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Stress e tumori

Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2009

Si è tenuto recentemente a Roma il congresso annuale della Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia a cui hanno partecipato medici di tutte le specialità, tra cui oncologi ma anche psicologi, fisici, filosofi, sociologi. Tra gli illustri relatori da segnalare la presenza di esperti come Luigi Luca Cavalli-Sforza, genetista di fama mondiale, Massimo Biondi, psichiatra a La Sapienza di Roma e studioso delle relazioni tra psiche e sistema immunitario, Claudio Franceschi, immunologo dell’Università di Bologna e specialista della genetica dell’invecchiamento, Tullio Giraldi, neurofarmacologo dell’Università di Trieste ed esperto delle relazioni tra stress e cancro, Tullio Seppilli, leader dell’antropologia medica, Leopoldo Silvestroni, endocrinologo a La Sapienza di Roma dedito agli effetti immunoneuroendocrini delle più comuni sostanze chimiche.
Nell'occasione gli esperti hanno riconosciuto, unanimamente, lo stress come uno dei fattori determinanti nello scatenare malattie gravi, nel caso specifico quelle neoplastiche. Rifacendosi a tale posizione comune, il professor Biondi, direttore del Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica nella I Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Roma “La Sapienza”, ha ribadito come le ricerche medico-scientifiche degli ultimi vent'anni abbiamo dimostrato, senz'ombra di dubbio, che lo stress è in grado di influenzare pesantemente la salute e la malattia. «Infatti alcune malattie somatiche come l’infarto miocardico, alcune sindromi dismetaboliche e malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, e persino il cancro, hanno dimostrato di poter essere precipitate o modificate nel loro decorso da eventi stressanti della vita», ha chiarito lo psichiatra romano. Nel suo intervento sulle relazioni mente-corpo il nostro esperto ha fornito un’analisi sugli effetti dello stress sull’organismo umano. A tal proposito, ai partecipanti del congresso sono stati presentati i dati più recenti della letteratura relativi agli effetti dello stress cronico su cuore, intestino, sistema muscolo scheletrico, sistema endocrino e quello immunitario.
Infine il professor Biondi ha argomentato sul ruolo della psicoterapia. «L’ampliamento delle conoscenze sulla stretta partecipazione del corpo a processi emozionali ha avviato, negli ultimi anni, l’approfondimento della dimensione biologica della psicoterapia», ha puntualizzato lo psichiatra romano, autore di diversi saggi sullo stretto rapporto tra psiche e sistema immunitario. «Sono infatti in crescente aumento le evidenze sperimentali che documentano come anche una terapia verbale sia in grado di attivare modificazioni biologiche». In sintesi, si possono riconoscere alle parole, o meglio alla psicoterapia, effetti determinati sulla biochimica del cervello. Ad approfondire l’argomento oncologico, a “Prevenzione” tanto caro, è intervenuto il professor Tullio Giraldi, ordinario di Farmacologia dell’Università di Trieste, che nella sua relazione ha evidenziato come lo stress e la depressione peggiorino la prognosi del tumore al seno, riportando quanto emerso dagli ultimi dati, confermati dalla migliore letteratura scientifica mondiale. Il neurofarmacologo studia infatti da anni, sia sugli animali che sugli umani, gli effetti dello stress sull’insorgenza e sulla diffusione dei tumori. Sull’animale Giraldi ha ripetutamente documentato che situazioni stressanti favoriscono l’insorgenza dei tumori, la loro diffusione (metastatizzazione), una volta insediati, e la riduzione dell’efficacia delle terapie. In occasione del Congresso della PNEI lo studioso ha presentato i dati preliminari di una ricerca in corso su donne operate per tumore al seno. La sperimentazione riguarda 145 pazienti (età media 55 anni) con tumore della mammella, reclutate presso il servizio ambulatoriale e il day-hospital della Struttura Complessa di Oncologia Clinica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Arcispedale S. Anna di Ferrara. «Dai dati che stanno emergendo dall'indagine», ha dichiarato il professor Giraldi, «appare con adeguata evidenza che eventi di vita stressanti, e tra questi certamente la difficoltà di adattamento mentale al cancro che fa seguito alla diagnosi e all’inizio della cura, possono modificare l’evoluzione della malattia. E non solo in termini di aumentata crescita neoplastica, ma anche di maggiore diffusione metastatica, e soprattutto di minore risposta al trattamento chemioterapico, la cui efficacia può essere addirittura abolita dallo stress e dalla depressione». Questi risultati indicano inoltre che fattori genetici costitutivi dei singoli soggetti, quali il cosiddetto “polimorfismo del trasportatore della serotonina” (il neurotrasmettitore del buonumore), possono aumentare la vulnerabilità alla sofferenza mentale causata dalla diagnosi e dalle terapie della mammella. Ciò apre interessanti prospettive per l’impiego, nei soggetti geneticamente predisposti, di farmaci antidepressivi scelti anche in base allo specifico assetto genetico del paziente. «L’integrazione di questi approcci ai trattamenti standard», ha puntualizzato lo scienziato, «potrà, così, consentire una maggiore attenzione e una più agevole identificazione della sofferenza mentale delle singole persone, il cui trattamento neuropsicofarmacologico potrà essere individualizzato aumentando la possibilità di ottenere evidenti riposte terapeutiche». Possiamo concludere riconoscendo come lo studio dei rapporti tra mente e corpo in oncologia evidenzi la complessità della trasformazione neoplastica, come quella della natura della mente, della struttura e delle funzioni cerebrali, e delle reti nervose, endocrine e umorali, che ne mediano l'influenza sul sistema immunitario e su tutte le cellule del corpo. Questo scenario è ulteriormente complicato dalla diversità propria di ciascuna malattia neoplastica, dalla sua lunga storia naturale, e dalla complessità della personalità e della storia di vita individuale che rende l'analisi scientifica delle relazioni tra mente e cancro una sfida di straordinaria difficoltà.

