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Gli uomini si ammalano di più delle donne

Monica Melotti, N. 11 novembre 2007

A scatenare l’allarme sono state le notizie trapelate da un libro di prossima pubblicazione, “Why Men Die First” di Marianne Legato, responsabile della Partnership for Gender Specific Medicine alla Colombia University. Che l’uomo muoia prima della donna non è una novità: in Italia l’aspettativa di vita di una donna è di circa 83 anni, quella di un uomo 77, ma riuscire a capire il perché è tutt’altra faccenda. La prima osservazione da parte degli esperti è che il cosiddetto sesso forte si cura di meno, non va dal medico ed è più esposto a malattie, a traumi e che assume più rischi nell’ambito lavorativo. Gli Stati Uniti, i primi a preoccuparsene, hanno deciso di prestare più attenzione ai problemi maschili. E’ stata istituita la “Men’s Health Week”: una settimana in cui gli uomini potranno sottoporsi a numerosi esami preventivi. Non solo, presso molte Università americane stanno nascendo dei reparti specializzati declinati tutti al maschile. "Questa attenzione all’uomo sta arrivando anche da noi", dice Francesco Montorsi, docente di urologia al San Raffaele di Milano e unico italiano nel board dell’International Society for Men’s Health and Gender. "Pensiamo, ad esempio al tumore al seno: la maggior parte delle donne conosce questo big killer e le associazioni extra-mediche che se ne occupano, come Europa Donna. Lo screening per il tumore alla mammella è di routine a differenza di quello per la prostata. Questo perché gli uomini sono restii a sottoporsi ai controlli, come il test del Psa (antigene prostatico specifico). Un altro grosso problema è che manca una prevenzione a tutto campo: dopo i 40-50 anni andrebbero eseguiti degli accertamenti periodici, una sorta di check up completo. Ma il problema è che in molte nazioni, Italia compresa, il servizio sanitario non contempla un trattamento di questo tipo, ma solo esami separati. Ci vogliono quindi l’impegno e la pazienza di prenotare gli esami uno ad uno. In Olanda, invece, il sistema sanitario si fa carico del check up completo.
Sette donne su dieci hanno il ginecologo come riferimento e una serie di appuntamenti e di controlli che seguono per tutta la vita. Pochi uomini sanno, invece, che esiste uno specialista dedicato alla salute sessuale. E se in passato la visita militare era un’occasione per individuare delle anomalie nello sviluppo sessuale, oggi, con l’abolizione del servizio militare obbligatorio, vengono scoperte molto tardi, quando si presentano problemi come l’infertilità".

Un’origine genetica
La fragilità maschile comincia presto, nella pancia della mamma. I feti di sesso maschile, per esempio, sono abortiti più facilmente. Tanto che oggi le nascite di maschi sono in diminuzione. Le ragioni? Sconosciute, forse connesse agli inquinanti ambientali, come i pesticidi, che procurano più danni nei feti maschili. Oppure dal fatto che l’età media dei genitori, in particolare quella dei padri, è in aumento. Altri problemi derivano da un corredo cromosomico. Le femmine possono contare su due cromosomi X, uno che viene dal padre, l’altro che viene dalla madre. E questo consente uno scambio di geni che riduce la probabilità di patologie legate ad alterazioni genetiche dei cromosomi sessuali. Si potrebbe così, ad esempio, spiegare perché i maschi hanno più problemi per quanto riguarda il controllo motorio e sono più vulnerabile nei confronti di determinate patologie psichiatriche. Le cose non cambiamo anche dopo la nascita. Le bambine sono più sviluppate e più forti, un maschio ha bisogno di circa sei settimane di sviluppo post natale per raggiungere una femmina. I maschi, inoltre, sviluppano più tardi sia intellettualmente che fisicamente e prima della pubertà assorbono meno bene il ferro. E con il passare degli anni le cose non migliorano.

