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Tornare a lavorare dopo la malattia oncologica
Minnie Luongo, N. 3 marzo 2010
Dopo un tumore come si ritorna al lavoro? Quali e quante problematiche si incontrano e si devono superare? Il punto della situazione è stato fatto a Milano nel corso di un convegno di AIOM Lombardia intitolato “Vita oltre il cancro”, che ha dato il via a riflessioni e considerazioni su un tema tanto complesso. Prendendo in esame le testimonianze di donne tornate al loro lavoro dopo un cancro della mammella.
Com’è noto, questo tipo di tumore colpisce almeno una donna ogni dieci. Si tratta del cancro più frequente nella popolazione femminile, rappresentando il 25percento di tutti i tumori che colpiscono le donne. Prima causa di mortalità per tumore nel sesso femminile, registra un tasso di mortalità del 17 percento di tutti i decessi dovuti a causa oncologica. Per la precisione: in Italia sono diagnosticati circa 37.000 casi, 152 ogni 1000.000 donne. C’è da dire, tuttavia, che se oggi ci si ammala di più di tale tumore, la percentuale delle guarigioni avvenute è sempre più elevata, grazie soprattutto alla diagnosi precoce.
I dati AIOM
Le stime AIOM (Associazione italiana di oncologia medica) riferiscono che sette donne su dieci tornano al lavoro dopo il rumore al seno, ma molte sono costrette a cambiare mansione. Come se non bastasse, il 35 percento di loro si sente discriminato e, inoltre, ci sono da considerare numerosi altri temi legati non solo al reinserimento professionale, ma anche alla sessualità e alla procreazione. Tutte problematiche che acquistano un peso sempre crescente nelle richieste dei malati.
Il 40% delle donne che hanno avuto un tumore al seno ricomincia a lavorare a due mesi dalla diagnosi, soprattutto se svolge un lavoro d’ufficio. A due anni dalla malattia la percentuale si alza al 74 percento. Ma il 35 percento si sente discriminato. E se è vero che molte pazienti tornano alla stessa attività che svolgevano prima di assentarsi, è anche vero che altre preferirebbero invece ottenere, ma non sempre ci riescono, un part-time. e poi c’è un 25 percento- che significa ben un quarto del numero complessivo- che deve, di fatto, adattarsi a mansioni diverse. Assieme al reinserimento professionale dopo la malattia, come si è detto, altri argomenti di rilevante impatto psicosociale si sono rilevati la sessualità e la possibilità di avere un figlio, un tempo relegati in secondo piano.
Per non essere pazienti di serie B
Il convegno milanese dell’Aiom è stata un’importante occasione di dibattito e di confronto non solo per gli oncologi, ma anche per gli psicologi, gli infermieri, le associazioni dei pazienti e, più in generale, i cittadini che hanno presenziato. “Negli ultimi anni – spiega la professoressa Maria Rosa Strada dell’Oncologia e Riabilitazione oncologica della Fondazione Maugeri di Pavia, nonché presidente del Convegno – abbiamo raggiunto importanti progressi in campo oncologico grazie alle terapie personalizzate, che hanno consentito di ottenere un aumento significativo dell’aspettativa di vita e, in alcuni casi, di raggiungere una piena guarigione. Si aprono quindi nuove sfide, anche per l’oncologo. Sia il paziente guarito che quello cronico (in cui le terapie riescono a controllare a lungo la malattia senza però eliminarla completamente) esprimono desideri legati a una vita il più possibile normale”.
L’importanza del Convegno
Tra le diverse finalità, l’incontro organizzato da AIOM nel capoluogo lombardo aveva anche lo scopo di fornire gli elementi utili a definire i percorsi e gli strumenti necessari per garantire al malato e alla sua famiglia un supporto globale. La giornata milanese si è articolata in tre sessioni per considerare: le problematiche della sessualità nei pazienti oncologici; la preservazione della fertilità, la maternità e la paternità dopo una malattia oncologica o durante la stessa; gli aspetti di tutela del lavoro e dei diritti, quali la possibilità di attuare un percorso di adozione. Accanto ad interventi di esperti, si sono potute ascoltare significative relazioni di pazienti e di rappresentanti della società civile, che hanno consentito di approfondire meglio i temi affrontati. “Il cancro non è ancora definitivamente sconfitto- riconosce la professoressa Strada -, ma dal cancro spesso si guarisce e con questa malattia si può convivere, con il sacrosanto diritto ad avere una vita piena, con le medesime opportunità di chi ha avuto la fortuna di non incontrare un tumore lungo la sua strada”.
