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Un tumore non più da paura
Minnie Luongo, N. 1/2 gennaio/febbraio 2008
Un tempo non troppo lontano parlare di tumore del colon-retto significava, inevitabilmente, riportare ad una diagnosi infausta.
Ora, grazie alla ricerca e allo studio di molti cervelli(italiani e stranieri), la situazione per fortuna è molto migliorata.
E sono davvero numerosi i passi avanti che vengono comunicati regolarmente durante i maggiori convegni scientifici, per quanto riguarda
l’efficacia sia delle cure sia delle tecniche innovative.
Che cos’è il tumore del colon-retto
Si tratta di un tumore localizzato nell’intestino crasso nella sua porzione prossimale (colon) o nell’ultimo tratto
(retto), e si sviluppa quando si altera il normale processo di rinnovo delle cellule intestinali. Si forma quindi un tumore che,
se rilevato in fase precoce, può essere eliminato. Tuttavia a volte la malattia non determina sintomi, soprattutto allo stadio
iniziale, e pertanto il tumore può diffondersi ad altre parti dell’organismo, prima di essere diagnosticato.
Per quanto riguarda la prevalenza:
- nel mondo il tumore del colon-retto rappresenta il 9,4 percento di tutti i tumori negli uomini, e il 10,1 percento di quelli
delle donne;
- In Europa questo tumore è la seconda causa di morte rispetto a tutti tipi di tumori negli uomini e nelle donne;
- si prevede che l’incidenza della malattia aumenterà, superando i 286.500 pazienti nel 2008, nella maggior parte
del mondo sviluppato (Regno Unito, Spagna, Italia, Francia, Germania, Giappone, Canada e USA).
Fattori di rischio
- Alimentazione scorretta (alto consumo di grassi animali e di proteine, e basso consumo di fibre)
- Obesità
- Casi di tumore del colon-retto/polipi intestinali in famiglia
- Età (il rischio aumenta oltre i 50 anni)
- Mancanza di attività fisica.
Sintomi
- Inspiegabile perdita di peso
- Dolore all’addome o al retto
- Sensazione di non aver vuotato l’intestino in modo appropriato
- Cambiamento nelle normali abitudini intestinali (ad esempio diarrea o stitichezza) senza un motivo evidente e con durata di
più di sei settimane
- Sangue nelle feci
Trattamento
Le opzioni di trattamento sono limitate e variano a seconda dello stadio del tumore, della sua dimensione, posizione e, anche, delle
zone dove esso si è diffuso. In generale, queste sono le principali opzioni:
- Chirurgia (resezione): è il trattamento principale dei pazienti nei quali il tumore non si è diffuso nelle altre
parti dell’organismo (per esempio, in fegato e polmoni), e può essere usato in associazione con radioterapia o chemioterapia.
- Radioterapia: è usata spesso in aggiunta alla chirurgia e alla chemioterapia per ridurre le probabilità di ricadute.
- Chemioterapia: la chemioterapia post-chirurgica (detta “adiuvante”) può essere applicata per ridurre le probabilità
di ricadute, oppure se il tumore è in uno stadio avanzato (diffuso nelle altre parti dell’organismo). I trattamenti
utilizzati sono la capecitabina somministrata per via orale, il 5-FU per via endovenosa, l’irinotecano e l’oxaliplatino
per via endovenosa.
- Nuove terapie: l’anticorpo monoclonale “bevacizumab” è stato approvato per l’utilizzo in associazione
con la chemioterapia di prima linea. Gli specialisti concordano che siamo di fronte al primo trattamento in grado di inibire l’angiogenesi,
cioè la crescita di una rete di vasi sanguigni che rifornisce di ossigeno e sostanze nutritive i tessuti tumorali. Come
agisce questo farmaco? “Affamando” il tumore: ossia riducendo l’apporto di sangue essenziale per la crescita
del tumore e la sua diffusione in tutto il corpo (metastasi).
