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La medicina del sorriso
Lara Bettinzoli, N. 5 maggio 2010
Negli ultimi anni viene data una maggiore attenzione al malato inteso come individuo con una sua personalità, con un suo costrutto psicologico e di conseguenza con un modo tutto suo di affrontare la malattia. Per questo si presta una maggiore attenzione agli aspetti psicologici delle malattie, in particolare di quelle più stressanti, come il cancro e i disturbi cronici.
Ma come aiutare un bambino ad affrontare pesanti esami diagnostici, terapia a volte invalidanti e la costrizione ad essere ospedalizzato?
Gia in molti ospedali si sperimenta la pet therapy e la terapia del “sorriso” o meglio della “risata”, perché ridere fa bene, riduce il dolore e lo stress nei bambini sottoposti a interventi chirurgici e la cura con gli animali li aiuta ad affrontare terapie ed interventi con minore apprensione.
Cani, gatti, ma anche criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli, delfini e persino pesciolini rossi possono dare un prezioso contributo nella cura di molte malattie, tra cui il cancro. Già nell’antichità, infatti, si sosteneva il valore ‘curativo’ degli animali: a essi si attribuivano addirittura poteri soprannaturali, e fu proprio il padre della medicina, Ippocrate, a consigliare come rimedio all’insonnia e allo stress quella che oggi chiamiamo ippoterapia.
“La compagnia di un animale aumenta nel bambino la socializzazione e quindi l’interazione con gli altri. Per quelli gravemente ammalati, costretti in ospedale e perciò tagliati fuori dalla vita normale, gli animali rappresentano un legame con la speranza”. Così Simona Caprilli, psicologa del Reparto dolore e cure palliative dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, descrive l’importanza per i bambini della presenza di animali. “In sostanza miglioriamo la qualità di vita dei bambini durante i lunghi ricoveri. Un rapporto intenso fra uomo e animale è infatti uno stimolo psicologico molto forte al recupero e allevia anche l’ansia di separazione dall’ambiente familiare e la solitudine”.
Dr.ssa Caprilli, secondo una vostra ricerca, la presenza di un cane o di un altro animale vicino ad un bambino malato avrebbe dei benefici scientificamente provati. Si parla di attività e terapie assistite con animali. Ce ne vuole parlare?
Le attività assistite con gli animali (AAA) e le terapie assistite con gli animali (TAA)- più comunemente note con il nome onnicomprensivo di pet therapy - sono interventi di tipo educativo e riabilitativo per migliorare la qualità di vita di soggetti in condizioni particolari. Nel nostro ospedale i cani sono presenti da circa 8 anni, li ha portati la Fondazione Livia Benini che da anni è impegnata nella lotta contro il dolore del bambino. Sono Labrador accompagnati da Francesca e Alexis di Antropozoa che vanno a trovare i bambini ricoverati nei reparti o nelle sale di attesa degli ambulatori: sono delle vere e proprie terapie che supportano ed integrano i consueti trattamenti medici! I bambini possono giocarci, oppure li spazzolano o li portano a passeggio per i corridoi sotto gli occhi divertiti di genitori e del personale sanitario. Abbiamo fatto numerose ricerche che hanno dimostrato come i bambini stanno meglio in presenza del cane, soffrono meno e provano minor dolore in occasione di procedure mediche.
Lei con un gruppo di ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Anna Meyer di Firenze avete dimostrato che è possibile ridurre l'ansia dei bambini sottoposti ad intervento chirurgico grazie all'aiuto dei clown? Come è stata condotta questa ricerca e che risultati ha dato?
