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ll benessere spirituale nel paziente oncologico

Cristina Mazzantini, N. 3 marzo 2010

Il 54 per cento dei pazienti oncologici ritiene molto importante l'aspetto "spirituale" nella sua vita e l'80 per cento gli attribuisce un ruolo fondamentale per affrontare la malattia. Questi dati sono il risultato dello studio realizzato dall'Associazione di volontariato AISCUP-Onlus, con il patrocinio dell'IDI-IRCCS di Roma dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma, e condotto dal professor Paolo Marchetti, Ordinario di Oncologia Medica, direttore presso UOC di Oncologia Medica dell'Ospedale Sant'Andrea e consulente clinico scientifico dell'IDI (Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma), insieme al dottor Alessandro Scoppola, dirigente medico di Struttura Complessa dell'IDI.
«Obiettivo dello studio è quello di misurare l'influenza delle convinzioni spirituali e religiose sulla qualità della vita e sul disagio psicologico nei pazienti oncologici», ha dichiarato il professor Marchetti nel corso del convegno su "Il benessere nel paziente oncologico", tenutosi recentemente a Roma. La spiritualità individuale si è dimostrata uno dei principali fattori che consentono di affrontare e gestire con fiducia e dignità la malattia e la sofferenza. «Il tema centrale che emerge con forza», ha proseguito il professor Marchetti, «è relativo alla necessità, non più rinviabile, di integrare nella cura del malato oncologico una maggiore attenzione sia al disagio psicologico sia al benessere spirituale». Nello studio sono stati arruolati 220 pazienti del reparto di oncologia dell'IDI, in trattamento chemioterapico. Per 75 pazienti la diagnosi è di cancro alla mammella, per 55 al colon, per 25 al polmone, per 25 di melanoma, mentre il resto è affetto da altre neoplasie. Nel 66,5 per cento dei casi si tratta di donne (N=145), l'età media è 58 anni e le donne sono più giovani degli uomini (età media 56 vs 61; p=0.005). Il 62 per cento ha più di otto anni di scolarità (N=133); il 74 per cento è coniugato, soprattutto tra gli uomini (p=0.020).
Tra le evidenze emerse dallo studio:

  • il 55 per cento risulta positivo allo screening per l'ansia e il 47 per cento a quello per la depressione;
  • la dimensione di benessere spirituale legata a pace e serenità è elevata con un valore medio pari a 71 (range teorico 0-100), quella legata alla fede è inferiore con un valore medio pari a 38;
  • il 92 per cento dei pazienti si è definito credente, il 30 per cento dei  malati crede maggiormente di più dopo la diagnosi di malattia, mentre il 12 per cento, al momento della diagnosi, crede meno rispetto a prima della malattia.

Per gli oltre 250.000 nuovi casi di tumore diagnosticati in Italia, ogni anno, spiritualità e religione possono aiutare a trovare risposte agli interrogativi sul significato della vita, della malattia e della morte. Possono fornire un costrutto personale che sostenga il paziente che incontra, suo malgrado, eventi della vita spiacevoli ed inevitabili, senza cadere in depressione. La sfera spirituale resta però ancora sottovalutata ed è ipotizzabile che costituisca, ad oggi, un'ampia area di bisogni non corrisposti in oncologia. Negli ultimi anni, in Italia, il processo di umanizzazione delle cure ha portato gli operatori sanitari a integrare i bisogni psicologici e sociali, dei pazienti e dei loro familiari, alla terapia medica. Per dare una risposta concreta a tali bisogni è stato istituito presso l'ospedale IDI-IRCCS di Roma un gruppo di ascolto e di auto-aiuto, condotto da psicologi. Ciascun paziente ha raccontato la propria storia, sia personale che di malattia, e ognuno dei componenti ha trovato negli altri attenzione e ascolto. Si è determinato un clima di condivisione e il gruppo è diventato il luogo sia fisico che mentale dove portare la propria esperienza. Spesso le parole dei partecipanti al momento della conclusione sono: "Questa esperienza mi da forza" oppure "L'incontro mi ha dato energia". E ancora: "Mi sento più calmo e tranquillo". Sulla base dei risultati ottenuti, oltre alla prosecuzione dell'integrazione di questa attività nell'assistenza quotidiana ai pazienti oncologici, è stato deciso di estendere lo studio ad altri centri oncologici in Italia, con lo scopo di valutare eventuali differenze tra Nord, Centro e Sud. Inoltre, lo studio è stato condiviso anche con altri Paesi, per valutare la presenza di differenze legate a diversi modelli culturali e sociali, oltre che religiosi.

Indirizzi utili
AZIENDA OSPEDALIERA SANT'ANDREA
Via di Grottarossa 1035/1039 - 00189 Roma  
Centralino:  06 33771
Prenotazioni/informazioni:  800 986868 - 06.33775011-2
www.ospedalesantandrea.it
Oncologia medica - Prof. Paolo Marchetti – tel.06 33775316

