www.doloredoc.it, il portale di riferimento per la terapia del dolore, lo ha chiesto mentre ricorre la Giornata Mondiale del Sollievo agli interessati con un’indagine appena conclusa.
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“Change pain”: un articolato progetto formativo per la classe medica

Paola Sarno, N. 8/9 agosto/settembre 2010

L’indagine
Rispetto alla semplificazione prescrittiva, introdotta nel giugno 2009, il 67,4% dei medici ritiene che tale norma aiuterà la riduzione dell’oppiofobia, cioè dei timori che ancora oggi esistono nei confronti dei farmaci oppioidi, derivati dalla morfina, spesso vissuti come dei veri e propri stupefacenti. Ciononostante, ben il 65,9% ritiene che ancora persistono importanti barriere alla prescrizione, prevalentemente riconducibili a motivazioni culturali ma anche ad una scarsa formazione che colloca gli oppioidi legati solamente al dolore oncologico. L’indagine rileva anche un notevole bisogno di formazione da parte della classe medica. Infatti,  pur ritenendo di essere sufficientemente informato, il 66,3% dei medici pensa comunque di avere bisogno di un aggiornamento delle proprie conoscenze, il 18,3% ne ha una forte esigenza e solo il 15,5% ritiene le proprie conoscenze adeguate.

La  legge 38/2010: un presupposto non sufficiente?
La legge 38/2010 sulle terapie palliative e la terapia del dolore è una porta aperta alla speranza di tanti pazienti di uscire dal dolore, “malattia nella malattia”, che li affligge ma, pur presupposto indispensabile, non pare sufficiente da sola a cambiare un atteggiamento radicato nella nostra società, secondo il giudizio dei medici che hanno risposto all’indagine. «Da una situazione di oggettivo arretramento, oggi, con l’approvazione della legge 38/2010, l’Italia è il primo Paese europeo ad avere una legge dedicata alla terapia del dolore anche a livello pediatrico», ha chiarito Guido Fanelli, Coordinatore della Commissione Ministeriale sulla terapia del dolore. «Campagne informative ed educazionali sono necessarie per una corretta applicazione della legge: informare i cittadini circa i loro diritti in fatto di trattamento del dolore e, contemporaneamente, ai medici far sapere che il monitoraggio e il trattamento del dolore sono un obbligo di legge. Anche le strutture sanitarie saranno sostenute a curare il dolore infatti, l’art. 5 della legge 38, prevede un adeguamento tariffario a livello nazionale».

Il progetto “Change pain” per modificare l’atteggiamento culturale dei medici
Questo quadro improntato alla fiducia, ma senza indulgere in facili entusiasmi, è stato delineato in occasione della presentazione di  “Change Pain”, il progetto informativo, formativo e di ricerca promosso a livello internazionale da EFIC®, l’associazione scientifica europea contro il dolore, con il sostegno di Grünenthal, azienda farmaceutica tedesca fortemente impegnata nella lotta al dolore, in partnership con la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), FederDolore e l’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD). «Il progetto - ha affermato Giustino Varrassi, Presidente EFIC® - si prefigge di modificare l’atteggiamento culturale e assistenziale in quelle nazioni in cui, come in Italia, una nuova cultura di cura o prevenzione delle sofferenze stenta a decollare. Questo sarà fatto cercando di incidere sui due fattori cruciali: informazione e formazione ma anche stimolando la ricerca, sempre decisiva nell’influenzare i processi evolutivi che portano al miglioramento della cura di ogni patologia». E anche Andrea Galanti, Direttore Medico Grünenthal ha voluto aggiungere: «L’obiettivo del progetto “Change Pain” è quello di aumentare la sensibilità e l’attenzione sul tema dolore, attraverso la comprensione dei bisogni dei pazienti e lo sviluppo di progetti e soluzioni volti a supportare gli operatori sanitari impegnati a migliorarne la qualità della vita: attività di informazione, formazione e ricerca con l’intento di facilitare il dialogo tra medici, pazienti e istituzioni sanitarie perché un vero cambiamento può realizzarsi solo con la collaborazione di tutti gli interlocutori coinvolti».

