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Il tumore: una patologia sempre più di massa

Paola Sarno, N. 10 ottobre 2009

Sono circa 2 milioni gli italiani che nel corso della loro vita hanno avuto una diagnosi di patologia oncologica. E sono la Liguria e il Friuli Venezia Giulia le regioni con il più alto numero di malati. I nuovi casi nel 2008 sono stati 431 ogni 100.000 abitanti per le donne e 483 per gli uomini. La mortalità per tumore rappresenta in Italia il 30% circa del totale dei decessi annui, ma migliora costantemente la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, pari, secondo gli ultimi dati disponibili, al 47% (in linea con la media europea).
Emergono, oltretutto, difformità nelle opportunità di cura per i malati delle varie Regioni: dalla disponibilità di farmaci alle prestazioni specialistiche di oncologia, a quelle di radioterapia sino al sostegno psicologico e all’assistenza domiciliare integrata, la situazione è molto diversa se chi è malato risiede in una Regione piuttosto che in un’altra. Sono questi i più importanti dati rilevati dal Censis, che ha recentemente presentato a Roma uno studio al riguardo, condotto con la partecipazione di Aiom, Airo e Inps.

Il riconoscimento dell’invalidità secondo l’INPS
Entrando più nel dettaglio, i dati del Censis mostrano che i tumori sono una patologia ormai cronica e di massa, tanto che, nel periodo 1998-2008, circa il 57% delle inabilità pensionabili accolte dall’Inps nei confronti dei lavoratori assicurati presso l’Istituto, è ascrivibile a patologie tumorali: nello stesso periodo le invalidità pensionabili ascrivibili alle malattie oncologiche sono state più di 89mila, e dal 2005 sono al primo posto tra le cause di riconoscimento, avendo per la prima volta superato numericamente e percentualmente quelle relative alle malattie del sistema circolatorio. Per quanto riguarda l’accertamento dello status di invalidità civile nei malati oncologici, va detto che l’Inps, attraverso le sue Commissioni Mediche, è riuscito nel 2008 a provvedere alla disamina della quasi totalità dei verbali trasmessi dalle Asl nell’arco temporale di 30 giorni. Ciò in assenza di uno specifico obbligo di legge, in quanto la Legge 80/2006 impone solo alle commissioni mediche delle Asl che l’accertamento sanitario relativo alla invalidità civile per i soggetti con patologie oncologiche debba avvenire entro 15 giorni. Inoltre, l’esistenza di diversi soggetti istituzionali con potere concessorio (Regioni, Province, Comuni, Prefetture, Inps) determina una disomogeneità nei tempi di pagamento delle prestazioni economiche per invalidità civile che potrebbe essere risolta attribuendo ad un unico soggetto il compito.

Le difformità di accesso ai farmaci da regione a regione
La ricerca ha mostrato difformità, seppur minime, nell’accesso alle opportunità di cura e trattamento per i pazienti delle varie regioni, per quanto riguarda i farmaci. Infatti, in 14 regioni con Prontuari Terapeutici Regionali (Ptr), si possono determinare ritardi di accesso a causa dei tempi impiegati dalle Commissioni preposte per autorizzare l’impiego dei farmaci, dopo che questi sono stati varati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Al contrario, le regioni che effettuano un’automatica ammissione alla rimborsabilità dei farmaci autorizzati dall’Aifa (come Piemonte e Lombardia) riescono probabilmente a garantire un accesso più rapido. Le differenze fra Regione e Regione riguardano anche la possibilità di accedere ai nuovi farmaci antiblastici: dall’analisi del Censis relativa al loro inserimento o meno nei Prontuari Terapeutici Regionali (laddove questi ultimi esistono) sono emerse varie differenze. Persino nella "virtuosa" Emilia Romagna, per esempio, mancano nel Ptr alcuni di questi farmaci. In altre Regioni, invece, anche secondo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) è necessario redigere, per determinati farmaci, una richiesta motivata personalizzata.

