|
|
Dalla sardegna una delibera contro il dolore oncologico
Paola Sarno, N. 4 aprile 2009
L’Assessorato dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale della Regione Sardegna ha recentemente pubblicato delle linee guida per il trattamento del dolore oncologico. Il documento, elaborato dall’Osservatorio per l’appropriatezza composto da rappresentanti dei medici di medicina generale e da specialisti nella materia specifica, vuole essere uno strumento rivolto ai medici prescrittori ed in particolare ai medici di medicina generale per la corretta gestione del paziente oncologico a domicilio e negli altri nodi della rete delle cure palliative. «Le linee guida», ha spiegato la Regione in una nota «permettono di districarsi correttamente tra le diverse opzioni di trattamento disponibili con la categoria di farmaci oppioidi. Informazioni certe e validate scientificamente che tengono conto di tutti gli aspetti della “cura e assistenza” del paziente oncologico, anche in termini di qualità di vita, nel contesto di un corretto rapporto paziente/medico, sia esso oncologo, palliativista o medico di medicina generale».
Da un punto di vista epidemiologico stato valutato, infatti, che in Italia ci siano almeno 300.000 nuovi casi di tumore all’anno, con una mortalità stimata intorno ai 172.000 casi (dati ISTAT 2008). Il dolore è un sintomo presente nel 30-40 % dei pazienti oncologici al momento della diagnosi, nel 75% dei pazienti oncologici con malattia avanzata, nel 90% dei pazienti oncologici nella fase terminale. Si tratta di un dolore cronico, nella maggior parte dei casi dovuto a diverse cause, come l’azione diretta del tumore per infiltrazione tissutale, interessamento viscerale, ulcerazione, infezione. Oppure il dolore può essere conseguenza dei trattamenti terapeutici(chirurgia, chemioterapia, radioterapia). Le situazioni di polipatologia, frequenti soprattutto negli anziani, aggravano inoltre la situazione.
E, nonostante esistano raccomandazioni dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dell’European Association Palliative Care (Eapc), il dolore oncologico è ancora ampiamente sottotrattato. In Italia, per di più, il consumo di oppioidi è sempre stato tra i più bassi del mondo per i pregiudizi culturali, la scarsa educazione dei medici, la ridotta conoscenza da parte dei cittadini e dei pazienti della possibilità di trattare adeguatamente il dolore, nonchè le“difficoltà” legate alla prescrizione. A partire dal 2001, le varie normative per la semplificazione nell’uso dei farmaci analgesici stanno cambiando, seppure lentamente, lo scenario anche nel nostro Paese. Tutto ciò porta alla necessità, oggi, di linee guida condivise, che permettano di districarsi correttamente tra le diverse opzioni di trattamento partendo dalle informazioni certe e validate scientificamente. Questo l’intento della delibera della Sardegna, che, innanzitutto, considera significativa ed indispensabile la misurazione del grado di dolore percepito dal paziente. La scala elaborata dall’ Oms già nel 1986 distingue infatti fra dolore lieve, lieve-moderato, moderato-grave. Facendo riferimento a questa distinzione le linee guida della Sardegna consigliano: per il primo gradino, quello del dolore lieve, un trattamento con farmaci non oppioidi (paracetamolo, aspirina, FANS), per il secondo gradino, un trattamento con oppioidi minori (codeina, tramadolo) oltre ad eventuali non oppioidi, per il terzo gradino, quello del dolore medio-grave, gli oppioidi maggiori (morfina, metadone, fentanil, ossicodone, idromorfone) oltre ai non oppioidi. In tutti i gradini può essere utile l’utilizzo dei farmaci adiuvanti, come i cortisonici. Purtroppo tutte queste opzioni terapeutiche non sono esenti da effetti collaterali anche pesanti come la stipsi (40-70% dei casi); la sedazione (20-60% dei casi); la nausea e il vomito (15-30% dei casi), nonché il prurito (2-10% dei casi). La rotazione degli oppioidi o il cambiamento della via di somministrazione possono tuttavia migliorare di molto anche la tollerabilità. E, ai farmaci, possono aggiungersi tutte quelle terapie non farmacologiche che tengono conto di tutte le componenti del dolore e della sofferenza dell’ammalato di tumore anche nei loro risvolti psicologici e spirituali.
Le linee guida della Regione Sardegna si concludono ribadendo, infatti, che il dolore rappresenta nella vita delle persone ammalate di tumore anche un elemento di grave compromissione della vita di relazione, del rapporto con se stessi e con gli altri. Infine, il documento emanato dalla Regione Sardegna sottolinea che la dipendenza nei pazienti trattati a scopo antalgico, a differenza delle assunzioni di oppiacei per tossicodipendenza, è molto rara: quella psicologica è addirittura trascurabile, con una frequenza dello 0.04%, mentre per prevenire quella fisica, in pazienti non oncologici terminali, (sintomi e segni clinici da astinenza) si può comunque ridurre gradualmente il dosaggio del farmaco analgesico.
