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In Italia aumentano i tumori infantili

Paola Sarno, N. 12 dicembre 2008

I tumori infantili sono una patologia estremamente rara, ma il numero di bambini e adolescenti colpiti ogni anno è in aumento. Si tratta di un fenomeno che riguarda tutti i paesi occidentali e le cui cause sono ancora da indagare. La buona notizia, però, è che in queste fasce di età (0-14 e 15-19) la mortalità è in costante diminuzione e che oggi i giovani guariscono e sopravvivono più a lungo alla malattia rispetto a quanto accadeva ai loro coetanei 30 anni fa.
Con la pubblicazione del Rapporto AIRTUM 2008 - Tumori infantili. Incidenza, sopravvivenza, andamenti temporali si colma un vuoto: quello dell’informazione aggiornata e affidabile in merito a patologie che rappresentano una tragedia per i bambini che le vivono e per le loro famiglie.
Questa monografia, realizzata dall’ Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) in collaborazione con l’Associazione italiana di emato-oncologia pediatrica (AIEOP) e con il sostegno dell’IST di Genova e del CCM (Centro controllo e prevenzione delle malattie del Ministero del Welfare) offre finalmente anche per i tumori infantili e dell’adolescente una qualità e un dettaglio informativo analoghi a quelli raggiunti per le altre fasce di età.
Lo studio fornisce una misura aggiornata dell’incidenza e della sopravvivenza dei soggetti con tumore in età pediatrica (anni 0-14) e adolescenziale (anni 15-19), basata sui dati raccolti da 23 registri dell’Associazione Italiana Registri Tumori.
Sono inoltre pubblicati gli andamenti temporali di incidenza, sopravvivenza e mortalità, e le stime del numero di casi attesi in Italia da qui al 2015. Si riportano anche i dati del Registro ospedaliero dell’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (AIEOP).

L’indagine sull’incidenza
Il periodo di osservazione ha preso in esame gli anni dal 1988 al 2000. In questo lasso di tempo i casi di tumore infantile all’anno rilevati dai Registri sono risultati 175,4 casi per milione/anno nei bambini da 0-14 anni e 270,3 casi per milione/anno nei ragazzi 15-19 anni.
In base a queste rilevazioni si evince che il tasso di incidenza per tutti i tumori pediatrici in Italia è più alto di quello rilevato negli anni Novanta negli Stati Uniti (158) e in Europa (140). Attualmente l’incidenza in Germania è 141, in Francia è 138.
Pur restando una patologia rara, tra il 1988 e il 2002 (tre quinquenni) in Italia, si è osservato un aumento della frequenza del 2% annuo, passando da 146,9 casi nel periodo 1988-1992 a 176,0 casi nel periodo 1998-2002. L’incremento più consistente riguarda i bimbi sotto l’anno di età (+ 3,2%), seguiti da quelli tra 10 e 14 anni (+2,4%), mentre è simile negli altri due gruppi (+1,6% nella fascia di età 1-4 anni, +1,8% tra i 5 e i 9 anni).

I numeri dei tumori infantili
Nel periodo 1998-2002, nelle aree italiane coperte da un registro tumori sono stati diagnosticati 2.156 casi di tumori infantili, di cui 1.202 maschi, per un tasso annuale standardizzato per età di 175,4 casi per milione di bambini e un rapporto maschi/femmine di 1,3. Le categorie diagnostiche più frequenti sono le leucemie (31,4% dei casi, 25% leucemia linfoide acuta), i tumori del sistema nervoso centrale (19,2%, 6,6% astrocitomi) e i linfomi (15,8%, con 6,7% linfomi di Hodgkin e 4,8% linfomi non-Hodgkin. Tutti i tipi di tumore, eccetto quelli renali, i sarcomi dei tessuti molli e i carcinomi, mostrano un tasso più elevato nei maschi, anche se solo per i linfomi la differenza di genere risulta statisticamente significativa. Il 43% delle neoplasie si osserva, comunque, nei primi cinque anni di vita.
I tassi di incidenza risultano più alti nel primo anno di vita (273,8 casi per milione di bambini all’anno) e tra 1 e 4 anni (223,4) per poi decrescere tra i 5 e 9 anni (142,6) e risalire tra i 10 e 14 anni (163,9). Non si osservano sostanziali differenze tra maschi e femmine nella distribuzione per età, anche se la differenza sembra essere più marcata tra i 5 e 9 anni Se i neuroblastomi sono la neoplasia più frequente tra i neonati (29,1%), le leucemie e i tumori del sistema nervoso centrale mostrano un picco di incidenza nei bambini tra 1 e 4 anni, e i linfomi tra 5 e 9 anni.
Dopo i 10 anni sono i tumori ossei (6,9%) e i carcinomi (8,3%) a presentare la maggiore frequenza. Non ci sono rilevanti differenze fra l’incidenza dei tumori infantili nelle diverse aree del Paese: si segnala soltanto una maggiore incidenza delle leucemie nel Nord Italia rispetto al Centro e al Sud.
In ogni caso i tassi di incidenza per tutti i tumori nel loro complesso sono aumentati del 2,0% all’anno, passando da 146,9 casi per milione di bambini all’anno nel periodo 1988-92 a 176,0 tra il 1998 e il 2002. L’incremento è risultato statisticamente significativo sia per i maschi sia per le femmine.