Le differenze regionali per le prestazioni specialistiche
Altre disuguaglianze riguardano le differenze regionali nell’accesso a prestazioni specialistiche extraospedaliere di oncologia. In questo campo si rilevano variazioni nelle prestazioni rese per 1.000 abitanti che oscillano tra 13,23 prestazioni in Campania (13,90 in Abruzzo) e 172,88 nella Provincia Autonoma di Bolzano (127,67 in quella di Trento).
In particolare per quanto riguarda la radioterapia si notano importanti scostamenti (da 419,10 per 1.000 abitanti in Molise a un minimo di Basilicata e Valle d’Aosta dove il dato è inferiore all’1‰). Sempre per quanto concerne la radioterapia, il divario tra il Nord ed il Centro-Sud appare evidente se si considera che su 125.007 pazienti che nell’anno 2007 hanno avuto accesso ai 150 centri distribuiti sul territorio nazionale, il 58% ha ricevuto il trattamento presso i centri del Nord Italia e il 42% presso i centri del Centro-Sud. Diverse le motivazioni alla base di questo dato: le migrazioni dei pazienti, la mancata indicazione al trattamento radioterapico, ma anche la diversa organizzazione in merito alla distribuzione delle risorse umane (e non solo del personale sanitario, ma anche di quello amministrativo) e di quelle economiche. Altre disuguaglianze fra Regione e Regione, secondo il Censis, si segnalano anche per quanto riguarda le prestazioni specialistiche extraospedaliere di Medicina Fisica e Riabilitativa.
Non solo: anche se i dati del Sistema Informativo Sanitario (Sis) non distinguono le prestazioni riguardanti in particolare le patologie oncologiche, ma prendono come riferimento il complesso delle prestazioni per tutte le patologie che necessitano di assistenza specialistica fisiatrica, i dati del 2007 mettono in risalto differenze notevoli nell’erogazione delle prestazioni: si passa dalle 178,51 di fisiatria erogate in Toscana per 1.000 abitanti alle 3.744,86 erogate in Basilicata.

Gravi disuguaglianze nell’assistenza domiciliare integrata
Se si considera, poi, nell’assistenza domiciliare integrata (Adi) sempre relativamente ai pazienti che ne possono usufruire su base di 1.000 abitanti, le cifre oscillano fra i 0,53 casi della Valle d’Aosta a 21,63 casi in Friuli-Venezia Giulia. Ulteriori disparità anche nelle ore totali di assistenza domiciliare per caso trattato (da 12 ore in Molise a 183 ore in Valle d’Aosta). Ed è proprio con l’Adi che i dati ufficiali mettono in luce aspetti che preoccupano notevolmente i malati oncologici. Le prestazioni dell’Adi, infatti, sono riservate prevalentemente alle persone anziane e ai malati oncologici. Vi figurano soprattutto i pazienti terminali (8,08% delle persone assistite in Adi). In termini quantitativi, poi, l’assistenza resa dal Ssn è di modesta entità con una media nazionale di 8,03 casi trattati ogni 1.000 abitanti e una media di 22 ore d’assistenza resa per caso trattato (di cui 15 ad opera di infermieri, 4 di terapisti della riabilitazione e 3 di altre figure, in prevalenza di assistenza sociale). Anche nel caso dell’Adi, le difformità tra regioni - indipendentemente dalla loro collocazione geografica - sono marcate, variando da 1,18 casi di Adi per 1.000 abitanti in Valle d’Aosta (1,40 nella Provincia autonoma di Bolzano e 2,55 in Sicilia) a 34,11 casi in Puglia (20,50 in Friuli-Venezia Giulia).
È possibile intervenire per colmare tutte queste lacune che di fatto rappresentano un ulteriore ostacolo per i pazienti nella lotta alla loro malattia? Secondo il Censis una delle misure più utili per affrontare organicamente il problema delle disparità sarebbe la sollecita approvazione del Piano Oncologico Nazionale, prevista da norme di legge purtroppo fino a oggi inapplicate.

