Esegui una ricerca

Informativa privacy

Obesità: pericolo prostata

Lara Bettinzoli, N. 3 marzo 2008

Fino a pochi anni fa, l’obesità era collegata al rischio di sviluppare patologie quali infarto, ictus e altri problemi cardiovascolari, oggi si ritiene che possano esistere conseguenze anche sul rischio di sviluppare un cancro della prostata.
Nei pazienti obesi, non solo il tumore della prostata risulta essere più aggressivo e complesso da trattare, ma è anche più difficile stabilire una corretta diagnosi della neoplasia. Sembra infatti, da quanto emerge dallo studio pubblicato da un gruppo di urologi ed epidemiologi americani sulla rivista Nature Clinical Practice Urology, che sia più complicato, in persone in forte sovrappeso, rilevare la presenza di un tumore con il dosaggio del PSA, perché l’obesità abbasserebbe il livello dell’antigene nel sangue e i parametri risulterebbero alterati.
Un’altra complicazione, per gli uomini con un alto indice di massa corporea, è data dal fatto che tendono ad avere una ghiandola prostatica più grande; questo rende più complicato rilevare tumori di piccole dimensioni tramite biopsia, perché i campioni di tessuto estratti durante l’esame potrebbero non contenere le cellule cancerose (presenti magari in altre zone della prostata).
Esiste, infine, un ulteriore problema legato all’obesità: alcuni dati inducono a pensare che per gli uomini con una taglia extra-large ci sia più probabilità di andare incontro ad una ricaduta dopo una prostatectomia radicale ed esistano maggiori complicazioni per le funzioni urinarie e la continenza legate all’intervento di asportazione della prostata.
Di tutti questi aspetti legati all’obesità ne parliamo con il Professor Bruno Rovereto, Primario della Divisione di Urologia dell’Istituto San Matteo di Pavia.

Secondo uno studio di ricercatori americani, pubblicato sulla rivista Nature Clinical Practice Urology, è più difficile stabilire una corretta diagnosi di tumore alla prostata nei soggetti obesi. Perché?
E’ necessario premettere che il tumore della prostata è il tumore solido più frequentemente diagnosticato negli Stati Uniti. Nel contempo il soprappeso e l’obesità sono in continua crescita nel mondo occidentale. Il problema, quindi, di una puntuale diagnosi di cancro prostatico negli obesi diventa sempre più frequente. La diagnosi di tale patologia si basa, fondamentalmente, sul riscontro in un P.S.A. (antigene prostatico specifico) elevato e/o su alterazioni sospette della ghiandola all’esplorazione rettale cui fa seguito la biopsia. Negli obesi il P.S.A. sierico è mediamente più basso rispetto ai non obesi. Il riscontro di valori entro i limiti della norma comporta un minor ricorso alla biopsia prostatica unico mezzo valido per la diagnosi precoce del tumore. A complicare ulteriormente il quadro, vi è l’osservazione che l’obesità si associa ad un maggior volume della ghiandola prostatica dovuto all’ipertrofia benigna che rende meno probabile l’identificazione di piccoli tumori maligni.

Quanto incidono i chili di troppo sul rischio legato al tumore della prostata?
Intanto bisogna specificare cosa si intende per soprappeso e per obesità. Bisogna ricorrere alla determinazione del B.M.I. (indice di massa corporea) che rappresenta il peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell’altezza. Se tale rapporto è superiore a 25 si parla di soprappeso; se superiore ai 30 si parla di obesità. Gli studi condotti sulla relazione tra B.M.I. e sviluppo di cancro prostatico hanno dato risultati contrastanti anche se una recente meta-analisi ha evidenziano un lieve incremento del rischio di tale patologia negli obesi.

E’ vero che in pazienti oncologici l’obesità porta ad avere un grado di maggiore aggressività della malattia? E’ forse dovuto ai cambiamenti ormonali che avvengono nei soggetti obesi?
Vi sono recenti studi che dimostrano l’associazione tra obesità e lo sviluppo di numerosi cancri particolarmente quando il B.M.I. è superiore a 40. Il tessuto adiposo è in grado di comportarsi come un organo in cui possono immagazzinarsi sostanze cancerogene e dove vengono metabolizzati ormoni e sostanze endogene la cui trasformazione favorirebbe lo sviluppo di alcuni tipi di neoplasie come il cancro dell’endometrio, quello della mammella, quello del colon-retto, del rene e dell’esofago.

