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Mortalità record per tumore al polmone
Annalisa Cretella, N. 3 marzo 2008
La Lombardia e in particolare il suo capoluogo si sono aggiudicate un triste primato: a Milano il numero di decessi femminili causati
dal cancro polmonare è il più alto d’Italia. Qui il tasso di donne fumatrici raggiunge i livelli record: il
19.2% contro il 17.6% del resto del Paese, con un aumento del rischio di mortalità superiore del 77.6%. La maggiore predisposizione
genetica verso i tumori e la progressiva emancipazione, che spesso si traduce in abitudini nocive alla salute, sono le cause principali.
Negli anni Settanta in Italia per questo tipo di neoplasia morivano 2.300 donne l’anno, oggi ne muoiono 6.200, e il trend
è in continuo aumento. A partire dalla fine degli anni ’80 la mortalità e l’incidenza del tumore al polmone
sono in diminuzione negli uomini mentre sono costantemente in aumento nelle donne. Proiettando i trend attuali, è previsto
che il tumore polmonare nel 2007 sia la seconda causa di morte neoplastica tra le donne italiane. Il diverso andamento del cancro
polmonare nei due sessi è attribuito alla frequenza di fumatori che è diminuita negli uomini ed è invece aumentata
nelle donne.
Questi dati, e la tendenza che li sostiene, sono stati al centro di una conferenza, che si è tenuta nella capitale meneghina
a fine ottobre, dal titolo “Donne, fumo e tumore al polmone”, organizzata da ONDa (Osservatorio Nazionale sulla salute
della Donna). La conferenza è parte di un ciclo di incontri promosso da O.N.Da in tutta Italia e ha lo scopo di informare
e sensibilizzare sui danni derivanti dal fumo di sigarette, sui risultati della ricerca sul tumore al polmone, sull’importanza
della prevenzione e della diagnosi precoce e sui principali traguardi raggiunti nella cura di questa patologia.
Noi di Prevenzione Tumori, siamo andati a parlarne con la presidente dell’Osservatorio, Francesca Merzagora, per capire meglio,
non solo dal punto di vista medico ma anche psicologico, il legame tra le donne e le sigarette.
I vostri dati mostrano che a Milano il numero di decessi di donne a causa del tumore al polmone é il più
alto d’Italia. Come si spiega che le fumatrici siano in aumento a Milano?
La donna di oggi ha alle spalle un vissuto più complicato dell’uomo. Temo che la vita frenetica delle città
del nord, il duplice ruolo femminile casa/lavoro, la limitata possibilità per le donne di affidare i figli a strutture come
i nidi e ai nonni che oggi non ricoprono più il ruolo tradizionale di un tempo, ecco tutti questi fattori creano stress e
le donne fumano anche per questo. La sigaretta è diventata l'alleata migliore per vincere l’ansia e lo stress.
Il problema allarmante è che il fumo è sempre di più in aumento tra la popolazione femminile,
proprio quella con la maggiore predisposizione genetica verso il tumore del polmone. Perché le donne sono maggiormente predisposte?
Le ultime ricerche hanno dimostrato che geneticamente le donne potrebbero avere una maggiore predisposizione ai tumori polmonari.
La maggiore predisposizione forse è dovuta ad alcune proteine implicate nel metabolismo delle sostanze cancerogene e ad alcuni
recettori ormonali che sono attualmente in corso di studio.
Questo ‘vizio’ inoltre ha effetti importanti anche sulla qualità di vita: le fumatrici sono nel 50% dei casi
più soggette ad avere mestruazioni dolorose, ad andare in menopausa più precocemente e ad avere maggiori difficoltà
nel concepimento e a rispondere con più difficoltà ai trattamenti contro l’infertilità.
Qual è la situazione nelle altre città? Nelle altre regioni è molto, o poco, diversa la
situazione?
Il libro bianco sulla salute delle donne pubblicato da ONDA con Franco Angeli e in vendita nelle migliori librerie, evidenzia
per quanto riguarda la prevalenza delle fumatrici, una distribuzione geografica molto variegata: i valori più bassi si registrano
in Friuli Venezia Giulia, Calabria, Tentino Alto Adige e Puglia, mentre i valori sopra la media si riscontrano nel Lazio e in Campania
Cosa si può fare, oltre a smettere di fumare, per prevenire il tumore? La stessa prevenzione vale anche
in soggetti predisposti o loro possono/devono fare altro?
