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Le novità del Ministero della Salute
Monica Melotti, n. 3 marzo 2009
Per la prima volta nella storia della Repubblica,il ministero della Salute viene accorpato al ministero del Welfare e delle Politiche Sociali, coordinati dal ministro Maurizio Sacconi, Questa anomalia ha immediamente suscitato diversi attacchi.
A cominciare dal senatore Ignazio Marino del Partito Democratico che teme che l’accorpamento del dicastero della salute ad altri ministeri possa avere gravi ripercussioni per i medici e la salute stessa dei cittadini. Una posizione condivisa anche dalle sigle sindacali, Cgil-Medici, Anaao Assomed ed altre che paventano che da questo “declassamento” possano inasprirsi le diseguaglianze derivanti da 20 sistemi sanitari regionali. «Questo accorpamento è un errore perché si mettono assieme tre ministeri di cui due sono enormi, il ministero della salute e del welfare», precisa il professor Carlo Lusenti, Presidente del sindacato dei medici dirigenti Anaao. «Immaginiamo il ministro Sacconi che si deve occupare contemporaneamente del problema delle varie categoria dei lavoratori deve anche occuparsi degli ospedali. E’ un’impresa titanica che anche un ministro competente come lui non può essere in grado di affrontare. Non vedo nemmeno la capacità attraverso i sottosegretari con delega alla Salute (Francesca Martini, Ferruccio Fazio e Eugenia Roccella) di gestire le complesse relazioni sindacali e di affrontare i diversi problemi in modo efficiente. Finora le relazione sindacali sono state poverissime». Gli fa eco l’ex ministro della salute Livia Turco «La mia esperienza mi ha dimostrato quanto sia complesso gestire le politiche della salute che hanno una loro peculiarità, che non riguardano solo i cittadini, ma anche gli operatori, le strutture e le aziende. È vero che siamo in regime di federalismo e che la sanità è in gran parte di competenza regionale, ma è anche vero che il federalismo va corretto: c’è bisogno di una forte azione nazionale di indirizzo, di coordinamento e soprattutto di monitoraggio e di valutazione dei risultati».
Nessun problema per il Governo
Secondo il Governo l’accorpamento della Sanita nel ministero del Welfare non mina la tutela politica della salute degli Italiani, anzi consente un approccio integrato. «Il governo ha sempre manifestato grande attenzione per i temi della sanità e il dialogo resterà
sempre aperto», precisa il sottosegretario al Welfare Francesca
Martini. «Il metodo della concertazione c'è stato e continuerà ad esserci. Con il
ministro Sacconi abbiamo incontrato tutte le sigle sindacali. Sappiamo che è necessario un cambiamento per le regioni inefficienti, a partire dalla chiusura degli ospedali marginali, vogliamo liberare i cittadini dalle amministrazioni inefficienti. Non solo, i nostri obbiettivi si prefiggono di incrementare la prevenzione intervenendo sugli stili di vita, come aveva fattoper il fumo l’ex ministro Sirchia, sulle malattie croniche, sui disturbi mentali ed altro. E’ nostro desiderio anche destinare più risorse alla ricerca».
Contro la manovra economica
Non è solo l’accorpamento del ministero a preoccupare, ma anche la manovra economica del 2009. I medici del Servizio sanitario nazionale, infatti, nonostante la firma del contratto
di categoria dello scorso luglio, hanno ancora molto da rivendicare e fanno richieste precise al governo. «Sono diversi i punti sotto accusa. Il primo è quello che riguarda il finanziamento del fondo sanitario nazionale. Questo finanziamento secondo quanto previsto della manova crescerà nei prossimi anni 2009-10-11 meno di quanto sarebbe cresciuto se fosse restato in vigore il trend previsto dal precedente patto della salute. Il ministro Sacconi sostiene che il fondo non cala, ma il vero problema è che il fondo ogni anno dovrebbe crescere. Il nodo cruciale è che cresce molto più lentamente e molto meno in base alla programmazione fatta e questa crescita rallentata divarica ancora di più la forbice tra la spesa (il fabbisogno) e la disponibilità finanziaria.
Tradotto in soldoni: il SSN sarà un po’ più povero con una ricaduta sulla salute dei cittadini. E voglio sottolineare che questa preoccupazione è espressa sia dalle regioni del centro destra che dal centro sinistra. Un altro problema sono i turni di lavoro, esiste una legge, la 66/2003 approvata dal governo Berlusconi, che recepisce una direttiva europea che riguarda tutti i lavoratori che afferma che non si può lavorare più di certo numero di ore alla settimana, che dopo una notte di lavoro ci deve essere il riposo. Con la nuova manovra, solo per i medici ospedalieri, è stato abolito il riposo dopo il lavoro notturno. C’è anche una norma che recita che i dirigenti della pubblica amministrazione e i medici ospedalieri devono andare in pensione quando hanno 40 anni di contributi. In questo modo vuol dire mandare via un primario di 59 anni (che ha riscattato gli anni dell’università), capace e competente che può dare ancora molto all’azienda. Questa “rottamazione dei primari” non ha alcun senso, oltretutto le politiche previdenziali vanno nella direzione opposta, cioè quella di posticipare l’età del pensionamento».
