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Col tumore al polmone oggi si vive più a lungo e meglio

Minnie Luongo, N. 12 dicembre 2007

Buone nuove per i pazienti con tumore al polmone “a cellule non-piccole”, la forma più comune di tumore del polmone che colpisce oltre un milione di persone in tutto il mondo. Secondo i dati dello studio TRUST, presentati al 12° Congresso Mondiale sul Tumore del Polmone (WCLC) a Seoul e relativi a migliaia di malati trattati nella pratica clinica con erlotinib, essi oggi possono vivere più a lungo e con una miglior qualità di vita.

Lo studio TRUST
Il TRUST è lo studio clinico più ampio in corso mai condotto su erlotinib; coinvolge quasi 12.000 pazienti con tumore NSCLC avanzato in oltre 59 Paesi in Asia, Europa ed America e, come concordano gli specialisti, rappresenta un grande passo avanti nel trattamento del tumore del polmone, offrendo una speranza concreta a molti pazienti e alle loro famiglie. Si tratta di uno studio multicentrico, globale, aperto di erlotinib nei pazienti con tumore del polmone come trattamento di seconda o terza linea del NSCLC. TRUST, inoltre, ha consentito a migliaia di pazienti con NSCLC avanzato di ricevere il trattamento con erlotinib in tempi brevi, colmando il gap tra la richiesta di indicazione e l’effettiva approvazione. Dall’inizio del programma nel 2004, il 93 percento dei Paesi che vi partecipano ha ottenuto l’approvazione di erlotinib in monoterapia nel NSCLC avanzato.
I dati rafforzano i risultati dello studio BR21, che aveva portato all’approvazione del farmaco. Nel BR21( studio pivot di fase III pubblicato sul New England Journal of Medicine, condotto dal National Cancer Institute of Canada Clinical Trials Group, in collaborazione con OSI Pharmaceuticals) i pazienti trattati con erlotinib avevano già rilevato un miglioramento del 42,5 percento nella durata della sopravvivenza rispetto a placebo, e nel 31 percento dei casi avevano avuto una sopravvivenza di un anno, contro il 22 percento dei pazienti nel braccio di controllo. Nel TRUST, i dati relativi a 6.181 pazienti hanno rilevato una sopravvivenza generale media di 7,5 mesi.(i dati di altri 6.000 malati sono ancora in fase di analisi e i risultati verranno annunciati appena possibile).
Erlotinib è attualmente in valutazione in un esteso programma di sviluppo clinico che prevede la collaborazione tra OSI Pharmaceuticals, Genentech e Roche. All’interno di questo programma sono in corso quasi 20 studi clinici per verificare se possano essere ulteriormente aumentati i benefici in termini di sopravvivenza per i pazienti con tumore al polmone ed altri tipi di tumore. Inoltre, è stato studiato l’utilizzo di erlotinib in combinazione con bevacizumab nel NSCLC ed in varie altre tipologie di tumori solidi.

Il tumore del polmone
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il tumore del polmone è la causa principale di mortalità correlata a tumore, sia negli uomini sia nelle donne, ed è responsabile del 19,7 percento di tutte le morti per tumore. Non a caso, il tumore del polmone è quello che miete più vittime in Europa, con 334.800 morti nel 2006. In tutto il mondo ci sono più di 1,2 milioni di nuovi casi ogni anno di tumore del polmone e dei bronchi, e sono urgentemente necessari nuovi trattamenti, dato che questa malattia ha un tasso di mortalità molto alto.
La forma più comune è quella NSCLC, e riguarda circa l’80 percento di tutti i casi. La maggior parte dei casi di NSCLC viene ancora diagnosticata ad uno stadio avanzato, quando il tumore è inoperabile o si è già diffuso in altre parti del corpo. Malgrado l’utilizzo della chemioterapia come trattamento di prima linea, meno del 5 percento dei pazienti allo stadio avanzato sopravvive per 5 anni, e la maggior parte dei pazienti con metastasi ad altri organi muore entro sei mesi.