Il portale doloredoc.it: uno strumento di dialogo continuo
«Un filo diretto - ha aggiunto Galanti - con medici e cittadini attraverso il portale www.doloredoc.it, che si è attestato al primo posto nelle ricerche su Google, strumento di dialogo continuo con chi è impegnato nel combattere il dolore con chi lo subisce». Specifici progetti di Educazione Continua in Medicina (ECM) dedicati a specialisti e medici di Medicina Generale sono stati ideati per rimuovere gli ostacoli e i pregiudizi che possono intralciare la piena applicazione della legge. Inoltre, poiché la misurazione del dolore, la sua rendicontazione in cartella clinica e il successivo controllo sono atti medici importanti, introdotti dalla nuova legge, e considerati i tre passi fondamentali che gli esperti e le istituzioni hanno identificato per sconfiggere il dolore, abbiamo deciso, insieme ai partner, di sostenere questa buona pratica medica. L’originalità del progetto formativo, rivolto agli specialisti e sostenuto da Grünenthal, è quella di rivolgersi per la prima volta a tutti gli interlocutori che in qualche modo hanno a che fare con il problema dolore, sia per disseminare nuove conoscenze nel campo della terapia del dolore sia, soprattutto, per condividere gli obiettivi di cura. «Uno specifico progetto ECM coinvolgerà i medici di famiglia con l’obiettivo di trasmettere contenuti formativi utili al superamento delle difficoltà operative e offrire un setting formativo che consenta all’acquisizione di modelli “pratici” necessari per un adeguato problem solving quotidiano sui temi del dolore» ha affermato PierAngelo Lora Aprile, responsabile area Dolore di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale.

Il “misura dolore”, uno strumento validato dall’Oms
«Sempre nell’ambito di Change Pain, è in fase di distribuzione su tutto il territorio nazionale, presso gli ospedali e gli ambulatori dei Medici di Famiglia, il “misura-dolore”, uno strumento validato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che serve al paziente per indicare l’intensità del dolore attraverso una scala di valutazione numerica da 0 a 10, che indicano rispettivamente nessun dolore e il peggior dolore possibile», conclude Galanti. «Per un adeguato approccio alla terapia del dolore - aggiunge Lora Aprile - è necessario il contemporaneo coinvolgimento dei Medici di Famiglia e degli Specialisti al fine di condividere il percorso di diagnosi e di cura».  «Quando si parla di dolore si pensa ai malati terminali o al dolore oncologico, ma il dolore è un’esperienza molto più quotidiana di quello che si pensi», ha sottolineato William Raffaeli, Presidente FederDolore. «Dolore è mal di schiena, mal di testa o dolore articolare; penso che dargli una dimensione “quotidiana” aiuterebbe a eliminare tanti tabù che ancora sopravvivono quando si parla di dolore». Per questo motivo, Thilo Stadler, amministratore delegato di Grunenthal, ha concluso dicendo che l’azienda tedesca «è impegnata a sostenere, insieme ai partner, EFIC®, SIMG, FederDolore e AISD, i cambiamenti necessari a promuovere una nuova cultura del trattamento del dolore che veda nell’integrazione delle competenze il miglior servizio per il paziente e per i cittadini su “patologie del dolore” che affliggono ancora oggi milioni di persone».