La differenza nei tumori
La differenza tra uomo e donna si vede anche nel comportamento di alcune forme tumorali. Per capire meglio, abbiamo analizzato i tumori ormono-correlati, quelle forme tumorali che vengono scatenate da un malfunzionamento degli ormoni. Si tratta in particolare dei tumori che colpiscono la mammella, l’endometrio, la prostata e la tiroide. "Il meccanismo è simile per le prime tre forme", dice il professor Giuseppe D’Aiuto, Direttore di Senologia all’Istituto dei Tumori di Napoli, Fondazione Pascale. "In pratica, sulla cellula tumorale sono presenti dei recettori che possono essere per gli estrogeni nel caso della mammella e dell’endometrio, oppure per gli ormoni androgeni per quanto riguarda la prostata. I recettori sono come delle porte elettriche sulla cellula che possono essere attivate o disattivate a seconda del comando che ricevono. Gli ormoni sono la chiave che apre queste porte e che perme quindi alle cellule cancerogene di proliferare, dando il via alla formazione della massa tumorale". Anche il cancro della tiroide viene stimolato da un ormone, ma con un’azione diversa. In questo caso responsabile della proliferazione è il Tsh. "Si tratta di un ormone fondamentale perché insieme agli ormoni Ft3 e Ft4 permette alla tiroide di funzionare correttamente", osserva il professor Paolo Miccoli, direttore del Dipartimento di chirurgia generale dell’Azienda Universitaria di Pisa. "Per ragioni che non sono del tutto note, il Tsh attiva i fattori di crescita, cioè le sostanze responsabili della proliferazione del cancro, dando il via alla malattia".
Attenzione però. L’attività negativa degli ormoni non riguarda tutti, ma solo chi ha la predisposizione ad ammalarsi di una di queste forme tumorali a causa di un alterazione genetica. Vale per tutti l’esperienza sul tumore del seno. Oggi si sa già per certo che se i geni Brca1 e Brca2 sono alterati, la probabilità di sviluppare la malattia arriva anche al 70%. Per questo, i due geni oggi vengono “cercati” con un’analisi del sangue specifica nelle donne che hanno una familiarità importante, cioè che hanno almeno due precedenti con lo stesso tumore. Ma la strada è ancora lunga, dal momento che questi non sono gli unici geni che aumentano il rischio di tumore mammario.
Oggi, quindi, non è ancora possibile evitare che gli ormoni diventino gli artefici non solo del cancro al seno, ma anche delle altre forme tumorali ormono-correlate. Ma i lavori degli scienziati continuano e in parallelo alle ricerche per l’identificazione di nuovi geni sono cominciati anche altri studi scientifici. L’obiettivo è individuare la giusta strategia per correggere il difetto genetico in chi ha la predisposizione ad ammalarsi, prima che un fattore di rischio agisca da start, dando il via all’attività devastante degli ormoni.
I progressi della biologia molecolare e della genomica in particolare stanno aprendo nuovi orizzonti. Oggi in alcuni casi è già possibile costruire una vera e propria “mappa” genomica, che è diversa da tumore a tumore, ma che può permettere di attuare terapie più idonee a combattere quella particolare alterazione biologica alla base del meccanismo di proliferazione neoplastica. Sono però ancora metodiche molto costose, che dovranno essere validate da ulteriori studi, ma che quasi certamente entreranno nell’armamentario terapeutico del prossimo decennio.

L’importanza della prevenzione
Una certezza assoluta è il ruolo della prevenzione. Controlli regolari infatti permettono di cogliere un tumore quando è ancora in fase iniziale, con possibilità di guarigione libera da ricadute anche del 90%. E’ la prima vera rivoluzione di questi ultimi tempi. "Oggi sono disponibili tecnologie così avanzate da permettere la diagnosi di tumori di pochi millimetri", spiega D’Aiuto. "E’ un obiettivo che sembrava irraggiungibile solo pochi anni fa, quando la dimensione minima per l’individuazione di un tumore era di circa un centimetro. Anche nell’ambito delle terapie sono stati fatti passi da gigante. Ci sono interventi all’avanguardia che rispettano l’estetica e trattamenti chemioterapici con farmaci a bassa tossicità, che permettono di “uccidere” le cellule tumorali senza effetti aggressivi e devastanti sul resto dell’organismo. In specifico contro queste forme tumorali, sono state messe a punto infine particolari cure ormonali per prevenire il ritorno della malattia e molti altri principi attivi sono in fase di studio, con azioni sempre più mirate. Grazie a questo “bagaglio” di terapie innovative oggi la qualità di vita per il malato è decisamente superiore a quella che di qualche anno fa. In più, e questa è una vittoria importante, hanno permesso di stabilire come periodo “libero da malattia”, non più cinque anni, come avveniva qualche anno fa, ma quindici e vent’anni".

