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Le giornate AIRC

Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2009

"Il valore dell'esperienza. Il bisogno dell'innovazione". Con la scelta di questo tema l'Associazione per la ricerca sul cancro (AIRC) ha voluto sottolineare come la sinergia tra esperienza di medici e ricercatori più affermati e la creatività dei più giovani, così come l'incontro tra cure tradizionali e nuove tecnologie, siano le colonne portanti della moderna oncologia e il punto di partenza verso nuove e sempre più efficaci terapie contro il cancro. Come disse Isaac Newton si può guardare relativamente lontano solo "salendo sulle spalle dei giganti", vale a dire facendo tesoro dei preziosi insegnamenti di chi ci ha preceduto. È infatti di fondamentale importanza che le innovazioni si affianchino a quegli approcci più tradizionali che in questi anni hanno salvato la vita di molte persone.
Le innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni hanno permesso all'oncologia e alla medicina in generale di compiere enormi progressi. Infatti i medici, oncologi nel caso specifico, dispongono di strumenti che consentono di formulare diagnosi molto precoci e precise, di effettuare interventi chirurgici in grado di rispettare il corpo e la qualità della vita dei pazienti. A questo si deve aggiungere una generazione di nuovi farmaci, in grado di sfruttare le conoscenze genetiche e molecolari e agire sui geni che regolano le funzioni della cellula. Alcuni di questi farmaci, spesso frutto di brillanti intuizioni di giovani ricercatori, sono già utilizzati come terapie antitumorali anche grazie all'esperienza di chi, dopo anni di pratica clinica, è riuscito a integrare l'uso di queste nuove molecole con le terapie tradizionali alla ricerca della massima efficacia nel rispetto del malato e delle sue esigenze.
Le "cure intelligenti" sono quindi il frutto dell'esperienza di chi sa utilizzare al meglio le cure tradizionali integrandole con i nuovi metodi, e i giovani ricercatori rappresentano i veri strumenti di forza e di crescita della ricerca in tale direzione. Ricercatori, medici ed esponenti del mondo della cultura e dell'informazione hanno avuto modo di confrontarsi con studenti delle scuole superiori e dell'università su questo importante argomento nel corso degli incontri che l’AIRC ha organizzato in ben 22 città italiane per la giornata dell'8 novembre scorso.
Roma ha ospitato l'incontro più importante che si è tenuto presso l'Aula Giulio Cesare in Campidoglio. Il professor Alberto Costa, direttore della Scuola Europea di Oncologia, ha aperto i lavori e nel suo ruolo di moderatore è intervenuto nel creare un ponte con i ragazzi presenti in sala per suscitare il loro interesse e la loro curiosità. Il professor Costa ha introdotto il tema descrivendo il momento di grande innovazione che stiamo vivendo sia nella prevenzione che nella terapia antitumorale. All'importante appuntamento annuale non poteva mancare la testimonianza del professor Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Nel suo intervento ha iniziato sottolineando a una folla di studenti la sua grande esperienza clinica per mettere in luce ciò che avviene nella pratica medica. «Nell’oncologia moderna convivono parallelamente due approcci: quello tradizionale, che ha intenti distruttivi (contro la cellula tumorale non c'è altro da fare che distruggerla), e quello "intelligente" che ha intenti riparatori (la cellula tumorale non deve necessariamente essere distrutta, ma può essere neutralizzata intervenendo selettivamente sui geni che ne regolano il funzionamento)», ha dichiarato il professor Veronesi. Che ha proseguito: «Ogni giorno medici e ricercatori cercano una sintesi fra queste due concezioni ed è dall'integrazione fra esperienza e innovazione, fra saggezza dei più anziani e creatività dei più giovani, fra cure tradizionali e sperimentazioni coraggiose, fra conoscenza globale della persona malata e informazione specifica sui suoi geni alterati, che nascono nuove cure più efficaci».
