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Raphael: novità sulla diagnosi del cancro al seno

Lara Bettinzoli, N. 10 ottobre 2008

Il tumore mammario è la forma tumorale più diffusa nel sesso femminile dei paesi industrializzati ed è la causa principale di mortalità nella fascia d’età tra 35 e 44 anni, e la seconda per le donne oltre 55 anni, seguita dalle malattie cardiovascolari. Ma è anche la forma tumorale con la più alta possibilità di guarigione se la diagnosi avviene precocemente.
Ecco allora il ruolo di grande importanza svolto dallo studio condotto presso gli Ambulatori Raphael dal titolo “Screening mammario con ecografia in donne con seno denso e mammografia negativa: evidenze sull’incremento di diagnosi di cancro, falsi positivi e costi associati”. Studio che rappresenta, per la numerosità della casistica e per il metodo seguito, uno dei più importanti contributi sull’argomento mai pubblicati a livello internazionale.
I risultati della ricerca mostrano come la mammografia, che rappresenta l’esame di prima scelta per la diagnosi precoce dei carcinomi della mammella in donne asintomatiche a partire dai 40 anni, in taluni casi dovrebbe venire associata alla ecografia mammaria per evitare il rischio di carcinoma di intervallo (cioè quello che compare alcuni mesi dopo una mammografia negativa).
Il dr. Vittorio Corsetti, responsabile del Modulo di prevenzione e diagnosi precoce presso gli Ambulatori Raphael nonché uno degli autori dello studio, ci racconta come è stata realizzata questa ricerca.
“I risultati di questa nostra ricerca – spiega il dr. Corsetti - si sono resi possibili grazie anche alla preziosa, indispensabile ed entusiasmante collaborazione con il dr. Stefano Ciatto, direttore del dipartimento di diagnostica per immagini del Centro Studi Prevenzione Oncologica di Firenze, e con la dr.ssa Nehemat Houssami, responsabile dello “Screening and Test Evalution Program (STEP)” dell’Università di Sidney (Australia), che hanno curato la supervisione dei dati raccolti nei nostri ambulatori e la valutazione statistica degli stessi. A loro va il nostro grazie di cuore e l’impegno a proseguire nella collaborazione. Un ringraziamento speciale va anche alle decine di migliaia di donne che, affidandosi al nostro Centro per il loro periodico controllo senologico, costituiscono la base concreta di questo studio, pubblicato sulla rivista “European Journal of Cancer” (n.44- 2008).

Quali altri medici hanno fatto parte dell’equipe di ricerca?
I medici degli Ambulatori Oncologici Raphael, ossia i dottori Aurora Ferrari, Marco Ghirardi, Sergio Bellarosa, Osvaldo Angelini, Claudio Bani, Pasquale Sardo e Giuseppe Remida, insieme al nostro Direttore Scientifico, dr. Enzo Galligioni.

Cosa rappresenta questo studio per il vostro gruppo di ricerca?
Per il nostro gruppo questa pubblicazione rappresenta un riconoscimento straordinario e una conferma del fatto che la ricerca clinica può essere condotta anche presso strutture di piccole dimensioni, purché il lavoro venga svolto seguendo criteri di qualità ed esista la volontà di verificarne i risultati per migliorarsi continuamente.

Come è nata l’idea di realizzare questo studio?
La mammografia rappresenta tuttora l’esame di prima scelta per la diagnosi precoce dei carcinomi della mammella in donne asintomatiche a partire dai 40 anni. Essa ha tuttavia dei limiti: la densità radiologica della mammella, cioè la scarsa trasparenza dell’immagine dovuta alla componente ghiandolare, è la principale causa della capacità ridotta dello screening mammografico di fare diagnosi precoce al di sotto dei 50 anni e si associa significativamente al rischio di carcinoma di intervallo (cioè quello che compare alcuni mesi dopo una mammografia negativa) a qualsiasi età. L’accuratezza della ecografia mammaria, invece, non risente dell’età e la diagnosi ecografica di carcinomi non evidenziati alla mammografia per l'effetto mascherante del seno denso è un evento non raro. L’associazione sistematica dell’ecografia mammaria alla mammografia in donne con seno denso è proposta da molti, ma gli studi clinici che riportano simili esperienze non consentono una valutazione precisa dell’effettivo contributo in termini di diagnosi “recuperate” dall’ecografia, dei costi e dei benefici di una simile procedura.