I tassi di incremento
I tre tumori più frequenti nei bambini sono tutti in aumento:si tratta delle leucemie (+1,6% annuo) dei linfomi ( +4,6% annuo) e dei tumori del sistema nervoso centrale ( +2,0% annuo).
Un fenomeno simile è stato osservato in diversi Paesi, ma in Italia il cambiamento percentuale annuo risulta più alto che nel resto dell’Europa. Ciò rispetto a vari parametri: per l’insieme di tutti i tumori (+2% vs 1,1%), per le leucemie (+1,6% vs 0,6%), per i tumori del sistema nervoso centrale (+2% vs 1,7%) e per i linfomi (+4,6% vs 0,9%).
Negli Stati Uniti, invece, il tasso per tutti i tumori non è aumentato in modo significativo (+0,6%) e l’incremento delle leucemie (+ 0,4%) e dei tumori del sistema nervoso centrale sono stabili (-0,1%).

La sopravvivenza migliora e la mortalità diminuisce
I dati mostrano tuttavia anche un trend positivo: quello che riguarda la sopravvivenza e la mortalità. Dal punto di vista terapeutico il messaggio principale del Rapporto è invece un progressivo
miglioramento della prognosi, sia per i tumori pediatrici sia per quelli dell’adolescente, documentato dalla migliore sopravvivenza e dalla riduzione della mortalità. Per i casi rilevati nel 1998-2002, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi ha raggiunto complessivamente il 78% per i tumori in età pediatrica e l’82% per i tumori dell’adolescente.
Ciò significa che su 100 bambini malati di tumore 78 sono vivi dopo 5 anni dalla diagnosi, e che su 100 adolescenti dopo 5 anni quelli in vita sono 82.
Il Rapporto AIRTUM 2008 non ha rilevato, invece, differenze statisticamente significative nella sopravvivenza dei bambini e degli adolescenti residenti nelle diverse aree geografiche del Paese.

Terapie sempre più efficaci
Se negli ultimi 30 anni la mortalità per tumori infantili è diminuita costantemente e la sopravvivenza è aumentata in modo corrispondente è grazie a un progressivo miglioramento della prognosi, sia per i tumori pediatrici sia per quelli dell’adolescente.
In effetti, oggi le strutture sanitarie italiane non hanno nulla da invidiare ai Paesi più sviluppati in quanto a capacità di trattare in maniera adeguata i tumori dei più giovani. Questi risultati sono stati raggiunti dall’organizzazione dei Centri di oncologia pediatrica, con il coordinamento scientifico dell’AIEOP. Tali Centri di oncologia pediatrica sono, di fatto, costantemente impegnati in studi scientifici (clinici controllati e randomizzati) per individuare nuove e più efficaci terapie.

Le stime per il presente e per il futuro
Le previsioni non sono rosee per i bambini tra 0 e 14 anni. Le stime, calcolate utilizzando le informazioni raccolte nelle aree coperte dai Registri tumori e i dati di popolazione forniti dall’ISTAT, indicano che in Italia ci sarà un aumento dei casi tra i più piccoli. Nel gruppo dei ragazzi, invece, si prevede una lieve diminuzione con un numero di casi previsti che passa da 3.974 nel periodo 2001-05 a 3.752 nel periodo 2011-15.
Entrando più nel dettaglio della questione, il numero dei casi stimati in Italia ogni 5 anni in bambini tra 0 e 14 anni: è stato di : 7.786 nel periodo 2001-2005; di 8.561 fra il 2006 e il 2010; e un ulteriore aumento è previsto nel periodo 2011-2015, durante il quale i casi di tumore infantile dovrebbero raggiungere i 9.181. Per quanto riguarda poi gli adolescenti, il numero dei casi stimati in Italia ogni 5 anni in bambini tra 15 e 19 anni ha fatto registrare le seguenti variazioni: 2001-2005 3.974 casi, 2006-2010: 3.892 casi e 2011-2015, 3.752 casi. In questa fascia di età, quindi, le stime parlano di una lieve diminuzione dell’incidenza a cinque anni.

