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La medicina alternativa riabilitata da quella ufficiale nella cura dei tumori

Monica Melotti, N. 10 ottobre 2007

Il confine tra la medicina alternativa e quella tradizionale è sempre più labile. Se fino a qualche decennio fa i cattedratici storcevano il naso quando si parlava dell’altra medicina, soprattutto per curare il cancro, ora si stanno ricredendo. Alcuni studi presentati in occasione del 43° Congresso dell’Associazione Americana di oncologia clinica (Asco), organizzato dall’American Society of Clinical Oncology, dove si riunisce il gotha dell’oncologia, hanno rivalutato le cure alternative. Si è dimostrato che il ginseng e i semi di lino, due elementi utilizzati normalmente nella medicina alternativa, possono lenire le sofferenze provocate dal cancro. Il ginseng si è dimostrato utile nell’alleviare la fatica cronica dei pazienti con cancro, i semi di lino, invece, hanno evidenziato delle proprietà bloccanti verso alcune forme tumorali come quelle alla prostata. I ricercatori che hanno esaminato le proprietà del ginseng e dei semi di lino nel campo oncologico sembrano non aver dubbi, pur precisando che saranno necessari ulteriori studi, hanno reputato importante che i risultati ottenuti fino ad ora potessero essere messi a disposizione degli altri esperti del campo. La medicina alternativa è molto diffusa, fino ad oggi però mancavano degli studi scientifici che dimostrassero l’effettiva efficacia di tali sostanze. I due studi presentati al congresso sono davvero incoraggianti e aprono nuove prospettive che permetteranno di migliorare la qualità della vita dei malati di cancro. Non tutte le sostanze della medicina alternativa hanno però superato l’esame dei test scientifici, se il ginseng si è rivelato un toccasana contro la fatica cronica e i semi di lino si sono dimostrati efficaci nel bloccare il tumore alla prostata, non altrettanto buono è stato lo studio sull’estratto di cartilagine di squalo. Alcuni ritenevano che l’estratto di cartilagine di squalo possedesse effetti anticancro, gli studi hanno invece dimostrato che la sopravvivenza dei pazienti, nello specifico quelli affetti da cancro al polmone, era inalterata.
Lo studio pilota che ha esaminato le proprietà del ginseng nel combatte la fatica cronica, uno degli effetti collaterali più comuni e debilitanti del cancro e dei suoi trattamenti, è stato condotto da Debra Barton, oncologa presso la Mayo Clinic di Rochester (Minnesota). L’altro studio, relativo ai semi di lino, è stato condotto da Wendy Demark, oncologa presso il Duke University Medical Center (Durham). In base ai risultati ottenuti, i semi di lino, ricchi di Omega 3, possono contribuire a bloccare la crescita del tumore della prostata.

Italiani sempre più amanti della medicina alternativa
Le attuali statistiche riportano un crescente desiderio collettivo in Occidente di una medicina "a misura d'uomo" cui molti medici stanno cercando di dare una corretta risposta. Quasi 11 milioni di Italiani si affidano ai metodi alternativi, anche acquistando integratori che quest’anno hanno registrato un vero e propri boom: raggiungendo un valore del fatturato globale di circa 860 milioni di Euro (con oltre 80 milioni di confezioni vendute), con un incremento che nel solo mese di giugno ha fatto registrare un +17% sul giugno 2004 (dati Ac Nielsen). L’ultimo ventennio è stato caratterizzato da un continuo "fiorire" di metodi alternativi o paralleli alla medicina ufficiale, alcuni riscoperti o rivalutati come la medicina cinese o quella ayurvedica; altri invece, più recenti, maggiormente considerati rispetto al passato come l'omeopatia, la fitoterapia. Ma quale è il filo conduttore che lega tutte queste vere e proprie medicine caratterizzate da rigorose metodologie diagnostiche e terapeutiche? E' quello di essere "naturali" e non tanto solo perché usano prodotti e metodi tratti dalla natura per curare l'essere umano malato, ma perché considerano l'individuo prima di tutto appunto un "essere naturale" provvisto di una globalità corpo - spirito, corpo - mente, corpo - emozioni da privilegiare sempre sia nello studio delle cause di malattia sia nella loro cura. Due sono i principi presenti pressoché in tutte le medicine alternative: privilegiare il diritto di chi è malato e sofferente ad essere curato come una "persona" e non come un "caso clinico"; curare senza provocare danni (come purtroppo spesso fanno i farmaci della medicina cosiddetta ufficiale) stimolando la "forza guaritrice" insita in ogni individuo, vuoi con gli aghi dell'agopuntura, i rimedi dell'omeopatia o della medicina ayurvedica, le erbe della fitoterapia, l’ipertermia e la terapia chelante.

