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XIX congresso siculo-calabro SITI: tumori in primo piano
Paola Sarno, N. 12 dicembre 2007
Nelle sessioni plenarie sui temi “forti” della Società Scientifica, non sono mancati numerosi momenti di riflessione
sulle patologie oncologiche osservate dal punto di vista delle aree classiche di interesse della Siti, la Società Italiana
di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, che si è riunita recentemente a Siracusa per il XIX Congresso Siculo-Calabro..
Igiene ambientale: radon e amianto, due agenti inquinanti
La prima sessione, quella dedicata all’Igiene Ambientale si è aperta, subito dopo il saluto inaugurale del Presidente
della Siti Sicilia, G. Casella e la lettura magistrale del Presidente Nazionale Siti, Alessandro Maida, Rettore dell’Università
di Sassari, nel Teatro Comunale della famosa cittadina barocca di Noto.
Un contributo importante al tema della sessione, che ha mostrato la sensibilità degli organizzatori verso un concetto allargato
di “ecologia” è arrivato da O.G. Grillo, ordinario di Igiene a Catania e da A. Bisbano, direttore dell’Unità
Operativa di Epidemiologia dell’Asp di Crotone. Entrambi hanno focalizzato l’attenzione del folto pubblico degli operatori
della prevenzione su due agenti inquinanti, rispettivamente, il radon e l’amianto. Grillo ha trattato della pericolosità
del radon, pericolosità, legata alla concentrazione di tale gas negli ambienti chiusi di vita e di lavoro. “Il principale
apporto al radon indoor è dovuto al suolo per il 60-70%, mentre quello dovuto ai materiali edili è pari al 15-20%”,
ha spiegato Grillo. E, gli studi epidemiologici da lui portati hanno dimostrato che il radon si trova al secondo posto, dopo il
fumo di tabacco fra le cause principali di cancro ai polmoni, tanto che stime abbastanza recenti, valutano che dal 6 al 15% dei
tumori polmonari accertati nel mondo sia da attribuire a questo gas. Solo in Italia si calcola che su un totale di 30 mila casi
all’anno dal 5 al 20% siano dovuti a esposizione a radon e sono il Lazio e la Lombardia le Regioni con i livelli più
alti di presenza di questo inquinante, mentre Sicilia e Calabria hanno i più bassi valori medi. A. Bisbano ha, invece, incentrato
la sua relazione su una esperienza di intervento di bonifica dell’amianto all’interno dell’Ospedale di Crotone,
evidenziando come “la rimozione dei materiali contenuti all’interno di un ospedale aggiunga alle evidenti difficoltà
tecniche comuni ai lavori da eseguirsi in altri edifici, un maggiore livello di complessità, in relazione sia all’impossibilità
di inibirne l’uso sia di ridimensionarne le funzioni”. Inoltre, a ciò si aggiunge il vincolo di doverne assicurare,
senza soluzioni di continuità, l’efficienza e la piena operatività.
Le nuove frontiere della profilassi immunitaria: focus sul vaccino anti-Hpv
Nella sessione dedicata a tema forse più caro alla Siti, quello delle vaccinazioni, moderata da Francesco Blangiardi, presidente
nazionale designato Siti e direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ausl 7 di Ragusa, il tema ricorrente è stato
il vaccino anti papillomavirus umano (Hpv). Ne hanno parlato diffusamente sia Michele Conversano, vicepresidente nazionale Siti
e direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ausl Ta 1, sia L. R. Biasio, dell’Università degli Studi di
Palermo. “Quella contro l’Hpv”, ha esordito Conversano, “deve diventare una vaccinazione come tutte le altre”,
spiegando, inoltre che in Puglia “si sta cercando di estendere il vaccino anti Hpv oltre alla coorte delle dodicenni anche
a quella delle 18enni su chiamata attiva. Nella fascia 13-17 anni, infatti”, ha spiegato Conversano, “probabilmente
si effettua solo un anticipo sulla vaccinazione vera e propria, almeno da quanto risulta dai primi dati che cominciamo ad avere”.
