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Allarme aperitivi
Vera Lanza, N. 4 aprile 2010
Che bere troppo alcol faccia male alla salute è ormai noto. Ma adesso uno studio americano ha messo in luce dati precisi che dimostrano che bastano due cosiddetti "soft drinks", bevande analcoliche zuccherate molto amate soprattutto dai giovanissimi, a settimana, per raddoppiare o quasi il rischio di tumore al pancreas. È quanto appurato da uno studio dell'Università del Minnesota pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, della American Association for Cancer research. Anche se relativamente raro, il cancro del pancreas rimane uno dei più mortali e solo il 5% delle persone a cui viene diagnosticato sopravvive dopo cinque anni. Mark Pereira, autore dello studio e professore associato alla School of Public Health presso l’Università del Minnesota, ha detto che le persone che consumano bevande analcoliche su base regolare, ossia bibite zuccherate e gasate, corrono più rischi perché «gli alti livelli di zucchero nelle bevande analcoliche può aumentare il livello di insulina nel corpo, che riteniamo contribuisca alla crescita delle cellule tumorali nel pancreas». Per lo studio in corso, Pereira e i suoi colleghi hanno seguito 60.524 uomini e donne nel Singapore Chinese Health Study per 14 anni. Durante questo periodo ci sono stati 140 casi di cancro al pancreas. Coloro che hanno consumato due o più bevande analcoliche a settimana (una media di cinque a settimana) avevano un rischio aumentato dell’87% rispetto ai soggetti che non bevevano. Nessun pericolo, invece, dai normali succhi di frutta. Più cauta Susan Mayne, direttore associato della Yale Cancer Center e professoressa di epidemiologia presso la Yale School of Public Health, che ha detto che i risultati dello studio sono interessanti, ma hanno alcune limitazioni chiave che dovrebbero essere considerate prima di saltare a conclusioni: «Sebbene da questo studio sia emerso un rischio, la conclusione è basata su un numero relativamente limitato di casi e non è chiaro se sia un nesso causale o meno. Il consumo di bevande analcoliche a Singapore è stato associato a numerosi altri comportamenti nocivi per la salute come il fumo e l’assunzione di carne rossa, che non possiamo controllare altrettanto accuratamente».
Dello stesso parere, e cioè che i dati dell’università americana vanno letti con cautela, è l’Assobibe, l'associazione nazionale degli industriali delle bevande analcoliche. «I soft drink sono prodotti sicuri e di una qualità elevata. Contribuiscono ad una buona idratazione e, come per molti alimenti che fanno parte della nostra dieta, è importante che il consumo sia equilibrato» ha dichiarato il direttore di Assobibe, David Dabiankov . «Il consumatore che può già contare su un'ampia gamma di prodotti con e senza zucchero - ha aggiunto - ha anche utili informazioni nutrizionali in etichetta». Assobibe è intervenuta per rassicurare i consumatori sulla sicurezza dei prodotti dopo la pubblicazione dello studio secondo il quale «esisterebbe un legame fra il consumo di soft drink e la possibilità di sviluppare tumori al pancreas». Secondo lo studio dell'Università del Minnesota pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology biomarkers and prevention, spiega l'Associazione, «il consumo regolare di soft drink potrebbe favorire lo sviluppo di tumori al pancreas. Come tutti gli studi osservazionali, considerati da parte della comunità scientifica meno rigorosi in quanto escludono l'utilizzo di un gruppo di controllo nel monitoraggio delle variabili, la ricerca in questione non permette di identificare relazioni di tipo causale tra consumo di soft drink e cancro del pancreas. In merito a questo studio, è importante evidenziare che non esiste nessuna relazione causale fra consumo di soft drink e sviluppo di tumori pancreatici. Nessun organismo preposto alla tutela della salute ha infatti mai evidenziato un rischio legato ai soft drink». Già nel 2008, ricorda Assobibe, uno studio pubblicato dall'American Journal of Clinical Nutrition «ha rilevato l'inesistenza di un qualsiasi nesso fra il consumo di alimenti e bibite zuccherate con il rischio di sviluppare tumore pancreatico: su un campione di oltre 62mila persone, solo 18 di quelle che presentavano la patologia consumavano più di due soft drink al giorno oltre ad essere fumatori, sedentari con una alimentazione ricca in grassi».
