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Terapia su misura per il melanoma

Minnie Luongo, N. 5 maggio 2010

A margine del recente convegno “Linfomi cutanei e melanomi: nuovi approcci terapeutici e prospettive future” (tenutosi a Genova presso il Castello Boccanegra) si è svolto un interessante incontro all’IST (Istituto nazionale per la ricerca sul cancro) del capoluogo ligure. All’incontro hanno preso parte: la dottoressa Paola Queirolo, dirigente medico nel reparto Oncologia medica A dell’Ist; il professor Ferdinando Cafiero, direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Ist; il professor Paolo Pronzato, direttore Oncologia medica A dell’Ist.

Identikit del malato
“L’intervento chirurgico di asportazione della lesione- anticipa la dottoressa Paola Queirolo- rappresenta il primo passo nella cura, cui segue spesso una terapia adiuvante, che mira a combattere cellule malate eventualmente presenti nell’organismo. Fondamentale è che questo approccio sia individualizzato. Oggi sappiamo che una buona percentuale di pazienti trova benefici significativi, in termini di sopravvivenza, dal trattamento con interferone. Abbiamo pertanto il compito di tracciare un vero e proprio “identikit” del malato, allo scopo di poter offrire questa terapia a chi davvero ne potrà beneficiare”.

L’importanza della diagnosi precoce
La parola chiave nella lotta al melanoma, in ogni caso, si chiama “diagnosi precoce”: la prevenzione, pertanto, resta l’unica cura sempre efficace. “Occorre sempre tener presente- conferma il professor Ferdinando Cafiero, direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Ist- tutta una serie di fattori: le asimmetrie di un neo, i suoi bordi, il colore che cambia o assume sfumature diverse, le dimensioni della lesione e la sua evoluzione (per ricordare questi fattori basta elencare le prime cinque lettere dell’alfabeto: A, B, C, D, E). In questi casi bisogna recarsi immediatamente dal dermatologo per una visita.

Il trattamento medico
Come si tratta un melanoma? Con l’asportazione chirurgica del tumore. L’operazione è frequentemente accompagnata dall’esame dei cosiddetti “linfonodi sentinella”, le ghiandole linfatiche che ricevono la linfa direttamente dalla lesione, e sono la prima sede in cui si possono trovare cellule patologiche. “In ogni caso- commenta la dottoressa Queirolo- considerata l’estrema facilità di diffusione delle cellule tumorali nell’organismo, il trattamento medico è quasi sempre consigliato. Purtroppo, attualmente non disponiamo di molte scelte, se si pensa che l’unico farmaco chemioterapico è ormai vecchio di quarant’anni. Sicuramente l’interferone rappresenta un’importante possibilità di cura, da impiegare in casi selezionati, e per il futuro potrebbe essere il complemento ideale di un’associazione con altri farmaci attualmente in fase di studio, come gli inibitori specifici del gene “Braf”: anticorpi specifici che operano sul sistema immunitario e che agiscono direttamente su una proteina che si produce in seguito alle alterazioni delle cellule malate, attualmente in sperimentazione. Anche in questo caso, vista la sinergia del meccanismo d’azione con l’interferone, in futuro si potrebbe giungere ad una combinazione tra i due approcci”.

Vaccini più interferone
Una notizia importante: proprio all’Ist di Genova è in corso di attivazione l’officina farmaceutica per la produzione di vaccini cellulari autologhi, già prodotti asportando le lesioni tumorali del paziente, che sono messe in coltura per produrre un vaccino terapeutico nelle fasi avanzate della malattia. In concreto, l’immunità nei confronti del tumore- sia anticorpale, sia cellulo-mediata- viene prodotta in maniera personalizzata. Questo protocollo terapeutico sarà applicato in combinazione con l’interferone, che aumenta l’antigenicità delle cellule tumorali, rendendo evidenti al sistema immunitario le proteine da colpire e da riconoscere come “non self” (ossia, come cellule estranee). In futuro, pertanto, sarà possibile combinare vaccini e interferone con anticorpi immunomodulanti (ora in sperimentazione all’Ist), in grado di sbloccare l’immunità nei confronti del tumore.