Quanto alla fascia delle 25-26enni, Conversano ha rilevato la necessità di coinvolgere nell’azione di promozione vaccinale
anche i consultori e i ginecologi. Sinergie necessarie anche con i mmg e pls, inoltre. “Per affrontare correttamente il tema
servono”, ha affermato, infine, il vicepresidente della Siti, “Strategie di comunicazione mirate al target e che agiscano
con delicatezza ed efficacia insieme”. Biasio, facendo notare che in Italia ogni anno muoiono 1700 donne per tumore della
cervice uterina e ogni anno ci sono 3.509 nuovi casi, ha spiegato come l’infezione da transitoria possa diventare persistente
e dar luogo a forme neoplastiche e come il vaccino sia la soluzione ottimale anche dal punto di vista dei costi- benefici, “dato
che in Italia si spendono oggi 30 milioni di euro all’anno per la terapia dei condilomi e 230 milioni per le terapie del Hpv”.
La riposta immunitaria del vaccino copre inoltre un arco di tempo molto lungo, ha un’efficacia altissima anche verso altri
tipi virali.
Sull’argomento è intervenuto anche il Presidente Nazionale Siti, Alessandro Maida, che ha raccontato come, in sede
di Consiglio Superiore di Sanità, la Siti si sia battuta perché il vaccino anti Hpv venisse somministrato gratuitamente
a tre coorti di età, 12, 18 e 25-26. “Purtroppo, tuttavia, invece che a questa soluzione, che avrebbe garantito alle
giovani una copertura davvero efficace”, si è arrivati al compromesso di due sole coorti. Mi sono battuto perché
la seconda fosse quella delle diciottenni, che avremmo potuto reclutare facilmente al momento dell’orientamento alla facoltà
universitaria, anziché quella delle 25-26enni, fascia di età dove c’è senz’altro un maggiore volontarismo,
ma ha prevalso , invece, questa seconda scelta.”
Screening oncologici: ricerca di modelli organizzativi
S. Cinquetti, direttore sanitario dell’Aulss 7 Pieve di Soligo, illustrando un lavoro collettivo, ha portato evidenze a supporto
di modelli organizzativi nel campo degli screening oncologici. “Nel maggio 2007 è stata condotta un’indagine,
tramite intervista telefonica, ai responsabili dei programmi di screening oncologico delle 21 Aulss della Regione Veneto, che ha
rilevato che, delle 21 Aulss del Veneto 17 hanno attivi tutti e tre i programmi di screening, tre ne anno attivato due su tre, un’unica
Aulss ha attivo solo un programma su tre. Ma il cosiddetto gold standard (attivazione di tutti e tre i programmi di screening con
un’estensione universale, pari cioè o superiore all’80% della popolazione)”, ha continuato Cinquetti, “è
stato raggiunto solo da due Aulss, quella di Thiene e quella di Pieve di Soligo, le due Aulss che hanno affidato la gestione dell’organizzazione
dei programmi di screening ad un’unica struttura organizzativa afferente al Dipartimento di Prevenzione, che appare così
costituire un paradigma di eccellenza in questo campo”.
Organizzazione aziendale: due esperienze locali di gestione delle cronicità
Nella sessione coordinata da Carlo Signorelli, ordinario di Igiene a Parma, sono state due le esperienze di carattere organizzativo
che hanno maggiormente coinvolto la platea: quella portata da S. Brugaletta, direttore del Distretto di Ragusa Ausl 7 di Ragusa,
riguardo alla rete assistenziale territoriale per la cronicità e quella di F. Vitale, del Registro Tumori della Provincia
di Palermo, attraverso l’analisi delle Sdo ha studiato l’andamento dei flussi migratori dei pazienti neoplastici nell’ultimo
anno di vita ha fatto delle considerazioni notevoli sull’utilizzo delle risorse sanitarie .
