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Ospedali oncologici blu contro l’ansia e la depressione
Paola Sarno, N. 4 aprile 2009
I tumori, più di ogni altra patologia, portano con sé ansia e depressione: un paziente oncologico su tre ne soffre, al punto da richiedere una terapia dedicata. Una malattia nella malattia, dunque. E ben il 70% dei malati di cancro patisce un disagio psichico generale. Ma investire su comunicazione e informazione può ridurre decisamente questi dati, fino a dimezzarli: è questo l’obiettivo ambizioso del progetto HUCARE (Humanization in Cancer Care). Durante e al termine del percorso, previsto per il 2010, gli ospedali che avranno compiuto con profitto il “cammino di umanizzazione” saranno identificati e premiati con un bollino blu che certifica lo svolgimento di questo cammino. Si tratta della prima esperienza in Italia in tal senso e una fra le prime in assoluto al mondo. Ma chi va particolarmente soggetto a un forte disagio psicologico nel corso della malattia oncologica? “I dati mostrano che sono soprattutto le donne, fra coloro che vengono colpiti da una malattia oncologica, a sviluppare ansia e depressione, oltre ai pazienti del sud Italia rispetto al nord, in particolare quelli ricoverati in un reparti ospedaliero in cui non è prevista alcuna assistenza psicologica”, ha spiegato Rodolfo Passalacqua, coordinatore nazionale del progetto, membro del direttivo nazionale AIOM e primario della Unità Operativa di Medicina e Oncologia dell’ospedale di Cremona. “Finora siamo già riusciti a ridurre il disagio psicologico grave dal 34% al 29% con la sola attivazione non sistematica e non aggiornata nei reparti oncologici ospedalieri coinvolti nel progetto del cosiddetto Punto Informativo di Supporto (PIS). Ma l’obiettivo è ridurre queste percentuali sotto al 20%, una volta avviato in modo strutturato l’intero percorso che prevede innanzitutto di investire sulla comunicazione tra medico e paziente, sull’informazione e l’educazione sanitaria e sul supporto psicosociale”. Il progetto HUCARE è reso possibile grazie a finanziamenti pubblici, pari a mezzo milione di euro, del Ministero della Salute e della Regione Lombardia, che ha inoltre il ruolo di primo piano di coordinare 23 dei centri partecipanti su un totale di 36. Tra i promotori del piano, che sta muovendo i primi passi, c’è anche l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). “Il nostro obiettivo”, ha commentato al riguardo il presidente nazionale della società scientifica, Francesco Boccardo, “è quello di far conoscere il più possibile questa esperienza di alto profilo, tesa a una sempre più competente risposta ai bisogni globali del paziente, sia fra gli operatori sia al grande pubblico”.
HUCARE è, inoltre, un’idea particolarmente originale proprio perché è la prima progettazione volta a mettere in pratica interventi di supporto psicosociale. Questo genere di aiuto, che può influire positivamente sia sulla sofferenza dei pazienti sia su una migliore evoluzione della malattia neoplastica, sarà inoltre, garantito da diversi strumenti pratici, fra i quali una scala comune a livello nazionale per la valutazione del grado di disagio psicologico e una checklist condivisa per la rilevazione dei bisogni”. Sarà poi necessario applicare alla comunicazione e all’informazione i principi della medicina basata sulle evidenze (EBM). Per ciascuno degli scopi prefissati sono infatti stati identificati specifici strumenti attuativi ed indicatori di efficacia. “Uno dei più importanti strumenti per la realizzazione di ciò è proprio il PIS, da attivare in tutti i reparti”, ha detto ancora Passalacqua. “Un servizio che sarà gestito da personale infermieristico appositamente preparato e che disporrà di una biblioteca per pazienti con materiale informativo specifico e con l’accesso ad internet e alle banche dati”. Altro strumento molto utile previsto dal progetto è un elenco di “domande chiave” che il malato e personale sanitario potranno utilizzare per semplificare la comunicazione medico-paziente all’inizio del percorso diagnostico-terapeutico. Il progetto prevede, infatti, di coinvolgere oltre agli specialisti anche gli infermieri che operano nei reparti oncologici: per entrambi saranno attivati corsi specifici per migliorare le competenze nel campo della comunicazione. Del gruppo di lavoro che sta mettendo a punto questa modalità formativa fa parte anche la prof.ssa Lesley Fallowfiel, della Univerity of Sussex (UK), psiconcologa di fama internazionale e una fra i massimi esperti al mondo sulle problematiche psicologiche del malato di cancro.