Vino a bassa gradazione alcolica riduce i rischi di tumore
Per gli amanti del buon vino, una "buona" notizia. Bere vino si può, anche se è preferibile sceglierne uno con una minore gradazione alcolica: può ridurre il rischio di cancro al seno e all’intestino. È il consiglio che il World Cancer Research Fund ha dato agli appassionati bevitori di tutto il mondo. Secondo i dati dell'organizzazione, infatti, bere vino a 10 gradi invece che i più comuni vini a 12 o 14 gradi permette di ridurre del 7% il rischio di cancro. «Centinaia di casi potrebbero essere evitati se solo si passasse ad una gradazione alcolica minore. Per ogni 100 persone che rinunciano al vino troppo alcolico, 5, invece che 6, svilupperanno cancro agli intestini», hanno dichiarato i portavoce del World Cancer Research Fund. «Dal punto di vista della prevenzione sappiamo che non bere affatto è la cosa migliore», ha detto Rachel Thompson, Science Programme Manager dell'organizzazione. «Tuttavia, se le persone non vogliono rinunciare - ha continuato - passare a un vino con minore contenuto alcolico è comunque una buona alternativa. Se tutti coloro che bevono vino a 14 gradi lo facessero, migliaia di casi di cancro potrebbero essere evitati ». Questo consiglio, ricorda Thompson, non riguarda ovviamente solo i vini, ma anche birra ed altre bevande alcoliche.
Anche la Coldiretti è intervenuta a favore dei succhi di frutta e per limiitare i "SOFT DRINK" a scuola
Sostituire nelle case e nelle scuole le bevande analcoliche zuccherate e gassate (cosiddetti soft drink) con succhi di frutta o frutta fresca. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'allarme lanciato dalla "American Association for cancer research" secondo la quale il consumo di soft drink può aumentare, fino a raddoppiarlo, il rischio di sviluppare il cancro al pancreas, una delle forme tumorali più difficilmente curabili e dall'alto tasso di mortalità. Un allarme lanciato sulla base di uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology. Parallelamente al consumo delle bevande gassate e zuccherate, tra i giovani italiani si riduce quello di frutta fresca, con un bambino su quattro, riferisce la Coldiretti, che non consuma ortofrutta a tavola almeno una volta al giorno. Un problema che ha importanti effetti sulla salute con più di un bambino su tre di età compresa tra i 6 e gli 11 anni che pesa troppo. In particolare, rileva la Coldiretti, il 12,3% dei bambini è obeso, mentre il 23,6% è in sovrappeso proprio per le cattive abitudini alimentari e la mancanza, in vari casi, di una corretta informazione. La Coldiretti ha firmato un protocollo di intesa con il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca che prevede l'impegno a promuovere, attraverso esperienze pilota nell'ambito delle rispettive competenze, iniziative comuni per sensibilizzare i giovani a un corretto comportamento civico rispettoso dell'ambiente e delle tradizioni alimentari italiane.