Il fumo di sigarette è responsabile di almeno otto neoplasie (in primo luogo il cancro al polmone) e di altre malattie
non neoplastiche. Importante è lo stile di vita e un'accurata prevenzione. Lavorare per la prevenzione e per sostenere percorsi
di disassuefazione deve essere quindi l’obiettivo comune di tutti gli operatori sanitari
Per quanto riguarda lo stile di vita le previsioni sono tutt’altro che ottimistiche: in Gran Bretagna, ma
questo vale per tutto il vecchio continente, si prevede che entro il 2010 il carcinoma polmonare supererà per incidenza quello
della mammella e il principale fattore di rischio continua ad essere il fumo di sigaretta.
Tuttavia dal versante cure si aprono nuove significative speranze. Si è parlato di strumenti di prevenzione polmonare, in
particolare della TC spirale.
Un importante e innovativo sistema di prevenzione è rappresentato dalla TC spirale a basso dosaggio nelle persone a rischio,
che presenta una elevata sensibilità diagnostica nel rilevare noduli polmonari di piccole dimensioni, espone ad una dose
di radiazioni molto ridotta ed ha costi contenuti. La ricerca, come ha sottolineato la Dottoressa Giulia Veronesi, Vice Direttore
del dipartimento di chirurgia toracica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, nel nostro convegno sul ‘fumo e
tumore al polmone’, in questo ambito darà i suoi frutti in termini di riduzione della mortalità per tumore polmonare
in una prospettiva futura di 1 o 2 decenni
E per quanto riguarda i farmaci? Ci sono novità?
La ricerca ha fatto passi da gigante anche nella malattia avanzata. Gli studi più recenti, come ha sottolineato il professor
Paolo Bidoli, direttore Unità di oncologia medica dell’ospedale San Gerardo di Monza, durante il convegno milanese,
stanno dimostrando che uomini e donne, fumatori e non fumatori così come persone di razze diverse, possono sviluppare tumori
con caratteristiche genetiche distintive e reagiscono diversamente ai farmaci. Nell’impiego di alcune terapie molecolari,
i cosiddetti farmaci ‘intelligenti’quali gli inibitori delle tirosin-chinasi, associata al fattore di crescita epidermoidale,
si è visto che l’efficacia è superiore nelle donne non fumatrici, di razza asiatica e con istotipo ghiandolare.
Anche se occorre considerare che i farmaci biologici pur rappresentando il futuro, sono medicinali molto particolari che agiscono
contro precisi bersagli. Non dovrebbero essere quindi usati indifferentemente su tutti i pazienti, in quanto vi è il rischio
di non avere un risultato tangibile ma solo eventi avversi. Anche la chemioterapia, però, non è più quella
di un decennio fa. I temutissimi effetti collaterali sono molto meno pesanti e le aspettative di vita per i malati sono aumentate
notevolmente. Se ancora non possiamo parlare di guarigione, possiamo quindi auspicare una cronicizzazione della malattia che consenta
alla paziente di vivere a lungo tenendo sotto controllo il tumore con farmaci efficaci che garantiscano una buona qualità
di vita".
Il fumo in cifre
I fumatori in Italia sono 12 milioni circa (11 milioni e 844 mila)
I fumatori in Lombardia sono 1,5 milioni circa di cui:
- 900 mila maschi
- 600 mila femmine.
Donne a Milano:
A Milano le fumatrici sono almeno 130 mila, vale a dire 1 su 4.
Milano è in testa alla classifica delle città con più fumatrici: il 19.2% delle milanesi contro il 17.6% del
resto dell’Italia.
A Milano:
- tra i 15 e i 24 anni fuma il 25.1% delle donne,
- tra i 25 e i 34 anni fuma il 23.9% delle donne,
- tra i 35 e i 44 anni fuma il 26.3% delle donne
Il rischio di mortalità delle milanesi per tumore al polmone è superiore del 77.6% rispetto alle donne
del resto d'Italia, con una crescita di 19 punti in 15 anni.
Milano è dunque la città italiana nella quale il fumo nuoce “più” gravemente alla salute.
Anche per i giovani la situazione è allarmante:
In Lombardia fuma il
- 6% dei 13enni
- 26% dei 15enni
- 33% dei 18enni
In Lombardia ci sono 200 mila giovani fumatori tra i 15-24 anni
- Il 13% fuma in media 15 sigarette al giorno.
- Il 7% ne fuma più di un pacchetto (oltre 20).
O.N.Da Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna
N asce con l’obiettivo di studiare le principali problematiche e tematiche di salute e benessere dell’universo femminile
anche nel loro risvolto economico attraverso progetti di ricerca, pubblicazioni, convegni e con il coinvolgimento delle Istituzioni,
delle Società Scientifiche, delle Università, delle Compagnie Assicurative e della popolazione femminile. L’obbiettivo
è promuovere una cultura della salute di genere.
