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Saranno 12 milioni i morti per tumore nel 2030

Vera Lanza, N. 3 marzo 2010

Il problema del tumore evolverà nel mondo nei prossimi due decenni e nel 2030 sarà il primo killer nel mondo, con circa 12 milioni di vittime in tutto il pianeta di cui quasi 9 milioni solo nei Paesi poveri. Sono le previsioni dell’Oms, rese note durante il terzo Congresso mondiale per il controllo del cancro (International Cancer Control Congress - Iccc-3), organizzato a Cernobbio (Como) dalla Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in collaborazione con l’Associazione canadese International Cancer Control.
L’evento internazionale, che ha riunito oltre 450 delegati di 84 Paesi, una decina più del previsto, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Simon B. Sutcliffe, Presidente dell’Organizzazione Canadese per la Collaborazione Contro il Cancro; Presidente del Comitato Scientifico Internazionale del Congresso, Marco A. Pierotti, Direttore Scientifico Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori; Presidente del "Terzo Congresso Mondiale per il Controllo del Cancro" l’On. Ala Din Alwan, Assistente per le patologie oncologiche del Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; Luiz Antonio Santini, Direttore Generale, Istituto Nazionale dei Tumori (INCA), Brasile; Andrea Micheli, Direttore della struttura di Studi Descrittivi e Programmazione Sanitaria della Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori.
Durante i lavori gli esperti hanno illustrato ai delegati provenienti dall’Europa, dall’Asia, dall’Africa, dall’America del Nord e del Sud e dall’Oceania le analisi a sostegno degli obiettivi del Congresso.
Il Forum si è aperto con il messaggio della Commissaria UE alla Sanità, Androulla Vassiliou, letto dal Ministro della Salute e dell’Infanzia della Repubblica d’Irlanda, On. Mary Harney T.D., nel quale si esprime «il pieno appoggio della Commissione Europea all’iniziativa, condividendo la visione del congresso sull'importanza di mettere insieme un’ampia serie di protagonisti coinvolti per lottare in maniera più efficace contro il cancro e ridurne l’incidenza, nell’interesse degli individui e della società».
Messaggi di saluto sono inoltre pervenuti dal Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, rappresentato a Cernobbio dall’Assessore alla Sanità Luciano Bresciani, e dal Vice-Ministro della Salute Ferruccio Fazio, presentato dalla Professoressa Maria Luisa Lavitrano, consulente per le Attività Internazionali, che ha confermato l’impegno del suo Ministero a sostenere le iniziative per l’intensificazione delle collaborazioni internazionali e in particolare con i Paesi del Mediterraneo. Al congresso sono anche giunti i saluti da parte del Sottosegretario del Ministero Affari Esteri, Enzo Scotti, e l’impegno, già anticipato in una lettera agli organizzatori dal Sottosegretario Stefania Craxi, a sostegno delle iniziative per la collaborazione tra Unione Europea e Unione Africana e a favore dell’appello indirizzato ai leader politici dei due continenti perché il cancro sia incluso nell’Agenda delle collaborazioni internazionali.
Nei prossimi anni l’Africa, l’Asia e il Sudamerica saranno interessati da un’epidemia di nuovi casi di tumore. L’American Cancer Society stima che nel mondo muoiano di cancro circa 8 milioni di persone l’anno e che nel 2007 i nuovi casi di tumore nel mondo siano stati 12 milioni, di cui 6,7 nei Paesi in via di sviluppo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, a sua volta, stima che nel 2020 i nuovi casi aumenteranno fino a 16 milioni, di cui il 55% nelle nazioni in via di sviluppo. Nel 2020, tra questi 8,8 milioni di nuovi casi, più di un milione insorgeranno nelle regioni dell’Africa sub-sahariana. La malattia oncologica è diventata un problema globale ed è un’emergenza nei Paesi in via di sviluppo.
Nel suo intervento il dottor Ala Alwin, assistente del direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha spiegato che nei Paesi in via di sviluppo «le morti per cancro passeranno da 5,5 milioni nel 2005 a 6,7 milioni nel 2015 e a 8,9 milioni nel 2030, mentre nei Paesi sviluppati i decessi oncologici saliranno dal 2005 al 2030 da 2,1 a 2,5 milioni». La previsione dell’esperto è che «fra 20 anni i tumori saranno la prima causa di morte, seguiti da malattie ischemiche e infarto. E se nei Paesi in via di sviluppo – continua Alwin - aumenteranno i decessi legati a tutti i tipi di cancro, ma soprattutto ai tumori a polmoni, stomaco e fegato, nelle nazioni più ricche le proiezioni al 2030 evidenziano una mortalità sostanzialmente stabile nelle diverse patologie tumorali, ma con una crescita dei decessi per le neoplasie al colon e un calo significativo per quelle polmonari». Fanno dunque eccezione i tumori al colon (in crescita) e quelli al polmone (in considerevole calo). Proprio sotto questa luce assume un’importanza ancora più fondamentale il Registro dei tumori, come ha spiegato Franco Berrino, direttore del Dipartimento di medicina predittiva e per la Prevenzione dell’Istituto tumori. Berrino, ricordando che proprio a Varese è nato il primo registro tumori italiano alla fine degli anni ‘70, ha sottolineato «l’importanza della registrazione per tutte le attività di controllo del cancro, includendo la valutazione dei processi di cura mediante gli studi di sopravvivenza e di prevenzione primaria come quelli ora indirizzati sulla relazione tra dieta e tumori». Un’esperienza da esportare anche nei Paesi in via di sviluppo con l’aiuto e l’attenzione delle Istituzioni internazionali ed in primo luogo dell’Unione Europea. Ben venga dunque, a questo proposito l’iniziativa dello Ieo verso Cuba (vedi box).