Erlotinib
È il primo ed unico inibitore orale della EGFR che ha dimostrato benefici significativi in termini di sopravvivenza e gestione dei sintomi in un ampio numero di pazienti con tumore avanzato del polmone e del pancreas. Attualmente la maggior parte dei pazienti con tumore del polmone e del pancreas viene trattata interamente con la chemioterapia, che può essere molto debilitante a causa della sua tossicità. Erlotinib agisce in maniera diversa della chemioterapia, prendendo come bersaglio solo le cellule tumorali, e inoltre evita gli effetti collaterali tipici della chemioterapia. Il farmaco è stato approvato per il tumore NSCLC in Europa nel settembre 2005( negli Stati Uniti nel novembre 2004) ed è indicato per il trattamento dei pazienti con NSCLC sia localmente avanzato sia metastatico, dopo il fallimento di almeno un ciclo di chemioterapia. Inoltre, è il primo trattamento in più di un decennio ad aver dimostrato benefici consistenti nei pazienti con tumore del pancreas. È approvato negli USA come trattamento di prima linea per i pazienti con tumore al pancreas, localmente avanzato, inoperabile, non resecabile o metastatico in combinazione con gemcitabina, e in Europa per il trattamento del tumore pancreatico metastatico.Il tumore polmonare a non-piccole cellule
Come è noto, il tumore polmonare si suddivide in due forme principali: quella a piccole cellule (SCLC, ovvero small cell lung cancer) e quella a non-piccole cellule (NSCLC, non-small cell lung cancer). Tuttavia la distinzione tra questi due gruppi non è sempre netta ed attuabile, in quanto il 10-20 percento dei tumori polmonari possiede caratteristiche distintive di entrambi i gruppi (istotipi). La maggior parte dei sintomi non si manifesta finché la patologia non ha raggiunto uno stadio di sviluppo abbastanza avanzato, il che rende il tumore del polmone particolarmente difficile da trattare.
Ci sono tre tipi di NSCLC:

  • Il carcinoma a cellule squamose, che è fortemente correlato con il fumo e rappresenta la forma più diffusa in molte popolazioni. Tende a crescere lentamente (occorrono infatti dai tre ai quattro anni perchè il tumore sia clinicamente manifesto); si verifica più frequentemente negli uomini e nelle persone anziane di ambo i sessi, mentre è raro nei non fumatori ;
  • Nell’adenocarcinoma l’associazione con il fumo è meno forte; di solito si presenta come un tumore isolato nelle aree periferiche del polmone. Si diffonde rapidamente, in particolar modo nel cervello, nel rivestimento della cavità toracica e nelle ghiandole surrenali. E’ più comune nelle donne, ed in particolare in quelle fumatrici ;
  • Il tumore a larghe cellule è particolarmente aggressivo e, purtroppo, conduce ad una prognosi infausta.
    Epidemiologia
  • Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il tumore del polmone è la causa principale delle morti per tumore, sia negli uomini sia nelle donne, ed è responsabile del 19,7 percento di tutte le morti per tumore
  • In tutto il mondo ci sono più di 1,2 milioni di nuovi casi ogni anno di tumore del polmone e dei bronchi
  • In Europa il tumore del polmone è quello responsabile del numero di decessi più elevato, con oltre 300.000 morti solo nel 2006
  • In Italia, ogni anno, sono stimati tra i 35 e i 40.000 nuovi casi, con altrettanti decessi, e di questi 6.700 sono donne. Il tumore del polmone quindi si manifesta sempre più frequentemente nella donna, sia per un aumento dell’abitudine al fumo nel sesso femminile(attualmente fuma il 16,38 percento delle donne, con dati crescenti soprattutto tra le adolescenti), sia per una possibile maggior predisposizione all’effetto cancerogeno del tabacco. Fino a non molto tempo fa l’incidenza della neoplasia era maggiore negli uomini, con un rapporto maschi- femmine del 5:1, mentre oggi tale rapporto è 2,5
  • Le proiezioni indicano nuovi e sensibili incrementi dei casi tra le donne, ma nel nostro Paese potrebbero diventare 20.000 già entro i prossimi 20 anni. Ancora peggio la situazione registrata in altri Paesi: in Gran Bretagna, per esempio, si prevede che entro il 2010 i casi di cancro al polmone nelle donne supereranno addirittura quelli al seno.

Fattori di rischio

  • Fumo: è associato con l’80-90 percento dei casi ;
  • fumo passivo: la possibilità di ammalarsi di tumore al polmone è più alta del 20 percento delle mogli dei fumatori, e si stima che il fumo passivo sia responsabile di circa il 25 percento dei tumori non- a piccole cellule che colpiscono i non fumatori(anche l’esposizione al fumo passivo sul luogo di lavoro aumenta il rischio);
  • Precedenti di tumore al polmone in famiglia ;
  • Esposizione all’asbesto e al radon.

Sintomi

  • Respiro corto e affannoso
  • Tosse cronica e/o attacchi ripetuti di bronchite
  • Voce arrochita
  • Perdita di sangue negli accessi di tosse
  • Perdita di peso e di appetito senza cause conosciute
  • Dolore toracico.