L’immunoterapia con interferone nel trattamento del melanoma
Fare sì che il sistema immunitario dell’organismo reagisca in modo più efficace nei confronti delle cellule cancerose che si replicano: questo l’obiettivo del trattamento con interferone alfa-2b ricombinante, che viene somministrato con iniezioni intramuscolari o endovenose. Nel caso del melanoma, l’interferone è indicato come terapia adiuvante nei pazienti che non presentano alcun segno di malattia dopo l’intervento chirurgico, ma che sono ad alto rischio di recidiva, che può interessare l’intero organismo. Una situazione che si può verificare, per esempio, nei malati che presentano un coinvolgimento dei linfonodi, cioè delle ghiandole linfatiche, sia immediatamente dopo l’intervento, sia nei controlli a distanza. Non a caso si parla di “trattamento mirato sul singolo paziente”, poiché si deve adattare perfettamente a precise indicazioni nel paziente con melanoma cutaneo maligno, e deve essere somministrato sempre e soltanto dallo specialista. Il profilo di sicurezza e tollerabilità del farmaco è complessivamente soddisfacente, ma è necessario tarare con la massima attenzione dosaggio e concentrazione del farmaco, per ottimizzare al meglio il rapporto rischio-beneficio. In caso di comparsa di eventi avversi o di intolleranza al medicinale, l’esperto può aggiustare il dosaggio in base alle necessità, sospendere temporaneamente la terapia, oppure scegliere altre opzioni di cura.

Il tumore melanoma
Prima della pubertà il riscontro di un melanoma si può definire aneddotico. In genere, questa neoplasia si manifesta in persone d’età compresa fra i 30 e i 60 anni. Considerato ancora fino a pochi anni fa un tumore raro, oggi il melanoma mostra un’incidenza in crescita costante in tutto il mondo. Numerosi studi suggeriscono che esso sia addirittura raddoppiato negli ultimi dieci anni. In Italia la stima dei melanomi e dei decessi correlati, è tuttora approssimativa: si calcola attorno ai 7mila casi l’anno. Nell’ultimo quinquennio nel nostro Paese i decessi attribuiti a melanoma cutaneo sono stati 4.000 negli uomini e oltre 3.000 nelle donne, corrispondenti a tassi medi di mortalità, rispettivamente, di 5 e 6 su 100.000 abitanti l’anno. Esistono però punte d’incidenza superiori a 10 per 100.000 abitanti, in ambedue i sessi, a Trieste, e superiori a 6-7 a Genova, in veneto e in Romagna. Nelle regioni italiane settentrionali- secondo l’istituto Superiore di Sanità- la mortalità per questo tipo di tumore è, sia per gli uomini sia per le donne, circa il doppio di quella registrata nelle regioni meridionali.

I fattori di rischio

  • Pur non essendo possibile dare una definizione precisa di quali siano tutti i fattori di rischio, senza dubbio si può dire che incidono la predisposizione familiare, la presenza di lentiggini o di nei, soprattutto se si presentano grossi, con bordi irregolari, dalla forma e dal colore variabile.
  • A rischio, inoltre, sono le persone con occhi, capelli e pelle chiara poiché, sotto l’azione dei raggi solari, si scottano con più facilità, pur senza abbronzarsi. Va comunque sottolineato che per questa forma tumorale il nesso fra l’esposizione ai raggi del sole e l’insorgenza del tumore è meno forte ed evidente rispetto agli altri tumori della pelle. A rischio appaiono soprattutto le ustioni solari in età giovanile.
  • Il melanoma può insorgere in qualsiasi parte del corpo (perfino all’interno della bocca o degli organi genitali). Ma le sedi più comuni sono: la testa, il collo e il tronco per gli uomini; gli arti per le donne. Le lesioni più insidiose si rivelano quelle a livello di sedi che normalmente non sono “controllate”, come il capo (perché ricoperto dai capelli), o le pieghe interdigitali dei piedi.

Stadi del tumore melanoma
Per essere sicuri della diagnosi, occorre effettuare una biopsia, che consiste nel prelievo di una piccola area di tessuto alterato, che può essere studiata al microscopio per valutarne la composizione cellulare. Importante è anche il test dell’“epiluminescenza”, compiuto dallo specialista dermatologo, e che si basa su una speciale tecnica d’ingrandimento e d’illuminazione della pelle, che consente di osservarne anche gli strati più profondi.

  • Stadio I: la lesione ha uno spessore inferiore a 1,5 millimetri ed è limitata all’epidermide, o eventualmente allo strato superiore del derma;
  • stadio II: la lesione ha uno spessore compreso tra 1,5 e 4 millimetri e ha invaso il derma. Generalmente, quando un melanoma viene definito di stadio II significa che non ha ancora raggiunto le ghiandole linfatiche vicine alla lesione. In alcuni casi, tuttavia, possono presentarsi interessamenti linfonodali invisibili, con conseguente rivalutazione del livello di gravità;
  • stadio III: la lesione ha uno spessore maggiore di 4 millimetri e ha raggiunto i linfonodi adiacenti (in tali casi capita di frequente che in tale fase siano presenti diversi focolai tumorali nella zona interessata dal melanoma);
  • stadio IV: riguarda i melanomi che si sono diffusi attraverso il sangue o il sistema linfatico, con metastasi a livello di altri organi.

Numeri utili
IST, ISTITUTO NAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO
Istituto scientifico per lo studio e la cura dei tumori
Largo Rosanna Benzi, 10
16132 Genova
Tel. 010/56001

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