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Una nuova radioterapia
Monica Melotti, N. 6/7 giugno/luglio 2008
Le armi per debellare il tumore sono tante, in questi ultimi anni la ricerca
ha raggiunto traguardi importanti per tentare di sconfiggere le neoplasie. L’oncologia
del resto è una delle aree dove è più intensa la ricerca
clinica e l’innovazione diagnostica terapeutica. Proprio da questa continua
evoluzione nasce la necessità di operare scelte che bilancino il costo
a beneficio delle procedure attuabili. Uno dei trattamenti cardine per la cura
dei tumori è la radioterapia. Consiste nell'irradiare, con raggi X le
cellule malate che costituiscono il tumore, i raggi agiscono sulle cellule malate
impedendone la capacità di replicarsi. La radioterapia impedisce la crescita
del tumore, ma colpisce di fatto anche le cellule sane, nonostante il fascio
di radiazioni venga diretto per quanto possibile alla formazione tumorale. Da
qualche anno però è stata introdotta nella pratica clinica una
nuova forma di radioterapia: la tomoterapia che unisce la tecnologia di irradiazione
ad intensità modulato (IMRT) con la tecnica Tac spirale. «Apparecchiature
e tecnologie rivoluzionare ci permettono di irradiare sole le cellule neoplastiche
e non i tessuti sani confinanti», spiega Nadia Di Muzio, specialista in
radioterapia e responsabile Area Tomoterapia all’Ospedale San Raffele
di Milano. » Va sottolineato che la diagnostica per immagini ha un’importanza
fondamentale per questa radioterapia perché è il mezzo che ci
permette di offrire cure personalizzate al paziente. Il percorso si articola
in diversi steps : si possono utilizzare la Tac e la Risonanza Magnetica fino
ad arrivare alla sofisticata Pet /Tac (Tomografia ad emissione di positroni).
».
La radioterapia oncologica
E’ un trattamento che si può usare per una vasta serie di tumori.
Questa radioterapia viene praticata sia in alternativa all’intervento
chirurgico, sia quando esistono delle situazioni dove non è stata eradicata
tutta la malattia. « In questi ultimi casi potremmo definire la radioterapia
in generale una sorta di bonifica per il tumore», continua la Dott. Di
Muzio. «A volte e soprattutto nei tumori del retto viene usata in fase
pre-operatoria, in associazione con la chemioterapia. Questi trattamenti vengono
eseguiti quando si considerano tumori della parte terminale del retto per evitare
un intervento troppo demolitivo. Ma nella radioterapia sono stati fatti dei
progressi enormi grazie alle tecniche conformazionali, che sono già in
uso da qualche decennio. Oggi però siamo andati oltre con la tecnica
IMRT (radioterapia ad intensità modulata), una evoluzione della radioterapia
conformazionale tridimensionale. Grazie ad un’altissima precisione del
fascio di radiazioni consente di irradiare selettivamente il tumore risparmiando
ulteriore tessuto sano. Nel nostro Ospedale abbiamo un’apparecchiatura
di tomoterapia, che integra il sistema TC per il controllo e il riposizionamento
automatico del paziente, con un sistema per l’esecuzione di radioterapia
ad intensità modulata di tipo elicolidale. E’ indicata per i tumori
dei polmoni, della mammella, per le metastasi polmonari, epatiche, tumori del
pancreas, neoplasie dell’utero, tumori del retto, dell’encefalo».
La tomoterapia
La tomoterapia è una straordinaria opportunità terapeutica, un’apparecchiatura
sofisticata che richiede però molta assistenza e manutenzione.
«Il paziente viene sottoposto ad una prima visita, a seguito della quale
i medici radioterapisti verificano se sussistono i requisiti necessari affinché
sia candidato a un determinato protocollo», continua la specialista. «Dopo
essere stato arruolato il paziente viene sottoposto ad una PET/TC utile sia
dal punto di vista della stadiazione, cioè valutare quanto è esteso
il tumore, che per la definizione dei volumi di trattamento e degli organi sani
da risparmiare durante la Tomoterapia. La PET/TC viene in genere eseguita con
particolari dispositivi di posizionamento e con determinare metodiche di controllo
del respiro, che poi verranno riprodotte in fase di trattamento. Viene quindi
elaborato il piano di Tomoterapia di cui vengono eseguite le opportune verifiche
dosimetriche, ossia la verifica della coerenza tra le distribuzioni di dosi
calcolate ed effettivamente erogate. Per il trattamento vero e proprio, ogni
frazione viene preceduta dalla esecuzione di una MVCT (utilizzo delle immagini
morfologiche TC) al fine di assicurare il corretto posizionamento del paziente.
