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Euromelanoma Day: allarme lettini solari
Cristina Mazzantini, N. 8/9 agosto/settembre 2010
Un’indagine statunitense ha dimostrato come l’utilizzo dei lettini solari sia passato dall’1 percento della popolazione nel 1988 al 27 percento nel 2007. Questo aumento spropositato degli amatori della tintarella ha allertato gli esperti di tutto il mondo.
Perciò recentemente un’analisi effettuata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), pubblicata sull’International Journal of Cancer, ha valutato il rapporto tra lettini solari e il rischio melanoma, dimostrando che l’utilizzo delle lampade abbronzanti prima dei 35 anni aumenta del 75 percento il rischio di sviluppare il melanoma.
È l’allarme lanciato dai dermatologi nel corso della presentazione alla stampa della prima edizione italiana dell’Euromelanoma Day, una giornata organizzata da SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgia estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) interamente dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce del melanoma e dei tumori della pelle. Il 10 maggio, in contemporanea con trenta nazioni europee, nelle principali città italiane dermatologi volontari hanno incontrato i cittadini presso le strutture ospedaliere e universitarie per fornire informazioni sui tumori della pelle e melanoma e offrire screening gratuiti della cute.
Va ricordato che il melanoma è un tumore maligno, quello più aggressivo fra tutti i tumori della pelle in termini di mortalità, che in Italia ogni anno registra 10 nuovi casi ogni 100mila uomini, 9 casi su 100mila donne e causa la morte di circa 5 abitanti su 100mila all’anno (dati Istituto Superiore di Sanità). In cifre vuol dire che, ogni anno in Italia, vi sono circa 7.000 nuovi casi di melanoma e oltre 1.500 decessi
L’incidenza del melanoma, come dimostrato dalle ultime statistiche, è in continuo aumento: si assiste, infatti, a incrementi annui dal 3 percento al 7 percento, valori superiori a qualsiasi altro tipo di tumore, con la sola eccezione per il cancro al polmone nelle donne.
Tale fenomeno è dovuto alla maggiore ed eccessiva esposizione al sole e ai raggi ultravioletti (UV), dannosi per l’epidermide, oltre che alla riduzione dello strato di ozono.
«I principali fattori di rischio del melanoma sono genetici e non possono, quindi, essere eliminati. Perché sono legati a una cute chiara, a numerosi nevi e a una storia familiare di melanoma», ha affermato la dottoressa Ketty Peris, direttore della Clinica Dermatologica Universitaria dell’Aquila. «Tuttavia, ciascuno può ridurre significativamente il rischio di sviluppare un melanoma attraverso un’adeguata prevenzione e una corretta esposizione solare, ossia evitando di esporsi al sole fra le ore 11 e le ore 15 e usando un filtro solare con un fattore schermante alto».
Nella lotta al melanoma è fondamentale anche la diagnosi precoce che prevede, per le persone a rischio, una visita di controllo dal dermatologo almeno una volta l’anno, un auto-controllo periodo ogni 2-3 mesi, di tutta la superficie della propria cute e, qualora si osserva la comparsa di un nuovo neo o un cambiamento di colore, forma, dimensione, diventa necessario rivolgersi a un dermatologo al più presto.
«Per la diagnosi precoce, oltre alla microscopia a epiluminescenza o dermotoscopia, che è una metodica non invasiva diffusamente utilizzata dai dermatologi», ha chiarito la professoressa Caterina Catricalà, responsabile del dipartimento di dermatologia oncologia dell’IFO-Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma. «È attualmente oggetto di studio il laser confocale» ha proseguito la professoressa Catricalà. Precisando poi: «Si tratta di una nuova tecnica anch’essa non invasiva, ossia non serve a fare biopsie ma l’esame viene fatto in vivo; il che permette di analizzare le caratteristiche delle singole cellule identificando il melanoma e altri tumori della pelle in fase molto iniziale. I risultati ottenuti sono promettenti ma i principali limiti di questa tecnica sono la necessità che l’eseminatore abbia una particolare esperienza e addestramento, il fatto che non tutte le aree corporee sono accessibili all’esame con questo strumento e il suo costo ancora elevato».
In questi ultimi tempi si discute, inoltre, sul rapporto tra vitamina e tumori, inclusi quelli della pelle. Recenti evidenze scientifiche dimostrano che la vitamina D potrebbe essere importante per la salute del paziente dopo la diagnosi di melanoma e addirittura per la prevenzione dei tumori della pelle e di altri organi. I dermatologi, quindi, consigliano di tenere i livelli di Vitamina D nella norma e assumerne, se necessario, un supplemento, specialmente in inverno, quale un polivitaminico in compresse od olio di fegato di merluzzo oppure assumere quotidianamente alimenti ricchi di Vitamina D, quali: pesce grasso (ad esempio il salmone), uova, yogurt, cereali e latte.