RICERCA: a un passo dal pancreas artificiale contro il diabete giovanile
Speranze arrivano dal prototipo creato dall’ateneo di Cambridge, attivo notte e giorno. Un pancreas artificiale per regolare gli zuccheri nel sangue, da attaccare alla cintura come un lettore mp3 o tenere nella tasca come fosse un portafoglio. Il pancreas artificiale potrebbe rivoluzionare la vita di chi è costretto a convivere con questa malattia. Il piccolo marchingegno, che per adesso è solo un prototipo realizzato dall'équipe capitanata da Roman Hovorka, dell'Università di Cambridge, riesce a monitorare costantemente la glicemia somministrando all'occorrenza l'insulina necessaria. Di giorno e di notte, 24 ore su 24. L’obiettivo è di fare finalmente a meno delle iniezioni di insulina, per ora indispensabili per chi fa i conti con il diabete giovanile (tipo 1). Il prototipo di Cambridge, testato su un gruppo di 17 bimbi e adolescenti diabetici costretti a trascorrere oltre 54 notti in ospedale, sembra avvicinare a grandi passi il mondo della scienza alla messa a punto del pancreas artifi- ciale. Il prototipo, che ha guadagnato le pagine della rivista Lancet, si è dimostrato molto intelligente. In grado com’è, ad esempio, di tenere a bada durante la notte i livelli di glicemia anche se il piccolo ha fatto sport o ha esagerato a tavola: due condizioni che possono far schizzare in alto i livelli glicemici di un diabetico. Già altri studiosi avevano tentato in passato di mettere a punto dispositivi simili ma nessuno si è dimostrato all'avanguardia come quello testato dall'Università di Cambridge. Questo, non a caso, nello studio è stato confrontato anche con un prototipo di vecchia generazione, in grado di rilasciare insulina a dosi predefinite, ignorando dunque il reale bisogno del paziente. A far la differenza nel pancreas "surrogato" messo a punto dal gruppo di Hovorka il fatto che, grazie a una serie di complicatissimi algoritmi, il piccolo dispositivo percepisce il bisogno di insulina nel diabetico e rilascia di conseguenza l'ormone proteico di cui l'organismo necessita. «Il nostro è il primo studio randomizzato
- spiega Hovorka sulle pagine online della Bbc - che mostra i potenziali benefici per il paziente di un sistema fondato sul pancreas artificiale. Deve costituire un trampolino di lancio per testare il sistema a casa, direttamente tra le mura domestiche del piccolo paziente».
GIORNATA MONDIALE: quasi 2milioni di malati in italia
Sono circa 2 milioni gli italiani a cui è stato diagnosticato un cancro. La cifra impressionante è emersa durante la giornata mondiale della lotta contro il tumore indetta dalla World Health Organization. Un numero che con gli anni è cresciuto in maniera considerevole, passando da 820.000 casi prevalenti nel 1970 a 1.270.000 nel 2000, fino ad arrivare nel 2008 a
1.840.923 casi, dei quali 806.103 uomini (il 43,8%) e 1.034.820 donne (56,2%). Questi i dati dell'ultimo rapporto Censis - F.A.V.O, la Federazione che raccoglie più di 500 associazioni di volontariato, rilanciati in occasione della giornata mondiale. Circa la sopravvivenza alla malattia in Italia, dai dati 2007 dell’Eurocare emerge che i livelli del nostro Paese sono conformi alla media europea: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, per tutti i tumori e per tutte le età (15-99) è in entrambi i casi in media del 47%. Da una ricerca realizzata dal Censis-Forum Ricerca Biomedica nel 2007 su un campione nazionale di 1000 cittadini sulle prevalenti rappresentazioni sociali delle patologie tumorali è emerso che la malattia tumorale è percepita dal 75% degli intervistati come una malattia che si può sconfiggere e che il 67,5% ha, comunque, indicato nel tumore la malattia che più teme possa affliggere la propria persona intaccando la salute e la qualità della vita. A tal proposito, Francesco De Lorenzo, Presidente F.A.V.O, sottolinea «sono in aumento gli italiani che, malgrado l'esperienza della malattia, vivono più a lungo e in molti casi beneficiano di una qualità della vita sostanzialmente buona. Certo, in occasione della giornata mondiale contro il cancro, è necessario sottolineare ancora una volta l'importanza dello screening, quindi della diagnosi precoce, quale strumento più valido per sconfiggere le malattie tumorali. Inoltre, di fronte alla diffusione della patologia e, soprattutto, della sua cronicizzazione, è di altrettanta fondamentale importanza la riabilitazione del malato che gli consente di tornare a condurre una vita normale». Per quanto riguarda il territorio, dai dati recenti si riscontra che è in Lombardia il numero più alto di strutture di oncologia medica. In ambito clinico, la principale fonte informativa per i pazienti e i familiari sono i medici oncologi indicati (87%), seguono le associazioni (41,7%) quindi i medici di medicina generale (39,3%) e infine familiari, amici o conoscenti che hanno già vissuto l'esperienza del tumore; in ambito socio-assistenziale, invece, le associazioni giocano un ruolo decisivo rappresentando la principale fonte informativa, seguita da quella delle relazioni informali con persone che hanno già vissuto l’esperienza.
