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Il piano oncologico 2010-2012
Cristina Mazzantini, N. 4 aprile 2010
A Roma, lo scorso gennaio, presso il Ministero della Salute è stato presentato alla stampa scientifica il piano oncologico 2010-2012. Il ministro della salute Ferruccio Fazio nella sua presentazione ha dichiarato: « L'oncologia costituisce una delle priorità del Ministero. Tale priorità appare evidente se si considera non solo l'incidenza (oltre 250 mila nuovi casi l'anno) ma anche la prevalenza(nel 2010 sono previsti oltre 2 milioni di casi) dei tumori in Italia».
Appare evidente quindi la necessità di una adeguata programmazione dello sviluppo tecnologico e dell'allocazione delle risorse disponibili.
In tal senso il ministero ha sviluppato un piano triennale oncologico che cerca di affrontare i problemi connessi all'oncologia, dalla prevenzione alle cure palliative.
«Gli obiettivi più rilevanti consistono da una parte nella possibilità di offrire standard diagnostici e terapeutici sempre più elevati a tutti i cittadini italiani, riducendo il "gap' esistente fra le varie aree del Paese e dall'altra il contenimento della spesa sanitaria grazie a una sempre maggiore razionalizzazione delle risorse», ha sottolineo sempre il ministro della salute.
«Per tali motivi ampio risvolto è stato dato sia alla prevenzione (universale, secondaria e terzaria) che alla continuità di cure in fase diagnostica e terapeutica così come assistenza domiciliare e alle cure palliative.
Ma tale processo non può evidentemente prescindere da un rinnovo tecnologico che andrà discusso e concordato con le Regione», ha proseguito il ministro della salute Sostenendo che: «Oltre all'aspetto assistenziale, grande rilevanza si è valutare dare all'innovazione e alla ricerca clinica in oncologia. L'Italia è un paese altamente competitivo a livello internazionale. Per rimanere competitivi è però indispensabile lo sviluppo di nuove tecnologie sia in campo diagnostico che terapeutico. Questo obiettivo si può raggiungere indirizzando i fondi per la ricerca clinica verso settori innovativi, quali la ricerca traslazionale e lo sviluppo di nuovi farmaci. Ma per ottenere questo, e soprattutto per rendere il nostro Paese interessante per gli investitori stranieri, è indispensabile semplificare la burocrazia mediante lo snellimento delle procedure di approvazione dei progetti di ricerca; e tale aspetto è di particolare rilevanza per le fasi della sperimentazione sui nuovi farmaci (Fase 1 e 2).Personalmente sono estremamente fiducioso che la condivisione e l'applicazione di tale Piano oncologico con le Regioni ci consentirà di ottenere risultati ancora migliori sia da un punto di vista assistenziale che scientifico».
Va ricordato che le stime dell'incidenza della prevalenza della mortalità dei tumori (da 0-84 anni).Nel 2006 in Italia si sono registrati nella popolazione residente oltre 168mila decessi per cancro, che costituisco il 30 per cento di tutti i decessi e rappresentano la seconda causa di morte nel nostro Paese, in particolare la prima tra gli adulti e la seconda negli anziani. Comunque nell'ultimo decennio la mortalità per cancro è diminuita.
Nel piano oncologico ministeriale sono stati descritti gli obiettivi programmatici del triennio 2010-2012 relativi all'epidemiologia dei tumori che sono:
- Definire gli standard di qualità telematiche di appropriatezza e di metodiche per la loro valutazione al fine di ridurre la mortalità per cancro a fronte di una riduzione degli sprechi
- Ridurre il divario in mortalità per cancro fra le Regioni mediante un più razionale impiego delle risorse disponibili nella lotta contro il cancro
- Ridurre la migrazione sanitaria fra le varie Regioni, favorendo una riduzione del divario tecnologico, organizzativo ed assistenziale
- Incrementare la copertura da parte dei Registri Tumori del territorio nazionale dal 32 per cento dell'attuale a oltre il 50 per cento
- Facilitare la creazione di Reti telematiche dei Registri Tumori
- Sviluppare reti oncologiche con modelli tipo Hub§Spoke, dedicate in particolare allo sviluppo ed applicazione di nuove metodologie diagnostiche e terapeutiche ad alto contenuto tecnologico.
Riprendendo ancora il Piano oncologico (2010-2012) c'è scritto che "l'obbiettivo di ridurre l'incidenza dei tumori riguarda l'attuazione di interventi di prevenzione universale o primaria che siano efficaci contro determinanti che possono essere caratteristici della popolazione di suoi sottogruppi o degli individui. Pertanto, un'idonea pianificazione contro l'insorgenza dei tumori deve riguardare strategie e obiettivi sia a livello di popolazione che di individui con determinate caratteristiche.