L’ormone sessuale maschile testosterone può avere attività carcinogenetica?
Non esistono prove inconfutabili che la concentrazione ematica di testosterone possa essere correlata alla carcinogenesi prostatica. Si sospetta che elevati livelli di testosterone libero possano facilitare lo sviluppo di tale tumore, ma solo in uomini con meno di 65 anni di età. Va ricordato, comunque, che il testosterone stimola la crescita delle cellule tumorali prostatiche e che le moderne terapie farmacologiche portano alla completa abolizione della produzione dell’omone da parte del testicolo (castrazione farmacologia) ottenendo, così, una regressione della neoplasia ed un suo controllo che, in molti casi, dura per molti anni.

In che modo la massa corporea influisce sui valori del PSA?
Come già detto, l’obeso ha un livello di P.S.A. mediamente più basso rispetto ai non obesi. Il motivo non è conosciuto. E’ possibile che vi sia una minore produzione di P.S.A. dipendente da un più basso livello di testosteronemia. Altra possibilità risiede nel fatto che l’obeso possiede un volume plasmatico maggiore con conseguente emodiluizione che riduce la concentrazione sierica del P.S.A.

Quali sono i valori normali del PSA? E quando sono a rischio “patologie”?
I valori normali del P.S.A. totale oscillano tra 0 e 4 mg/ml. E’ bene ricordare che questo enzima non è un marcatore cancro-specifico ma organo-specifico. Infatti, si può assistere ad una sua marcata elevazione in caso di processi flogistici della prostata (prostatite) o della vescica (cistite). La stessa ipertrofia prostatica può associarsi ad un aumento significativo del P.S.A.. L’attività sessuale è momentaneamente in grado di far aumentare il P.S.A. sierico. Per aumentare la sensibilità e la specificità del P.S.A. sono stati elaborati ulteriori parametri come il rapporto P.S.A. libero/P.S.A. totale, la densità del P.S.A. (rapporto tra P.S.A. e volume prostatico), la velocità del P.S.A. (la sua variazione nel tempo). Per contro valori inferiori a 4 mg/ml non sono in grado di escludere la presenza di patologia tumorale. Per tale motivo è sempre necessario associare alla determinazione del P.S.A. l’esplorazione rettale.

L’obesità favorisce le ricadute nei pazienti trattati per tumore della prostata?
Una individuazione non precoce della neoplasia prostatica nell’obeso (per le problematiche inizialmente sottolineate) così come le difficoltà tecniche sia del suo trattamento chirurgico (che portano ad una maggiore frequenza di margini positivi) che radioterapico potrebbero spiegare la maggiore incidenza di recidiva. Va, però, sottolineato che in alcuni studi retrospettivi i pazienti obesi sottoposti a prostatectomia radicale con riscontro di malattia intracapsulare mostrano una probabilità di recidiva 4 volte superiore rispetto ai non obesi. Ciò dimostrerebbe che altri fattori biologici, ancora non noti, entrano in gioco nella maggiore aggressività del tumore.

Quali sono i principali fattori di rischio alimentari? E i fattori protettivi?
Il tumore della prostata ha un’alta incidenza nei paesi occidentali (Stati Uniti, Canada, nord Europa) e bassa in quelli orientali (Cina, Giappone, India etc.). Si ritiene che una delle cause possa risiedere nell’alimentazione ricca di grassi animali, carboidrati e povera di vegetali e frutta, tipica dei paesi occidentali. Di contro il pesce, la salsa di pomodoro e la soia (ricca di fitoestrogeni) avrebbero un’azione protettiva. Va sottolineato, comunque, che non esistono prove definitive su tali correlazioni.

E’ possibile prevenire il tumore della prostata con la dieta?
La carcinogesi prostatica è un processo multifattoriale complesso non del tutto conosciuto. L’osservazione che paesi con una dieta ricca di vegetali abbiano una minore incidenza di cancro prostatico fa ipotizzare un suo effetto preventivo ma non è possibile indicare una specifica dieta in grado di prevenirlo.