Dei risultati fondamentali ottenuti dalla ricerca di base grazie all'uso di tecnologie avanzate e della loro ricaduta sui pazienti ha parlato il dottor Napoleone Ferrara, ricercatore di origini italiane che lavora dal 1988 alla Genentech, una delle maggiori industrie biotech del mondo con sede negli Stati Uniti. Il dottor Ferrara lavora da molti anni sul fattore di crescita vascolare (VEGF) responsabile, tra l'altro, della formazione di nuovi vasi nei tumori (angiogenesi). Il ricercatore ha contribuito alla messa a punto di anticorpi monoclonali (farmaci intelligenti) che bloccano la crescita del tumore impedendogli di nutrirsi. Tra i suoi successi ci sono diversi anti-angiogenesi, sostanze capaci di togliere al cancro il terreno sotto i piedi (i vasi sanguigni). Il dottor Ferrara ha sottolineato la sua scelta di campo, partendo dall'idea che il bicchiere oggi mezzo vuoto è certamente mezzo pieno: «Sono stimolato dalla possibilità di combinare la parte più eccitante della ricerca di base con lo sviluppo di nuove terapie per malattie importanti contro le quali non c'è ancora rimedio. Il campo dell'angiogenesi rappresenta perfettamente questa combinazione»,
Accanto agli illustri ospiti c'era il dottor Vincenzo Bronte, oncologo molecolare presso l'Istituto Oncologico Veneto ed esperto di immunologia dei tumori, un ambito di ricerca dove la tradizione oncologica italiana ha giocato un ruolo di primo piano anche a livello internazionale. «ll sistema immunitario possiede alcune caratteristiche che gli permettono di combattere efficacemente lo sviluppo delle cellule tumorali: per esempio, riconosce le cellule del cancro perché queste portano sulla superficie alcune molecole, dette antigeni, che danno loro un aspetto diverso dal normale. In più il sistema dispone di un arsenale di meccanismi in grado di eliminare le cellule trasformate», ha puntualizzato il dottor Bronte. «Abbiamo, quindi, nel nostro stesso organismo un'arma terapeutica potenzialmente molto efficace, ma che non riusciamo ancora a controllare appieno. Trovare il modo affinché il nostro sistema immunitario possa colpire le cellule neoplastiche nei diversi tessuti in cui sono immerse, distinguendo con estrema precisione quelle sane da quelle trasformate, è la sfida di questo filone di ricerca».
Quindi il nostro organismo è in grado di sconfiggere qualsiasi tipo di tumore. C'è un problema, però. All'inizio della sua comparsa tra le cellule sane, il male “imbroglia le carte”. In che modo? Ordinando all'organismo la produzione di cellule (globuli bianchi) che normalmente sono assenti. Queste cellule favoriscono il nemico, consentendo la produzione dei suoi vasi sanguigni e quindi il suo disseminarsi. E facendo, così, da schermo protettivo per il tumore. Per vincere la neoplasia è necessario disinnescare queste cellule. Proprio su questo fronte sta lavorando l'équipe padovana diretta dal dottor Bronte. Con tale studio il ricercatore ha ricevuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'ambito premio "Guido Venosta" finanziato dell'AIRC.
«Lavoro da sempre nel settore dell'immunologia dei tumori», ha precisato senza nascondere l'orgoglio il dottor Bronte, «in particolare sui rapporti tra sistema immunitario e cancro. Le nostre difese riconoscono benissimo gli antigeni tumorali, cioè le cellule nemiche, e sono in grado di fermarle. Però... C'è un pesante però. Il tumore mette in atto contromisure per evitare l'azione immunitaria. Manda segnali, comandi, alle cellule del sangue e fa sviluppare globuli bianchi che annullano le difese, favoriscono la vascolarizzazione del tumore e aiutano le metastasi a diffondersi. Così facendo, il tumore diventa cronico e ostacola sempre più i tentativi di combatterlo. E allora che cosa si può fare? Annullare i meccanismi molecolari che portano a questo “imbroglio”, con farmaci che sbloccano il sistema immunitario. Colpendo l'immunosoppressione indotta. Alcuni farmaci non hanno effetto sul tumore ma lo hanno su questi globuli bianchi comandati dal tumore. Funzionano anche nel prevenire il rigetto nei trapianti».
Al tavolo era presente anche il regista Ferzan Ozpetek che nello spot del 2007 ha saputo raccontare l'anima dell’AIRC: un mondo fatto di gesti quotidiani, di persone che condividono risultati, successi, tentativi, pensieri, gratitudine, voglia di fare, notti in laboratorio o cinque minuti del proprio tempo libero. Parlando di questa esperienza il regista ha dichiarato: «Ho girato questo filmato con il cuore. L'idea era trasmettere il senso della vita comune, perché il cancro colpisce tutti, direttamente o indirettamente, e tutti dobbiamo fare qualcosa per debellarlo».