Ipetermia, il caldo che cura i tumori
Il calore è un’arma antichissima contro il cancro. Ippocrate, il padre della medicina, ne aveva già illustrato le sue potenzialità. Il nome medico è ipertermia, ovvero la terapia del calore, diventata un’importante arma antitumorale in Italia, Giappone (esistono oltre 200 centri che praticano la terapia) e Stati Uniti. L’ipertermia è indicata per il trattamento di diversi tumori: seno, polmone, fegato, stomaco, colon-retto, cervello, tumori del capo-collo, dei genitali femminili, prostata, utero, vescica. E’ usata anche per ridurre le metastasi e associata a dosi ridotte di chemio e radio, consente di ottenere il potenziamento delle terapie tradizionali, riducendone gli effetti collaterali. Non solo, è anche in grado di stimolare il sistema immunitario perché provoca la liberazione di sostanze immunoregolatrici, le citochine, che hanno un effetto protettivo per l’organismo. L’ipertermia, invece, agisce selettivamente sul tumore inibendo la respirazione cellulare senza alterare il metabolismo anaerobico della cellula. "Il calore produce la rottura del Dna delle cellule tumorali", spiega il professor Paolo Pontiggia, uno dei massimi esperti a livello mondiale di ipertermia, ematologo e oncologo all’Università di Pavia. "Nella normale vascolarizzazione il calore produce la vasodilatazione e la conseguente rapida dispersione del calore, questo non avviene nelle cellule tumorali. Qui, infatti, la neovascolarizzazione impedisce la dispersione del calore, che intrappolato nelle cellule tumorali, le uccide. Quando riscaldiamo una parte del corpo si verifica una reazione fisiologica di vasodilatazione, con conseguente aumento del flusso sanguigno. L’organismo reagisce in modo da contrastare l’aumento di temperatura, disperdendo il calore in eccesso. Ciò non avviene nella stessa misura nell’area tumorale, che avendo una vascolarizzazione molto più disordinata, riesce a compensare meno bene e quindi si riscalda di più dei tessuti circostanti, incrementando così l’effetto dell’ipertermia. Su 100 pazienti trattati con il calore, almeno 65 ne hanno tratto benefici concreti. Infatti, in 30 casi su 100, il tumore regredisce . In altri 30, l’avanzata del tumore si arresta per qualche tempo. In 5-10 casi su 100, poi si riesce ad ottenere una guarigione duratura. Già oggi i risultati ottenuti consentono di affermare che è possibile non solo aumentare la durata della sopravvivenza, ma soprattutto migliorare la qualità della vita. Io ho dei pazienti, con metastasi, in cura da 10 anni che conducono una vita normale". Inoltre la terapia del calore è indolore e priva di effetti collaterali. L’unico rischio è quello di somministrare temperature troppo elevate per le cellule sane, ma questo avviene solo per un errato impiego delle tecniche di ipertermia. La metodica, inoltre, potenzia tutte le altre terapie impiegate: riduce e blocca la massa tumorale e rende meno complesso un eventuale intervento chirurgico. Studi scientifici hanno dimostrato che diverse sostanze chemioterapiche hanno attività anche 10-20 volte superiore a 43 gradi rispetto all’azione che hanno a 37 gradi centigradi.