Il trattamento del tumore del polmone

  • I tre trattamenti standard per il tumore polmonare sono: la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia (a seconda del tipo di tumore, dello stadio di sviluppo, dell’età e delle condizioni fisiche del paziente possono essere utilizzate una o più di tali terapie).
  • I tumori localizzati (cioè quelli che non si sono ancora diffusi ai tessuti circostanti) diagnosticati allo stadio iniziale possono essere trattati con successo con chirurgia e radiazioni. Fino al 70 percento dei pazienti sopravvive per almeno cinque anni dalla diagnosi se trattato a questo stadio
  • Tuttavia, la maggior parte dei tumori NSCLC vengono diagnosticati ad uno stadio avanzato, quando il tumore si è già diffuso ad altre sedi dell’organismo. Malgrado l’utilizzo della chemioterapia come trattamento di prima linea, meno del 5 percento dei pazienti allo stadio avanzato sopravvive per cinque anni, e la maggior parte di loro muore in meno di sei mesi
  • Per il tumore NSCLC avanzato, il trattamento di prima linea è la chemioterapia. La chemio tradizionale consiste nell’utilizzo di cisplatino o carboplatino in combinazione con gemcitabina, o vinorelbina (navelbina) o un taxano
  • Le nuove terapie come erlotinib e bevacizumab hanno dimostrato benefici significativi nella sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore NSCLC avanzato
  • Erlotinib è un inibitore della EGFR approvato per la terapia del “tumore polmonare non a piccole cellule” dopo il fallimento di almeno un ciclo di chemioterapia. Blocca la crescita delle cellule tumorali interrompendo i segnali che all’interno delle cellule stesse ne incoraggiano la crescita e favorisce la morte programmata delle cellule
  • Bevacizumab è un agente anti-angiogenesi usato in combinazione con il primo trattamento di chemioterapia, che agisce su un fattore cruciale per la crescita del tumore e la sua diffusione in tutto il corpo: la creazione di una rete di vasi sanguigni che rifornisce di ossigeno e sostanze nutritive i tessuti tumorali. Inibendo l’angiogenesi e quindi impedendo la creazione di questa rete, bevacizumab di fatto “affama il tumore”.

Buone nuove anche per il tumore ai polmoni in fase avanzata
Ogni tanto, per fortuna, le buone notizie arrivano in coppia. E’ il caso di un trattamento di prima linea per i pazienti con tumore ai polmoni avanzato, appena approvato in Europa. E’ il bevacizumab (vedi sopra)che, in associazione alla chemioterapia con platino ha dimostrato, per la prima volta, un aumento nella sopravvivenza mediana e nella percentuale di sopravviventi ad un anno nei pazienti affetti da carcinoma polmonare precedentemente non trattati.
L’innovativo farmaco anti-angiogenesi bevacizumab di Roche è appena stato approvato in Europa come trattamento di prima linea per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio avanzato, in combinazione con una chemioterapia a base di platino.
“Il Bevacizumab rappresenta uno degli esempi più importanti di terapia dei tumori a bersaglio molecolare, agendo sul meccanismo della neoangiogenesi essenziale per la crescita di tutte le forme di cancro- spiega il professor Lucio Crinò, direttore Oncologia Medica dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia-. La sua approvazione in Europa per il trattamento dei tumori del polmone in fase avanzata aumenta le nostre possibilità terapeutiche contro una malattia responsabile della maggior mortalità al mondo per cancro. Costituisce il risultato logico di anni di ricerca e di studio che avevano già condotto alla sua registrazione nelle più comuni malattie oncologiche quali il carcinoma del colon-retto e il carcinoma mammario”.
“Il tumore al polmone è la principale causa di morte per cancro nel mondo- ricorda Crinò-; si tratta di una patologia molto difficile da trattare che causa oltre 3.000 morti al giorno. Questa forma viene di solito diagnosticata ad uno stadio avanzato, il che porta ad un’aspettativa di vita di appena 8 - 10 mesi.”
L’approvazione è basata sui dati di due studi di fase III: lo studio pilota condotto negli USA E4599 e AVAiL, che insieme dimostrano che bevacizumab è efficace per il trattamento del NSCLC in combinazione con una chemioterapia a base di platino. L’approvazione riguarda l’utilizzo di bevacizumab ad un dosaggio di 7,5 o 15 mg/kg, in combinazione con chemioterapia a base di platino, per il trattamento di prima linea dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule inoperabile avanzato, metastatico o ricorrente all’infuori di quelli con istologia prevalentemente a cellule squamose. L’ampia indicazione ricevuta permette la combinazione di bevacizumab con qualsiasi tipo di chemioterapia a base di platino (per esempio, assieme ai taxani o alla gemcitabina), a scelta del clinico.
Per riassumere: Bevacizumab è il primo ed unico agente anti-angiogenetico ad aver dimostrato benefici consistenti nella sopravvivenza generale e/o nella sopravvivenza senza progressione di malattia nei pazienti con tumore del colon-retto, del polmone, del seno e del rene.