Straordinaria testimone è stata Marisa Acocella, celebre illustratrice del New York Times, che ha scritto un best seller sulla sua esperienza con la malattia, un libro ironico e pieno di voglia di vivere: «Quando ho saputo di essere ammalata non mi sono voluta crogiolare nel vittimismo. Preferisco sentirmi "vixen", una virago, una donna guerriera. Tutto il mio libro rappresenta un inno alla vita, alla forza di combattere e un invito a non farsi sopraffare dalla malattia».
Nella giornata è stato ricordato che senza ricerca non c'è futuro, quindi che è indispensabile cambiare le priorità della ricerca scientifica nei programmi politici del Paese. La ricerca contro il cancro è un esempio significativo. Per capire meglio i problemi sono state fornite alcune cifre. I relatori hanno sottolineato come nel nostro Paese si investono nel campo delle neoplasie solo 115 milioni di euro in totale, di cui 64 vengono dalle organizzazioni di volontariato (49 solo dall'AIRC) e solo 51 da finanziamenti pubblici. Ciò significa una spesa pubblica pari a 1 euro l'anno per ogni cittadino (il costo di un caffè quota dello 0,0086 per cento del prodotto interno lordo per combattere una malattia che uccide annualmente 150.000 persone e ne colpisce 250.000). Eppure a fronte di questa situazione i ricercatori italiani si posizionano ai primi posti nella classifica europea per produzione di risultati scientifici individuali, davanti alla Gran Bretagna, Francia e Olanda. Questi nuovi risultati sono in gran parte prodotti dai nostri ricercatori più giovani che sono pochi, mal pagati e dal percorso di carriera incerto. «È ragionevole sperare che questa situazione si automantenga all'infinito? Io credo di no», ha chiarito ancora il professor Veronesi. «In secondo luogo i metodi. La scienza ne ha uno da proporre ed è sintetizzato perfettamente nel titolo della Giornata AIRC: "Il valore dell'esperienza. Il bisogno dell'innovazione". Nella ricerca lo scienziato formula un'ipotesi che, per essere validata, ha bisogno di una sperimentazione, e solo quest'ultima dà risultati positivi, allora l'ipotesi si trasforma in teoria. nell'ipotesi c'è la creatività tipica dei giovani, mentre per la valutazione sperimentale occorre l'esperienza e lo spirito critico della maturità. La scienza si realizza e progredisce attraverso un passaggio continuo fra ipotesi e teoria, fra vecchie e nuove generazioni. Certo non dobbiamo illuderci: il passaggio da una generazione all'altra non è mai indolore. C'è nei giovani di ogni epoca quella voglia di dire "no" a prescindere che oggi definiamo ribellismo, quel bisogno di rompere il bozzolo in cui si è cresciuti per poter prendere il volo da soli, come se non ci fosse evoluzione senza rottura con il passato. Il custodire l'esperienza e valorizzarla con l'innovazione è un'arte che si apprende più facilmente quando molto giovani non si è più».
La lotta contro il cancro è un esempio perfetto dell'importanza della compresenza delle due componenti. Il momento che viviamo è caratterizzato del convivere parallelo di due forme di medicina, quella tradizionale-curativa e quella genetica-predittiva, e dalla necessità di integrarle fra loro. Abbandonare l’una o l'altra sarebbe un grande errore. Gli approcci ai farmaci molecolari sono senza dubbio il futuro della cura, ma al momento si applicano solo a certi tipi di malattia e vanno associati, spesso, ai farmaci e alle cure tradizionali. È comprensibile che i malati e i loro familiari si aspettino sempre la pillola miracolosa, quella che da un giorno all'altro guarisce e cancella il male e il suo dolore. La vorremmo anche noi che, dall'altra parte della scrivania o del banco di ricerca, ogni giorno ci troviamo di fronte al dramma del cancro. Ma sappiamo che così non sarà. La sconfitta della malattia avverrà progressivamente, con balzi in avanti e battute d'arresto, come avanza il progresso della scienza, integrando, appunto, esperienza e innovazione.