Quali le cause?
Al riguardo, Corrado Magnani, coordinatore scientifico del Gruppo di lavoro AIRTUM nel presentare il lavoro ha spiegato le cause di questa evoluzione dei tumori infantili. «Verosimilmente intervengono fattori diversi » ha detto Magnani, spiegando che: «almeno una parte della variazione è da attribuire ai miglioramenti della diagnosi e non a fattori causali. I progressi del servizio sanitario nazionale e delle tecniche di diagnosi e cura hanno fatto sì che molti casi di tumore in passato misconosciuti siano oggi correttamente diagnosticati e trattati. All’opposto, esiste molta incertezza sui possibili fattori causali di questi tumori e sulla proporzione attribuibile a fattori esterni oppure a fattori genetici».
«E’ un aumento reale ed è prioritario andare a ricercare le cause di questo fenomeno», ha commentato inoltre Franco Berrino, direttore del Dipartimento di Medicina preventiva dell’Istituto dei Tumori di Milano, sottolineando che : «la quota di casi generata dal miglioramento diagnostico non spiega interamente il fenomeno e che occorre indagare in tutte le direzioni e approfondire le indagini sui fattori che sollevano qualche sospetto, compresi quelli dovuti all’inquinamento ambientale».
Il possibile ruolo dei fattori ambientali è stato indicato come una delle possibili cause dell’aumento dell’incidenza anche da Benedetto Terracini, fondatore, nel 1967, del primo registro dei tumori infantili italiano. «Un messaggio chiaro che deve essere dato ai cittadini riguarda la qualità dell’erogazione delle cure nel nostro paese. I bambini italiani non hanno nulla da invidiare ai loro coetanei scandinavi o canadesi, e non sembrano esservi differenze nell’accesso alle migliori terapie per area di residenza. Sono però necessarie scelte politiche in merito alle migrazioni sanitarie (principalmente da Sud a Nord). Le autorità sanitarie debbono decidere se è preferibile incrementare i centri di eccellenza al Sud oppure facilitare la vita delle famiglie che forzatamente debbono far curare un loro bambino al Nord». In ogni caso, a fotografia aggiornata dei dati riguardanti i tumori infantili è essenziale per tenere sotto controllo la malattia, per organizzare la distribuzione delle risorse e per valutare il numero di soggetti coinvolti negli studi clinici finalizzati a valutare le terapie più efficaci. Oltre a migliorare i trattamenti e il funzionamento del servizio sanitario, i risultati presentati in questo studio dovrebbero servire da stimolo per promuovere ricerche specifiche e approfondimenti sulle cause dei tumori infantili. Questa monografia, quindi, non solo rappresenta una fonte di informazione preziosa e ad oggi mancante in Italia, ma anche l’inizio di un percorso in cui i registri tumori italiani, grazie al sostegno ricevuto dalle istituzioni regionali e nazionali, potranno meglio contribuire ad accrescere le potenzialità di studio, ricerca e azione nei confronti di queste malattie che, seppure rare, rappresentano sempre una tragedia per coloro che le vivono e per le loro famiglie.

Il cancro e’ la paura più diffusa degli italiani
La paura più diffusa degli italiani è di ammalarsi di cancro. Più in particolare, in caso di insorgenza di una patologia, temono di più la non autosufficienza che la morte, vale a dire più gli impatti delle patologie sulla qualità della vita e l'autonomia individuale che l'eventuale esito estremo. Sono questi i risultati di una indagine Wss-Censis che sono stati resi noti al World Social Summit, l'evento mondiale sulle paure planetarie organizzato da Fondazione Roma dal 24 al 26 settembre. Il 67,5% degli intervistati ha indicato il tumore come la patologia più temuta; seguono a grande distanza le malattie del cuore (23,9%), le malattie cerebrali (21,8%), la depressione (11,4%) e le malattie vascolari(10%). I tumori spaventano in modo particolare i più giovani, quasi il 73% dei 18-29enni e quasi il 75% dei 30-44enni, mentre tra gli anziani si registrano quote più alte rispetto alle altre classi di età che esprimono paura per le malattie cardiache (indicate da oltre il 28% degli over64enni e le malattie cardiovascolari e circolatorie indicate dal 12,1% degli anziani intervistati). E' la soggettività del rapporto con la salute, è scritto nella ricerca, a spiegare la commistione tra paura e reazione; infatti, le persone sono convinte che la buona salute e la lotta alle patologie non e' solo ascrivibile al fato o alla casualità, ma chiama in causa la responsabilità individuale, la capacità di assumere comportamenti adeguati a tutelare la salute stessa. Questa e' tanto più vero per la prevenzione, e non e' quindi un caso che, ad esempio per le patologie cardiovascolari, quasi l'84% degli italiani ritenga che la causa principale siano le abitudini, lo stile di vita di una persona, mentre e' il 44,5% a richiamare il ruolo dei fattori ereditari, e poco piu' del 30% le condizioni dell'ambiente in cui si vive. Ad essere più convinti della responsabilità individuale nella tutela della salute sono i laureati tra i quali e' oltre l'89% a richiamare il ruolo delle abitudini e del modo di vita di una persona; ma le percentuali rimangono elevate anche per le persone con titolo di studio piu' basso. La spesa complessiva, pubblica e privata, fa sapere il Censis, che ogni anno viene destinata alla sanità in Italia ammonta a circa 125 miliardi di euro. A questa vanno aggiunte le spese per tutela del corpo, le attività sportive e altre tipologie che concorrono a tutelare in via preventiva la salute. Globalmente si tratta di un impegno finanziario massiccio e crescente, che riflette l'attenzione che gli italiani danno alla propria salute a cui però si associa la paura diffusa di essere colpiti da una malattia.