A che età è necessario effettuare visite periodiche per prevenire il tumore della prostata? I soggetti obesi devono anticipare l’età dei controlli?
L’età consigliata è dai 50 anni in su a meno che non vi sia stato un caso di cancro prostatico nei parenti di primo grado, evenienza in cui i controlli debbano iniziare all’età di 40 anni. Essi consistono nella determinazione del P.S.A. libero e totale e nell’esplorazione rettale. Esse vanno ripetute annualmente. Nel caso in cui uno dei due parametri risultasse sospetto si eseguirà l’ecografia prostatica trans-rettale e/o la biopsia prostatica. E’ bene sottolineare che esistono forme tumorali non rilevabili all’esplorazione rettale, nè all’ecografia trans-rettale la cui presenza è indicata esclusivamente dall’elevazione del P.S.A.
Nel caso dei pazienti obesi non è necessario anticipare l’età dei controlli. Può essere utile moltiplicare il valore del loro P.S.A. per 1,1-1,5 in rapporto al B.M.I. dato che, come ho prima detto, è mediamente più basso rispetto ai non obesi. In caso di mapping prostatico è opportuno eseguire un maggior numero di prelievi rispetto a quanto si fa abitualmente.

Il PSA
PSA è una sigla inglese che sta per Prostate-Specific Antigen, cioè antigene specifico prostatico. In pratica è una proteina, e più esattamente un enzima, che consente la fluidificazione e il deflusso dello sperma. Non solo: è anche un marker tumorale, nel senso che la sua presenza a elevate concentrazioni può segnalare la presenza di un tumore.
Come si misura il PSA? Con un semplice prelievo di sangue. Fino a pochi anni fa, il valore limite oltre il quale si sospettava la presenza di carcinoma era 4 ng/100 ml. Oggi si preferisce indagare a fondo quando il PSA raggiunge i 2,5 ng/100 ml. Un altro parametro importante è la velocità con cui aumenta: anche se è vicino al valore limite, ma nel giro di un paio d’anni aumenta di molto, allora è necessario eseguire degli esami di approfondimento.
Se il valore del PSA è sospetto, è opportuno che il medico di base consigli una visita dell’urologo, il quale nella prima visita, provvederà alla esplorazione rettale; potranno seguire un’ecografia transrettale e una biopsia ecoguidata della prostata.
All’esame del PSA sarebbe opportuno che si sottoponessero tutti gli uomini dopo i 50 anni di età, almeno una volta all’anno. Tuttavia, se in famiglia c’è qualcuno che ha, oppure ha avuto, un tumore alla prostata, dovrebbe essere fatto almeno una volta ogni sei mesi. E’ stato, infatti, dimostrato che in presenza di una predisposizione familiare per il carcinoma prostatico, il rischio di incorrere in questo tumore aumenta di quattro volte.

La prostata: cenni di anatomia
La prostata è una piccola ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile. Circonda la parte iniziale dell’uretra, il canale che trasporta l’urina dalla vescica al pene. La prostata secerne un liquido biancastro piuttosto denso che si mescola con quello proveniente dalle vescicole seminali e con gli spermatozoi costituendo il liquido seminale. La crescita e la funzione della prostata sono legate all’ormone sessuale maschile, detto testosterone, che viene secreto nei testicoli.
L’adenocarcinoma colpisce la prostata e si diffonde negli organi vicini come vescica, uretra, uretere, intestino retto; le cellule tumorali, attraverso le vie linfatiche e la via ematica, possono metastatizzare anche in altri organi del corpo. La sede più frequente delle metastasi di questa forma tumorale è il tessuto osseo, in particolare le ossa degli arti e del bacino.