"TUMORE ALL’ESOFAGO": a Forlì si opererà con il robot chirurgico
Come negli Stati Uniti, anche in Italia il tumore all'esofago verrà operato col robot chirurgico, garantendo al paziente un miglior decorso post-operatorio, senza alcuna riduzione della radicalità oncologica. A farlo sarà l'U.O. di Chirurgia Toracica dell'Ausl di Forlì, diretta dal dottor Davide Dell'Amore. Forlì è dunque pronta a praticare, grazie a una consolidata esperienza di chirurgia mini-invasiva toracica ed esofagea, l'esofagectomia robotica, recentissima evoluzione della tecnica toracoscopica e laparoscopica, ancor meno traumatica per il paziente. Ora, grazie alla disponibilità del robot chirurgico da Vinci, anche i pazienti italiani potranno avere questa opportunità. Per apprendere l’innovativa tecnica, il dottor Marco Taurchini, dell’U.O. di Chirurgia Toracica dell’Ausl di Forlì, è stato anche a Los Angeles dove ha fatto pratica presso il City of Hope Hospital, nell'équipe del professor Kemp Howard Kernstine, massima autorità nel settore. Lì ha potuto seguire di persona numerosi interventi ed effettuare approfondimenti teorici.
L’esperienza americana
Il professor Kernstine ha iniziato a operare il tumore all'esofago col robot chirurgico nel 2000 e, con una trentina di interventi all'attivo, è il chirurgo che ne vanta il maggior numero al mondo. Per quanto non molto frequente, il tumore all'esofago richiede un trattamento chirurgico assai impattante. Con le metodiche tradizionali sono necessari più accessi e l'operazione implica diverse incisioni: al collo, all'addome, al torace - spiega il dottor Marco Taurchini dell’U.O. di Chirurgia Toracica dell’Ausl di Forlì - ne consegue un decorso post-operatorio complesso e spesso doloroso. In questi anni si sono quindi cercate strade alternative, così da migliorare la qualità di vita dei malati. In questo senso la chirurgia robotica ha aperto nuove frontiere. «Col robot non serve più incidere il paziente - conferma il dott. Taurchini - è sufficiente praticare i fori in cui inserire gli strumenti chirurgici collegati ai bracci meccanici, con grande beneficio di chi viene operato e senza sacrificare la radicalità chirurgica». Da sapere che il tumore dell'esofago è dovuto alla crescita incontrollata delle cellule che lo rivestono internamente oppure delle cellule che formano le ghiandole che producono il muco.
È il nono tumore più frequente nel mondo e colpisce prevalentemente i maschi (è tre volte più frequente negli uomini che nelle donne). Si sviluppa nella maggior parte dei casi dopo i sessant’anni. È particolarmente diffuso nei paesi orientali, tra cui la Cina e Singapore: qui la mortalità è più elevata e i casi sono circa 30 l'anno ogni 100.000 abitanti. In Italia il tasso di incidenza annuo è di circa 4 casi su 100.000. Poiché si tratta di una forma di cancro molto aggressiva, la mortalità è abbastanza elevata.
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