Un bambino che deve essere sottoposto all’anestesia totale per un intervento chirurgico sperimenta spesso emozioni negative quali ansia, paura, stress, agitazione psicomotoria che rendono difficile l’addormentamento e influiscono sulle condizioni del risveglio. Anche i genitori spesso vivono come traumatico questo momento. Nel 2003 abbiamo condotto una ricerca, pubblicata poi nel 2005 sull'autorevole rivista americana “Pediatrics” che ha dimostrato scientificamente come la presenza dei clown prima e durante l’induzione dell’anestesia riduce l’ansia del bambino. L’indagine ha riguardato 40 bambini divisi in due gruppi; 20 in quello sperimentale (accompagnati in sala operatoria da un genitore a loro scelta e dai clown) e 20 in quello di controllo (accompagnati soltanto dal genitore sempre a loro scelta). Sono stati utilizzati alcuni strumenti scientifici per “misurare” il livello di ansia del bambino nel periodo pre-operatorio, e dei questionari ed interviste per genitori, per gli operatori sanitari dei reparti coinvolti e per i clown per ottenere un parere sull’attività. Infine abbiamo chiesto un disegno ai bambini per avere informazioni sulla loro percezione dell’intervento. Le analisi statistiche hanno mostrato che l’intervento dei clown risulta efficace e che riduce l’ansia pre-operatoria del bambino di circa il 50% e anche i genitori sono molto soddisfatti. La maggior parte del personale della sala operatoria ha gradito la presenza del clown e l’ha ritenuta molto utile, anche se può rallentare i tempi di induzione dell’anestesia e quindi il lavoro delle sale operatorie.
L’ospedalizzazione crea un turbamento nelle abitudini e nel modo di vivere del bambino con alterazioni dei suoi rapporti familiari e sociali. Come aiutarlo a vivere la nuova situazione?
È molto importante fornire al bambino gli strumenti psicologici necessari per far fronte allo stress e al disagio che l’ospedalizzazione può provocare. È importante dare le informazioni al bambino su ciò che gli succederà o su cosa deve affrontare, con spiegazioni mirate ed adeguate alla sua età. Inoltre è necessario creare il più possibile un ambiente confortevole con oggetti personali e se possibile, attività di supporto ludico (clown, cani, ludoteca ecc..) e con tecniche di distrazione che possano aiutare nel controllo del dolore. Infine è fondamentale che accanto al bambino ci sia sempre una figura di riferimento, ovvero la mamma, il papà o un parente in modo da fornire protezione e affetto in ogni fase dell’ospedalizzazione.
Quanto conta il buonumore nel percorso terapeutico di un bimbo ospedalizzato?
Riuscire a mantenere il buonumore durante l’ospedalizzazione e il ricovero, è estremamente importante; ridere, scherzare, distrarsi, permette di attenuare la tensione e lo stress poiché un ricovero, breve o lungo che sia, crea inevitabilmente paura e disagio. La comicoterapia, intesa come insieme di strategie non farmacologiche volte a mantenere il buonumore, è considerata uno strumento molto importante per ridurre lo stress ed il dolore delle persone e di conseguenza di migliorare la qualità della vita come varie ricerche hanno dimostrato. Aiutare un bambino a sorridere in ospedale lo aiuta anche a guarire prima. È comunque importante sottolineare che il buonumore non significa “ridere a tutti i costi”, ma anche saper fornire ai piccoli pazienti degli spazi in cui poter sfogare e condividere le emozioni negative come la tristezza, la rabbia, il dolore.
Si può dire che il benessere fa parte integrante della cura? Ci sono studi che possono confermarlo?
Nell’ultimo decennio sono stati svolti moltissimi studi nell’ambito della PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), che indaga gli effetti delle emozioni sul sistema immunitario. Questi studi hanno evidenziato i benefici provocati dal ridere a livello psicologico e sui sistemi immunitario, endocrino, respiratorio, muscolare e cardiocircolatorio. Tali studi si inseriscono nel filone della psicologia positiva che rivaluta il ruolo delle “parti sane” della persona e non si focalizza sui deficit legati alla patologia, nell’ottica di un approccio che considera fondamentali le risorse del paziente stesso.
In che modo, lo psicologo, può aiutare il bambino sottoposto a pesanti terapie ad affrontare la malattia con maggiore serenità e anche ad alzare la soglia del dolore?