I risultati dello studio illustrato da F. Vitale, hanno condotto a dei risultati importanti, anche se forse poco entusismanti. L’indagine,
nata dalla collaborazione fra Università di Palermo e Asl 6 di Palermo era tesa a valutare se esistano comportamenti diversi
nell’accesso ai servizi fra residenti in area urbana e residenti in provincia fra tutti gli ammalati di patologie neoplastiche
nell’ultimo anno di vita, attraverso l’analisi delle Sdo. “In primis”, ha detto Vitale, “abbiamo controllato
i dati relativi al decesso, dai quali sembrerebbe che i residenti a Palermo siano leggermente facilitati rispetto a quelli della
provincia nell’accesso alle strutture sanitarie. Secondariamente le Sdo sono state valutate secondo la tipologia del tumore,
dando in questo caso gli stessi risultati. Poi sono state analizzate tutte le Sdo contro quelle extraregionali e da questo confronto
è emerso che nell’ultimo trimestre di vita chi risiede in provincia preferisca recarsi fuori della Regione , soprattutto
nel caso di gravi interventi chirurgici per tumore al polmone e tumori del sangue. Un dato “, ha spiegato Vitale, “che
sembra essere confermato anche confrontando le schede riguardo alla degenza media nell’ultimo anno di vita e riguardo i Drg
ad alto peso, che vengono fruiti, in primo luogo a Palermo, ma subito dopo, al di fuori della Regione. Tuttavia”, ha concluso
Vitale, “la migrazione sanitaria è limitata agli interventi ad alta complessità in caso di neoplasie ematologiche
e polmonari”.
Brugaletta ha mostrato un esemplare modello realizzato a Ragusa per l’assistenza alle diverse forme di cronicità, basato
sulla centralità del mmg, che insieme alla Uvd (Unità di Valutazione Distrettuale), definisce i percorsi assistenziali
del paziente, predispone il suo piano individualizzato di assistenza ed è responsabile della sua attuazione, in un’ottica
di ricerca dell’appropriatezza e dell’efficacia della risposta assistenziale. “Il modello”, ha spiegato
il direttore del Distretto di Ragusa, “è costituito da tre componenti: mmg, cioè responsabile clinico dell’assistenza,
direttore di Distretto o suo delegato come gestore di risorse umane e specialisti della valutazione (geriatri, oncologi, infermieri,
terapisti della riabilitazione, assistenti sociali, ecc.). L’Uvd”, ha continuato Brugaletta, “ gestisce l’Assistenza
Domiciliare Programmata, l’Adi, l’Assistenza Palliativa, quella in Casa di Riposo, gli accessi in Rsa e nel Centro per
Gravi”. I dati relativi alla copertura assistenziale sono altissimi: dal 1995 al 2006 sono stati assistiti oltre 12.700 utenti
dei quali il 58% donne con un’età compresa fra i 70 e i 90 anni. Nel solo Distretto di Ragusa è entrato in assistenza
fra il 2005 e il 2006 il 3,5% degli ultra 65enni in gran parte per gravi fratture, ulcere cutanee, ma anche per neoplasie. “Complessivamente”,
ha aggiunto Brugaletta sono stati assicurati oltre 450.000 accessi domiciliari infermieristici e quasi 192.000 accessi riabilitativi
per un totale di 860.923 giorni complessivi di assistenza. In particolare il Servizio di assistenza Domiciliare di II livello per
malati terminali ha raggiunto 755 pazienti per un totale di oltre 33.000 giorni complessivi di assistenza (con un rapporto fra giorni
di assistenza e presa in cura uguale a 1) e 44 pazienti ad alto bisogno assistenziale sono stati assistiti a domicilio”. Il
Distretto di Ragusa dispone, inoltre di due Rsa con 45 posti letto con funzione di modulo-respiro, rispetto ai 511 posti letto in
Casa di Riposo, finalizzata alla fase post- acuta ove non sia possibile l’assistenza a domicilio.