Appello alla UE per migliorare prevenzione e diagnosi precoce
Un terzo dei tumori è considerato prevenibile dalla medicina odierna. Perciò la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero intensificare i loro sforzi nella lotta contro questa malattia. Questo  il messaggio principale di una risoluzione sul piano d'azione per la lotta contro il cancro approvata dal Parlamento europeo. I deputati hanno poi fatto appello per ulteriori azioni volte a promuovere uno stile di vita sano, riducendo cosi i fattori di rischio e auspicano maggiori investimenti dell’UE in campagne di informazione e di prevenzione. Attualmente, con più di 3 milioni di nuovi casi e 1,7 milioni di decessi all’anno, il cancro rappresenta la seconda causa di morte in Europa.
Nella relazione presentata da Alojz Peterle (Ppe, Sl), i deputati accolgono con favore la proposta della Commissione di creare un partenariato europeo contro il cancro per il periodo 2009-2013 con lo scopo di sostenere gli sforzi degli Stati membri tesi a contrastare la malattia. La relazione invita quindi i Paesi della UE a elaborare al più presto piani oncologici integrati - essenziali per raggiungere a lungo termine l'ambizioso obiettivo del partenariato - per ridurre il carico delle malattie neoplastiche del 15% entro il 2020.

All’Ire lezioni di yoga per cercare beneficio ed equilibrio
L’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma ha avviato un percorso di evoluzione parallela tra l’impegno nelle strategie di ricerca e cura delle patologie oncologiche e l’umanizzazione delle cure. È all’interno di questo progetto che è partito un corso di yoga realizzato in collaborazione con la Federazione Italiana Yoga (FIY), per promuovere non solo la conoscenza della disciplina ma soprattutto per permettere ai pazienti dell’Istituto di acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo, nell’ambiente e nelle nuove circostanze in cui si trovano a causa della malattia. L’iniziativa risponde a un’esigenza rappresentata dagli stessi assistiti, in più occasioni, che hanno espresso la necessità di imparare a comunicare con il proprio corpo e la propria mente durante il percorso della malattia. L’attività fisica può infatti aiutare il paziente a percorrere più consapevolmente un percorso di crescita interiore per un più completo miglioramento psico-fisico, riducendo le tensioni fisiche e mentali. «L’obiettivo - ha spiegato Francesco Bevere, direttore generale dell’IRE e S. Gallicano - è quello di mettere in comunicazione corpo, mente e anima in un momento particolare della vita di queste persone, in cui è difficile trovare quell’equilibrio messo in discussione proprio dalla malattia. Le tecniche di respirazione, meditazione e rilassamento contribuiranno ad alleviare il disagio e lo stress percepiti durante il percorso di cura».

L’ Italia farà la mappa del genoma del pancreas grazie all’ Icgc
In Italia sono circa 7.000 le persone colpite da tumori del pancreas e più di 40.000 in Europa; si tratta della quarta causa di morte per tumore nel mondo occidentale con una sopravvivenza a 5 anni di appena il 5%. Perciò è stato creato “Il Consorzio Internazionale Menoma Cancro” (ICGC), il cui principale obiettivo è quello di catalogare la mappa genetica di 50 differenti tipi e sottotipi di tumori in adulti e bambini. All’Italia è affidata la decodifica del genoma del cancro del pancreas. Un gruppo di ricerca di Verona, guidato da Aldo Scarpa, avrà il compito di sequenziare il Dna dei tumori endocrini ed esocrini rari del pancreas, con il sostegno del Ministero dell'Istruzione che ha garantito un finanziamento di otto milioni di euro. L'ICGC, come spiegato su Nature, compirà uno studio sistematico del Dna di oltre 25mila campioni di tessuto tumorale da pazienti con diversi tumori per svelare il repertorio di mutazioni oncogeniche, scoprire le cause che ne hanno favorito la comparsa, definire da un punto di vista clinico i vari sottotipi dello stesso tumore che hanno, a seconda delle diverse mutazioni che li contraddistinguono, differente prognosi e terapie. Il fine ultimo è sviluppare nuove cure sempre più personalizzate.