E’ possibile prevenire il tumore della prostata?
L'unica forma di prevenzione accertata contro il tumore della prostata è basata sull'adozione di una dieta povera di grassi saturi di derivazione animale (carne e latticini). Per le altre, invece, il ruolo è ancora controverso o oggetto di studio. Una ricerca pubblicata sulla rivista “Cancer Research”, condotta dai ricercatori della Rutgers University del New Jersey su topi, ha evidenziato l’azione protettiva della curcuma nei confronti del cancro della prostata. L’effetto di questa spezia indiana, utilizzata in Oriente per le sue proprietà salutistiche e alimentari, sembra essere potenziato dal fenetilisotiocianato (PEITC), elemento contenuto in alcune verdure, quali broccoli, cavolfiore, rapa, cavolo, crescione e cavoletti di Bruxelles.
Anche i pomodori e il tè verde sembrano coinvolti nella prevenzione del tumore prostatico grazie rispettivamente alla presenza di licopene e di catechine. Il licopene, il pigmento che conferisce il colore rosso al pomodoro maturo, tende a concentrarsi in fegato, testicoli, ghiandole surrenali e prostata, dove svolge attività antiossidante. Le proprietà benefiche anti-tumorali delle catechine contenute nel tè verde sono dimostrate dalle statistiche sulla bassa incidenza e mortalità da cancro in Giappone, paese in cui il consumo di tè verde è elevato. Sebbene sia ancora sconosciuto il meccanismo d'azione, la somministrazione di estratti di tè verde rivela la capacità di ridurre l'incidenza della malattia e di rallentare la crescita del tumore.
L’altra forma di prevenzione consiste nella misurazione del PSA per tutti gli uomini sopra i 50 anni.
E’ importante anche fare attenzione ai sintomi: gli uomini di età avanzata, infatti, presentano spesso un aumento di volume della prostata, che è dovuto di solito ad una condizione non cancerosa che prende il nome di iperplasia prostatica benigna.
I tumori benigni e maligni della prostata presentano gli stessi sintomi che possono comprendere pollachiuria (aumento della frequenza urinaria), nicturia (bisogno di urinare durante la notte), tenesmo vescicolare (difficoltà di svuotamento della vescica e sensazione di incompleto svuotamento con gocciolamento alla fine della minzione) dovuto allo spostamento verso l’alto della vescica e la conseguente ostruzione uretrale. Tutti questi sintomi sono dovuti al fatto che il tumore comprime le pareti dell’uretra, ostacolando il normale deflusso dell’urina. Inoltre la ritenzione di urina, può causare infezione urinaria con febbre, brividi e bruciore durante la minzione e a volte anche presenza di sangue nelle urine. Il carcinoma della prostata ha, spesso, una crescita lenta soprattutto nei soggetti di età più avanzata, e i sintomi possono rimanere latenti per anni. A volte i primi sintomi sono la conseguenza di metastasi alle ossa, in seguito alle quali il soggetto malato può accusare dolore alla schiena, all’anca o alle pelvi.

Il ruolo della nutrizione
Studi epidemiologici e su modelli animali, condotti per anni, indicano che alcune abitudini alimentari possono incrementare il rischio di cancro. Non sono state dimostrate le teorie per cui alcuni tipi di dieta e alcuni componenti degli alimenti forniscano una protezione contro lo sviluppo della malattia neoplastica. Tuttavia, il National Cancer Institute, NCI e l'American Cancer Society, ACS hanno stabilito alcune linee guida dietetiche prudenziali per la selezione dei cibi:

  1. Raggiungere e mantenere un peso corporeo normale. Un'eccessiva introduzione calorica e l'obesità sono state poste in relazione con un'aumentata mortalità per alcune neoplasie, tra le quali il tumore della mammella, dell'utero, del colon, della colecisti e della prostata. La prevalenza di questi tumori aumenta con il grado di obesità.
  2. Variare la dieta. Dato l'alto numero dei componenti nutrizionali e non di ciascun cibo in una dieta e le complesse interazioni tra questi, è difficile isolare fattori che possono causare o prevenire il cancro. Un cambiamento totale delle abitudini alimentari verso una dieta varia, con quantità moderate, offre la miglior speranza per abbassare il rischio di cancro.
  3. Includere frutta e verdure nella dieta giornaliera. Il consumo di verdura e frutta è associato a un minor rischio di cancro del polmone, della prostata, della vescica, dell'esofago e dello stomaco. Questi cibi contengono vitamine, minerali, fibre e componenti non nutritivi che da soli o insieme possono essere responsabili della riduzione del rischio di cancro.
  4. Mangiare più alimenti ricchi in fibre come cereali integrali, farina integrale, legumi, vegetali e frutta. L'incidenza del cancro del colon è bassa in popolazioni che utilizzano diete ricche di fibre. Si ipotizza che potrebbero esercitare i loro effetti diluendo la concentrazione dei carcinogeni nel colon, riducendone la formazione con l'alterazione della flora batterica intestinale.
  5. Riduzione totale dell'assunzione di grassi. Tra tutti i fattori dietetici con possibili effetti sulla malattia neoplastica i grassi sono stati i più studiati. Sostanziali evidenze hanno suggerito che un'eccessiva introduzione di grassi aumenta il rischio di sviluppo di cancro della mammella, del colon e della prostata.
  6. Limitare l'assunzione di bevande alcoliche. I forti bevitori hanno un elevato rischio di sviluppare diversi tumori del cavo orale, della laringe e dell'esofago. Questi rischi sono inoltre aumentati nei fumatori.
  7. Consumare con moderazione cibi conservati sotto sale, affumicati e con nitriti come conservanti. Le indagini relative al fatto che i cibi conservati sotto sale, o con nitriti possano aumentare il rischio di cancro dell'esofago e dello stomaco in quei paesi dove vi è un alto consumo di questi cibi nella dieta sono ancora limitate e parziali.