Per saperne di più

Lo studio E4599
I risultati dello studio randomizzato, controllato, multicentrico di fase III E4599 su 878 pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule localmente avanzato, metastatico o ricorrente all’infuori di quelli con istologia prevalentemente a cellule squamose, dimostrano una sopravvivenza mediana di 12,3 mesi per i pazienti trattati con bevacizumab al dosaggio di 15 mg/kg ogni tre settimane più chemioterapia, rispetto ad una sopravvivenza di 10,3 mesi per i pazienti trattati con la sola chemioterapia. I pazienti trattati con bevacizumab più paclitaxel e carboplatino hanno avuto un miglioramento del 25 percento nella sopravvivenza totale, rispetto ai pazienti trattati con la sola chemioterapia. Gli effetti collaterali sono stati generalmente gestibili. Sono stati osservati casi di emorragia / emoptisi nel 2,3 percento dei pazienti trattati con bevacizumab più chemioterapia. Gli effetti avversi più comuni associati alla terapia di bevacizumab sono stati: ipertensione (5,6 percento), proteinuria (4,2 percento), affaticamento (5,1 percento) e dispnea (5,6 percento).

Lo studio AVAiL
Nello studio in doppio cieco, randomizzato, controllato, di fase III AVAiL, i pazienti sono stati trattati o con bevacizumab a 7,5mg/kg o 15mg/kg più cisplatino / gemcitabina o con placebo più cisplatino / gemcitabina. Lo studio ha coinvolto oltre 1.000 pazienti in tutto il mondo con NSCLC avanzato precedentemente non trattato, con istologia diversa da quella prevalente a cellule squamose. I risultati dimostrano che aggiungendo bevacizumab ad una chemioterapia con cisplatino/gemcitabina la sopravvivenza senza progressione aumenta significativamente dal 20 al 30 percento rispetto alla sola chemioterapia. E, infine, c’è da rilevare che non sono stati osservati eventi avversi, né nuovi né inattesi.

Obiettivo: colpire l’angiogenesi
Bevacizumab è il primo farmaco antitumorale che ha come bersaglio l’angiogenesi, cioè lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni a partenza da vasi preesistenti. Il suo obiettivo è quello di prevenire il collegamento del tumore con i vasi sanguigni circostanti, e in questo modo lo “affama”, lo lascia cioè senza rifornimento di sangue, elemento critico per la sua crescita, sopravvivenza e diffusione.
Bisogna premettere che, durante i processi di neoformazione di vasi sanguigni (vasculogenesi ed angiogenesi), la proteina chiamata “fattore di crescita vascolare endoteliale” (VEGF) stimola la crescita, la sopravvivenza e la riparazione dei vasi sanguigni. L’angiogenesi, processo prevalente nell’organismo adulto, è essenziale per la riparazione delle ferite.
Come contribuisce la proteina VEGF alla progressione del tumore? Nei pazienti il tumore rilascia la proteina VEGF, che dà inizio alla crescita dei nuovi vasi sanguigni. Questi nuovi vasi sanguigni sono essenziali per un’ulteriore crescita del tumore e per la sua metastatizzazione.

Link utili
Roche in Oncologia
http://www.roche.com/pages/downloads/company/pdf/mboncology05e.pdf

Informazioni sul cancro
www.health-kiosk.ch

Informazioni su bevacizumab
www.avastin-info.com

Per accedere gratuitamente a videoclip su bevacizumab, visitare il sito www.thenewsmarket.com

Indirizzi utili

San Camillo Forlanini
Via Portuense 332 - 00149 Roma
Centralino: 06 55551 Fax: 06 55552510
Prenotazioni/informazioni: 06 5595055
www.scamilloforlanini.rm.it
Pneumologia oncologica I - Dott. Filippo De Marinis - tel 06 55551
Pneumologia oncologica II - Dott. Luigi Portalone - tel 06 55551

Azienda Ospedaliera di Padova e Istituto Oncologico Veneto
Indirizzo via Giustiniani 1 - 35100 Padova
Centralino: 049 8211111
Prenotazioni/informazioni: 840 000664
Pneumologia (Azienda Ospedaliera) - Prof. Renzo Zuin - tel. 049 8213.725-700-732

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