La singola applicazione giornaliera dura circa mezz’ora. Non comporta
nessun tipo di effetti collaterali perché è come sottoporsi a
una tac. Il ciclo dei trattamenti è spesso stato dimezzato. Per esempio,
per i tumori della prostata che necessitano normalmente di una quarantina di
applicazioni, questa modalità ha portato alla riduzione ad una ventina.
Le lesioni polmonari ed epatiche che richiedevano dalle venti alle trenta applicazioni,
oggi possono essere trattate con tre/sei applicazioni e in qualche caso con
una sola seduta. Stesso discorso per i tumori del pancreas: da trenta trattamenti
a quindici. I risultati sono ottimi sia dal punto di vista della risposta clinica,
ma anche sotto il profilo degli effetti collaterali che sono molto limitati:
vi è stata una riduzione di oltre il 50%. Dopo l’applicazione il
paziente riprende la propria vita normale. Le applicazione vengono fatte ogni
giorno, se il numero è ridotto si possono fare a giorni alterni. Questa
nuova radioterapia consente di erogare alte dosi ed eventualmente di ritrattare
zone già irradiate , cosa che in passato non era possibile».
L’Ospedale San Raffaele è stato il primo in Europa ad averla installata
e finora sono stati trattati oltre 600 pazienti. La tomoterapia è presente
al Centro Oncologico di Aviano, a Roma e a Meldola ( FE) . In Europa è
presente in circa 14 centri.
Il futuro della radioterapia oncologica
Il futuro in oncologia è sulla personalizzazione dei trattamenti. Termini
come inibitori dell’angiogenesi e terapie molecolari sono già diventati
familiari. Questa tendenza ha già dato dei risultati con le cosiddette
target therapy, dove vengono impiegati i cosiddetti farmaci intelligenti per
debellare il tumore. «Il nostro obbiettivo è quello di far diventare
il trattamento radiante una terapia intelligente, ma dobbiamo ancora approfondire
alcuni aspetti», spiega la specialista . «Non riusciamo, per esempio,
a comprendere perché alcuni soggetti rispondono meglio degli altri ai
trattamenti radianti. Probabilmente la risposta sarà nella proteogenomica.
E allora stiamo facendo degli studi di radiobiologia che stiamo conducendo insieme
al CNR per cercare di capire quali sono i meccanismi che rendono i pazienti
più responsivi, quali sono le dosi giuste da erogare,come personalizzare
ulteriormente il trattamento. La radiobiologia permette di comprendere l’impiego
delle radiazioni ionizzanti a scopo terapeutico, in particolare gli effetti
che provocano sulle cellule, sugli organi, sui tessuti sani e sui tessuti tumorali.
Compresi anche gli effetti collaterali precoci e tardivi»
Un mondo di imaging
Oggi la radioterapia per essere più efficace deve avvalersi di immagini
strumentali. L’utilizzo di informazioni metaboliche ottenute con PET e
RMN permette di effuttuare una radioterapia più efficace e meno tossica.
«La PET è in grado di classificare con sicurezza linfonodi, dubbia
alla TAC, in questo modo è possibile estendere l’area di trattamento
anche ai linfonodi malati evitando ricadute», spiega Claudio Landoni,
medico nucleare all’Ospedale San Raffaele. «La PET, la PET TAC,
gli ultimi macchinari di nuova generazione ci permettono questo. La PET è
moderna metodica diagnostica in grado di rilevare alterazioni funzionali anche
molto precoci di organi e apparati, traducendo in immagini il metabolismo di
molecole fondamentali per l’organismo. Oltre ad individure il tessuto
tumorale è anche in grado di valutarne l’estensione. La TAC, invece,
studia l’aspetto morfologico, vedi la densità e le differenze dei
tessuti, le alterazioni strutturali e anatomiche di una massa tumorale. Con
opportuni traccianti che vengono somministrati per via endovenosa, rilevabili
dall’esterno in quanto emettono delle deboli radiazioni, possiamo vedere
qual è la parte vitale del tumore dove le cellule sono metabolicamente
più “sveglie”. E’ in questa zona che va somministrato
il trattamento radiante».