Come si è svolto?
Presso gli Ambulatori Oncologici Raphael è stato adottato un protocollo diagnostico che prevede l’esecuzione dell’ecografia mammaria bilaterale nelle donne asintomatiche con mammografia negativa e seno denso. Nello studio citato abbiamo valutato quali risultati ciò ha prodotto, in termini di carcinomi diagnosticati unicamente dall’ecografia in donne con mammografia negativa. Lo studio considera una serie consecutiva di 26.047 donne sottoposte a esame senologico e mammografia dal gennaio 2000 al febbraio 2007. Le 9.157 donne con mammografia normale ma con seno denso (che nello screening sarebbero considerate normalmente “normali” e non sottoposte ad ulteriori accertamenti) sono state invece esaminate anche con ecografia mammaria bilaterale, e sottoposte ad ulteriori accertamenti in caso di ecografia patologica.

Quali sono i risultati dell’ecografia?
A seguito di tale approfondimento sono stati diagnosticati 50 carcinomi, 37 dei quali completamente asintomatici e quindi “ripescati” unicamente grazie all’esame ecografico; essi costituiscono il 20% (1 su 5) di tutti i carcinomi mammari diagnosticati presso il nostro centro con tutte le metodiche disponibili e sono particolarmente frequenti nelle donne fra i 40 e i 49 anni d’età. Significativamente, le diagnosi solo ecografiche sono molto spesso precoci (il 65% del totale presenta dimensioni inferiori ai 10mm). E’ stato inoltre aggiunto un importante lavoro di revisione delle immagini mammografiche che apparivano normali nonostante la presenza del cancro, al fine di stabilire il reale contributo dell’ecografia nella diagnosi di questi carcinomi. Lo studio si sofferma inoltre sui costi economici di ogni carcinoma diagnosticato solo grazie al contributo dell’ecografia, al fine di fornire elementi di riflessione a chi si occupa della programmazione di un servizio sanitario così prezioso come lo screening mammografico, che si basa tuttora solo sull’efficacia della mammografia.
Oltre che consigliare alle donne di sottoporsi a screening periodici, è necessario spiegare loro l’importanza della prevenzione e soprattutto, come fare prevenzione.
Il problema del rapporto fra stili di vita, alimentazione e rischio di cancro raccoglie da alcuni anni l’interesse degli studiosi, dei medici, e soprattutto, incontra sempre più spesso la sensibilità dell’opinione pubblica. Quest’ultima appare sempre più orientata a porvi attenzione, in riferimento alla salute in generale e alla possibilità, in particolare, di prevenire le malattie tumorali. La pubblicazione, nel novembre 2007, del “Secondo rapporto su Cibo, Nutrizione, Attività fisica e Prevenzione del Cancro” è in qualche modo coerente con questa nuova sensibilità. Il Rapporto (consultabile integralmente sul sito: http://www.dietandcancerreport.org/) è elaborato congiuntamente da due fra i maggiori Istituti di ricerca a livello internazionale (Word Cancer Research Fund e American Institute for Cancer Research) grazie al lavoro di revisione di centinaia di studi pubblicati sulla letteratura scientifica negli ultimi 10 anni sull’argomento. Al termine di tale dettagliatissima analisi, vengono pubblicate 10 ‘Raccomandazioni’ che, in estrema sintesi, riassumono le (poche) certezze che emergono dalle (numerose) ipotesi proposte sulla relazione fra nutrizione, attività fisica e cancro. In queste raccomandazioni vengono sottolineate alcune idee di fondo, ad esempio che il sovrappeso e l’obesità aumentano il rischio di cancro, in particolare dell’apparato digerente, della mammella nelle donne in menopausa, del rene, del pancreas, dell’endometrio; che le bevande alcoliche aumentano il rischio di tumori non solo del fegato, del cavo orale e della laringe, come già noto, ma anche della mammella e del colon; che il consumo di carni rosse, specie se conservate (salumi e insaccati, carni affumicate) o cotte ad alte temperature (barbecue, carni alla griglia, fast-food) aumenta il rischio d cancro dell’apparato digerente; che l’attività fisica regolare è un fattore protettivo nei confronti del cancro; che una dieta contenente abbondanti quantità di frutta e verdura fresca, di cereali integrali e di fibre ha potenzialità protettive sempre più evidenti nei confronti di numerosi tumori; che non esiste al momento attuale alcuna evidenza conclusiva sul ruolo dei cosiddetti ‘integratori’ nella prevenzione dei tumori, in particolare essi non sostituiscono in alcun modo una dieta corretta; viene inoltre confermato il ruolo dell’allattamento materno come fattore preventivo nei confronti del tumore al seno per la donna , esso inoltre protegge il bambino dal rischio di sovrappeso in età adulta.