Due geni collegati al carcinoma basale delle cellule
Gli scienziati della Decode Genetics (Islanda) hanno trovato due nuove varianti genetiche che sembrano accrescere il rischio di uno dei più comuni tipi di cancro alla pelle tra le persone di discendenza europea: il carcinoma basale delle cellule. Le due variazioni – secondo quanto affermano gli stessi ricercatori islandesi – non hanno alcun ruolo nella pigmentazione della pelle ma entrambe accrescono di circa tre volte le probabilità di sviluppare cellule del carcinoma basale. «Restano da indagare i motivi per cui questo accade», fa sapere Kari Stefansson, leader del team. La ricerca è stata condotta sui geni di oltre 30mila individui islandesi per identificare l’impatto delle variazioni genetiche localizzate sul cromosoma 1.
Il carcinoma basale delle cellule è un tipo di cancro della pelle che si presenta sulle zone maggiormente esposte al sole. I cancri basali delle cellule non si spargono solitamente nelle altri parti del corpo, ma si diffondono nell'osso immediatamente sottostante. Questo cancro non porta alla morte, ma dovrebbe essere curato immediatamente.

Speranze da Erlotinib per il tumore del polmone avanzato
Il Gruppo Roche ha annunciato che lo studio SATURN ha raggiunto il suo endpoint primario: la sopravvivenza senza progressione di malattia. Lo studio ha dimostrato che l’utilizzo di erlotinib come terapia di mantenimento in prima linea – immediatamente dopo il trattamento iniziale con chemioterapia a base di platino – estende in maniera significativa il tempo libero da malattia vissuto dai pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) a uno stadio avanzato.
Il professor Federico Cappuzzo dell’IRCCS-Istituto Clinico Humanitas di Milano ha commentato: «I pazienti con tumore del polmone hanno bisogno di opzioni terapeutiche che rallentino il rapido progredire di questa malattia senza gli effetti collaterali della chemioterapia. Lo studio SATURN dimostra che erlotinib offre questa possibilità, dando nuove speranze ai pazienti e alle loro famiglie».
A sua volta William M. Burns, CEO della Divisione Farmaceutica di Roche, ha dichiarato: «Erlotinib ha già dimostrato di essere efficace nei pazienti con tumore del polmone a uno stadio avanzato che non hanno avuto beneficio da trattamenti precedenti». Questi nuovi dati indicano che erlotinib può avere un ruolo come terapia di mantenimento di prima linea in questa malattia particolarmente difficile da trattare, per aiutare i pazienti a rallentare ulteriormente la progressione del tumore».
Quello del polmone è il tumore più diffuso al mondo, con 1.400.000 nuovi casi ogni anno e l’80 per cento rappresentato della forma non a piccole cellule. Gli obiettivi chiave nel trattamento di questa patologia sono il prolungamento del tempo libero da malattia e il controllo degli effetti collaterali, pertanto i risultati dello studio SATURN sono molto significativi sia per i pazienti sia per i clinici. I risultati completi dello studio saranno presentati in un prossimo congresso scientifico. Roche discuterà con le agenzie regolatorie i dati e intende richiedere una nuova indicazione per erlotinib.
In collaborazione con OSI Pharmaceuticals e Genentech, Roche continuerà con l’ampio programma di sviluppo di erlotinib, che comprende oltre 130 studi clinici con erlotinib negli stadi iniziali della patologia e in combinazione con altri trattamenti come bevacizumab, per valutare ulteriormente i benefici di questo farmaco per i pazienti con NSCLC.