Esistono numerose tecniche, chiamate “tecniche non farmacologiche” che permettono al bambino di controllare la sensazione dolorosa e innalzare la soglia del dolore. Si tratta di tecniche psicologiche che vanno dalla semplice ma efficacissima distrazione (molto utile quella con le bolle di sapone o l’uso dei libri o dei videogames) ad esercizi più sofisticati come la respirazione, il rilassamento muscolare o la tecnica di immaginazione. Altri esercizi più complessi sono il guanto magico (in cui si fa finta di infilare al bambino un guanto che toglie il dolore) o la tecnica dell’interruttore. Da molti anni insegniamo a infermieri, medici, genitori, volontari, ecc., ad utilizzare queste tecniche per aiutare i bambini sottoposti a terapie ed interventi dolorosi.
Lo psicologo può aiutare i genitori a spiegare al loro bambino “la malattia” e quello che dovrà affrontare come terapie, esami e ricoveri?
Quando un bambino è colpito da una grave malattia e deve essere sottoposto a pesanti cure, i genitori sono i suoi migliori alleati. Mamme e papà possono però aver bisogno di consigli e di supporto da parte del personale sanitario su come comportarsi con il loro bambino e spesso il problema principale è come spiegare la malattia e le cure. Con i bambini si deve cercare di essere più sinceri ed onesti possibile, ricordiamoci che l'informazione è un diritto per i piccoli pazienti e un dovere dei curanti. Naturalmente l'informazione deve essere calibrata a seconda dell'età del bambino e a seconda del tipo di malattia. Più i bambini sono piccoli più è consigliabile dare informazioni concrete e ravvicinate nel tempo, invece per i più grandicelli si può scendere nei particolari e si può spiegare gli eventi anche con qualche giorno di anticipo. Di solito si consiglia i genitori di usare il gioco e la magia per dare spiegazioni difficili: si può ricorrere a metafore prese dai cartoni animati o dalle favole o ai numerosi libretti che spiegano le malattie con il gioco. Ad esempio con un gruppo del Meyer abbiamo appena creato la storia di “Ziri sulla luna”, una coraggiosa zebra che affronta un viaggio nello spazio per salvare il suo branco. Questa bellissima storia serve per spiegare come si affronta una anestesia o una sedazione ai bambini malati, che devono essere sottoposti a procedure dolorose.
Consigli biliografici
- Il tempo tra le braccia: l’esperienza psicologica del bambino affetto da tumore di Sourkes B.M., Raffaello Cortina Editore
''Spero solo di avere ancora tanto tempo tra le mie braccia''. Con queste semplici parole un bambino di quattro anni ci rimanda alla consapevolezza della fragilità della vita umana e nello stesso tempo esprime tutta la saggezza e il coraggio dei piccoli pazienti affetti da una malattia potenzialmente mortale. Il tempo fra le braccia propone un ritratto toccante e molto significativo dell'esperienza di questi bambini che, dal momento della diagnosi, hanno subito nel corpo e nello spirito un cambiamento irreversibile. Barbara M. Sourkes ci introduce all'ascolto dei racconti di questi piccoli pazienti, alle loro conversazioni e all'osservazione dei loro disegni: l'analisi e l'interpretazione del materiale clinico guida il lettore in un mondo di sfide straordinarie e di eccezionali capacità di recupero.
- Bambini che vivono in ospedale di Dell’Antonio A. e Ponzo E. - Edizioni: Borla
Il testo presenta l'analisi del tradizionale modello di intervento fornito dalle strutture ospedaliere attraverso il ricovero, evidenziandone carenze e limiti. Propone poi un modello di ristrutturazione dei servizi più aderente ai bisogni dell'infanzia. Una serie di osservazioni del comportamento dei bambini in ospedale in diverse situazioni arricchiscono la ricerca e ne verificano alcune ipotesi.
- La paura del lupo cattivo. Quando un bambino è in ospedale di Kanisza S. e Dosso B. - Edizioni: Meltemi
Questo libro disegna il modo in cui l’intera équipe sanitaria (dai medici fino agli educatori professionali e ai volontari) deve organizzarsi per aiutare un bambino malato e i suoi genitori a superare il trauma della malattia; e propone i comportamenti da assumere per prendersi cura di un bambino ospedalizzato facendosi carico di tutte le sue esigenze e non solo di quelle sanitarie. L’ospedale continua a far paura sia ai piccoli che ai grandi. Quando i lupi cattivi - la “malattia” e la “morte” - manifestano a un bambino tutta la loro paurosa potenza, è necessario elaborare strategie per tenere sotto controllo le angosce che si scatenano. Questo testo suggerisce una metodologia di lavoro che abbia al centro del processo terapeutico il bambino come individuo, così da aiutarlo a trovare un suo spazio di crescita e di vita autonoma anche in una situazione traumatizzante come quella dell’ospedalizzazione.