Convegno sui farmaci innovativi
A Roma, presso il Palazzo Marini della Camera dei Deputati, si è svolto il convegno su "Farmaci Innovativi (Qualità Efficacia Appropriatezza)", sul tema "Tra consumismo e appropriatezza nei 21 sistemi diversi di accesso: miracolo o miraggio", organizzato dall'Associazione Culturale G. Dossetti: I Valori. Al tavolo dei relatori diversi esponenti delle istituzioni, della ricerca, del settore farmaceutico e dei media.
Tra questi Francesco Saverio Mennini, docente di Economia Sanitaria e Politica Economica delle Università Tor Vergata e Sapienza di Roma, che ha aperto il convegno discutendo dell'accessibilità ai farmaci oncologici nel nostro Paese. «Siamo indietro agli altri Paesi: l'impatto a livello mondiale dei farmaci oncologici è pari a circa 48 miliardi di dollari», ha spiegato il professor Mennini. «Tali farmaci, oltre a rappresentare la prima classe terapeutica, in termini di spesa è anche quella che presenta il maggiore tasso di crescita (pari al 11,3 per cento) nel 2008ò. Per il 90 per cento delle specialità autorizzate a livello europeo è iniziato l'iter di accessibilità, mai portato a termine. La durata complessiva dell'accessibilità ai farmaci oncologici in Italia è in media di 857 giorni (2,3 anni). La componente con il maggior peso nel condizionare l'accessibilità è rappresentata dall'EMEA (Agenzia Europea per il Controllo del Farmaco), che assorbe il 31,8 per cento del tempo complessivo registrato». Per il professor Mennini sono tre i fattori che influenzano l'accesso a questi farmaci: il tipo di specialità medicinale considerata; il ruolo svolto dalle regioni nell'organizzazione dell'assistenza sanitaria e farmaceutica (non tutti i farmaci AIFA sono poi dispensati); la variabilità regionale.

Farmaco biotech efficace anche nel trattamento del carcinoma colon-rettale
Secondo una recente ricerca pubblicata sull'edizione online di The Lancet Oncology, il trattamento combinato di cetuximab (farmaco biotech) e chemioterapia è in grado di ridurre le dimensioni della massa tumorale, aumentando le probabilità di buona riuscita dell'intervento chirurgico in pazienti affetti da tumore colon-rettale con metastasi al fegato non operabili. Il cetuximab, anticorpo monoclonale diretto contro il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), somministrato per il trattamento del cancro colon-rettale e del tumore al collo, è in grado di legare il dominio extracellulare del recettore EGF sovraespresso in alcune neoplasie, impedendo l'innesco della proliferazione cellulare provocata dal ligando naturale.
Il tumore colon-rettale si diffonde in altre parti del corpo, frequentemente al fegato, in circa il 50 per cento dei pazienti. La rimozione delle metastasi localizzate nel fegato è in grado di guarire il paziente, ma in circa l'80 per cento dei casi esso risulta inoperabile. Ricerche precedenti hanno fornito indicazioni positive per il trattamento pre-chirurgico di questi pazienti con chemioterapia a base di irinotecan o oxaliplatin. Lo studio, condotto dal gruppo guidato da Gunnar Folprecht dell'University Hospital Carl Gustav Carus di Dresden (Germania), indica come ancora più efficace il trattamento combinato con cetuximab, che sembra aumentare la proporzione dei tumori candidati al successivo trattamento chirurgico, senza severi effetti collaterali.

Sei malati su dieci vuole più notizie sui diritti: nasce l'oncoguida
Donna, laureata o diplomata, tra i 50 e i 70: è questo l'identikit di chi si rivolge maggiormente ai Punti informativi ospedalieri, spazi riservati attivi dal 2006. Cosa vogliono sapere? Al di là delle notizie cliniche, innanzitutto quali siano i loro diritti (61 per cento), quale dieta seguire (29 per cento) e a quali strutture oncologiche rivolgersi (9 per cento). Sono questi alcuni degli interessanti dati di un'indagine condotta dall'Associazione Italiana Malati di Cancro con l'Istituto Superiore di Sanità, gli IRCCS oncologici e i maggiori centri universitari e ospedalieri, nell'ambito del progetto finanziato da "Alleanza contro il cancro". L'indagine è stata recentemente presentata al convegno dell'ISS:  "Parlare con i malati di cancro".
Per rispondere ancor meglio alle esigenze di chi si trova, spesso, completamente disarmato di fronte alla malattia è nata l'Oncoguida, realizzata da AIMaC, ISS e Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. «Sono le Pagine Gialle dell'oncologia», ha spiegato il professor Enrico Garaci, presidente dell'ISS, «con 20.000 indirizzi in tutta Italia divisi per regione e tipologia di struttura; ospedali, associazioni del volontariato, organizzazioni no profit per sapere a chi rivolgersi per diagnosi, trattamenti terapeutici, sostegno psicologico, riabilitazione e assistenza. Uno strumento prezioso per far valere i propri diritti e scegliere dove farsi curare». La guida sarà disponibile anche in versione cartacea.

Dalla talpa senza pelo la chiave per comprendere come prevenire i tumori
Alcuni ricercatori americani sembrano aver compreso come l'eterocefalo glabro, o talpa senza pelo, riesca a difendersi dai tumori. Questo piccolo roditore, infatti, è l'unico animale in natura, per quanto se ne sappia, che non sviluppa la malattia. In uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS, il team, guidato dalla professoressa Vera Gorbunova dell'Università di Rochester, ha descritto che le cellule di questo mammifero esprimono un gene, denominato p16, che blocca la proliferazione delle cellule quando esse sono in soprannumero, prima che comincino a moltiplicarsi in maniera incontrollata. L'attività del gene p16 è talmente pronunciata che quando i ricercatori hanno mutato le cellule per indurre il tumore, la crescita delle cellule è mutata impercettibilmente mentre, nel topo, le cellule diventano subito cancerose. La ricerca apre la strada all'approfondimento delle strategie per cercare di simulare nell'uomo l'attività del gene p16.

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