Pazienti a rischio con i nuovi Lea
I nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza) decisi dal Governo proprio non piacciono alle Regioni. Il primo diniego viene da Enrico Rossi, coordinatore degli assessori alla Sanità.
«I nuovi Lea - ha affermato - prevedono la possibilita’ di utilizzare le prestazioni con mezzo di contrasto nella radiologia solo per i pazienti oncologici, togliendo la possibilità di fare diagnosi. Vanno bene i risparmi, ma cosi’ dovranno pagare i cittadini. In questo modo si rischia di dare spazio alle assicurazioni private e aumentare la spesa dei malati per la diagnostica per immagini e sugli esami di laboratorio».
Un Piano che suscita nelle regioni molte perplessità, a partire dalla valutazione economica relativa ai risparmi fatta dagli esperti ministeriali. Sono infatti stimati (per effetto del ridimensionamento delle prestazioni) circa 2 miliardi di tagli, ma le regioni contestano tale stima definendola “non attendibile” (dal taglio sugli esami radiologici, ad esempio, il risparmio, sostengono, sarebbe inferiore ai 500 milioni e non di un miliardo come stimato). Ma a non convincere, anzi ad allarmare, sarebbe anche il principio proposto per cui varie prestazioni avrebbero “condizioni di accesso limitato”, con indicazioni di erogabilita’ subordinate “sia a condizioni di patologia che di vulnerabilita’ sanitaria e sociale”. Vale a dire che molte tipologie di esami sarebbero previste e gratuite solo per categorie precise (come i malati gravi) e non per gli altri cittadini. Un’impostazione, questa, contestata da più parti.
I nuovi Lea
Vaccino contro il tumore all'utero gratuito e nuove prestazioni per coloro che soffrono di malattierare: sono queste due delle nuove voci che entrano nell'elenco dei livelli essenziali di assistenza. Nell'elenco dei Lea 50 prestazioni ritenute obsolete, cioe' vecchie rispetto alle necessità di cura dioggi, vengono eliminate. Fra queste figurano, ad esempio, la risonanza magnetica mammaria mono e bilaterale, così come la scintigrafia ai testicoli, superate da analisi di nuovagenerazione. Scompare anche l'angioscopia percutanea, il testdella secretina e l'elettrolisi ed altre depilazioni cutanee (prestazione utilizzata contro l'irsutismo). In un capitolo B figurano 94 prestazioni ad alto rischio di inappropriatezza perle quali le regioni dovranno stabilire dei criteri tali da migliorarne l'utilizzo ed evitare abusi. Fra queste compaiono leanalisi per immagini con radiazioni ionizzanti utilizzate, adesempio, per diagnosticare le artrosi. L'obiettivo che le regioni dovranno raggiungere e' quello di migliorare l'utilizzodi questi esami che si intende lasciare senza difficoltà per i controlli dopo i traumi o per valutare alcune malattie comequelle oncologiche. In questo caso, nello specifico radiografiee tac ogni regione dovra' indicare le proprie indicazionicliniche. Infine in un ultimo capitolo C per 13 prestazionidovranno essere indicate le specifiche indicazioni cliniche in modo da limitarne l'uso sempre ispirandosi al criteriodell'appropriatezza. Ad esempio la curva da carico del glucosioverra' assicurata gratuitamente solo ai diabetici e a pazienti ad alta vulnerabilità, l'ecografia alle anse intestinali solo per il sospetto morbo di Crohn; l'esame della trasferrina edella ferritina potra' essere prescritto solo se dal test della sideremia (cioe' del ferro nel sangue) compariranno eventuali problemi. Per la copertura dei costi correnti e per il riassetto e la qualificazione strutturale e tecnologica del servizio sanitario nazionale l'ipotesi di accordo sui nuovi Lea stabilisce la necessita' di concludere e attuare quanto gia' concordato per il recupero delle risorse legate all'extrasconto sui farmaci generici ed aumentare l'ammontare delle risorse inalizzate per il cosiddetto programma ex articolo 20, che prevedeva risorse straordinarie per gli investimenti nella sanità in modo da poter sottoscrivere accordi di programma gia' nel 2009
I punti caldi rivendicati dai sindacati
- Fondo sanitario nazionale: il suo incremento è inferiore a quello programmato ed anche inferiore all’inflazione. Risultato: sarà sempre più difficile garantire un buon SSN
- Orari di lavoro non stop: eliminati due articoli a tutela dei riposi nei turni di lavoro. Ciò significa che i riposi, dopo un turno di 12 ore di lavoro, magari notturno, non saranno più obbligatori e lo stesso medico potrà essere chiamato in servizio. Un rischio in termini di sicurezza sia per i medici che per i pazienti.