L’esecuzione dell’esame è semplice, non invasiva e priva
di rischi. La complessità della PET è legata da una parte alle
apparecchiature ad altissima tecnologia necessarie per sintetizzare i radiofarmaci
(o traccianti) e per realizzare le immagini. Dall’altra al fatto che gli
atomi radioattivi utilizzati hanno una emivita molto breve, due ore al massimo,
e devonoessere prodotti al momento dell’utilizzo.
«La PET TAC è un apparecchiatura che incorpora due tomografi. Il
tracciante che viene utilizzato non si accumula solo nelle cellule tumorali,
ma anche in altre sedi», continua Landoni. «Vengono utilzzati vari
tipi di traccianti che forniscono indicazioni sui volumi tumorali, aiutanoa
definire piani di c ure più mirati. Per questo per un trattamento completo
è importante avere anche le immagine della TAC: occorre sovrapporre le
immagini funzionali della PETcon quelle morfologiche anatomiche della TAC. Solo
così si avrà una sorta di mappa anatomica per leggere dove si
verificano gli accumuli di traccianti, in pratica la TAC è una sorta
di guida anatomica alle immagine prodotto dalla Pet. Per essere quindi più
precisi e selettivi si usano sempre di più i tomografi PET TAC».
Quale futuro?
«L’evoluzione della Pet Tac non è solo legata all’apparecchiatura,
ma ai traccianti che vengono somministrati ai pazienti», conclude Landoni.
«Le informazioni cambiamo a secondo della sostanza che iniettiamo. Alcuni
tipi di tumore maligni non dimostrano un aumento nel consumo di glucosio e sono
quasi invisibili con l’FDG (un radiotracciante) è quindi sono stati
sviluppati degl ialtri traccianti per marcare altri percorsi metabolici. Fra
questi i più imortanti sono lo 18F-FDG che si utilizza per lo studio
di molti tumori,la 11C metionina per i tumori cerebrali, la 11C colina per il
carninoma della prostata, la 18F-DOPA è un aminoacido specifico per i
tumori neuroendocrini; il 18F-Fluoride è utile nel rilevamento di lesioni
ossee secondarie. Altri traccianti sono in grado di valutare l’ipossia
cellure, cioè identificare aree di necrosi. Nel futuro prossimo è
probabile che sarà disponibile un maggior numero di traccianti per l’imaging
clinica, in quanto oggi si stanno facendo molti sforzi per sviluppare nuovi
prodotti radiofarmaceutici per la tecnica PET.
La Tomoterapia
La tomoterapia ( TomoTherapy Hi·Art System® ) è la più
moderna e sofisticata apparecchiatura per radioterapia a fasci esterni . Il
sistema è stato sviluppato presso l’Università di Madison
( Wisconsin , USA ) ed è attualmente in uso clinico in più di
100 Centri del Canada e degli Stati Uniti . L’ apparecchiatura installata
presso l’ Ospedale San Raffaele è la prima in Europa e la prima
al di fuori di Canada e USA . L’ installazione è iniziata nel luglio
2004 e i primi trattamenti sono stati eseguiti dal novembre 2004 nell’
ambito di protocolli clinici di ricerca . Presso il San Raffaele questa apparecchiatura
è associata alla PET/TC ( per un’ accurata definizione dei volumi
di trattamento ) e ad adeguate tecniche di controllo del posizionamento del
paziente e del movimento respiratorio d’ organo , costituendo un sistema
unico nel suo genere (Tomoterapia a guida metabolica) . Rispetto ai trattamenti
convenzionali ( conformazionali 3D o con IMRT seriale ) , per i quali vengono
abitualmente erogate dosi di 60-70 Gy in 30-35 frazioni , questo sistema , grazie
ad una modulazione di intensità elicale della dose ( IMRT elicale ) permette
un’irradiazione molto più selettiva del tumore ed un elevato risparmio
dei tessuti sani , con possibilità di erogare dosi più elevate
in un numero di frazioni nettamente ridotto ( 1-15 frazioni a seconda del tipo
di trattamento ) . La Tomoterapia a guida metabolica ( PET/TC) può essere
considerata pertanto una delle tecnologie più avanzate e sofisticate
per l’ esecuzione di una radioterapia di alta precisione La regione Lombardia
eroga il servizio mediante il sistema sanitario nazionale.
Indirizzi utili
Milano: Ospedale San Raffaele
Via Olgettina 60 - 20132 Milano
Tel 02.26433838
www.fondazionesanraffaele.it
Aviano (Pordenone): Centro di Riferimento Oncologico,
Divisione di Oncologia Medica A,
Via Pedemontana Occidentale
Tel. 0434/659284
www.cro.sanita.fvg.it
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