Indice di massa corporea e rischio di cancro all’ovaio
Esiste già convincente evidenza epidemiologica tra eccesso di massa corporea ed aumentato rischio di cancro all’endometrio e al seno nel periodo post-menopausale, ma la relazione tra indice di massa corporea (IMC) e cancro all’ovaio rimane ancora una questione aperta. Le potenziali similitudini che coinvolgono un meccanismo ormonale nell’eziologia dei tumori femminili evidenziano l’importanza dello studio di questa associazione, specialmente durante la somministrazione di terapia ormonale sostitutiva (TOS) in menopausa. Gli autori affermano però che le evidenze sulla relazione tra IMC e cancro ovarico dipendenti dall’uso di TOS sono molto scarse. Nell’articolo, pubblicato online dalla rivista “Cancer”, sono state studiate prospettivamente 94.525 donne americane dal 1996-97 alla fine del 2003. Durante i 7 anni di follow-up, sono stati diagnosticati 303 casi di tumore ovarico epiteliale. Nell’intera popolazione, il rischio relativo (RR) di cancro all’ovaio nelle donne obese era superiore del 26% rispetto alle donne normopeso. Invece, nelle donne mai trattate con TOS, il rischio di sviluppare cancro ovarico era quasi raddoppiato nelle obese, rispetto alle normopeso. Al contrario, non è stata evidenziata alcuna relazione tra IMC e rischio di cancro all’ovaio nelle donne che avevano usato la TOS in menopausa. Ulteriori analisi hanno suggerito, inoltre, un’associazione positiva tra IMC e cancro ovarico nelle donne che non avevano storia familiare di tumore all’ovaio, ma nessuna relazione con l’IMC nelle donne con storia familiare di cancro.
Una pillola per attenuare gli effetti del fumo
Una pillola in grado di attenuare alcuni degli effetti negativi del fumo sulla salute potrebbe diventare presto realtà. Un gruppo di ricercatori della Boston University School of Medicine ha individuato, infatti, 28 molecole prodotte in quantità anomale nelle cellule che rivestono le vie respiratorie dei fumatori. Se i livelli di queste molecole venissero ripristinati, proprio come sono nei 'non fumatori', sarebbe possibile migliorare le condizioni di salute dei fumatori. I dettagli della scoperta sono stati pubblicati su “Proceedings of the National Academy of Science”. I ricercatori hanno preso campioni di cellule dalle vie respiratorie di 10 fumatori e 10 'non fumatori'. Hanno così identificato 28 'microRna', risultati alterati nei fumatori. "Questi microRna", ha spiegato Avrum Spira, ricercatore che ha coordinato lo studio, "servono a regolare l'espressione genica dei cambiamenti avvenuti nelle persone che fumano e che si collegano alle malattie causate dal fumo, come il cancro". Uno di questi microRna, chiamato 'mir-218', sembra avere il controllo di un gruppo di geni che di solito proteggono le cellule dei polmoni e delle vie respiratorie dal danno ossidativo causato dal fumo. "Riteniamo che il livello di attività (di 'mir-218') sia fondamentale nel modo in cui un fumatore si difende dal possibile sviluppo di malattie polmonari", ha detto Spira. Gli altri microRna individuati contribuiscono a regolare la proliferazione e la crescita delle cellule delle vie respiratorie. Per questo i ricercatori credono che dare ai fumatori un farmaco speciale, ovvero dei supplementi di 'mir-218', potrebbe permettere loro di attenuare i danni del fumo.
Nel meridione nasce una rete per l’assistenza oncologica
Le regioni del Sud insieme per la creazione di una Rete integrata di servizi che coordini in maniera globale l'assistenza oncologica, dalla prevenzione alle cure palliative, rendendo più efficace ed efficiente l'intero sistema. Se ne e' discusso a Napoli nel corso del II Forum interregionale sull'equo accesso alle cure oncologiche, finalizzato alla sottoscrizione tra le 5 regioni meridionali di un protocollo operativo ed organizzativo per migliorare lo standard assistenziale. Il progetto nasce dalla verifica di un dato epidemiologico che mostra come, rispetto ai decenni scorsi, oggi anche al Sud i tumori sono diventati un problema emergente. Dall'analisi dei nuovi quadri di incidenza, infatti, è emersa la necessità di un piano strategico importante che garantisca gli stessi diritti all’assistenza per tutti senza relegare gli abitanti del Sud a cittadini di serie B. La Rete dei servizi oncologici prevede la creazione, nei distretti sanitari delle Asl, di una Unità di presa in carico del paziente, in grado di integrare intorno a lui la rete ospedaliera per i percorsi diagnostici e terapeutici, la rete territoriale per la prevenzione e le cure palliative e, in ultimo, la rete delle eccellenze. La riorganizzazione prevista dalla rete integrata di servizi oncologici avrà conseguenze non solo in termini di salute, ma anche in termini economici, potendo progressivamente ridurre la migrazione dei pazienti oncologici verso l'Italia settentrionale.
In USA ospedali in bancarotta per la crisi economica
Negli Stati Uniti è emergenza ospedali in bancarotta. Sempre più numerose le strutture costrette a chiudere, con ricadute a pioggia, dai pazienti rimasti senza cure a personale sanitario rimasto senza lavoro. Se come affermato dal ministro della Sanità in pectore, Tom Daschle, “chi perde il lavoro resta anche senza assicurazione sanitaria”, cioè senza la possibilità di pagarsi le cure, l’allarme si allarga ancora di più. Tenendo presente che negli ospedali lavorano 4,7 milioni di persone, infatti, gli ospedali non farebbero che perdere pazienti su pazienti, con uno scenario che rischia di essere un vero e proprio collasso del settore. Situazione alimentata anche dalle difficoltà finanziarie provocate dal crollo di Wall Street, che hanno fatto diminuire anche il volume delle donazioni private. Ciò che accomuna molti casi è la velocità con cui si arriva a parlare di bancarotta e questo dipende dal fatto che il margine di profitto della maggioranza degli ospedali negli Stati Uniti è assai ristretto, appena l’1 per cento. Mentre un rapporto del Center for American Progress, il centro studi-laboratorio del nuovo governo, spiega che negli ultimi cinque anni il numero dei lavoratori coperti da assicurazione sanitaria è diminuito dal 62 al 59 per cento del totale e il calo negli ultimi mesi si è accelerato, andando così ad alimentare ulteriormente la crisi degli ospedali, dove mancano i pazienti, ormai impossibilitati a pagare per le cure necessarie.
Torna ai risultati della ricerca
|