“Finalmente è aumentata la consapevolezza che la cura del paziente oncologico deve essere a tutto tondo – continua la Strada -, rivolta cioè con uguale impegno sia agli aspetti di efficacia sia a quelli di umanità e attenzione, riportando così una medicina oggi inevitabilmente tecnologica al livello di arte medica. Ad esempio, ricordiamoci che la sfera della sessualità rientra nei bisogni a volte inespressi, nel “non detto”, che il medico deve cercare di cogliere nel dialogo con il malato. E le problematiche della procreazione sono molto sentite soprattutto dai più giovani”.
Tutto ciò per concludere che l’obiettivo centrale dell’oncologo è rappresentato ovviamente dalla piena risposta terapeutica, ma deve collaborare il più possibile anche con altre figure, in primis con gli psicologi, per ciò che attiene alla sfera affettiva del malato. Senza dimenticare il prezioso e insostituibile ruolo svolto dalle associazioni dei pazienti, che in Lombardia sono particolarmente attive e più numerose che in altre Regioni.
Oncologia & lavoro
Del binomio oncologia-lavoro si è parlato anche durante un seminario di studio promosso da Adapt (Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto dei lavoratori e sulle relazioni industriali), assieme ad “Europa Donna” e al Comune di Milano. L’incontro, “Promuovere nuove misure a tutela dei lavoratori affetti da patologie oncologiche”, ha compreso una tavola rotonda cui ha partecipato Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, che ha evidenziato come sia “necessario garantire il permanere nel mondo del lavoro del soggetto che viene colpito da una patologia oncologica”. Sempre Sacconi ha ricordato come una parte del nostro Paese sia ancora fondata su una sorta di modello ospedalecentrico e, inoltre, come si debbano attivare al più presto nuove forme di assistenza domiciliare che consentano al paziente oncologico più semplici e veloci terapie e riabilitazioni.
Adapt, il Comune di Milano ed Europa Donna sono protagonisti di un`iniziativa europea volta a promuovere una reale responsabilità sociale dell`impresa che tuteli il lavoratore affetto da tumore. Si tratta di ripensare sia la fase in cui il lavoratore deve assentarsi dalla sua abituale occupazione per eseguire le terapie necessarie, sia la successiva fase di rientro.
Infine, ci sono i risultati di un`indagine svolta dalla LILT, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, su 292 donne affette da tumore della mammella, che fanno riflettere su una realtà ancora troppo poco analizzata: il 9 percento delle donne non rientra al lavoro dopo le cure, e il e il 47 percento di coloro che sono rientrate subisce, per diversi motivi, una contrazione del reddito. Pertanto, risulta evidente come sia necessaria un`attività congiunta per favorire il rientro al lavoro dopo una malattia oncologica, quale parte integrante di un completo processo riabilitativo.
Conoscere il tumore del seno
- Il seno è costituito da un insieme di ghiandole e di tessuto adiposo, ed è situato tra la pelle e la parete del torace.
- In realtà non è una ghiandola sola, ma un insieme di strutture ghiandolari, chiamate lobuli, unite tra loro a formare un lobo. In un seno si trovano da quindici a venti lobi (il latte giunge al capezzolo dai lobuli attraverso piccoli tubi chiamati dotti “galattofori”, o “lattiferi”).
- Il tumore della mammella è una malattia potenzialmente grave se non viene individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne. Ciò significa che queste ultime hanno la capacità di staccarsi dal tessuto che le ha generate per invadere i tessuti circostanti e, col tempo, anche gli altri organi del corpo. In teoria si possono formare tumori da tutti i tipi di tessuti del seno, ma i più frequenti nascono dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti.
I SINTOMI
- In genere le forme iniziali di tumore del seno non provocano dolore. Un recente studio effettuato su quasi mille donne con dolore al seno ha dimostrato che solo lo 0,4 percento di loro aveva una lesione maligna, mentre nel 12,3 percento erano presenti lesioni benigne (come le cisti) e nel resto dei casi non vi era alcuna lesione (il dolore era provocato solo dalle naturali variazioni degli ormoni durante il ciclo). Da ricercare, invece, sono gli eventuali noduli palpabili o addirittura visibili. La metà dei casi di tumore della mammella si presenta nel quadrante superiore esterno della mammella.
- Importante segnalare al medico anche alterazioni del capezzolo (in fuori o in dentro), perdite da un capezzolo solo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale), cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d'arancia localizzato) o della forma del seno.
- La maggior parte dei tumori del seno, tuttavia, non dà segno di sé e si rileva solo con la mammografia (nella donna giovane, con l'aiuto anche dell'ecografia).