È nato un consorzio internazionale per la ricerca preclinica sui farmaci
PSTC è la sigla che contraddistingue il “Predictive Safety Testing Consortium”, ente costituito da diciassette aziende farmaceutiche, l'Fda, l'Emea e sette istituzioni non profit che si sono unite per una collaborazione finalizzata a definire come i biomarker possano essere utilizzati nei trial preclinici sui farmaci. L'argomento viene affrontato in un articolo pubblicato su Nature Biotechnology. La tossicità indotta da un farmaco è alla base di un terzo dei fallimenti degli studi preclinici, che devono essere interrotti prima che si arrivi alla fase di sviluppo sull'uomo. E i biomarker in grado di indicare tali eventi sono ancora oggi poco utilizzati. Ad esempio, per segnalare la tossicità a livello renale, una delle più significative, esistono solo due biomarker approvati, in grado però di evidenziare problemi ai reni solo quando il danno è già ingente. Il PSTC ha iniziato valutando in maniera rigorosa l'attendibilità di sette biomarker presenti nell'urina, che indicano danni in specifici punti dei reni di topi esposti a una serie di farmaci nefrotossici. Questa prima ricerca internazionale è un esempio del lavoro di collaborazione fra industrie e istituzioni a favore della salute e costituirà una delle basi utili agli enti regolatori americano ed europeo per prendere decisioni sulla ricerca preclinica e successivamente anche su quella clinica.

“Ho vinto io”: un libro per regalare speranza
Fino a dieci anni fa, il massimo obiettivo dopo una diagnosi di tumore del seno era sopravvivere. Oggi, oltre 400.000 italiane ci sono riuscite e guardano oltre. Pensano spesso ad un nuovo rapporto sentimentale (il 25% lascia il compagno) e a diventare mamma: 500 hanno avuto figli dopo una gravidanza naturale. Una svolta epocale, dopo che per lungo tempo era fortemente sconsigliato. E per chi non sceglie questa possibilità una valida alternativa è l’adozione, andata però a buon fine solo per un centinaio di famiglie a causa di burocrazia e ignoranza che rendono questo cammino un percorso a ostacoli. Come racconta Vittoria, la prima ex malata diventata madre adottiva nel nostro Paese nel 2004. È una delle protagoniste di Ho vinto io,  il volume di testimonianze di ex-pazienti, promosso dalla Fondazione Aiom e presentato presso la sala Caduti di Nassiriya del Senato. Il libro (a cura di Mauro Boldrini, Sabrina Smerrieri, Francesca Goffi, Giunti editore, 222 pagine, 12.50 euro), è disponibile in tutte le librerie. Grazie al supporto di Astrazeneca, che ha sostenuto i costi di realizzazione e stampa, il ricavato delle vendite sarà destinato a progetti di ricerca promossi dalla Fondazione AIOM.

In Alto Adige l’incidenza cancro è al di sotto della media alpina
«Il tasso di mortalità per tumore in Alto Adige è al di sotto della media alpina e conferma che il sistema sanitario locale funziona bene. Bisogna però continuare sulla strada della prevenzione». Lo ha dichiarato l'assessore provinciale altoatesino alla sanità, Richard Theiner, presentando la seconda edizione dell'Atlante dei tumori nelle regioni alpine, che analizza i dati delle regioni alpine svizzere (San Gallo, Appenzell, Grigioni), austriache (Vorarlberg, Tirolo, Carinzia), italiane (Alto Adige, Trentino, Province di Sondrio e di Belluno, Friuli del nord) e della Slovenia, per complessivi sei milioni di persone. L'Alto Adige non mostra anomalie nell'incidenza e nella mortalità dei tumori, anche per alcuni carcinomi frequenti come il cancro colorettale, il cancro al seno, il carcinoma dell’ovaio e i tumori ematologici. I casi di cancro al polmone, come anche della cervice uterina, sono però inferiori rispetto alla media delle altre regioni. Complessivamente il tasso di mortalità è minore di quello del Trentino e della provincia di Sondrio e non mostra alcun eccesso rispetto alla media. Un risultato simile è ottenuto per il cancro del fegato. Nell'uomo il tasso d'incidenza è maggiore del rispetto alla media, maggiore anche di quello del Tirolo ma paragonabile a quello del Trentino e minore di quello di Sondrio.

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