- La medicina del sorriso. L'esperienza dei clown-dottori con i bambini di Simonds Caroline, Warren Bernie. Edizioni: Sperling & Kupfer
È molto più facile curare un bambino felice: questa è la filosofia dell'associazione di clown-dottori Le Rire Médecin, di cui Caroline Simonds è fondatrice. Ogni giorno la dottoressa Giraffa e i suoi colleghi riempiono di giochi, fantasia e colori i reparti infantili di numerosi ospedali francesi. Non c'è mai fine a quello che i clown-dottori possono nascondere nei loro camici bianchi: stetoscopi trasformati in telefoni, fischietti ricavati da siringhe, bolle di sapone. Un "diario di viaggio" che ci rende partecipi delle storie dei piccoli pazienti che si intrecciano con quelle dei clown, e dei miracoli di medicina relazionale prodotti da questi incontri.
Ricerca internazionale della Terapia del Dolore dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze: ridere fa bene
Un gruppo di ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Anna Meyer di Firenze ha dimostrato che è possibile ridurre l'ansia dei bambini sottoposti ad intervento chirurgico grazie all'aiuto dei clown. Questo lavoro è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista statunitense "Pediatrics". Nella ricerca condotta dal servizio Terapia del Dolore dell'Ospedale Pediatrico Meyer, sono stati studiati 40 bambini da 5 a 12 anni che dovevano sottoporsi ad intervento di chirurgia minore in day-surgery, di cui la metà (selezionata casualmente) era accompagnata in sala preoperatoria da due clown e da un genitore, mentre l'altra metà era portata soltanto da un genitore (come di routine). Nel "gruppo sperimentale" due clown conoscevano il bambino in reparto, trascorrendo insieme circa 15-20 minuti, per poi accompagnarlo fin dentro alla sala operatoria, dove il bambino veniva addormentato dagli anestesisti, mentre era distratto da giochi e magie dei clown. Tramite specifici test psicologici è stata misurata l'ansia del bambino e del genitore e sono state fatte interviste a genitori, clown, nonché a medici e infermieri della sala operatoria. I risultati indicano che l'ansia dei bambini accompagnati dai clown diminuisce quasi del 50% rispetto a quando sono senza clown. Inoltre i bambini con i clown non presentano un innalzamento della paura all'avvicinarsi dell'anestesia, come invece succede a quelli senza clown.Questa ricerca, tra le prime al mondo realizzata in questo ambito, ha quindi evidenziato l'importanza del gioco e del "ridere" per i bambini in ospedale, dimostrando scientificamente che ridere aiuta i piccoli pazienti ad affrontare il dolore e lo stress, agendo direttamente su ansia e paura. Il progetto "Clown in Corsia" è finanziato dalla Fondazione dell'Ospedale Pediatrico Meyer e si avvale dei professionisti di Soccorso Clown.
Guarire con gli amici animali
L’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze porta avanti da anni, all’interno del reparto di terapia del dolore, un programma di AAA (Attività assistita dagli animali). Da ricordare il progetto ‘Incontri con gli animali’, che ha come protagonisti quattro cani e nasce nel 2002 in collaborazione con l’Associazione Antropozoa grazie al finanziamento di una fondazione privata. Attualmente i cani visitano i bambini ricoverati al Meyer tre volte a settimana per circa due ore. I bambini giocano con i cani, li toccano, li abbracciano, instaurano un rapporto affettivo. Spesso domandano della loro storia e, se possono uscire dal reparto, li accompagnano fuori a giocare o fanno delle passeggiate. Gli animali riducono anche la percezione del dolore. A Firenze lo hanno dimostrato valutando la sofferenza dovuta a un prelievo di sangue in presenza e in assenza degli amici canini. “Di solito, in occasione di eventi ansiogeni, uno dei parametri che si innalza maggiormente nel sangue è il cortisolo, un ormone che misura lo stress” racconta Caprilli. “In presenza dei cani i livelli di cortisolo sono invece risultati più bassi del normale, e ciò indica chiaramente che i bambini hanno sofferto meno sia il dolore sia lo stress perché distratti dalla loro presenza”. Inoltre, per valutare con precisione lo stato di benessere del bambino in presenza degli animali, il Meyer ha svolto uno studio osservazionale su 28 bambini fra i quattro e i dodici anni. Dopo aver giocato con il cane, i bambini si descrivono felici, ma nei giorni in cui i cani non ci sono il loro umore è depresso. I pazienti che partecipano a forme di pet therapy rispondono meglio alle cure (per esempio, manifestano meno effetti collaterali alla chemioterapia) e accettano più di buon grado le sedute, spesso fonte di ansia e paura.