Tumore della prostata
Gli ormoni e in particolare quelli androgeni, sono responsabili dell’avvio e della progressione di questa forma tumorale maschile che colpisce la prostata. "E’ una tumore silenzioso: i sintomi infatti si manifestano solamente quando il cancro ha raggiunto dimensioni elevate", spiega Montorsi. "In questa fase compaiono necessità di frequente minzione, difficoltà ad iniziare la minzione ed a trattenere l’urina, interruzione del flusso, dolori durante la minzione, deficit erettivi, dolori eiaculatori, sangue nelle urine".
In questi ultimi anni, per la diagnosi, viene sempre più utilizzata una particolare sonda che si chiama Trimprob e che permette di esaminare la prostata senza togliere i vestiti.
Oggi ci sono diverse soluzioni di cura quando il tumore è in fase iniziale. Comportano un rapido ritorno del paziente alle normali attività quotidiane e il mantenimento di un'adeguata qualità di vita in termini di continenza urinaria e di potenza sessuale che sono le principali conseguenze della rimozione chirurgica della prostata.
"E’ recente la Imrt, cioè la radioterapia con fasci ad intensità modulata", continua Montorsi. "Sono alte dosi di radiazioni che irradiano la prostata seguendo esattamente i contorni della massa del tumore. Durante il trattamento, la macchina si muove sull’area da trattare con una sequenza stabilita e controllata da un computer. In questo modo è possibile una maggiore precisione, senza il rischio di danneggiamento ai tessuti sani circostanti. L’altra tecnica che si sta affermando sempre di più in Italia è la brachiterapia. Consiste nel posizionare "semi" radioattivi all'interno della ghiandola prostatica, con lo scopo di bersagliare e distruggere il cancro, senza esporre a radiazioni i tessuti e gli organi sani. Questi semi non sono pericolosi per la salute e diventano inattivi nell'arco di sei mesi o un anno. Vengono introdotti nella ghiandola tramite dei particolari aghi cavi, senza eseguire nessuna incisione cutanea". Quando invece il tumore è avanzato ma è ancora limitato alla ghiandola prostatica, la soluzione è l’intervento chirurgico. Oggi nell’80% dei casi l’asportazione del tumore viene eseguita associando all’intervento la tecnica “nerve sparing”. In pratica, permette di salvaguardare i nervi erettori almeno da un lato in modo da scongiurare il rischio di impotenza. Dopo l’operazione nella maggioranza dei casi viene effettuato un ciclo di radioterapia per distruggere le cellule tumorali ancora presenti.

I dieci punti deboli dell’uomo
Cervello
Gli uomini hanno un 50 per cento in più di possibilità di sviluppare il morbo di Parkinson rispetto alle donne, a causa di una maggiore frequenza di alterazioni del cromosoma X. E tra i maschi la schizofrenia insorge prima, in forma più grave e con maggiori probabilità di deterioramento cognitivo.
Cuore
Nell’uomo le patologie cardiovascolari cominciano a manifestarsi molto prima che nelle donne, intorno ai 35 anni. Inoltre chi ne soffre corre un rischio elevato di morire entro i 60 anni. Anche il cosiddetto colesterolo buono, Hdl, è più basso nell’uomo che nella donna, e un basso colesterolo Hdl è più pericoloso per l’uomo che per la donna.
Dolore
Tassi più alti di testosterone portano a ricordare meno le esperienze dolorose: un tratto evolutivo che serviva a garantire il ruolo maschile di cacciatori e difensori. La conseguenza però è che gli uomini assumono più facilmente comportamenti a rischio.
Infertilità
Quella maschile è un aumento soprattutto a causa delle sostanza inquinanti diffuse nell’ambiente che disturbano il sistema endocrino. Negli ultimi anni il numero medio di spermatozoi è diminuito circa del 30 per cento.
Infezioni
Il sistema immunitario femminile è più efficiente: gli uomini sono più colpiti delle donne da sette delle infezioni più diffuse.
Linguaggio
Nella prima infanzia i maschi hanno un vocabolario più limitato e più difficoltà a percepire determinati suoni. Per questo nei maschi lo sviluppo del linguaggio è più lento.
Aspettativa di vita
In Italia gli uomini che muoiono per cause evitabili, incidenti o malattie controllabili con prevenzione, cura e riabilitazione, sono quasi il doppio delle donne: 71mila contro 36 mila nel 2002. Anche le cause di morte sono diverse: per gli uomini soprattutto tumori maligni dell’apparato respiratorio e patologie cardiache, seguiti da tumori dell’apparato digerente e incidenti. Per le donne al primo posto ci sono i tumori del seno e dell’apparato riproduttivo.
Obesità
Tra gli uomini è più diffusa l’obesità addominale, individuata come principale fattore di rischio per la sindrome metabolica.
Osteoporosi
Tra gli uomini è in aumento: oltre venti fratture vertebrali su cento e un terzo circa dei femori rotti riguardano i maschi, con aumento della mobilità e della mortalità. Un femore rotto può avere più conseguenze fatali proprio tra gli uomini.
Stress
L’organismo maschile non è in grado di difendersi dallo stress cronico come quello femminile producendo ossitocina, l’ormone del legame che contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo e adrenalina, minimizzandone gli effetti negativi. E’ forse per questa ragione che le donne tendono a condividere i loro problemi e a cercare aiuto quando sono in difficoltà.

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