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Dalla ricerca molecolare nuove armi nella lotta ai tumori

Paola Sarno, N. 4 aprile 2010

Nuove possibilità nella prognosi e nella terapia di alcuni dei tumori più frequenti (in particolare del colon, della mammella e del polmone) arrivano dalle ultime ricerche di biologia molecolare condotte dall’equipe guidata dal Prof. Giuseppe Sconocchia, ricercatore dell’Istituto di Neurochirurgia e Medicina Molecolare del CNR e docente di Oncologia dermatologica e della Scuola di Specializzazione in Chirurgia plastica e generale dell’Università di Tor Vergata. Gli studi sono state realizzati in sinergia con l’Agenzia Regionale dei Trapianti del Lazio. E, a fare il punto sullo stato di avanzamento delle sperimentazioni è proprio Giuseppe Sconocchia.

Il tumore del colon e il ruolo delle cellule NK
“Durante la prima parte del nostro lavoro ci siamo concentrati sul tumore del colon coinvolgendo anche le Università di Basilea e di Pittsburgh. Infatti”, ha dichiarato Sconocchia, “il gruppo svizzero in particolare ha automatizzato un sistema robotico che permette di isolare piccole porzioni delle zone affette da tumore e di studiarle con array tissutali, che consentono di vedere in un normale vetrino porzioni di tumore di 380 pazienti”, ha spiegato il ricercatore del CNR. Grazie a questa metodica è stato eseguito uno screening su 1640 tumori del colon (oltre a 2000 carcinomi della mammella e 140 carcinomi renali) ed è stato possibile approfondire i processi infiammatori che intervengono nelle malattie neoplastiche del colon. “Processi che sono determinati in particolare dai leucociti - linfociti T e P, monociti, macrofagi e cellule NK (Natural Killer) -, “ ha spiegato Sconocchia.
”Si riteneva, infatti, che la presenza di macrofagi fosse associata a una prognosi infausta, ma non era ancora stato definito il ruolo delle cellule NK né la loro caratterizzazione fenotipica, cioè la fisionomia vera e propria. Invece, con la prima parte dello studio da noi condotto siamo giunti a conclusioni opposte sul del ruolo dei macrofagi nel cancro al colon”. Ci si aspettava, insomma, che i macrofagi fossero fattori di prognosi positiva e che le cellule NK ne indicassero invece una negativa per questo tipo di tumore”, ha detto ancora Sconocchia. “Tuttavia abbiamo riscontrato il contrario, cioè che la presenza di macrofagi è segno di prognosi negativa direttamente proporzionale al loro livello di infiltrazione nel tessuto neoplastico, mentre le cellule NK non influenzano affatto la prognosi della malattia”. Anzi le cellule tumorali escogiterebbero dei meccanismi di evasione dal controllo delle cellule NK, di fatto uccidendole, mentre non possono eliminare i macrofagi. Inoltre, le cellule NK che infiltrano, benché in misura ridotta, il tumore stesso sono cellule “mature”, differenziate dalle cellule staminali midollari. “Quindi per superare questo handicap” ha affermato ancora il ricercatore del CNR, “si è pensato di utilizzare le NK provenienti dalle staminali midollari, per ipotizzare una loro maggiore resistenza all’urto della cellula tumorale”. E, proprio i dati preliminari dello studio suggeriscono che le NK derivate dal sangue periferico e da quello del midollo osseo, oltre a resistere alle cellule tumorali, mantengono una buona attività antineoplastica.Questi i primi importanti risultati.
“Tuttavia, per continuare su questa strada”, ha aggiunto ancora il docente di Oncologia dermatologica e della Scuola di Specializzazione in Chirurgia plastica e generale dell’Università di Tor Vergata, “è necessario produrre in laboratorio - con specifiche tecnologie ancora allo studio - una grande quantità di cellule NK (circa 6 milioni di cellule pro kg del paziente contro gli 1-2 milioni necessarie al lavoro in vitro), per poter applicare questa scoperta alla ricerca clinica. Scopo finale,” ha detto, “quello di utilizzare le cellule NK, prodotte in laboratorio con l’uso di fattori di crescita che permettano la differenziazione delle cellule staminali ematopoietiche in NK, appunto, per impiegarle come terapia cellulare per i pazienti affetti da neoplasia del colon e per limitare l’attività tumorale o addirittura bloccarla. In questo modo si aprirebbero nuovi orizzonti per la cura del cancro del colon. Ma, non solo.