LA PREVENZIONE
Diversi studi scientifici hanno dimostrato l'utilità di una dieta particolare nella prevenzione delle ricadute del cancro del seno in donne già colpite. Ora si sta valutando l'utilità della stessa dieta nella prevenzione primaria, ovvero in chi non ha ancora sviluppato la malattia. Alla base di questa alimentazione c'è un apporto elevato di fitoestrogeni (ormoni vegetali simili agli estrogeni femminili, che sono contenuti principalmente nella soia e nei suoi derivati, ma anche nelle alghe, nei semi di lino, nel cavolo, nei legumi, nei frutti di bosco, nei cereali integrali). Inoltre, vanno limitati gli zuccheri raffinati, che hanno l'effetto di innalzare l'insulina nel sangue e quindi di indurre il diabete, a favore di zuccheri grezzi e di amidi. Ancora: si consiglia di consumare molte crucifere (rape, senape, rucola, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, ravanelli, cavolo) perché agiscono in modo positivo nei confronti del metabolismo degli ormoni. Infine, è bene privilegiare il pesce rispetto alle altre proteine animali, accompagnato da grandi quantità di fibre (attraverso il consumo di frutta, cereali, verdura, legumi). In sintesi: è possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi con un comportamento attento e con pochi esami di controllo. È bene fare esercizio fisico e alimentarsi con pochi grassi e molti vegetali (frutta e verdura, in particolare broccoli e cavoli, cipolle, tè verde e pomodori).
EVOLUZIONE (BOX)
Il tumore del seno viene generalmente classificato in cinque stadi.
- Stadio 0: è chiamato anche “carcinoma in situ”. Può essere di due tipi:
- carcinoma lobulare in situ: non è un tumore aggressivo ma può rappresentare un fattore di rischio per la formazione successiva di una lesione maligna;
- carcinoma duttale in situ: colpisce le cellule dei dotti e aumenta il rischio di avere un cancro nello stesso seno.
- Stadio I: è un cancro in fase iniziale, con meno di 2 cm di diametro e senza coinvolgimento dei linfonodi.
- Stadio II: è un cancro in fase iniziale di meno di 2 cm di diametro che però ha già coinvolto i linfonodi sotto l'ascella; oppure è un tumore di più di 2 cm di diametro senza coinvolgimento dei linfonodi.
- Stadio III: è un tumore localmente avanzato, di dimensioni variabili, ma che ha coinvolto già anche i linfonodi sotto l'ascella, oppure che coinvolge i tessuti vicini al seno (per esempio la pelle).
- Stadio IV: è un cancro già metastatizzato che ha coinvolto altri organi al di fuori del seno.
TIPOLOGIE
Sono due i tipi di cancro del seno: le forme non invasive e quelle invasive.
Le forme non invasive sono principalmente due:
- il carcinoma duttale in situ (o CDIS): si tratta di una forma iniziale di cancro al seno, limitata alle cellule che formano la parete dei dotti. Se non viene curata, tale forma può diventare invasiva;
- il carcinoma lobulare in situ (CLIS): benché anche questo tipo di tumore non sia invasivo, è un segnale di aumentato rischio di formare tumori in ambedue i seni.
Anche le forme invasive sono principalmente due:
- il carcinoma duttale infiltrante: si chiama così quando supera la parete del dotto, e rappresenta ben il 70- 80 percento di tutte le forme di cancro del seno.
- il carcinoma lobulare infiltrante: viene chiamato in questo modo quando il tumore supera la parete del lobulo. Rappresenta il 10-15 percento di tutti i tumori del seno. Può colpire contemporaneamente ambedue i seni, o comparire in più punti nello stesso seno.
AIOM
L’Associazione Italiana di Oncologia Medica è la società clinico-scientifica degli oncologi medici italiani. Fondata nel 1973, con un consiglio direttivo di 12 membri, Aiom conta circa 2.000 iscritti. Raggruppa tutte le componenti dell’Oncologia Medica italiana, dalle strutture di ricovero e cura degli ospedali e del Servizio Sanitario Nazionale alle facoltà di Medicina, agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; dai medici specialisti a tutto il personale assistenziale che opera nell’area oncologica pubblica e privata.
Principali scopi: riunire i cultori di quella branca dell’Oncologia Clinica la cui attività principale consiste nello studio degli aspetti medici delle neoplasie e della terapia dei tumori mediante trattamenti medici (in particolare chimici, endocrini, immunologici e riabilitativi), al fine di promuovere il progresso nel campo sperimentale, clinico e sociale; facilitare i rapporti tra oncologi medici e cultori di altre branche specialistiche; stabilire relazioni scientifiche con associazioni italiane ed estere. Ancora: promuove la ricerca clinica e sperimentale, la prevenzione primaria, la diagnosi precoce, la terapia riabilitativa di supporto e palliativa, incentivando a tutti i livelli campagne di educazione. Con particolare interesse per la formazione professionale di oncologi medici e operatori sanitari.
Sede: via Nöe, 23 - 20133 Milano, tel. 02/70630279; fax 02/2360018. www.aiom.it
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