La terapia chelante per disintossicarsi
Ognuno di noi si sforza di condurre una vita sana, mangiando solo cibi genuini e cercando di evitare il fumo e altri quantitativi di sostanze chimiche dannose per l’organismo. Ma questo non basta ma c’è anche un altro problema che da qualche tempo comincia a catalizzare sempre più l’attenzione: l’inquinamento da metalli pesanti. Il ruolo effettivo dell’inquinamento, soprattutto atmosferico, nello sviluppo del cancro resta controverso, ma alcune evidenze che emergono sono tutt’altro che rassicuranti. Un giornalista americano, David Ewing Duncan, ha pubblicato un articolo sul National Geographic in merito a questo sostanze chimiche. Sottoponendosi a una serie di test particolari ha scoperto che nel suo corpo si erano depositate 320 sostanze chimiche che avrebbe potuto assumere attraverso il cibo, le bevande, l’aria, i prodotti per il corpo e così via. La lista comprende vecchie sostanze come il Ddt e il Pcb (policlorobifenili), inquinanti come il piombo, il mercurio, le diosssine, pesticidi di materie plastiche, che restano nel corpo per oltre vent’anni. I metalli pesanti sono i composti più pericolosi e dannosi. Infatti, penetrano in maniera insidiosa nel nostro organismo attraverso cibi, bevande, aria atmosferica, abiti e trasporti, bloccando l'attività di numerosi complessi enzimatici. L’assorbimento dei metalli pesanti a livello gastrointestinale varia a seconda delle condizioni dell’ospite, della composizione (inorganica od organica) e dello stato di valenza del metallo. Il sangue è il principale mezzo di trasporto dei metalli. Da qui la necessità di ripulire l’organismo con l’impiego della terapia chelante, una terapia dal basso rischio, dal costo contenuto che può garantire una migliore qualità di vita e prevenire diverse malattie degenerative come l’Alzheimer, l’ictus, l’infarto, il diabete. "La terapia chelante è una sorta di lavaggio che serve per purificare l’organismo", spiega la dottoressa Elisabetta Pontiggia, specialista in oncologia a Pavia. "Con una semplice iniezione, tutte le sostanze di scarto presenti nel corpo si raccolgono e vengono poi eliminate attraverso l’urina. In questo modo si limitano i danni degli agenti inquinanti e nocivi. Inoltre questa terapia è una cura che permette di rallentare gli effetti dell’invecchiamento". E' una terapia biologica che utilizza delle sostanze chimiche (soprattutto EDTA) per "chelare", cioè togliere andando a raccogliere all’interno dell’organismo per mezzo del sangue, le tossine accumulate nelle vene e nelle arterie.
"L’Edta, acido etilendiaminotetracetico, è un aminoacido sintetico, viene considerato un farmaco orfano e può essere prodotto da qualsiasi casa farmaceutica, poiché il suo brevetto è scaduto", continua la dottoressa. "Questo significa che nessuna azienda farmaceutica spenderà dei miliardi di dollari per dimostrare i benefici dell’Edta. Negli Stati Uniti è largamente utilizzata. Da oltre 40 anni i medici vi ricorrono per curare i disturbi cardiovascolari. Questa terapia si effettua per infusione venosa lenta, da 1 a 3 volte la settimana e con dosaggi variabili in rapporto alle caratteristiche della malattia e della normalità o meno della funzione del rene, dato che il chelato (edta stesso + il metallo legato all'edta) viene eliminato per il 95-98% attraverso il rene. L’intero processo richiede al massimo quattro ore durante le quali il paziente se ne sta comodamente in poltrona (può leggere, mangiare, telefonare), dato che il trattamento non è né doloroso né fastidioso.Il numero medio dei trattamenti è da 20 a 40, considerando la gravità dei disturbi. Il miglioramento inizia dopo 3-5 perfusioni".

Pro&Contro degli integratori
Per gli integratori crescite a due cifre nella farmacie: 10% di aumento sul 2006 per un fatturato in un anno di 1090 milioni di euro. Gli Italiani, secondo un’indagine di Federsalus (l’associazione che raggruppa le principali aziende produttrici di prodotti salucistici), amano gli integratori: sono sempre più preparati, ma soprattutto negli ultimi anni si sono dimostrati più curiosi e fiduciosi negli effetti positivi che possono avere sulla salute. Ma sono veramente efficaci per contrastare le malattie? Un’indagine pubblicata sull’autorevole rivista Lancet che ha presto in esame 14 studi “randomizzati” e coinvolto oltre 170mila persone è giunta a queste conclusioni: alcuni integratori, se assunti in dose massicce, sono dannosi. Le notizie però sono contraddittorie: numerosi studi scientifici dimostrano l’efficacia di alcuni integratori: l’acido folico per le donne in gravidanza e per contrastare le malattie cardiovascolari, il calcio con la vitamina D per prevenire le fratture nelle donne in post menopausa, gli antiossidanti come vitamina C ed E, betacarotene e zinco per contrastare la degenerazione maculare senile. Scelte nutrizionali intelligenti, con l’ausilio di specifici nutrienti (anche sotto forma di integratori), possono migliorare il nostro destino genetico, mantenendo più a lungo le funzioni della giovinezza. Per prevenire alcuni tipi di tumore, in Danimarca è appena partito lo studio internazionale Precise (Prevention of cancer by intervention with Selenium, in riferimento anche al prodotto utilizzato: il selenio Precise dell’azienda danese Pharma Nord), per dimostrare che il selenio è in grado di ridurre i casi di tumore al polmone, intestino e prostata. Lo studio, con il supporto di prestigiose istituzioni, tra cui il Karolinska Institute, durerà otto anni e arruolerà circa 42.000 soggetti in Danimarca, Regno Unito e Svezia, d’età compresa tra i 60 e 74 anni. (info www.studioprecise.it. Numero verde 800.912805).

Dove informarsi
La terapia chelante e l’ipertermia vengono praticate presso:
Centro di Ipertermia e Terapie Oncologiche Integrate di San Genesio ed Uniti (Pavia) Tel 0382.580185 fax 0382.580935
www.chelation-online.it www.ipertermia.org

Poliambulatorio Sonno Medica
Via Cerva 24 Milano
Tel 02.39680094

Centro Polispecialistico Villa Romanò
Piazza Papa Giovanni XXIII, 2
Inverigo (Como)
Tel 031.6065213

Per saperne di più sulla terapia chelante: Jillie Collings “Il cuore senza chirurgia, guida alla terapia della circolazione” (Ed. Spirali), con la prefazione del professor Paolo Pontiggia.

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