A proposito di bevacizumab
Dati recenti, relativi ad un ampio trial clinico internazionale multicentricodenominato “First BEAT”- presentati a Barcellona,
all’ECCO (Conferenza Europea sul Cancro)- dimostrano che un numero elevato di pazienti in terapia con il farmaco anti-angiogenesi
bevacizumab associato alla chemioterapia standard consente di conseguire la più elevata percentuale di resezioni chirurgiche
complete delle lesioni metastatiche da carcinoma colo-rettale. Un risultato raggiunto in quasi l’80 percento dei soggetti
sottoposti a metestasectomia, che supera quelli ottenuti in precedenza negli studi clinici su altre combinazioni agenti biologici/chemioterapia.
Insomma: un evidente aumento della percentuale di successo del trattamento chirurgico in pazienti con tumore avanzato del colon-retto.
Lo studio First BEAT ha coinvolto 1.965 pazienti affetti da carcinoma colo-rettale metastatico giudicato inizialmente non operabile.
I pazienti hanno assunto bevacizumab in associazione ad altri regimi chemioterapici di uso comune a base di fluoropirimidine come
trattamento di prima linea, e sono stati sottoposti a valutazione di idoneità all'intervento chirurgico potenzialmente risolutivo
durante la terapia farmacologica.
I risultati di First BEAT hanno dimostrato che 215 (11,5%) pazienti fra quelli selezionati per l’analisi dei dati in corso
(1.914) sono divenuti eleggibili al trattamento chirurgico con finalità risolutive durante la terapia farmacologia. La rimozione
completa delle lesioni metastatiche (resezione R0) è stata ottenuta in 170 pazienti: un tasso di successo sorprendente pari
al 79 percento dei pazienti operati. Secondo le attese, gli esiti terapeutici migliori sono emersi in un sottogruppo di pazienti
affetti da metastasi confinate solo al fegato (n = 704). In questo sottogruppo, 102 soggetti (14,5 percento) sono stati sottoposti
a rimozione chirurgica delle metastasi epatiche con finalità risolutiva, e la resezione completa (R0) è stata ottenuta
in 81 pazienti.
Infine, è da sottolineare che non sono emersi aumenti delle complicanze legate alla cicatrizzazione delle ferite né
degli eventi avversi emorragici.
La capecitabina orale
La Capecitabina è il primo farmaco chemioterapico orale per il trattamento del tumore del colon-retto, della mammella e dello
stomaco. Rispetto alla chemioterapia standard (terapia endovenosa con 5-fluorouracile/leucovorin) questo farmaco ha dimostrato una
maggiore capacità di ridurre la massa tumorale, a parità di sopravvivenza libera da malattia e di sopravvivenza globale,
ed un migliore profilo di tollerabilità (meno effetti collaterali, soprattutto per quanto riguarda perdita di capelli, nausea,
vomito e astenia). Inoltre, grazie alla formulazione in compresse, può essere facilmente assunta dai pazienti a domicilio,
con un evidente beneficio in termini di qualità della vita (sia per i disagi e i rischi evitati, sia per i notevoli risvolti
psicologici) ma anche un considerevole risparmio di spesa per il Sistema Sanitario Nazionale (meno ospedalizzazioni, minori costi
di somministrazione, minori costi dovuti al trattamento degli effetti collaterali). In Italia si stima che tale risparmio per il
SSN potrebbe ammontare a circa 60 milioni di euro l’anno.
Il farmaco deve essere assunto due volte al giorno, a colazione e a cena, per due settimane, con un periodo di riposo di una settimana.
Questo schema consente una copertura continua di chemioterapico che mima l’azione del fluorouracile in infusione continua.
La capecitabina uccide in maniera selettiva le cellule tumorali attraverso il 5-fluorouracile, che ne attacca il DNA. Il farmaco
agisce in tre fasi:
- è inattivo quando viene ingerito, e rimane tale fino a quando viene assorbito attraverso l’intestino ed entra nel
circolo sanguigno
- le prime due fasi di attivazione avvengono nel fegato, dove la capecitabina si converte in agente tumoricida rimanendo non
tossica
- la molecola comincia ad agire solo nella terza fase quando, ormai giunta all’interno delle cellule tumorali, si trasforma
in 5-fluorouracile grazie ad un enzima presente in quantità molto più elevate nelle cellule tumorali rispetto a
quelle sane.