Abbronzatura: miti o falsi miti
È falso che:
- L’abbronzatura solare è salutare
- L’abbronzatura ti protegge dal sole
- Non è possibile scottarsi nelle giornate nuvolose
- Non è possibile scottarsi mentre si è nell’acqua
- Le radiazioni UV durante l’inverno non sono pericolose
- Gli schermi solari mi proteggono così posso stare al sole più a lungo
- Se fai delle regolari pause durante l’esposizione solare non ti scotterai
- Se non avverti i raggi caldi del sole non ti scotterai
È vero che:
- L’abbronzatura è il risultato di un tentativo di difesa del tuo corpo nei confronti di ulteriori danni da radiazioni UV
- Un’abbronzatura intensa in un soggetto bianco conferisce un fattore di protezione (SPF)= 4
- Fino all’80 per cento delle radiazioni UV del sole può penetrare attraverso le nuvole. La presenza di foschia può addirittura aumentare l’esposizione alle radiazioni UV
- L’acqua fornisce solamente una minima protezione dalle radiazioni UV, ed il riflesso da parte dell’acqua può aumentare l’esposizione alle radiazioni stesse
- Le radiazioni UV sono generalmente più deboli durante i mesi invernali, ma il riflesso da parte della neve può raddoppiare l’esposizione complessiva, specialmente ad elevate altitudini
- Gli schermi solari non devono essere utilizzati per prolungare il tempo di esposizione al sole, ma per aumentare la protezione durante l’esposizione. La protezione che gli schermi riescono a fornire dipende da una corretta applicazione
- L’esposizione alle radiazioni UV è cumulativa durante la giornata
- La scottatura solare è causata da radiazioni UV che non vengono percepite. La maggior parte del riscaldamento è dovuto alle radiazioni visibili ed infrarosse del sole
Melanoma: vademecum della prevenzione
- Evita l'eccessiva esposizione al sole nelle ore più calde del giorno (tra le 11 e le 15).
- In caso di esposizione al sole per molte ore, è fondamentale indossare indumenti adeguati (vestiti a trama fitta e di colore chiaro) e cappello per proteggere la testa.
- Usa sempre una crema solare protettiva a largo spettro (in grado cioè di schermare sia i raggi UVA, responsabili dell'invecchiamento della pelle, che i raggi UVB, responsabili di scottature ed ustioni) con fattore schermante alto (fattore 15 per adulti e 30 o più per bambini), anche nei giorni in cui il cielo è coperto oppure sotto l’ombrellone, al mare o in piscina. Applica la crema in modo uniforme prima di esporti al sole.
- Riapplica la crema solare ogni due ore quando ti trovi all'aperto e soprattutto se hai nuotato o sudato.
- Gli indumenti sono il miglior mezzo di protezione nei confronti delle radiazioni solari; i tessuti dovrebbero essere a trama fitta. Esistono abiti per bambini con protezione paragonabile a schermo solare con fattore di protezione superiore a 50.
- Indossa un cappello con visiera larga e occhiali da sole protettivi.
- Abitua la tua cute gradualmente ai raggi solari, in base al tuo tempo personale di protezione determinato dal tuo fototipo.
- Proteggi i tuoi bambini ed insegna loro a proteggersi.
- Esamina la tua pelle dalla testa ai piedi almeno una volta ogni 2-3 mesi e rivolgiti al dermatologo ogni qualvolta noti qualcosa di nuovo o di modificato.
- Effettua una visita di prevenzione dermatologica una volta l’anno, soprattutto se sei un soggetto a rischio (pelle chiara, occhi blu o verdi, capelli biondi, rossi o castano chiaro, presenza di numerosi nei, storia familiare o personale di melanoma).
Cronicizzare il melanoma
Addormentare il melanoma per combatterlo. Congelarlo, cronicizzarlo. È questa la nuova terapia combinata, teorizzata sul Journal of Translational Medicine da un ricercatore italiano, Paolo Ascierto, Direttore dell'Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative dell'Istituto Tumori Pascale di Napoli. «Si stanno aprendo scenari nuovi», ha spiegato il professor Ascierto. «Le terapie personalizzate, che agiscono su bersagli specifici, possono rivoluzionare l'approccio al melanoma. Ad esempio, quella basata sull'immunoterapia stimola il sistema immunitario per combattere la malattia», ha continuato sempre il nostro esperto. «Nel nostro editoriale ci appelliamo a tutti gli attori coinvolti, ricercatori e aziende farmaceutiche, perché comprendano l'importanza di lavorare insieme per rendere possibile questo passaggio. Va ricordato che, le cosiddette target therapy, agendo su determinati interruttori, bloccano la crescita neoplastica. Ma spesso devono essere utilizzate con altri farmaci. Da qui la necessità che le diverse case farmaceutiche che sviluppano le molecole collaborino negli studi clinici per un obiettivo comune: rendere il melanoma una malattia cronica».
Il latte materno protegge dai tumori
Nel latte materno si trova una sostanza chiamata Hamlet in grado di uccidere le cellule tumorali. La scoperta è stata fatta, quasi per caso, da due Università svedesi: Lund University e University of Gothenburg. L’Hamlet (Human Alpha-lactalbumin Made Lethal to Tumour cells) era già stato individuato anni fa, ma solo oggi i ricercatori ne hanno verificato gli effetti sull'uomo. Alcuni pazienti con un tumore alla vescica sono stati sottoposti a trattamenti con Hamlet. Dopo ogni seduta, nelle loro urine i ricercatori hanno trovato cellule cancerogene morte. Uccise, sostengono gli studiosi, proprio da Hamlet, che ne intacca la membrana. Distinguendo le cellule sane da quelle malate e colpendo solo queste ultime. Test di laboratorio hanno inoltre rivelato che Hamlet funziona contro 40 tipi diversi di cancro.
Hamlet è costituito da una proteina e un acido grasso che si trovano nel latte materno. Ma non è ancora chiaro se si formi spontaneamente o meno. L'ipotesi, per i ricercatori, è che si generi a contatto con gli acidi presenti nello stomaco dei neonati, che diminuirebbero così il rischio di sviluppare un tumore.
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