Il progetto possiede un ulteriore valore aggiunto perché prevede il coinvolgimento diretto, oltre che degli oncologi e del personale infermieristico, anche delle associazioni dei pazienti, fra cui l’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC), la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO), la Fondazione Federico Calabresi onlus e l’associazione MEDEA.
In USA è il boom dei chirurghi itineranti
La nuova tendenza della chirurgia generale negli Usa è quella dei medici itineranti. Negli Stati Uniti sta aumentando esponenzialmente il numero degli specialisti del bisturi che rinuncia ad una pratica privata vicino a casa, a causa dei crescenti costi, e accetta invece posizioni 'a tempo' in giro per le cliniche d'America. Secondo gli ultimi dati, 1 chirurgo su 20 negli Stati Uniti lavorerebbe in questo modo, tramite 'incarichi temporanei' che stanno cambiando il volto della medicina statunitense dove i chirurghi 'generali' - ossia quelli che svolgono le operazioni più comuni di appendicite, ernie, cistifellea - sono in netta diminuzione. Negli ultimi 25 anni questi specialisti sono scesi del 25%. Il motivo starebbe nei costi smisurati che i chirurghi di questa categoria si trovano ad affrontare per riuscire farsi pagare dalle assicurazioni sanitarie o dai pazienti che non posseggono nessuna assicurazione. Oggi dunque i chirurghi generali 'itineranti' sono la categoria in più alto aumento. Tra i giovani medici Usa che stanno specializzandosi in chirurgia solo un quarto si orienta a seguire la strada della chirurgia generale, tutti gli altri vanno verso specializzazioni ben più remunerative. Ma la tendenza preoccupa alcuni esperti che denunciano il rischio per i pazienti dei chirurghi 'di passaggio': i malati vengono difatti seguiti nel decorso post-operatorio da altri medici.
Il 60% dei medici chiede stipendi adeguati e più trasparenza
Più soldi in busta paga, e maggiore trasparenza nelle assunzioni e nelle nomine di primari e manager. Ma anche strutture sanitarie più moderne e funzionali, dove poter svolgere il proprio lavoro. E' quello che chiedono i medici italiani che, attraverso un sondaggio realizzato da 'Quotivadis', quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis, hanno espresso le loro aspettative per il 2009, stilando una classifica dei 'sogni nel cassetto' della categoria. Per migliorare la propria condizione, il 33 per cento dei medici non ha dubbi: "serve un trattamento economico più adeguato". Buste paga più pesanti quindi, ma non solo. Il 27per cento dei camici bianchi vorrebbe finalmente che ci fosse "più trasparenza nelle assunzioni e nelle nomine dei dirigenti delle aziende sanitarie". C'è poi un nutrito numero di medici, il 19 per cento, che chiede di poter svolgere il proprio lavoro in "strutture sanitarie più moderne e funzionali". Infine un dato che sembra svelare un certo pessimismo nella categoria: il 20 per cemto dei medici che ha risposto al sondaggio, ha infatti affermato, senza mezzi termini, che dal nuovo anno "non si aspetta nulla".