Tra uomini e donne, il sorpasso sull'eta' della prima sigaretta è già avvenuto
Le donne hanno ormai quasi raggiunto gli uomini, con cinque milioni di tabagiste contro i sette milioni di fumatori maschi, e sull’età
della prima sigaretta il sorpasso è già avvenuto. E’ quanto emerso dal congresso nazionale dei pneumologi dell’Aipo-Uip
che si è tenuto a Firenze. Questo dato è la più preoccupante realtà dell’epidemiologia del fumo.
Secondo i medici sono i giovani ma soprattutto le donne che non vogliono sentir parlare di smettere o di evitare di cominciare.
Iniziano prima, fumano molto e sono refrattarie ai divieti e alle raccomandazioni della legge Sirchia. E secondo dati recenti, le
donne non si fermano neanche di fronte alla gravidanza: il 10 per cento di loro continua a fumare come se niente fosse, e ben l’80
per cento di quelle che smettono riprendono subito dopo il parto. Il sorpasso delle donne sugli uomini è già avvenuto
per l’età della prima sigaretta. Prima dei 15 anni sono quasi 28 su cento le adolescenti che accendono la prima sigaretta,
mentre i maschi sono quasi 26. Un sorpasso impensabile solo una decina di anni fa. Questo fenomeno è confermato dall’incidenza
dei tumori polmonari, che rimane stazionaria in genere, in lieve calo tra gli uomini e in aumento tra le donne. Il tumore ai polmoni
è al terzo posto in termini di frequenza tra le neoplasie diagnosticate negli uomini e al quarto tra le donne. Ed è
la prima causa di morte per tumore tra i maschi, la terza per le donne.
SONDAGGIO - PREVENZIONE
La prevenzione continua a essere poco praticata dagli italiani, sebbene sia ormai riconosciuta la sua grande importanza nella cura
dei tumori. Solo il 48 per cento confessa di non farne mai, il 15,1 di farla molto raramente, il 15 di farla in modo non regolare,
e solo il 21,4 per cento si sottopone a controlli regolari. Sono i dati emersi dal sondaggio Gpf commissionato dalla Lega Italiana
per la lotta ai tumori (Lilt), in occasione dei IV Stati generali dei malati di tumore e dei loro familiari. Dalla ricerca, condotta
su un campione di 1.891 intervistati dai 18 ai 74 anni, è emersa la grande disparità dell’approccio alla prevenzione
tra uomini e donne: se queste ultime, infatti, effettuano controlli più o meno regolari per il 66,5 per cento, la percentuale
per i maschi scende al 35,8. Tra le donne, il controllo più praticato nel corso degli anni è il pap test (63,9 per
cento), seguito dalla mammografia (49,3) e dalla visita senologica (36,8), mentre solo il 7,7 per cento effettua gastroscopie almeno
una volta all’anno, e il 6,3 le colonscopie. Dati più preoccupanti per gli uomini: il controllo preventivo per la prostata
(Psa), viene effettuato solo dal 24,4 per cento degli italiani. A fare prevenzione sono soprattutto le fasce più a rischio,
i 55-64enni (70,4 per cento), mentre i giovani, quasi si disinteressano al problema: si sottopone a controlli il 36,4 per cento
dei 25- 34enni, e appena il 16,9 per cento dei 18-24enni. Ma esistono anche differenze geografiche e sociali: i controlli preventivi
sono più diffusi al nord (60 per cento) rispetto al sud (45), e sono meno diffusi tra le persone meno abbienti. L’indagine
si occupa anche della percezione che gli italiani hanno del tumore in genere e delle istituzioni sanitarie: il tumore è una
malattia che fa paura ('molto' per il 66,8 per cento, 'abbastanza' per il 96,4), e in pochi credono alla possibilità di una
vita attiva e normale dopo la malattia (20,1 per cento). Una diffusa disillusione confermata da uno scarso 22 per cento di intervistati
che si dicono fiduciosi rispetto alla medicina e ai progressi delle cure. Sono critici il 29 per cento dei pazienti, distaccati
il 15 per cento, e ormai rassegnati sull'efficacia della prevenzione e delle cure un significativo 34 per cento
Perchè il fumo fa male?
Quando entra nell’organismo, il fumo è una specie di aerosol concentrato: contiene migliaia di sostanze dannose (circa
5 mila) alcune allo stato gassoso, altre allo stato corpuscolare. Tra queste ci sono la nicotina, il monossido di Carbonio, sostanze
irritanti, benzopirene e altre sostanze cancerogene.