Come misurare l’indice di massa corporea
L’Indice di Massa Corporea o Indice di Quetelet (in inglese BMI, Body Mass Index) si misura dividendo il peso corporeo (in kg) per il quadrato della statura (in metri). I valori soglia di IMC consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per definire la condizione di sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesità dell’adulto sono stati recentemente unificati per uomini e donne:
IMC inferiore a 18,5 = (sottopeso);
IMC compreso tra 18,5 e 24,9 = (normopeso);
IMC compreso tra 25 e 29,9 = (sovrappeso);
IMC maggiore di 30 (obesità).

Il testosterone
Il testosterone è un ormone che viene prodotto nei testicoli, grazie al lavoro delle cellule di Leydig tramite un processo molto complesso che si basa su una serie di stimolazioni ormonali regolate dal sistema nervoso centrale. Il comando per produrre testosterone è impartito da una ghiandola situata alla base del cervello, detta ipofisi. In condizioni normali i testicoli producono circa 5-7 milligrammi di testosterone al giorno e la sua secrezione varia, nell’arco della giornata, seguendo un ritmo circadiano: raggiunge valori molto elevati nelle prime ore della mattina, tra le 7 e le 9, per poi scendere al minimo nel tardo pomeriggio.
La sua secrezione diminuisce nel corso della vita di un uomo di circa l’1% a partire dai 35-40 anni. Ciò è dovuto al processo di invecchiamento dell’organismo.
L'esame del testosterone
Dato il suo andamento circadiano, la misurazione del testosterone nel sangue va effettuata in due riscontri distinti, ovvero in due mattine successive. Inoltre è utile considerare che i livelli di testosterone nel sangue variano leggermente non solo durante il giorno, ma anche nei diversi momenti dell’anno.
Per una diagnosi completa, oltre al testosterone totale bisognerebbe misurare la frazione libera, ovvero quella non legata alle proteine, che corrisponde a circa l’1-3% del totale, e che rappresenta la frazione attiva dell’ormone.

Alcuni Centri di riferimento

Pavia
Policlinico San Matteo, Divisione di Urologia
Tel. 0382.503554 – Fax 0382.503403

Milano
Istituto Europeo di Oncologia, Divisione di Urologia
Tel. 02.57489515
Istituto Nazionale Tumori, Divisione di Urologia
Tel. 02.23901

Torino
Ospedale Le Molinette, Clinica Urologica
Tel. 011.63991

Padova
Policlinico, Clinica Urologica
Tel. 049.660702

Genova
Ospedale San Martino, Clinica Urologica
Tel. 010.5551-5552233

Firenze
Presidio Prevenzione Oncologica
Tel. 055.5012214-50121

Bologna
Ospedale Sant’Orsola, Clinica Urologia
Tel. 051.259111

Roma
Società Italiana di Urologia
Tel. 06.86202637

Links utili
Società Italiana di Andrologia
http://www.siandrologia.org/
La società scientifica italiana per gli studi sulle problematiche della sfera sessuale e riproduttiva maschile. Offre news e aggiornamenti sulle iniziative legate alla prevenzione nell’ambito della salute maschile.

Issam Italia
http://www.issamitalia.it/
Società scientifica italiana che offre news e aggiornamenti sulle attività organizzate per la promozione del tema invecchiamento maschile.

Società Italiana di Urologia
http://www.siu.it/
La società italiana per la promozione degli studi sulle problematiche delle vie urinarie. Oltre a fornire informazioni su congressi e attività scientifica nell’ambito urologico, offre un motore di ricerca per individuare i centri di urologia in tutta Italia.

I.N.R.C.A. – Salute maschile
http://www.inrca.it/EDUCAZIONE/edu2.html
L’Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico IRCCS si occupa delle problematiche legate all’invecchiamento e nella speciale sezione dedicata all’Educazione Sanitaria, presenta diversi approfondimenti e consigli relativi all’ambito della salute maschile.

Ministero salute
http://www.ministerosalute.it/
News e servizi sul mondo della salute all’interno del sito del Ministero delle Salute.

Androgel
http://www.androgel.com/
Sito in inglese sul testosterone in gel.

Società Italiana della Riproduzione
http://www.sidr.it/repronews/62/fattori.asp
Il sito offre diversi servizi rivolti prevalentemente allo Specialista, tuttavia presenta un'ampia raccolta di news in tema di riproduzione e fecondazione destinati anche al grande pubblico.

Torna ai risultati della ricerca