Per maggiori informazioni, dr. Vittorio Corsetti, responsabile del Modulo di prevenzione e diagnosi precoce presso gli Ambulatori OncologiciRaphael
E-mail v.corsetti@raphael.coop

Differenze tra mammografia e ecografia mammaria

Mammografia.
Da sempre considerato l’esame più importante: è indolore e riesce a individuare anche formazioni neoplastiche molto piccole. Si avvale dei raggi X, che riescono a penetrare in profondità all’interno del tessuto mammario. Le linee guida consigliano di eseguire la mammografia una volta ogni 1-2 anni alle donne che hanno oltre 40 anni di età. Si esegue stando in piedi e dura non più di 10 minuti: si esamina una mammella per volta. Ogni mammella viene appoggiata su una lastra orizzontale e ‘appiattita’ da una sorta di coperchio, che è posizionato sopra, e che ha lo scopo di mettere in evidenza anche le più piccole imperfezioni.

L’ecografia mammaria.
Non è un esame alternativo alla mammografia, ma un esame complementare, che fornisce diverse informazioni. Questo esame si avvale degli ultrasuoni; viene utilizzato prevalentemente nelle mammelle giovani, ove la mammografia ha scarsa sensibilità e in gravidanza, per la sua assoluta sicurezza. E’ indispensabile per determinare la natura di un nodulo evidenziato alla visita senologico o alla mammografia, differenziando la componente solida da quella liquida.

Quando la diagnosi precoce diventa un salvavita
Se la malattia viene individuata in una fase iniziale, le probabilità di guarire sono molto alte .
I trial clinici hanno evidenziato che lo screening del seno tramite la mammografia nelle donne con età superiore a 50 anni riduce i casi di mortalità per cancro del seno del 20-40%. La sopravvivenza dopo la diagnosi e il trattamento è direttamente legata allo stadio della malattia e al momento della diagnosi: il 70-80% delle diagnosi di tumore durante lo screening potrebbe avere una buona prognosi. Se esistono masse sospette o segni clinici che facciano presagire tale patologia è fondamentale per la diagnosi l’esame citologico o l’ago aspirato: quest’ultimo è in grado di differenziare le lesioni benigne da quelle maligne nella maggior parte dei casi. Nei casi di lesioni in cui l’ago aspirato non sia stato diagnostico, si esegue un esame ancora più approfondito, la biopsia: analizzando più tessuto si arriva ad una diagnosi certa, indispensabile per una corretta presa in carico da parte del chirurgo.