Dati CENSIS: il parere delle associazioni di volontariato
Anche le associazioni di volontariato, interpellate dallo studio del Censis, esprimono giudizi molto differenti sull’operato del Ssn in ambito oncologico. Nel 51,3% dei casi il giudizio è positivo, ma emerge un divario Nord-Sud: al Nord è il 64,2% delle associazioni ad essere soddisfatta; solo il 46,5% al Centro e meno del 29% al Sud.
Le associazioni esprimono giudizi particolarmente positivi sulla terapia farmacologica (93%), per la terapia chirurgica e radioterapica (72,6%) e per la diagnostica (71,6%). Molti meno i pareri positivi sulla prevenzione (48%) e sulla riabilitazione (42%). Ancora meno quelli che apprezzano l’Adi (34%) e l’informazione ai pazienti (33,7%).
Risultano particolarmente carenti, specie nel Sud e nelle Isole, i servizi di supporto psicologico, visto che secondo le associazioni beneficia di questo servizio offerto dalle Asl poco più del 26% dei pazienti, con punte del 38% al Nord e del 12% al Sud. Per oltre il 91% delle associazioni, infine, esistono barriere all’accesso all’assistenza psicologica dovute per il 63,5% a scarsa chiarezza delle informazioni e, per il 57,6% alla carenza di psicologi nei Ssr.
Sul tema essenziale dell’informazione per i pazienti e le loro famiglie, dai dati Censis emerge che, se in ambito clinico la principale fonte informativa per i pazienti e i familiari sono i medici oncologi, indicati da quasi l’87% delle associazioni, in ambito socioassistenziale sono le associazioni a rappresentare la fonte più importante.

Regole uguali per farmaci biotech e biosimilari
Stesso numero di studi e della stessa qualità per i biosimilari, prodotti simili - ma non uguali - ai medicinali biotech per i quali i brevetti hanno iniziato a scadere. È quanto chiede con forza la maggioranza degli oncologi (53%) e dei nefrologi (61%) del Lazio alle Istituzioni sanitarie italiane. Specialisti che però dimostrano di saperne poco: per più di uno su tre, infatti, la differenza tra biosimilari e generici non è chiara, e ciò nonostante ben il 90% degli oncologi e l’85% dei nefrologi operanti in regione utilizzi farmaci biotech per i propri pazienti. I dati sono emersi dal workshop regionale tenutosi all’IRE di Roma, promosso dalla Fondazione AIOM, dalla Società Italiana di Nefrologia e dalla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie.
«I risultati del sondaggio condotto tra 80 oncologi e 40 nefrologi del Lazio dimostrano - ha affermato Francesco Cognetti, oncologo dell’IRE - che gli specialisti che più utilizzano molecole biotech raccomandano di recepire appieno le normative comunitarie e di legiferare come già fatto da altri Paesi Ue come Francia, Spagna, Svezia, Germania e Slovenia dove le nuove norme adottate impediscono al farmacista ospedaliero di sostituire con un analogo biosimilare la prescrizione di un farmaco biotech».
Anche Francesco Locatelli, past president della SIN e della Società Europea di Nefrologia ha auspicato una legge sui biosimilari che garantisca una linea di comportamento omogenea per tutti i Ssr.
Per saperne di più: www.biosimilari.it

Radioterapia oncologica in rete nella regione piemonte
Sono oltre 300 i pazienti del vercellese che potranno effettuare un intero ciclo di radioterapia oncologica nel presidio ospedaliero del capoluogo provinciale. Lo prevede un accordo di collaborazione tra l'azienda ospedaliero-universitaria "Maggiore della Carità" di Novara e l'Asl n.11 di Vercelli. Dopo le visite per la valutazione e la preparazione del trattamento, nella struttura complessa di Radioterapia di Novara, diretta da Marco Krengli, i pazienti potranno proseguire le terapie poco distante da casa, evitando i disagi dovuti a trasporti e attese. L'integrazione fra i centri di Novara e Vercelli rappresenta una delle più avanzate realizzazioni di strutture di radioterapia in rete geografica in Italia e consente un'offerta di prestazioni di livello qualitativo molto elevato, facilitandone l'accesso alla popolazione. L’iniziativa si inserisce nell'ambito della riorganizzazione dei processi assistenziali, prevista dalla Regione Piemonte, tra le aziende sanitarie regionali appartenenti alla stessa area funzionale sovrazonale.
L'attività di radioterapia è stata resa possibile mediante importanti investimenti realizzati con finanziamenti nazionali e regionali, che hanno consentito di acquistare apparecchiature all'avanguardia e di formare personale specializzato.