Tumori, oltre 70% dei bambini guarisce
Oltre il 70% (80% in caso di leucemie) dei bambini e degli adolescenti a cui viene diagnosticato un tumore guarisce. Questi importanti
e positivi risultati, derivanti dai grandi progressi scientifici e terapeutici degli ultimi anni, sollecitano comunque nuovi obiettivi
dei quali ha recentemente discusso il “Gruppo di Erice” composto da 45 esperti (oncologi pediatri, psicologi, infermieri,
epidemiologi, genitori ed ex pazienti) provenienti da 13 paesi europei e dal Nord America. Il lavoro è stato coordinato dal
dottor Riccardo Haupt, oncologo-pediatra dell'Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova e dal dottor Momcilo Jankovic, oncologo-pediatra
della Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza. Il “Gruppo di Erice” ha elaborato una precisa definizione di “guarigione”
da un tumore (pubblicata sul numero del 12 agosto scorso dell’European Journal of Cancer): “I bambini che sono stati
curati per un tumore possono essere considerati guariti quando hanno raggiunto il momento in cui la loro probabilità di morire
a causa della malattia iniziale non sia più grande di quella dei loro coetanei di morire per qualsiasi altra causa”.
Ma la novità maggiore è certamente rappresentata dall’obiettivo di arrivare a fornire ai pazienti una vera e
propria"certificazione di guarigione" nel momento in cui si verificano le condizioni per farlo. “Per arrivare a
questo”, ha affermato Momcilo Jankovic, “c’è tutto l'impegno dell’AIEOP (Associazione Italiana di
Ematologia e Oncologia Pediatrica) e della FIAGOP (Federazione Italiana Associazione Genitori di Oncologia Pediatrica). Sarebbe,
infatti, un risultato di straordinaria importanza che consentirebbe alle persone sopravvissute ad un tumore, e ai loro familiari,
di recuperare un completo equilibrio psicologico e dedicarsi serenamente al proprio progetto di vita. Senza contare gli altrettanto
importanti aspetti "pratici" come, ad esempio, l'ottenimento di un posto di lavoro o l'accensione di una polizza assicurativa
sulla vita. A ciò si aggiunge”, ha sottolineato Jankovic, “che l'assumersi, da parte della medicina, la responsabilità
di dichiarare ‘guarito’ un paziente - tra l'altro in un campo delicatissimo come quello oncologico - rappresenterebbe
una svolta epocale. Per cio' che riguarda i tempi di guarigione”, ha proseguito Jankovic, “questi dipendono strettamente
dal tipo di tumore, dal suo stadio iniziale, dall'assenza di recidive, oltre che da altri fattori di carattere biologico e, generalmente,
variano tra i 2 e 10 anni. Solo per alcuni rari tumori nei quali importanti fattori genetici sono all'origine della malattia stessa
o interferiscono pesantemente nella capacità di rispondere alle terapie, è molto difficile poter dare una definizione
precisa di guarigione”. “Naturalmente il concetto di ‘guarigione’”, ha precisato Riccardo Haupt, “
fa riferimento solo alla guarigione dal tumore primitivo, indipendentemente da ogni eventuale rischio o presenza di menomazioni
o effetti collaterali delle cure. Questi ultimi rappresentano un problema a parte che necessita di programmi di controllo nel tempo
che devono essere personalizzati sulla base di eventuali fattori di rischio legati al singolo ‘paziente’ o ai trattamenti
ricevuti per il trattamento del tumore. Anche per questo”, ha affermato ancora Haupt, “un passo importante è
attrezzare specifici ‘ambulatori dei guariti’ per garantire programmi di monitoraggio a lungo termine, personalizzati
sulla base della storia clinica di ogni singolo soggetto, per valutare, tra l’altro, se e in che misura le terapie antitumorali
somministrate ad organismi in crescita quali i bambini possano aver determinato effetti tossici su altri organi od apparati”.