Pet therapy: per bimbi ed anziani
La pet therapy (dall’inglese pet, ovvero animale da compagnia) fu proposta per la prima volta nel 1961 dal neuropsichiatra infantile Boris Levinson, che aveva scoperto casualmente l’effetto benefico del suo cane su un bambino malato di autismo. È grazie a questa intuizione che oggi alcuni animali possono considerarsi ‘coterapeuta’: affiancano infatti il medico nel percorso di guarigione, interagendo con il paziente e facilitando la comunicazione. Questi effetti benefici si notano soprattutto nei bambini e negli anziani che sono, non a caso, i primi destinatari di molte attività e terapie assistite con animali. Il ministero della Salute ha riconosciuto definitivamente la validità scientifica delle terapie con animali nel 2003, ma di fatto fin dal 1997 ha finanziato diverse sperimentazioni rivolte in genere a persone con disturbi cognitivi, comportamentali e psicologici.
La pet therapy si è rivelata efficace soprattutto per anziani, bambini autistici o con handicap motorio e in generale per disabili fisici e psichici. Gli ultimi studi indicano buoni risultati nella cura di pazienti con trauma spinale, ictus cerebrale, Alzheimer ed epilessia. In ambito oncologico i progetti ospedalieri italiani che si avvalgono di animali come integrazione delle normali cure sono piuttosto giovani, ma stanno pian piano prendendo piede. Il principale obiettivo è alleviare la sofferenza fisica e psicologica del malato per consentirgli di affrontare al meglio sia il ricovero sia le terapie. La relazione tra il paziente e l’animale mira a restituire al malato autostima, sicurezza, capacità relazionale e, in molti casi, permette di riacquisire abilità psicologiche e motorie perse a causa della sofferenza.
Il cavallo un amico fidato
Nel Centro di riabilitazione equestre Vittorio di Capua, struttura integrata con i servizi di recupero e riabilitazione della struttura complessa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Niguarda di Milano, viene usato il cavallo come strumento terapeutico sia per l’andatura (quindi per l’apporto fisico) sia per le emozioni che suscita. La partecipazione attiva del cavaliere, inoltre, permette di instaurare con l’animale un legame fisico molto forte, anche perché i cavalli sono montati senza sella, solo con una copertina e un fascione. In questo modo si acuisce la percezione da parte del cavaliere che acquisisce maggior sicurezza.
Simona Caprilli
Dal 2000 lavora come psicologa all’Ospedale pediatrico ‘A. Meyer’ di Firenze, al Servizio terapia del dolore, Centro regionale del diabete e Centro ustioni. Ha partecipato a numerosi congressi e corsi di formazione in qualità di relatore/formatore sul tema del dolore del bambino, cure palliative e psicologia del bambino in ospedale.
SERVIZIO TERAPIA DEL DOLORE – Ospedale Meyer di Firenze
Responsabile: Andrea Messeri, Medico Anestesista
Massimo Romiti; Medico Anestesista
Simona Caprilli; Psicologa
Come contattare il reparto
INFERMIERI: 055.5662456
DR. CAPRILLI: 055.5662719
DR. ROMITI: 055.5662926
DR. MESSERI: 055.5662708
Fax: 055 5662400
Cell. 335 7546255 (solo per le cure palliative!)
e_mail: terapiadeldolore@meyer.it
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