Il Papilloma virus umano fa prosperare il cancro alla cervice uterina
Il Papilloma virus umano (HPV) consente alle cellule cancerogene della cervice uterina di mantenere le proprie condizioni interne che rendono il cancro resistente alla terapia e in grado di crescere e espandersi. È quanto risulta da uno studio condotto allo Jonsson Cancer Center presso l'Università della California di Los Angeles (UCLA) e pubblicato sull’ultimo numero del Journal Cancer Cell. Virtualmente, tutte le neoplasie nell’uomo sperimentano uno stato chiamato “ipossia intratumorale” ovvero un basso quantitativo di ossigeno nel cancro. Nell'indagine realizzata dall'Università americana i ricercatori hanno dimostrato che i tumori HPV-positivi si adattano e traggono vantaggio dall’ambiente ipossico, esprimendo una proteina che attiva un segnale cellulare il quale, a sua volta, consente al cancro di sopravvivere, crescere e muoversi nell’organismo. «La scoperta può condurre allo sviluppo di nuove terapie che abbiano come target il processo di segnalazione cellulare, fino ad annullare l’abilità delle cellule cancerogene di prosperare», ha spiegato il professor Matthew Retting dell’UCLA. Ricordando, infine, come una quantità che oscilla dal 90 al 98 per cento circa dei tumori alla cervice sia causata dal Papilloma virus umano.

Modello predittivo per il cancro all’esofago
Gli scienziati hanno identificato 11 genotipi che accrescono il rischio di cancro all’esofago. È quanto riporta l’ultimo numero di Cancer Prevention Research, il giornale dell’Associazione americana per la ricerca sul cancro, secondo cui i ricercatori dell’Università del Texas hanno scoperto 11 polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs) nei geni collegati al microRNA che mostrano un’associazione significativa con il cancro all’esofago. Un individuo che ha uno o più di questi SNPs nel proprio patrimonio genetico presenta in modo progressivo un rischio minimo, medio o elevato. Coloro che hanno più di quattro genotipi sfavorevoli presentano oltre tre volte le probabilità di sviluppare un cancro all’esofago. «Il nostro ultimo obiettivo è di costruire un modello quantitativo predittivo basato sul profilo epidemiologico di un individuo, sull’esposizione ambientale e il patrimonio genetico», ha spiegato il professor Xifeng Wu dell’Università del Texas. Considerati il drammatico incremento dell’incidenza, la difficoltà di diagnosi precoce, il basso tasso di sopravvivenza per cancro all’esofago e le limitate conoscenze sulla storia naturale di questo tumore, comprendere meglio la sua eziologia consentirebbe agli scienziati di migliorare le diagnosi e, di conseguenza, anche le prognosi.

