi di programma per
la qualificazione delle strutture sanitarie, l’innovazione tecnologica e il superamento del divario Nord-Sud, con particolare
riferimento all’assistenza oncologica. Sono quindi fiducioso nel miglioramento: l’oncologia è una necessità
primaria della quale lo Stato deve tenere conto. Un altro aspetto importante è che ci dovrebbe essere un controllo sulla
finalizzazione dei finanziamenti ottenuti. Mi spiego meglio: il progetto finanziato deve essere realizzato velocemente e non incagliarsi
in cavilli burocratici. Occorre quindi stimolare le regioni che hanno una scarsa capacità di spesa ad impiegare al meglio
i finanziamenti ricevuti».
Hospice, la cura per i malati terminali Per quanto riguarda le cure palliative, l’Hospice, struttura dedicata alla cura dei
pazienti terminali, è attivo nel 65% delle Aziende Ospedaliere e nel 38% delle Asl: dove non c’è, la scelta
più frequente è il ricovero ospedaliero o l’assistenza domiciliare integrata (Adi), attiva in 9 Asl e in 8 Aziende
Ospedaliere su 10. Nell’85% degli ospedali e nel 75% delle Asl, nell’Adi oncologica è coinvolto il medico di
famiglia, in poco più della metà dei casi (55-56%) è disponibile anche lo psicologo. Sempre quando l’hospice
non c’è, in regime di assistenza a domicilio nelle Aziende Ospedaliere, quasi sempre (95% dei casi) si gestiscono anche
le cure antidolore (nel 75% delle Asl), anche se il palliativista, specialista dedicato a tale compito, non è però
sempre presente (lo è in 6 Asl e 6 Aziende Ospedaliere su 10). «La ricerca ‘Modelli gestionali in oncologia’»,
conclude il Bajetta, «è parte integrante del progetto Aiom che comprende il Libro Bianco, terzo censimento nazionale
delle Unità di Oncologia Medica in Italia. Le attività analizzate sono: la prevenzione primaria e secondaria, la diagnosi,
la terapia e la riabilitazione con le cure palliative.
In seguito a questa indagine è stato creato un database alimentato con informazioni provenienti da Asl e Aziende Ospedaliere.
I dati vengono elaborati statisticamente e sottoposti all’analisi critica. L’AIOM è così l’unica
associazione ad aver sviluppato, accanto alle sue attività prettamente scientifiche, un tale progetto integrato di censimento
e conoscenza».
Radiografia dell'AIOM, l'Associazione di Oncologia Medica
Fondata a Milano il 7 novembre 1973
con l’ambizioso progetto di riunire
tutti i cultori dell’Oncologia Medica,
l’Associazione conta oggi più di 1.900
iscritti. Il Presidente è il professor
Emilio Bajetta, Direttore dell’Oncologia
Medica dell’Istituto Tumori di Milano.
Le principali finalità dell’Aiom sono:
- promuovere il progresso in campo
clinico, sperimentale e socio-assistenziale
- favorire i rapporti tra oncologi medici,
medici di medicina generale e
specialisti di altre discipline
- stabilire relazioni scientifiche con
analoghe Associazioni, sia in Italia che
all’estero
- collaborare con le Istituzioni sanitarie
estere, nazionali, regionali e locali
- contribuire alla formazione tecnicoprofessionale
e manageriale di oncologi,
e operatori sanitari impegnati in
campo oncologico.
- promuovere la strutturazione di centri
oncologici accreditati intra ed extraospedalieri
per l’assistenza ai pazienti
colpiti da tumore.
L’Associazione promuove inoltre la
ricerca sperimentale e clinica, la prevenzione
primaria e quella secondaria
(screening e diagnosi precoce e tempestiva),
la qualità delle cure oncologiche,
la continuità terapeutica del
paziente mediante linee guida per la
terapia medica antitumorale, l’interdisciplinarietà,
la riabilitazione, le terapie
palliative, le cure domiciliari. L’Aiom
partecipa a numerosi progetti e studi
clinici su particolari neoplasie. Esiste
anche una Fondazione Aiom, istituita
nel 2005, che ha come principale finalità
il trasferimento e la promozione
delle conoscenze più avanzate, frutto
della ricerca, alle persone oggi colpite
da tumore. Il Presidente è il professor
Roberto Labianca, direttore dell’Oncologia
Medica degli Ospedali Riuniti di
Bergamo.
Numero verde AIOM
Nel 2003 è stato istituito il numero verde 800.237.303, “filo diretto” tra SOPRA Emilio Bajetta, Presidente dell’AIOM.
oncologi e cittadini al quale pazienti e familiari di malati affetti da neoplasia possono rivolgersi per avere informazioni su
centri di oncologia, nominativi dei responsabili oppure semplicemente per raccontare il proprio percorso nella malattia.
Tumori in Italia
L’incidenza
Nel nostro Paese sono più di 260.000 le
persone che ogni anno vengono
colpitda una forma di tumore. Il tasso
d’incidenza stimato, cioè i nuovi casi
ogni 100.000 abitanti, sempre nel
2000, è stato di 536 per gli uomini e
425 per le donne. Il tumore del polmone
ha il massimo livello di incidenza,
seguono i tumori della mammella, del
coloretto e dello stomaco. In entrambi
i sessi e per la maggior parte delle
singole localizzazioni tumorali ed in
particolare per i tumori a maggiore
frequenza, il rischio di ammalarsi è
molto superiore al Nord rispetto al Sud
del Paese.
La mortalità Il numero esatto di decessi per tumori nel 2000 è stato di 157.145, pari al 28%
di tutti i decessi registrati nel corso dell’anno. (Fonte: “Mortalità per causa per regioni” Annuali di
Statistica, Istat, 2002).
I decessi per tumore erano circa
123.000 nel 1980, 148.000 nel 1980 e
157.000 nel 1998, di cui 92.000 maschi
e 65.000 femmine. L’invecchiamento
della popolazione italiana è una delle
cause dell’aumento del numero dei
decessi per tumore, visto che la mortalità
per neoplasie è più elevata nelle
persone anziane.
La sopravvivenza
E’ in costante incremento a partire dal 1978, anno dal quale si dispone di dati attendibili. Attualmente la percentuale di
sopravvivenza a 5 anni è complessivamente del 54%, 46% negli uomini e 62% nelle donne (fonte: Ministero della Salute) a causa
della minore letalità dei tumori femminili (seno, cervice, utero) rispetto ad un frequente e più pericoloso tumore
nei maschi, quello della prostata.
Libro Modelli Gestionali
Il terzo volume di “Modelli Gestionali In Oncologia” va a completare il progetto di censimento e conoscenza dell’Associazione
Italiana di Oncologia Medica.
Questa terza pubblicazione prende in esame un campione più ampio di Aziende Ospedaliere, Dipartimenti di oncologia, Istituti
di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico a orientamento oncologico e altre strutture e organizzazioni sanitarie territoriali.
Nel libro vengono presentati i dati del secondo step, quelli relativi alle Istituzioni che svolgono ruoli di indirizzo, regia e
coordinamento, ma soprattutto di operatività nell’ambito della gestione oncologica delle fasi diagnostiche ‘tout
court’, terapiche, riabilitative e terapiche palliative. Il libro è stato realizzato con il contributo di Roche, può
essere scaricato dal sito Internet:
www.aiom.it
Torna ai risultati della ricerca
|