I risultati dello studio sugli altri tumori epiteliali
Una seconda parte dello studio ha, infatti, riguardato anche gli altri frequenti tumori epiteliali e in particolare quello del polmone in entrambi i sessi e quello della mammella nelle donne. “Studiando i processi infiammatori di queste patologie siamo arrivati a scoprire altri segnali predittivi sulle prognosi”, ha dichiarato Sconocchia, aggiungendo che “ contrariamente a quanto avviene per il tumore del colon, in questi altri tipi di cancro la presenza di un infiltrato monocitico macrofagico è un fattore prognostico negativo. Perciò, in futuro sarà necessario capire per quale motivo gli stessi elementi cellulari che nel tumore del colon predispongono a una più lunga sopravvivenza, negli altri tumori danno risultati opposti”. Una parte preliminare della ricerca - che ha già preso in considerazione il melanoma oltre al carcinoma della mammella, quello renale e il tumore al polmone - ha dimostrato che in queste neoplasie i macrofagi nel microambiente tumorale hanno delle caratteristiche fenotipiche diverse da quelle osservate nel carcinoma del colon e presentano in particolare al loro interno una disposizione molecolare diversa. “Proprio questo fattore è quello che fa la differenza”, ha ribadito Sconocchia.
E se, nel cancro del colon, la presenza di macrofagi è risultata essere un fattore prognostico positivo, per quanto riguarda i tumori della mammella e in genere negli altri tipi di tumori epiteliali la presenza di macrofagi e di quei linfociti denominati COX P3+ è un fattore di prognosi negativa. “La nostra ipotesi al riguardo” ha detto Sconocchia, anticipando i risultati della seconda parte dello studio che non sono ancora stati pubblicati, “è che nel carcinoma del colon ci sia un difetto di funzione nei linfociti COX P3+, idea che è stata rafforzata anche dalla scoperta che sulla superficie del tessuto dei macrofagi presenti nei diversi tipi di cancro esiste una differenza di espressione di alcune molecole”. I risultati dello studio italiano sono stati suffragati da quelli raggiunti da un gruppo di ricercatori greci che hanno lavorato in modo del tutto indipendente e che hanno addirittura riprodotto gli stessi dati. Siamo insomma su una buona strada.

Subito pronte alcune strategie terapeutiche
L’importanza di queste scoperte risiede innanzitutto in una migliore comprensione dei meccanismi che regolano la crescita del tumore a scapito del sistema immunitario e inoltre costituisce un punto di partenza per vagliare nuove strategie terapeutiche che agiscano su quei componenti del sistema infiammatorio riducendone o aumentandone l’attività a seconda delle loro caratteristiche. Nei prossimi due anni saranno queste le principali linee di ricerca nel settore della biologia molecolare nello studio dei tumori, sebbene le applicazioni sul fronte prognostico siano possibili già oggi, permettendo di tarare opportune terapie, più blande o più aggressive a seconda della prognosi. “Addirittura”, ha concluso Sconocchia, “le scoperte del CNR e dell’ART hanno riportato in auge l’uso degli anticorpi monoclonali, da anni relegati al ruolo della Cenerentola nella cura dei tumori, e che, invece, si sono dimostrati agenti terapeutici eccellenti sia nel trattamento delle neoplasie del colon sia di quelle della mammella”. Spesso quindi, contrariamente a quanto si ritiene comunemente, le applicazioni della ricerca traslazionale al ‘letto del paziente’ sono quasi immediate.