Guido Fadda nel Board internazionale di chi studia i tumori di Chernobyl
Guido Fadda, anatomo-patologo dell’Università Cattolica di Roma è entrato a far parte, come rappresentante dell’Unione europea, del Comitato dei Patologi della Chernobyl Tissue Bank (CTB) – Banca dei Tessuti di Chernobyl (www.chernobyltissuebank.com).
Si tratta di un progetto internazionale dedicato alla classificazione, conservazione e studio dei tessuti tumorali tiroidei e all'organizzazione dei progetti di ricerca sui pazienti esposti alle radiazioni ionizzanti in seguito all'incidente nucleare di Chernobyl (Ucraina, 1986).
Il progetto, avviato dieci anni fa, è co-finanziato dal National Cancer Institute - USA, dalla Commissione Europea, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dalla nipponica Sasakawa Memorial Health Foundation (SMHF), ed è inoltre riconosciuto dai governi di Ucraina e Russia.
Il Comitato dei Patologi del CTB ha il compito di raccogliere, catalogare e conservare il materiale biologico derivante dai soggetti esposti alle radiazioni originate dall’incidente della centrale nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986 e di renderlo disponibile per progetti di ricerca internazionali volti a indagare le cause, le procedure diagnostiche, il trattamento e la prevenzione dei tumori tiroidei. Ne fa parte un ristretto numero di anatomo-patologi, scelti fra gli esperti mondiali di diagnostica istologica delle lesioni della tiroide, provenienti da USA, UE, Giappone, Ucraina e Russia.
Il Comitato, con sede all’Imperial College presso l’Hammersmith Hospital di Londra, è attualmente presieduto dalla Prof.ssa Virginia A. LiVolsi dell’Università di Pennsylvania di Philadelphia, U.S.A, a sua volta membro del Comitato Scientifico di Consulenza responsabile della valutazione e del finanziamento dei progetti di ricerca internazionali.
“Il nostro Comitato - spiega Guido Fadda, professore aggregato e ricercatore presso l’Istituto di Anatomia e Istologia patologica dell’Università Cattolica di Roma - si occupa di riesaminare e classificare tutte le neoplasie insorte negli individui esposti alle radiazioni di Chernobyl dal 1986 a oggi, di trovare un consenso sulla diagnosi istologica di ogni caso e, nei casi più controversi, di fornire un’appropriata documentazione a supporto delle diverse opinioni diagnostiche”.
“La Banca dei Tessuti – continua Fadda – ha inoltre il compito di approvare e aggiornare periodicamente il protocollo di conservazione del materiale pervenuto dalle lesioni tiroidee e dal tessuto tiroideo normale dei pazienti sottoposti ad asportazione della tiroide.
Cagliaritano, quarantasette anni, Guido Fadda si è specializzato in Anatomia e Istologia patologica presso l’Università Cattolica di Roma, dove da anni conduce ricerche sulla patologia e citopatologia agoaspirativa della tiroide. Ha frequentato l’Università di Pennsylvania di Philadelphia e l’Università di Toronto, approfondendo le applicazioni della biologia molecolare alla patologia tiroidea. È autore di oltre 150 studi, dei quali oltre 50 pubblicati su riviste internazionali.

Indirizzi utili
IRCCS OSPEDALE PEDIATRICO BAMBINO GESU'
Piazza S. Onofrio, 4 - 00165 Roma
Centralino: 06 68591
Prenotazioni/informazioni: 06 68181
www.ospedalebambinogesu.it

AZIENDA OSPEDALIERA SAN GERARDO
Via Pergolesi, 33 - 20052 Milano
Centralino: 039 2331
Prenotazioni/informazioni: 199144114
www.hsgerardo.org

I.R.C.C.S. POLICLINICO SAN MATTEO
Viale Golgi, 19 - 27100 Pavia
Centralino: 0382 5011
Prenotazioni/informazioni: 0382 503.878-879-151
www.sanmatteo.org
Oncoematologia pediatrica - Dott. Franco Locatelli - tel. 0382 502848

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