Quali organi colpisce?
I fumatori, oltre a rischiare il cancro ai polmoni, hanno più possibilità di sviluppare il tumore al collo e alla
testa. Tra gli organi a rischio vi sono la laringe, la faringe, la cavità nasale e orale. E questo vale sia per gli uomini
che per le donne. A sostenerlo è stata una ricerca pubblicata sulla rivista Cancer ed effettuata da un gruppo di ricercatori
del National Cancer Institute (Nci). I ricercatori hanno analizzato i dati clinici di 476.211 persone, di entrambi i sessi, per
valutare eventuali differenze di genere nel rischio di sviluppare questo tipo di neoplasie. Secondo quanto hanno spiegato i ricercatori,
i tassi di incidenza del cancro del collo e della testa sono risultati più alti negli uomini. Ma il fumo aumenta il rischio
di ammalarsi di cancro al collo e alla testa per entrambi i generi. Ogni anno 500 mila persone in tutto il mondo sono colpite dal
cancro al collo o alla testa.
L’illusione delle sigarette ‘leggere’
Chi pensa che fumare le sigarette ‘light’, cioè ‘leggere’ perché a basso contenuto di catrame,
serva a ridurre il rischio di cancro al polmone, rispetto alle sigarette ‘normali’, si sbaglia. A questa conclusione
è arrivato uno studio americano pubblicato sul giornale scientifico British Medical Journal. Gli scienziati dell’American
Cancer Society hanno analizzato il legame tra i valori della produzione di catrame delle sigarette e l’incidenza del cancro
ai polmoni in 364.239 uomini e 576.535 donne di età superiore ai trent’anni per un periodo di sei anni. Lo studio ha
rivelato che il rischio di contrarre il tumore era lo stesso tra fumatori di sigarette a basso contenuto di catrame (7mg o meno)
o di marche a basso contenuto di catrame (8-14mg) e fumatori di prodotti e medio contenuto di catrame (15-21mg). I fumatori corrono
comunque più rischi di ammalarsi di cancro ai polmoni rispetto a chi non fuma o a chi è riuscito a smettere. Gli scienziati
hanno inoltre scoperto che tenendo anche conto di altri fattori come l’alimentazione e l’anamnesi non c’erano
differenze tra lo stato di salute dei fumatori di sigarette a basso contenuto e a medio contenuto di catrame. Per i fumatori di
sigarette senza filtro (con contenuto di catrame di 22mg o più) invece i rischi di cancro ai polmoni diventa più alto.
Le sigarette 'mild' e 'light' dunque ingannano i fumatori inducendoli a pensare che queste sigarette siano meno nocive alla salute,
offrono ai fumatori una promessa falsa di una riduzione di rischi. Per questo motivo, dal 2003, le diciture come “light”,
“ultra light”, “mild”, “basso contenuto di catrame” e altre denominazioni o immagini suscettibili
di suggerire che si tratta di un prodotto meno nocivo di altri, sono sparite dai pacchetti di sigarette.
Il decreto legislativo n. 184/2003, attuando una Direttiva CE ha riscritto le norme sul tabacco, stabilendo anche che dal 1 gennaio
2004 tutte le sigarette dovevano diventare più “leggere”, in quanto non possono più superare: 10 milligrammi
di catrame per sigaretta; 1 milligrammo di nicotina per sigaretta; 10 milligrammi di monossido di carbonio per sigaretta. Da allora,
i valori di queste tre sostanze nocive sono sempre indicati in etichetta insieme a una serie di scritte ‘allarmanti’
del tipo “il fumo uccide”, “il fumo provoca cancro mortale ai polmoni”. Certo, senza dubbio si tratta di
avvertenze utili, ma non si può non notare che resta la contraddizione di fondo: se “il fumo uccide” come mai
è ancora in vendita? Quale interesse è prioritario? Forse non quello per la salute.
Indirizzi utili
Istituto Europeo Di Oncologia - IEO
Via Ripamonti, 435 - 20141 Milano
Centralino: 02 574891
Prenotazioni/informazioni: 02 5748900.1-2-3
www.ieo.it
Chirurgia toracica - Prof. Lorenzo Spaggiari, Dott.ssa Veronesi – tel 02 57489665
Azienda Ospedaliera San Gerardo
Via Pergolesi 33 - 20052 Monza (Mi)
Centralino: 039 2331
Prenotazioni/informazioni: 199144114
www.hsgerardo.org
O.N.Da - Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna
Via Fatebenefratelli 17 - 20121 Milano
Tel. 02 29015286 Fax: 02 29004729
e-mail: info@ondaosservatorio.it
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