La Fondazione Berlucchi raddoppia l’impegno nella lotta contro i linfomi
Far progredire la ricerca scientifica e ottenere terapie sempre più efficaci anche per le malattie più rare: con questi obiettivi la Fondazione Guido Berlucchi, presieduta da Francesco Carpani Glisenti e da anni attiva nel campo della ricerca medico scientifica tramite il finanziamento di progetti di ricerca su temi oncologici di particolare rilievo, ha promosso il convegno "T cell lymphoma: present and future in basic and clinical research", svoltosi recentemente presso la Facoltà di Giurisprudenza di Brescia.
L'incontro scientifico, organizzato dal professor Giuseppe Rossi direttore del Dipartimento di Ematologia degli Spedali Civili di Brescia in collaborazione con l’Università di Brescia, ha affrontato il tema dei linfomi T/anaplastici, settore in cui i risultati terapeutici ottenibili sono oggi insoddisfacenti e nettamente inferiori a quelli raggiunti in quasi tutti gli altri tipi di linfoma.
La necessità di un approccio dedicato e multidisciplinare a questa patologia è nato proprio in virtù della rarità ed eterogeneità dei linfomi a cellule T, i cui meccanismi eziopatogenici sono diversi da quelli dei più comuni linfomi. La Fondazione Guido Berlucchi, già nell’ambito dell’edizione 2006 dei Premi alla Ricerca – dedicata allora all’oncoematologia – aveva finanziato un progetto relativo ai linfomi T/anaplastici.
Durante il convegno bresciano sono stati illustrati anche i risultati raggiunti dai professori Giorgio Inghirami del Dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana dell’Università di Torino e Fabio Facchetti del I Servizio di Anatomia Patologica degli Spedali Civili di Brescia, premiati dalla Fondazione Berlucchi. L'obiettivo raggiunto è quello di replicare il successo dei precedenti appuntamenti scientifici promossi dalla Fondazione Berlucchi sull’Epatocarcinoma e sul Reflusso Gastroesofageo, a cui hanno preso parte eminenti studiosi europei, confrontandosi in modo interdisciplinare sui diversi aspetti, biologici, patologici e clinici di questi linfomi. Sono intervenuti, fra gli altri, i professori Silvano Sozzani e Domenico Russo dell’Università di Brescia, Gianpietro Semenzato dell’Università di Padova, Hans Konrad Muller-Hermelink dell’Università tedesca di Wuerzburg, Christiane De-Wolf-Peeters dell’Ospedale Universitario di Aarhus in Danimarca e Maria Rodriguez-Pinilla del Centro Nazionale di Ricerche Oncologiche di Madrid.

Indirizzi utili

I.O.V. - Istituto Oncologico Veneto - I.R.C.C.S.
Via Gattamelata, 64 - 35128 Padova
Centralino: +39 049 821 1111
Email: urp@ioveneto.it
info@ioveneto.it

SPEDALI CIVILI DI BRESCIA
Piazzale Spedali Civili, 1 - 25100 Brescia
Centralino: 030 399951
Prenotazioni/informazioni: 030 3702209
www.spedalicivili.brescia.it
Ematologia e immunoematologia - Dott. Giuseppe Rossi - tel. 030 3995262

Fondazione Guido Berlucchi
Segreteria Comitato Tecnico Scientifico
Università degli Studi di Padova, Clinica Chirurgica III
Via Giustiniani, 2 - 35128 Padova Italy
Tel. 049/8211240
email: fondazioneberlucchi@libero.it

Sede Legale:
Via Cavour, 4
25040 Borgonato di Cortefranca (BS)
Tel. 030/9828154
email: fondazioneberlucchi.bs@virgilio.it

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