Poiché i determinanti dell'incidenza a livello di popolazione e della suscettibilità individuale sono interrelati, gli interventi contro di essi dovranno essere articolati su più piani ed efficacemente coordinati
Gli obiettivi di salute ritenuti allo stato attuale delle conoscenze supportati da evidenze e sui quali siano state definite a livello internazionale delle politiche a cui l'Italia ha aderito sono:
- Combattere il fumo
- Promuovere un' alimentazione salubre e dell'attività fisica
- Combattere l'uso dell'alcol
- Combattere gli agenti infettivi oncologici
- Combattere l'esposizione a oncogeni negli ambienti di lavoro
- Sviluppo tecnologico"
Piano oncologico e Prevenzione Secondaria
Gli obiettivi di prevenzione secondaria dei tumori (screening) con finalità di riduzione della mortalità causa specifica (talora anche d'incidenza), possono essere raggiunti mediante interventi di sanità pubblica di popolazione o mediante un'attività d'iniziativa dei professionisti negli ambiti erogativi della specialistica. Le azioni programmatiche sulla prevenzione secondaria sono schematizzate in:
- Estendere i programmi di screening organizzati per cancro della cervice, per quello mammario e per quello del colon-retto dimezzando il differenziale tra le percentuale di estensione degli inviti e quella (copertura totale della popolazione target)
- Potenziare e migliorare la qualità dei programmi di screening erogati dalle regioni
- Rendere sostenibili i programmi di popolazione per lo screening del cancro della mammella, cervice uterina e colon-retto, reingegnerizzando lo screening opportunistico
- Definire un programma nazionale, in accordo con le regioni, per la sperimentazione di innovazioni nei modelli organizzativi per i programmi di screening di mammella, cervice e colon-retto
- Definire criteri di accreditamento del disease management del cancro della prostata
- Costituire uno screening board per la programmazione centralizzata di studi pilota sull'impatto e la valutazione di costi di nuove tecnologie per programmi di popolazione (a partire dall'uso della colonografia per lo screening del cancro colorettale)
Piano oncologico e Prevenzione terzaria
Oltre a quanto già detto sulla prevenzione primaria e secondaria, un ulteriore modo di prevenire i decessi per cancro è, ovviamente, anche quello di curare adeguatamente i tumori che recidivano (detta prevenzione terzaria). Indubbiamente grazie al generale progresso delle scienze mediche e in particolare al miglioramento delle tecnologie diagnostiche (soprattutto di imaging); della chirurgia, della chemioterapia e della radioterapia si è registrato un sempre migliore risultato terapeutico che si traduce in una diminuzione dei tassi di mortalità; a tale performance è sostanzialmente riconducibile il fenomeno del differenziale tra incidenza e mortalità riscontrato per diversi tumori negli ultimi anni. Tuttavia le persone che sopravvivono al cancro costituiscono un importante gruppo di popolazione, con caratteristiche particolari e bisogno di un risk-assessment personalizzato.
I programmi triennali sulla prevenzione terziaria sono incentrati sullo sviluppo di percorsi ben definiti di follow-up. Va inoltre supportato l'adeguamento tecnologico, soprattutto di imaging così come la possibilità di un adeguato supporto psicologico.
Piano oncologico e il paziente oncologico anziano
L'assistenza e la cura adeguata delle persona anziana colpita da cancro costituiscono la priorità del Piano Oncologico. Gli effetti congiunti dell'invecchiamento della popolazione e dell'aumento delle diagnosi di tumori dell'anziano impongono una riflessione sui mezzi da impiegare e un coordinamento tra le due grandi discipline, oncologia e geriatria, che sono coinvolte.
A tale scopo è necessario un approccio trasversale interdisciplinare onco-geriatrico, ovviamente con un coinvolgimento del medico di medicina generale. Tale approccio onco-geriatrico è ancora poco sviluppato e questo determina carenze e disuguaglianze nell'accesso dell'anziano alle cure oncologiche rispetto a quello più giovane.
Problema questo di grande rilevanza se si considera che nel 2006 l'Italia aveva la più alta percentuale di popolazione ultrasessantacenquenne al mondo (fatta eccezione del Giappone), il 17 per cento di uomini e circa il 23 per cento di donne contro il 13 per cento e il 18 per cento della media europea.
È bene ricordare a questo proposito che le azioni programmatiche per il triennio 2010-2012 consistono prevalentemente nel riconoscimento della specificità e peculiarità dell'oncologia geriatrica nel Servizio Sanitario Nazionale mediante il riconoscimento e la creazione di Unità di Coordinamento di Onco-Geriatria e l'identificazione di adeguati percorsi diagnostico-terapeutici.
Piano oncologico e i nuovi farmaci
Dal 1953 al 1997, probabilmente anche grazie alle campagne di screening e a una diagnosi più precoce, in Europa si è andata progressivamente riducendo la mortalità.
D'altra parte, la diminuzione di mortalità non ha avuto un risvolto diretto nel contenimento della spesa sanitaria. Parallelamente, si è infatti verificato un sensibile aumento dei costi delle nuove opportunità diagnostico-terapeutiche nonché dei farmaci di ultima generazione.
Bisogna notare però come oggi i farmaci antineoplastici occupano solo 11 per cento circa della spesa sanitaria complessiva (Rapporto Nazionale Osmed 2008). Questi vengono erogati sostanzialmente per intero (99,2 per cento della spesa) a carico del SSN, prevalentemente dalle strutture pubbliche.
In Italia, nel biennio 2008-2009, particolarmente significativa è stata l'attività di valutazione di studi di Fase I da parte della specifica Commissione istituita presso l'Istituto Superiore di Sanità. Dei 43 studi valutati per il 2008 ben 30 si riferiscono a prodotti per l'oncologia mentre per il 2009 questi sono 33 su un totale di 55. Purtroppo però il numero degli studi di Fase I in assoluto e in particolare nel settore oncologico rimane limitato e di molto inferiore ai Paesi occidentali più sviluppati nella ricerca biomedica.
In particolare, sempre più, in tempi recenti, al classico farmaco di derivazione chimica si sono affiancati prodotti derivanti da biotecnologie, nonché prodotti per terapia cellulare e genica con svariate applicazioni nel settore neoplastico.
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