Screening del tumore del colon retto per 45 mila cagliaritani
E’ partito il programma di screening del tumore al colon retto, avviato dalla Asl di Cagliari che coinvolge circa 45 mila abitanti del capoluogo di entrambi i sessi tra i 50 e i 69 anni. L'obiettivo della campagna, presentata dal direttore del servizio di promozione della salute della Asl 8, Silvana Tilocca, è quello di sensibilizzare la popolazione sull'importanza della prevenzione di un tipo di tumore che rappresenta, sia per l'uomo che per la donna, la seconda causa di incidenza e di morte, rispettivamente, dopo quelli del polmone e della mammella. Il programma di screening e' totalmente gratuito e il cittadino viene seguito da medici in tutto il percorso fino a un eventuale intervento chirurgico. Il test viene eseguito nei laboratori della Asl e le persone il cui esame risulterà positivo, saranno invitate a eseguire la colonscopia nell'unità operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell'Ospedale SS. Trinità o nel Servizio di Endoscopia dell'ospedale Oncologico. In Sardegna il "numero atteso" di tumori al colon retto è di circa 670 all'anno. Ancora oggi oltre il 60% di questo tipo di neoplasia giunge alla diagnosi in fase avanzata e quindi con ridotta possibilità di sopravvivenza.

La Campania e' la regione dove si fuma di meno
Per la prima volta dal 1993 la percentuale di fumatori in Campania osservata nel 2009 e' inferiore alla media nazionale. Dai dati demografici ISTAT 2009, analizzati dall'Istituto Superiore di Sanità si evince, inoltre, che il 16,7% della popolazione di fumatori in Campania e' formata dagli under 15 (Italia 14%; Napoli e provincia 17,7%) e che nella fascia 15-24 anni ci sono il 13,1% dei residenti (Italia 10,2%, Napoli e provincia 14,4%). Gli over 65 campani sono appena il 16% (Napoli e provincia 14,4%) a fronte dell'oltre 20% in Italia. Leggendo inoltre i dati ISTAT si osserva che nel 2009 si contano in Campania il 22,8% di fumatori (Italia 23%). Confortanti anche i dati regionali relativi agli ex fumatori e ai non fumatori: in Campania sono il 19,9% gli ex fumatori, mentre in Italia sono il 22,5%. I non fumatori in Campania nel 2009 sono il 55,6% mentre in Italia il 52,4%. Secondo i rilevamenti ESPAD, poi, nel 2008 il 60,8% delle ragazze campane di 15-19 anni dichiarava di aver fumato almeno una sigaretta nella vita, meno della media italiana che e' del 67,2%, mentre la percentuale dei ragazzi era del 56,2 in Campania contro il 62,8% della media italiana. Sempre nello stesso anno la percentuale di giovani che riferiva di fumare fino a 10 sigarette al giorno in Campania era del 16,6%, mentre in Italia del 21,0%. A Napoli in particolare il dato percentuale scendeva addirittura al 14,0%.

L’ Emilia Romagna allarga la fascia di età dello screening mammografico gratuito
L'Emilia Romagna ha ampliato l’estensione dello screening mammografico gratuito per la diagnosi precoce dei tumori al seno nella donna dall’età 50-69 anni a quella compresa tra i 45 e i 74 anni. "Si tratta di un investimento importante che questa Regione ha deciso di fare”; ha spiegato l'assessore regionale alle politiche per la salute Giovanni Bissoni, “ a tutela della salute delle donne. E, in questo modo abbatteremo anche le liste di attesa, perché una parte significative delle donne al di fuori di questa fascia infatti ricorre oggi in modo autonomo alla mammografia. Con il programma di screening saremo noi a rivolgerci in maniera attiva anche a queste donne secondo criteri di equità e di appropriatezza". L'Emilia-Romagna e' l'unica Regione, al momento, ad aver deciso questa estensione dello screening mammografico, che comporterà un aumento della spesa dagli attuali 8 a circa 14 milioni di euro all'anno. In questo modo si offrirà alle donne dai 45 ai 49 (163.354 in totale) una nuova opportunità di prevenzione con l'invito ad effettuare la mammografia ogni anno e alle donne dai 70 ai 74 anni (126.311 in totale) di poter proseguire i controlli mammografici biennali. Le interessate dallo screening diventano quindi complessivamente 838.520 (oltre 840 mila considerando anche le domiciliate e non solo le residenti) pari al 37,6% della popolazione femminile dell'Emilia-Romagna. Le mammografie di screening offerte ogni anno, con l'allargamento del programma diventano oltre 500.000, quasi il doppio rispetto a quelle effettuate fino a prima dell'estensione.