Diagnosi tramite ago aspirato: paura ingiustificata
L’agoaspirato incute quasi sempre nel paziente che vi si deve sottoporre un timore che non di rado sfocia nel puro terrore.
E’ una procedura diagnostica di secondo livello, cioè un esame finalizzato a chiarire la natura di una lesione che non può essere altrimenti definita con certezza. Esso può essere effettuato in diverse parti del corpo (tiroide, linfonodi, etc.) ma la sua utilità è massima nel campo senologico, come completamento degli accertamenti clinici, mammografici e/o ecografici. L’agoaspirato, in particolare quello mammario, se eseguito rispettando una serie di condizioni che ne garantiscono la qualità, aiuta in modo spesso determinante a discriminare fra lesioni benigne, che non necessitano di intervento chirurgico, e lesioni “non benigne” che invece vanno asportate. Le donne generalmente credono che il consiglio di eseguire un agoaspirato mammario equivalga a una diagnosi di malignità. In realtà è bene sapere che a Raphael, non diversamente da tutti gli altri Centri che si occupano di senologia in modo appropriato, circa i due terzi degli agoaspirati mammari vengono eseguiti per confermare una diagnosi di benignità emersa dagli accertamenti clinico-radiologici, per potere poi, alla luce di tale conferma, programmare in modo più consapevole e sicuro i successivi controlli. Gli agoaspirati che vengono eseguiti su lesioni già sospette o molto dubbie, rappresentano la minoranza di tutti quelli (più di 100) che ogni anno si eseguono presso gli Ambulatori del Raphael.

Come si esegue
Eseguire un agoaspirato significa inserire un ago sottile (più sottile, di quello utilizzato per le iniezioni intramuscolari) in una lesione o in un tessuto, per prelevare una piccola ma significativa quantità di cellule. L’ago può essere collegato con una siringa, che ha la funzione di aspirare le cellule stesse. Il materiale così ottenuto viene strisciato su vetrini, fissato e inviato al Servizio di Anatomia Patologica per l’esame citologico. Qui i vetrini vengono colorati e analizzati da un Patologo esperto in Citologia; egli analizza la forma, le dimensioni e le caratteristiche cellulari ed è in grado, nella maggior parte dei casi, di differenziare le lesioni benigne da quelle “atipiche” o sospette per malignità. Il risultato dell’esame citologico viene poi interpretato dal medico alla luce degli altri accertamenti eseguiti, per il raggiungimento di una diagnosi il più possibile esatta. L’esecuzione dell’agoaspirato con ago sottile si effettua in regime ambulatoriale, richiede un tempo di circa 15 minuti e non necessita di anestesia, nemmeno locale; in ciò si differenzia dall’esame istologico, che richiede una quantità di tessuto maggiore, prelevato tramite biopsia chirurgica o con l’utilizzo di grossi aghi, e quindi in modo più cruento. Nel caso di noduli palpabili, la puntura del nodulo può essere eseguita a mano libera. Quando la lesione non è palpabile l’operatore viene guidato con estrema precisione sull’obiettivo dalla sonda ecografica; in taluni casi, quando la lesione è visibile solo mammograficamente, l’ago viene invece guidato da un dispositivo collegato con il mammografo chiamato “stereotassi”. Di solito si effettuano da 1 a 3 prelievi; infatti, le dimensioni ridotte dell’ago utilizzato, se da un lato permettono di evitare quasi completamente il dolore, dall’altro danno la possibilità di prelevare una quantità limitata di materiale, che potrebbe anche non essere sufficiente per essere interpretato. Le linee-guida internazionali prevedono che, per un buon Servizio di Senologia, gli esami “inadeguati” non siano superiori al 15% del totale; negli ultimi anni il tasso di “inadeguati” presso il nostro Centro si mantiene costantemente inferiore al 10%

Le paure
L’agoaspirato con ago sottile è praticamente privo di rischio per il paziente. Come è già stato detto, l’utilizzo dell’ago sottile permette di evitare quasi completamente il dolore. La sensazione di solito riferita dalla donna è quella di “una punzecchiata”, e dura qualche secondo. Talvolta dopo l’esecuzione dell’esame può comparire sulla pelle un segno bluastro, dovuto a un piccolo spandimento di sangue sotto la cute, simile a quello che talvolta si verifica dopo un prelievo di sangue sul braccio. Molte donne temono che, in caso si tratti di una lesione tumorale, l’esame possa provocare una “diffusione di cellule tumorali nell’organismo”. Questa eventualità, nel caso dell’agoaspirato con ago sottile, è stata smentita da tutti gli studi, principalmente a causa del calibro estremamente ridotto dell’ago.
L’agoaspirato con ago sottile ha acquistato, soprattutto in campo senologico, uno spazio sempre maggiore, grazie alla relativa semplicità di esecuzione e alle informazioni che è in grado di fornire, ad integrazione di quelle che derivano dagli altri accertamenti diagnostici. Esso richiede certo operatori addestrati e, soprattutto, patologi esperti in grado di trarre dai campioni prelevati informazioni utili alla diagnosi. E’ importante inoltre un lavoro di continua verifica dei risultati, al fine di migliorarne continuamente la qualità. In tali condizioni può essere considerato un esame affidabile e prezioso nella diagnosi delle malattie tumorali.