Ipasvi: un nuovo testo di studi rivolto agli infermieri
L'infermiere laureato specialista/magistrale: il progetto formativo è il primo volume di una nuova collana, curata dalla Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI e che si apre con una prefazione dalla sua presidente, Annalisa Silvestro, intende costituire un approfondimento di temi innovativi e trasversali all’esercizio della professione infermieristica. Ne sono autori Loredana Gamberoni, Antonella Lotti, Giuseppe Marmo, Gennaro Rocco, Paolo Rotondi, Loredana Sasso e WillemTousijn.
Il libro (Mc Graw Hill, pp.150; euro 22) rappresenta il logico compimento dell’iniziativa portata avanti dall’ IPASVI in campo formativo, avviata con due analoghe produzioni che, opportunamente rivisitate, saranno riproposte in tempi brevi. Produzioni che nacquero a partire dal 1999, anno in cui prese avvio in molte Università Europee il “processo di Bologna”, che pose le premesse per un sostanziale ripensamento della formazione infermieristica ai vari livelli.
Il taglio del nuovo testo di studi privilegia la Laurea specialistica perché la figura dell’infermiere con una laurea specialistica/magistrale riveste caratteri di novità, come il passaggio dalla logica del titolo di studio che prepara per uno specifico ruolo (dirigente e docente) alla logica di una formazione disciplinare di secondo livello, aperta a un mercato del lavoro in evoluzione e che sempre di più richiede figure professionali di alto livello anche nel campo delle professioni sanitarie non mediche.
La diagnosi precoce è l'unica arma contro il melanoma
Per divulgare il frutto delle conoscenze e dell'esperienza in materia di prevenzione, diagnostica e terapia dei Tumori della pelle maturata presso l'Istituto San Gallicano – IFO- di Roma nasce il progetto "Accademia di Formazione Dermato - Oncologica". L'obiettivo è far conoscere nuove tecnologie che vanno dall'uso del Dermoscopio alla Videomicroscopia digitale, dal Microscopia confocale alla Termografia ai dermatologi e per informare i medici di medicina generale. Il progetto prevede la formazione a distanza dei medici e l'utilizzo del web per campagne di prevenzione e informazione rivolte ai cittadini.
Il melanoma, pur essendo un tumore raro, registra un incidenza in continua crescita: è la quarta neoplasia in Australia e Nuova, Zelanda, la sesta negli USA e la dodicesima in Italia. La media in Italia è di 12 persone colpite ogni centomila abitanti all'anno, con età compresa tra i 35 e i 65 anni. E' molto raro nei bambini, colpisce entrambi i sessi, ma per quello maschile la diagnosi è più tardiva perché meno sensibili alla prevenzione. Nel corso delle 24.000 visite effettuate nel 2008 presso il Dipartimento di Dermatologia Oncologica dell'Istituto Dermatologico San Gallicano, diretto da Caterina Catricalà, sono stati diagnosticati 359 nuovi casi di melanomi e 1500 carcinomi. "L'unica arma vincente contro il melanoma - sostiene Catricalà - resta ancora la diagnosi precoce effettuata da dermatologi esperti ed adeguatamente formati all'uso delle diagnostiche non invasive ed in particolare alla demoscopia."
Nei paesi che negli ultimi 40 anni hanno effettuato campagne di educazione e prevenzione, infatti, la mortalità si è ridotta o stabilizzata. Ecco quindi l'importanza della diagnosi precoce.
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Segreteria aperta dal Lunedì al Venerdì, dalle ore 8.30 alle ore 16.30, orario continuato.
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E-mail. info@aimac.it
FAVO
F.A.V.O. Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato Oncologico
Via Barberini, 11 - 00187 Roma
Tel/Fax: 06.42012079
Numero Verde 800 903789
E-mail: info@favo.it
ISTITUTO DERMATOLOGICO SAN GALLICANO IRCCS - IFO
Via Elio Chianesi, 53 - 00144 Roma
Centralino: 06 52661
Prenotazioni/informazioni: 06 52662727 - 800 986868
www.ifo.it
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