Grazie a questo meccanismo attivato dal tumore stesso, il farmaco ha la possibilità di agire solo dove serve,
colpendo esclusivamente le cellule malate.
La capecitabina nel tumore del colon-retto
La capecitabina è utilizzata per il trattamento dei pazienti con tumore del colon-retto, in combinazione con altri trattamenti
comunemente usati nella patologia quali l’irinotecan e l’oxaliplatino. Nel 2001 è stata autorizzata come trattamento
di prima linea in monoterapia per il tumore metastatico di questo tumore nella maggior parte dei Paesi (compresi USA ed Unione Europea).
Nel 2005 (rispettivamente a marzo e a giugno) l’EMEA e l’FDA hanno approvato capecitabina per il trattamento adiuvante
del tumore del colon (dopo l’operazione chirurgica). Recentemente è stata richiesta, sia negli Stati Uniti sia in Europa,
un’estensione di indicazione di capecitabina per l’utilizzo in associazione a qualsiasi farmaco già indicato
per il trattamento del tumore del colon-retto metastatico.
ARECO
Quando si accenna al tumore del retto non si può non parlare del Professor Ermanno Leo (foto), oncologo “Medaglia d’oro
al merito della sanità pubblica” (del quale Prevenzione Tumori si è occupata più volte), che ha messo
a punto una tecnica innovativa, ormai riconosciuta scientificamente a livello mondiale. Come ricorda lo stesso Leo nel sito di ARECO,
“Associazione per la ricerca europea in chirurgia oncologica” da lui presieduta: “L’aver conosciuto, all’inizio
degli anni ‘90 in Francia ed Inghilterra, la possibilità di poter curare i pazienti affetti da tumore del retto senza
più costringerli come nel passato a portare i segni di una mutilazione irreversibile, evidente nel famigerato sacchettino
sull’addome, ha spinto me e la mia équipe a realizzare un programma innovativo e sistematico”. La finalità
principale di questa Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Onlus) consiste nella costituzione e gestione della
Scuola-Master di Chirurgia Specialistica per la cura dei tumori del retto.
ARECO ON LINE: oggi è possibile scrivere all’indirizzo di posta elettronica info@areco.it.
Non solo per uno scopo di divulgazione scientifica rivolta agli addetti ai lavori in questo delicato settore di ricerca, ma anche
per informare la popolazione sul fatto che esiste la possibilità di curarsi e di non subire mutilazioni come in passato.
Indirizzi utili
Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Nazionale Dei Tumori
Via Venezian, 1 - 20133 Milano
Centralino: 02 23901
Prenotazioni/informazioni: 02 23902541 - 02 23904000
www.istitutotumori.mi.it
Chirurgia generale II - Dott. Ermanno Leo - 02 23902616
Policlinico Universitario Agostino Gemelli
Largo Agostino Gemelli, 8 - 00168 Roma
Centralino: 06 30151
Prenotazioni/informazioni: 06 3551033.0-2
www.policlinicogemelli.it
Chirurgia generale I Prof. Marco Castagneto
Chirurgia generale I (C.I.C.) - Prof. Alfredo Wiel Marin
Chirurgia generale II - Prof. Paolo Magistrelli
Chirurgia generale II (C.I.C.) Prof. Antonio Cavallaro
Chirurgia generale III - Prof. Ignazio Massimo Civello
Azienda Ospedaliera Universitaria
Via Pietro Albertoni, 15 - 40138 Bologna
Direttore sanitario: Dott. Vito Bongiovanni
Centralino: 051 6363111
Prenotazioni/informazioni: 051 6361259
www.aosp.bo.it
Chirurgia generale Prof. Antonio Daniele Pinna - tel 051 6363416
Prof. Francesco Minni – tel 051 6363347
Dott. Gilberto Poggioli - tel 051 6363352
Prof. Bruno Cola – tel 051 6363236
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