- Al via “rottamazione primari”: dopo 40 anni di contribuzione, la direzione può prevedere il pensionamento dei primari. Così si impoverisce la professionalità del SSN.
- Problema precari: il 70% dei medici veterinari sono precari. Nulla è previsto per loro.
- Ticket ad esenti: le regioni in deficit potranno introdurre il ticket per i cittadini esenti e gli altri dovranno pagare un ticket di 10 euro in più sulla specialistica. Più colpite risulteranno quindi le fasce più deboli.
- Non siamo noi i fannulloni del pubblico impiego: i medici respingono le accuse generiche di lassismo. Gli ospedaliri affermano di lavorare 14 mesi all’anno, tra straordinari e ore non retribuite, con una media di 8 giorni di assenza per malattia pro-capite l’anno contro una media ben maggiore nel pubblico impiego.
La ricetta dell’ex ministro Livia Turco
L’onorevole Livia Turco fissa cinque obbiettivi prioritari per far funzionare al meglio il Ministero della Salute.
«Primo: stroncare la commistione tra politica e gestione. Secondo: rivedere ampiamente il rapporto tra pubblico e privato, partendo dalla constatazione che il privato in sanità, tranne quello che non a caso si definisce no profit, ha come priorità il profitto. Terzo: istituire un sistema nazionale di valutazione permanente dei risultati dal punto di vista economico e sanitario, che consenta di agire per tempo, sia nel pubblico che nel privato. Quarto: potenziare il programma di investimenti edilizi e tecnologici per ammodernare il sistema sanitario. Quinto: dare più autonomia e dignità professionale ai medici e agli operatori e, nello stesso tempo, mettere nelle mani dei cittadini strumenti di valutazione del servizio, al fine di migliorarlo. Cinque punti sui quali, per quanto mi riguarda, ho già predisposto un progetto di legge che sarà oggetto di esame parlamentare».
La ricetta del ministro Maurizio Sacconi
Per porre un freno ai “conti pazzi” della Sanità occorre mettere in atto il federalismo fiscale per combattere il fallimento politico della Regione.
«Per evitare che in futuro le Regioni “virtuose” paghino i conti di quelle in rosso, occorre passare dal federalismo irresponsabile prodotto con la riforma sanitaria 30 anni fa a un federalismo responsabile», spiega il ministro. «Ad oggi le Regioni che spendono di più e forniscono i peggiori servizi. Gli amministratori devono rispondere degli equilibri di bilancio soprattutto per quanto riguarda la spesa sanitaria, che e’ l’83% della spesa corrente delle Regioni, altrimenti scattano gli aumenti della pressione fiscale e il commissariamento. Solo così si puo’ arrivare a cambiare i modelli socio-sanitari.
L’elevata spesa sanitaria delle Regioni del centro sud è determinata sia dalla speranza che poi alla fine della lista i disavanzi vengono sempre coperti con il mantenimento di vecchi modelli organizzativi fondati sugli ospedali con 120 posti letto. Queste strutture, invece, vanno chiuse e sostituiti con una diffusa rete di servizi sociosanitari assistenziali, concentrando in pochi plessi ospedalieri le alte tecnologie e le alte professionalita’ che devono dare le risposte ai malati».
Libro: La salute? Cultura e benessere
Il libro, con il contributo dell’ex ministro Girolamo Sirchia, vuole allargare il respiro a quelle discipline che, unendo arte e mestiere, parlano dell'uomo, nella sua psiche e nel suo corpo, delle sue fragilità e delle risorse. L'integrazione dei saperi e della scienza, può infatti essere ciò che darà fertilità ad un terreno in cui potrà crescere un più autentico ben-essere.La curiosità nasce dal visibile e si perde nel non visibile alla ricerca del senso. Così il percorso di questo libro comincia dal segno, da quelle che sono le concrete necessità, i nuovi bisogni nel campo della salute, all'interno di un delicato sistema che ha come fine il prendersi cura di una comunità di individui. Ogni pagina è un tentativo di fare luce su importanti criticità, che spaziano dall'urgenza di un dialogo intorno alla bioetica, alla tragicità della negazione del diritto alla cura di persone affette da malattie infettive curabili.
“Dal regno al senso, tra salute, cultura e benessere” di Maurizio Grandi e Simone Castellare (ed. FrancoAngeli)
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