«Nel Continente africano la diffusione della malattia - sostiene Marco Pierotti, Direttore Scientifico della Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori e Presidente del Congresso - si presenta in modo drammatico per l’arretratezza economica e strutturale di molti Paesi e perché i sistemi sanitari sono indirizzati alle storiche gravi malattie dell’area (malnutrizione, diarrea, malattie infettive). Per questa situazione in Africa il cancro si presenta spesso in forme avanzate e gravissime ormai sconosciute agli occidentali. Il cancro è una malattia frequente nelle età mature e avanzate. La positiva diffusione della crescita economica ha offerto a molti paesi africani un vita media oltre i 50 anni e ciò comporta un maggior rischio di malattia. Inoltre in Africa si stanno rapidamente diffondendo stili di vita a rischio: fumo, alcool, cattiva alimentazione, esposizione ambientale e professionale a sostanze cancerogene.
La sopravvivenza per tumore ha una grande variabilità nel mondo in ragione della diversa capacità dei sistemi sanitari nell’affrontare la malattia: a cinque anni dalla diagnosi la sopravvivenza varia dal 15% al 60%. Ogni anno sempre più persone nel mondo si ammaleranno e moriranno di tumore e sempre più persone sopravvivranno al tumore: il peso personale, sociale e in termini economici del cancro è destinato inesorabilmente ad aumentare ovunque.
La promozione di cooperazioni internazionali ed intercontinentali - continua Marco Pierotti, Presidente di ICCC3 - per il controllo del cancro, in primo luogo tra i Paesi del Medio Oriente e del Mediterraneo, tra i Paesi dell’America Centrale e del Sud America è stata oggetto di approfondimento in diversi gruppi di lavoro. Il trasferimento delle esperienze maturate soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso in Europa e negli Stati Uniti nel campo della prevenzione, della ricerca, dell’assistenza e cura delle malattie oncologiche, infatti, è lo strumento principale a nostra disposizione per contrastare lo sviluppo delle malattie oncologiche nel Sud del mondo».
A questo proposito il Presidente della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Antonio Colombo, proprio a partire dalla necessità di questo impegno solidale nelle scorse settimane, sentito il parere favorevole della Regione Lombardia, in una lettera ha sollecitato un incontro con i Presidenti delle Fondazioni IRCCS pubbliche Policlinico-Mangiagalli e Istituto Besta «al fine di elaborare un progetto comune per un possibile intervento nella realtà africana, da sottoporre alle Istituzioni competenti».
«Tra le indicazioni concrete emerse dai lavori - dice Andrea Micheli, Coordinatore di ICCC3 e Direttore dell’Unità di Studi Descrittivi e Programmazione Sanitaria della Fondazione INT - vi è l’importanza della registrazione per tutte le attività di controllo del cancro, includendo la valutazione dei processi di cura mediante gli studi di sopravvivenza e di prevenzione primaria come quelli ora indirizzati alla relazione tra dieta e cancro, esportando l’esperienza della registrazione nei PVS con l’aiuto e l’attenzione delle Istituzioni internazionali e in primo luogo dell’Unione Europea. C’è poi la speranza che altri prendano nelle loro mani l’appello lanciato dal congresso e si avvii al più presto una grande politica di collaborazione tra Unione Africana e Unione Europea per il contrasto al cancro».
Gli studiosi auspicano che la collaborazione con i Paesi africani possa essere indirizzata allo sviluppo di scuole oncologiche con attenzione alla formazione per la prevenzione primaria, allo sviluppo di reti di sorveglianza dell’epidemia attraverso la costituzione di registri tumori e allo sviluppo del controllo della malattia nella fase terminale.
Il forum si è concluso con un appello sottoscritto dai delegati e indirizzato ai leader politici dell’Unione Europea e dell’Unione Africana affinché il cancro sia incluso nell' Agenda delle collaborazioni internazionali.
Il Congresso ha approfondito, con il contributo delle grandi organizzazioni internazionali e di volontariato per la promozione della salute, i più importanti temi per il controllo del cancro come la prevenzione primaria, i programmi di screening, i processi organizzativi, il controllo della malattia nelle sua fase finale e gli interventi di riabilitazione, le linee guida di tipo clinico e la modalità per la collaborazione tra clinici, ricercatori, pazienti e volontari per la gestione della malattia e le sue conseguenze. Anche il cancro sta diventando, infatti, sempre più un problema
globale.