Prodi e Turco inaugurano a Meldola un nuovo istituto per i tumori
“Abbiamo inaugurato un centro prezioso per il futuro dell’Italia, un esempio di come la provincia italiana mettendo
insieme tutte le sue risorse (Asl, Fondazioni bancarie, privati, cooperative sociali) può raggiungere l’eccellenza
nella cura e nella ricerca contro i tumori”. Sono le parole con cui il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha concluso
la cerimonia per l’inaugurazione a Meldola (FC) dell’Istituto romagnolo per la cura e lo studio contro i tumori solidi,
inaugurato sulle ceneri del vecchio Ospedale civile insieme al ministro per la Salute, Livia Turco, e al presidente della Regione
Emilia-Romagna, Vasco Errani. Si tratta di una moderna struttura di 12.000 metri quadri, sviluppata su tre piani, che sarà
il nuovo polo di riferimento per la cura oncologica in Romagna, frutto di una realizzazione nata dalla collaborazione fra il pubblico
(53%) ed il privato (47%) di cui sarà capofila l’Asl di Forlì. Il professor Dino Amadori, vero animatore del
progetto, nato una decina di anni fa e che oggi vede la luce grazie allo sforzo e al concorso economico di tanti, sarà il
coordinatore scientifico dell’ospedale. Prodi, nel suo intervento ha insistito sull’esigenza di diffondere in Italia
le strutture di eccellenza e realizzarle non solo nelle grandi aree metropolitane e di diffondere prestazioni di qualità
a tutti i cittadini. Da parte sua, il ministro per la Salute,Turco, ha definito l’ospedale “un’eccellenza nella
rete di eccellenze”, per poi sottolineare come il sistema sanitario nazionale debba migliorare i suoi livelli di ricerca,
promuovendo nello stesso tempo modelli assistenziali che ne garantiscano la continuità. Prima del presidente del Consiglio
e del Ministro hanno preso la parola fra gli altri il presidente della Regione Emilia-Romagna, Errani, e l’assessore regionale
alla Sanità, Giovanni Bissoni. “Oggi è una gran bella giornata per l’Italia che ha bisogno di belle notizie”,
ha esordito il presidente della Giunta regionale che ha osservato come sia necessario rispondere ai problemi “non con i commenti
ma con i fatti”, sottolineando come davvero gli amministratori della Romagna abbiano “costruito la cultura dell’area
vasta”, che con i suoi servizi raggiunge una popolazione di oltre un milione di persone nelle tre province di Forlì-Cesena,
Ravenna e Rimini. Errani, nello stesso tempo, ha sottolineato lo sforzo che si sta sostenendo per raggiungere l’obiettivo,
concordato con il Governo, nel Patto per la Salute di “mettere sotto controllo i livelli della spesa non rinunciando ai livelli
essenziali di assistenza e all'universalità delle prestazioni”. Da parte sua l’assessore regionale Bissoni ha
auspicato che la prossima legge Finanziaria possa garantire nuove risorse per i compiti della ricerca, perchè l’ Italia
deve recuperare un ritardo con gli altri Paese in questo settore. Tuttavia Bissoni ha messo anche in risalto come il nuovo centro
“sia all’avanguardia nel campo della ricerca oncologica per programmi, dotazioni e personale. La Romagna”, ha
detto, “ ha ora un cento di eccellenza anche nell’area della ricerca con questo ospedale che è il secondo centro
monospecialistico dopo il Rizzoli di Bologna”. L’assessore regionale alla Sanità dell’Emilia Romagna si
è quindi augurato che l’Irst di Meldola possa presto fregiarsi del titolo di essere considerato un Irrcs, cioè
un istituto di ricerca ricovero e cura a carattere scientifico.
Indirizzi utili
Ospedale San Giovanni Di Dio
Largo Bologna - 88900 Crotone
Centralino: 0962 924111
Prenotazioni/informazioni: 0962 924740 - 20463 -924197
Istituto Giannina Gaslini
Largo Gerolamo Gaslini, 5 - 16148 Genova
Centralino: 010 56361
Prenotazioni/informazioni: 010 5636336
www.gaslini.org
Azienda Ospedaliera San Gerardo
Via Pergolesi 33 - 20052 Monza (MI)
Centralino: 039 2331
Prenotazioni/informazioni: 199144114
www.hsgerardo.org
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