Un paziente su due vince il cancro
Sopravvivere al tumore e affrontare il futuro, forti di una nuova consapevolezza: per fortuna questa è oggi la realtà per quasi due milioni di persone nel nostro Paese. A cinque anni dalla diagnosi sopravvive infatti il 47% dei pazienti. Ma poco si sa dei bisogni e delle difficoltà incontrate dopo la malattia.
Ai "guariti" e alle loro testimonianze è stato dedicato il convegno "Per una vita come prima", tenutosi all’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.
Un appuntamento giunto ormai alla terza edizione, che si arricchisce anche di un sito internet - www.perunavitacomeprima.org - in cui sono raccolte le storie di persone che "ce l’hanno fatta". «Fino a qualche decennio fa - ha affermato Marco Venturini, a capo dell’Oncologia di Negrar e coordinatore scientifico dell’evento - il cancro era davvero un male incurabile e nettamente diverso era l’approccio al malato. Oggi ci concentriamo soprattutto sulla centralità e sulla soggettività personale, sui suoi bisogni, sull’importanza dell’aspetto psicologico e della buona comunicazione in oncologia».
Il convegno, patrocinato da AIOM e dalla SICP, ha ospitato, tra gli altri, Maura Viceconte, una delle più forti maratonete italiane, ancora oggi detentrice del record nazionale sulla distanza, che da giugno dello scorso anno sta affrontando la lotta contro il tumore al seno.

In sardegna aumentano i tumori al fegato per l’incidenza di epatiti
In Sardegna si registra un aumento dei tumori al fegato collegato alla diffusione dell'epatite B e, in misura minore, a quella di tipo C. A questi casi si aggiungono quelli, sempre più frequenti, di epatocarcinoma in fegato non cirrotico. La preoccupante tendenza è stata evidenziata a Siligo (Sassari) in occasione di un congresso organizzato all'ospedale Santissima Annunziata di Sassari.
Fra le strategie diagnostiche illustrate dagli esperti figurano l'alcolizzazione del tumore epatico, un metodo semplice e a basso costo adatto come approccio iniziale; la termoablazione con radiofrequenza, che consente di "coagulare" la lesione in modo radicale; la chemio-embolizzazione, con l'iniezione di un farmaco antitumorale e di una sostanza lipidica nella circolazione sanguigna che porta direttamente al tumore; infine, nelle forme avanzate e non più suscettibili di terapie locali, alla terapia orale con un nuovo farmaco, il sorafenib, che sembrerebbe essere l'unico attivo in queste forme, incrementando le probabilità di sopravvivenza nei pazienti con epatocarcinoma. Soprattutto in questo tipo di tumore la diagnosi precoce è fondamentale perché associata ad un'alta percentuale di guarigione. Obiettivo che sarà perseguito nell'Asl di Sassari attraverso un'organizzazione interna che eviti al massimo le difficoltà dei pazienti ad essere presi in carico nelle strutture di riferimento.

Poche le donne incluse negli studi clinici in oncologia
Le donne sono ancora sotto-rappresentate negli studi oncologici non sesso-specifici benché le ricerche finanziate dal governo ne prevedano una più alta percentuale. Poiché questo fenomeno può infl uire sulla conoscenza della risposta alle terapie tra i due sessi, i ricercatori dell’Università del Michigan hanno analizzato pubblicazioni riguardanti la ricerca oncologica in 8 riviste internazionali nel 2006 (5 di oncologia: Journal of Clinical Oncology, Journal of the National Cancer Institute, Lancet Oncology, Clinical Cancer Research e Cancer; 3 di medicina generale: New England Journal of Medicine, Journal of the American Medical Association e Lancet). Lo studio, pubblicato su Cancer, ha identificato un totale di 1534 articoli di ricerca oncologica, 661 dei quali (con un totale di 1.096.098 partecipanti) sono studi clinici prospettici su vari tipi di tumori. Per tutti i 7 tipi di cancro non sesso-specifici valutati, la maggior parte degli studi considerati includevano una proporzione più bassa di donne rispetto alle pazienti con altri tipi di cancro. In particolare le donne costituivano una proporzione significativamente più bassa degli uomini partecipanti agli studi analizzati per 6 dei 7 tipi di cancro non sesso-specifici. La percentuale delle donne partecipanti era, infatti, il 38.8%, mentre le ricerche che avevano ricevuto fondi governativi avevano una percentuale più alta di donne partecipanti.

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