Salute: medici Ieo portano a cuba esperienza contro tumore seno
Una delegazione di esperti dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), fondato e guidato da Umberto Veronesi, a gennaio è andata a Cuba per offrire ai cittadini dell’isola la tecnologia per la cura del tumore al seno. Si tratta di un’iniziativa di valore umanitario che nasce dalla prima Conferenza Mondiale "Science for Peace" che si è svolta presso l’Università Bocconi di Milano. I medici italiani hanno provveduto a effettuare corsi di formazione e aggiornamento per gli oncologi cubani e una serie di interventi chirurgici (di tumore alla mammella) che saranno effettuati in ospedali locali e alla presenza di oncologi cubani. Questo al fine di far seguire, alla parte teorica, anche quella pratica. Tutto questo ha un preciso significato: mettere anche la sanità dei paesi meno ricchi del nostro in condizione di operare al meglio nella cura di gravi malattie come, appunto, il tumore al seno. La linea aerea "Neos", oltre ad offrire il viaggio per tutta la delegazione italiana, ha allestito due aerei con il logo della Fondazione Veronesi e la dicitura "Science for Peace" che contraddistingue il messaggio che la Fondazione Veronesi sta diffondendo nel mondo. La Fondazione Veronesi sottolinea come questa iniziativa sia tesa anche a infrangere il noto embargo della scienza medica che, da tempo, è stato posto nei confronti di Cuba e per il quale molte tecnologie terapeutiche non hanno raggiunto paese.

L’inquinamento tra i maggiori colpevoli
L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stimato che l’inquinamento dell’aria nella popolazione di 12 grandi città italiane (in totale circa nove milioni di abitanti) causa 8220 decessi in media all’anno attribuibili alle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 mg/m3. Questo corrisponde al 9% della mortalità per tutte le cause in una popolazione sopra i 30 anni di età. Una riduzione dei livelli di inquinamento ambientale ridurrebbe anche la proporzione delle morti dovute a tumori.
È quanto emerso nella seconda edizione della Giornata della Salute, l’iniziativa voluta da UniCredit Group che si è tenuta presso l’Università di Torino. Il fumo di tabacco è la principale causa di malattie e di morti evitabili in Italia, dove la prevalenza di fumatori è del 27,9% fra gli uomini e del 19,3% fra le donne. L'OMS ha stimato in Europa 1,2 milioni di decessi che ogni anno sono attribuibili al tabacco.
Di questi il 35% è dovuto a tumori, il 56% a malattie cardiovascolari e respiratorie, il 9% ad altre cause sempre fumo-correlate. In Italia l’Istituto Superiore di Sanità stima in 80 mila i decessi attribuibili al fumo ogni anno, il 14,2% di tutte le morti. Nel corso della giornata è stato ricordato che i più importanti interventi di prevenzione primaria dei tumori sono la lotta al tabagismo, la promozione di una corretta alimentazione e di uno stile di vita attivo, la protezione da cancerogeni ambientali e professionali.
Questi interventi possono ridurre fino al 50% i principali tipi di tumore.

Allo studio farmaco contro grave cancro ai polmoni
È in via di sviluppo una nuova pillola che potrebbe curare una delle forme più letali di tumore ai polmoni. Un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra ha scoperto che un farmaco potrebbe essere capace di distruggere una forma di cancro ai polmoni considerata inoperabile, che uccide più di nove pazienti su dieci.
Secondo quanto riportato da un articolo della rivista Cancer Research, il nuovo trattamento agisce bloccando la crescita delle cellule tumorali e, infine, facendole autodistruggere. In più della metà dei trial condotti sui topolini il trattamento - che sembra non avere effetti collaterali - ha eliminato tutte le tracce del tumore. «Se ottenete una diagnosi di questo tipo di tumore
- ha spiegato Michael Seckl, oncologo molecolare che ha coordinato lo studio - le vostre probabilità di sopravvivenza sono molto piccole. Negli ultimi 30 anni abbiamo fatto pochi progressi nel suo trattamento.
Questo è il motivo per cui è così eccitante». È piuttosto raro vedere un farmaco in grado di far scomparire questi tumori. In questa forma di cancro al polmone le cellule cancerogene si diffondono rapidamente ed è davvero molto raro riuscire a rimuovere il tumore attraverso interventi chirurgici.
Anche se inizialmente la chemioterapia riesce a contenere il tumore, ben presto le cellule cancerogene diventano resistenti al trattamento e purtroppo la maggior parte dei malati muore. Ecco perché sarebbe davvero rivoluzionario se il farmaco in via di sviluppo nei laboratori inglesi si dimostrasse efficace anche negli esseri umani. Secondo i ricercatori il nuovo trattamento potrebbe permettere ai pazienti che hanno questo tumore di sopravvivere dai 5 ai 10 anni in più. «I primi risultati di questo studio - ha commentato Joanna Owens del Cancer Research del Regno unito - sono impressionanti, ma avremo bisogno di attendere ulteriori risultati di studi clinici prima di sapere se i farmaci potrebbero essere utilizzati sui pazienti».

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