Al Galliera un progetto aziendale per la prevenzione del cancro del colon-retto
È stato presentato presso l'Ospedale Galliera di Genova il primo progetto aziendale multidisciplinare per la prevenzione del cancro del colon-retto. «Si tratta di un percorso che consentirà, attraverso un questionario e un colloquio dedicato, di formulare proposte personalizzate di screening oncologico, offrendo un servizio di prevenzione ai dipendenti dell'Ente e ai loro familiari», ha chiarito il dottor Paolo Michetti, direttore della S.C. di Gastroenterologia del Galliera . Il carcinoma colo-rettale (CCR) è una delle neoplasie più frequenti per incidenza e mortalità nei Paesi industrializzati, seconda causa di morte dopo il tumore polmonare nell'uomo e la neoplasia mammaria nella donna. In Italia si ammalano di CCR da 20.000 a 30.000 persone ogni anno con un tasso di mortalità del 50 per cento. In Liguria l'incidenza è di 103 casi/100.000 abitanti per gli uomini e 83 casi/100.000 per le donne. In totale ogni anno in Liguria si verificano 1.400 nuovi casi di questo tumore. "Diversi sono i fattori che possono aumentare il rischio di CCR come una dieta a elevato consumo di grassi e povera di fibre, età maggiore di 50 anni, anamnesi familiare, malattie infiammatorie croniche intestinali», ha proseguito il dottor Michetti. «Ma il CCR è una malattia prevenibile e la sopravvivenza è strettamente correlata allo stadio della malattia al momento della diagnosi».

Identificato il ruolo di otto geni nella leucemia
Un gruppo di ricercatori della Washington University di St.Louis (Usa) ha scoperto otto geni che giocano un ruolo in una forma particolarmente mortale di leucemia. Il dottor Richard Wilson, che ha diretto lo studio nell’ateneo americano, attribuisce il passo in avanti all’accelerazione ricevuta dal processo di sequenziamento dell’intero genoma e alla riduzione dei suoi costi. Secondo gli scienziati, infatti, «si potranno presto scoprire nuovi geni che si nascondono dietro altre malattie». Nel loro studio, i cui risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di New Scientist, il dottor Wilson e i suoi colleghi hanno utilizzato un metodo di sequenziamento sviluppato recentemente al fine di analizzare l’intero genoma delle cellule prese da una leucemia mieloide acuta e dalla cute dei pazienti. «Il processo ha permesso di trovare dieci geni che differiscono tra i tessuti», hanno sottolineato gli scienziati. Che hanno aggiunto come «due di questi dieci geni erano noti per il loro coinvolgimento nella leucemia, ma degli altri otto fino ad oggi non si sospettava alcun ruolo». «Tre di questi otto geni sono soppressori del tumore, mentre gli altri hanno una funzione che potrebbe legarli al cancro», ha puntualizzato il dottor Wilson.

Indirizzi utili

Massimo Biondi

  • Professore Ordinario di Psichiatria
  • Direttore del Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica della Sapienza - Università di Roma
  • Direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria della I Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza, Università di Roma
  • Direttore del Dipartimento ad Attività Integrata (DAI) Salute Mentale dell'Azienda Umberto I - Policlinico di Roma
  • Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Psichiatria e Psicofamacologia Clinica - Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell'Umberto I - Policlinico di Roma

E-mail: massimo.biondi@uniroma1.it
Telefono: 06 49914591 Fax: 06 4454765

Claudio Franceschi

  • Professore ordinario - MED/04 PATOLOGIA GENERALE

Dipartimento di Patologia Sperimentale — Sezione Microbiologia e Virologia
Via S. Giacomo, 12 Bologna
Telefono: 051 20 9 4743
E-mail: clafra@alma.unibo.it

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