Centro Raphaël
Il Centro Raphaël è una cooperativa di solidarietà sociale senza scopo di lucro (ONLUS) ed è impegnata dal 1984 nella prevenzione e cura del cancro, attenta a porre l’uomo al centro dei suoi interessi. Il Centro Raphaël opera nei seguenti settori dell’oncologia:

  1. Prevenzione primaria: consiste nell’informazione della popolazione, per sensibilizzarla ad eliminare quelle cause note che possono indurre l’insorgenza del cancro e ad assumere abitudini di vita più sane.
  2. Prevenzione secondaria: diagnosi precoce e cure ambulatoriali. Per prevenire il cancro è necessario identificare precocemente quei piccoli tumori, o quelle lesioni benigne, che precedono la trasformazione cancerosa, effettuando visite cliniche di prevenzione oncologica e visite con impostazione terapeutica e relativi controlli negli ambulatori.
  3. Cure palliative ambulatoriali : il malato oncologico viene seguito, curato e accompagnato, anche quando la malattia è irreversibile e non è prevedibile la guarigione, anche con l’ausilio di volontari coordinati dalla cooperativa che opera negli ambulatori di Calcinato, Clusane, Castelgoffredo, Lograto, Lovere e Rivoltella del Garda.

Il Centro Raphaël ha sede in via Risorgimento, trav. VII, n.1 - 25040 Clusane d’Iseo (BS) Tel. 030.9829049 – Fax: 030.9898675 - Ulteriori notizie si possono trovare sul sito www.raphael.coop

Recapiti telefonici per gli Ambulatori Raphaël:
Clusane: tel: 0309829136 – fax 0309829025
Calcinato: tel. 0309969662 – fax 0309982088
Castel Goffredo: tel. 0376771292
Lovere: tel. 035983338
Lograto: tel: 0309780024
Laboratorio di analisi
Rivoltella del Garda: tel. 0309902559

L’Associazione Amici di Raphaël

SEDE E INDIRIZZO
L’Associazione Amici di Raphaël ha sede presso i locali dell’ambulatorio Raphaël di Calcinato (BS), in via Vittorio Emanuele II. Telefono: 030/9969662. Fax: 030/9964200. Ccp n. 12232252 intestato a “Cooperativa Raphaël”. Tel. Ambulatorio Raphaël Calcinato (BS): 030/9964200. L’Associazione Amici di Raphaël collabora con la Cooperativa Raphaël nello svolgimento di attività socio-sanitarie-assistenziali nel settore della prevenzione e della cura delle malattie tumorali e dell’assistenza ai malati terminali; sviluppa attività di informazione, di sensibilizzazione sociale, di formazione nel settore della prevenzione e cura delle malattie tumorali; coopera nella realizzazione di un dignitoso luogo di cura, che sia caratterizzato da un clima di accoglienza, di umanità, contestualmente all’alta professionalità.

COME DIVENTARE SOCI
Si associa, attraverso la sottoscrizione della tessera, chi, ispirandosi ai principi di solidarietà, condivide gli scopi dell’Associazione. L’associato versa annualmente la quota di adesione.

OPPORTUNITÀ
L’Associazione, offre ai propri associati l’opportunità di collaborare a vari livelli nella promozione, diffusione e sostegno delle iniziative in favore della prevenzione e cura nel settore oncologico. Per coloro che sono in regola con il versamento annuale della quota di adesione (tessera) garantisce la possibilità di usufruire di una visita di prevenzione annuale gratuita, da effettuarsi presso gli ambulatori Raphaël

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