Come prevenire errori per i farmaci con confezioni e nomi simili
Nomi che si scrivono e si pronunciano in modi simili e confezioni simili nel colore e nelle dimensioni possono indurre in errore nelle varie fasi della gestione del farmaco, sia in ospedale, sia sul territorio, negli ambulatori e anche in farmacia. Stiamo parlando dei cosiddetti farmaci ''look-alike/sound-alike'', ossia 'Lasa', un acronimo utilizzato per indicare quei farmaci che possono essere scambiati con altri per la loro somiglianza grafica o fonetica. Con conseguenze addirittura letali. Un fenomeno da non sottovalutare, quindi, al punto che il ministero della Salute ha messo in campo un progetto, ''Farmaci Lasa e sicurezza dei pazienti'', con l'obiettivo di prevenire gli errori sia in ambito ospedaliero sia territoriale. Ed e' stato istituito anche un gruppo di lavoro, formato da esperti dell'Aifa, dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero stesso, che dovrà divulgare raccomandazioni specifiche in tal senso da condividere con le Regioni e le aziende sanitarie. La prima parte dello studio ha registrato il 67% delle segnalazioni sul rischio di scambio di farmaci proviene dagli ospedali e dai distretti sanitari, il 25,1% dalle farmacie di comunità, il 6,2% dal domicilio dell'utente e l'1,6% dagli ambulatori dei medici di famiglia. L’elenco dei farmaci 'Lasa' e' stato trasmesso all'Aifa, che si farà promotrice, presso le aziende farmaceutiche, di interventi di riduzione dei fattori di rischio. Al termine del progetto sarà infine redatto un documento sulla sicurezza dei farmaci ''Lasa'' che sarà pubblicato sul sito web del ministero della Salute.

Un acceleratore lineare di ultima generazione al Policlinico di Modena
Un’importante acquisizione tecnologica per la Struttura Complessa di Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero–Universitaria di Modena. Dopo la Tomotherapy Hi-Art installata nel 2008, infatti, la struttura, diretta da Filippo Bertoni, si dota di un nuovo acceleratore lineare LINAC 10 MV, di ultima generazione, e di una TAC “big – bore”. In particolare l’acceleratore è costato 1.950.883,60, mentre la TAC spirale, già installata da qualche mese, ha richiesto un impegno economico pari a 1.020.000 di euro. «L’inaugurazione del nuovo acceleratore lineare, che sostituisce la ormai obsoleta cobaltoterapia, è l’occasione per rendere conto dello stato di attuazione del Piano Oncologico Aziendale Triennale, che è alla base dello stretto rapporto di collaborazione instaurato fra Policlinico di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena per lo sviluppo tecnologico della oncologia modenese» ha spiegato Stefano Cencetti, Direttore Generale del Policlinico. In questi ultimi quattro anni sono stati spesi ben 14,0 milioni solo a questo scopo, di cui un terzo donato dalla Fondazione CRM, per migliorare la dotazione delle “tecnologie per la vita”.

Senza prevenzione entro il 2030 avremo il doppio dei morti per cancro
I morti per tumore nel mondo potrebbero aumentare dai 7,6 milioni attuali a 17 milioni entro il 2030: un numero di vittime più che raddoppiato nei prossimi 20 anni, senza un impegno globale sul fronte della prevenzione. A lanciare l'allarme è l'OMS, sottolineando che la guerra ai fattori di rischio oncologico è l'unico modo per vincere questa battaglia. L'Ufficio regionale Ovest Pacifico dell'agenzia ONU ricorda come oltre il 30% dei casi di cancro (praticamente un terzo) potrebbe essere evitato adottando stili di vita più sani. Oggi il cancro fa registrare oltre 12 milioni di nuovi casi all'anno in tutto il pianeta ed è responsabile di un decesso su 8, più delle morti per Aids, tubercolosi e malaria messe insieme, avverte l'OMS. Solo nella regione di Ovest Pacifico, i tumori hanno colpito nel 2008 circa 3,7 milioni di persone (2,2 milioni di uomini e 1,5 milioni di donne), con quasi 2,6 milioni di decessi. "C'è una preoccupazione universale sul cancro", ha sottolineato Shin Young-soo, direttore dell’Ufficio regionale OMS. “Ma bisogna fare ancora molto per migliorare la consapevolezza del problema, perché "con la giusta disposizione d'animo, e attraverso azioni appropriate – ha spiegato - alcuni tumori possono essere evitati" e altri "diagnosticati precocemente, trattati e curati".

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