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La carica dei baby-addicted
Vera Lanza, N. 10 ottobre 2010
Buone e cattive notizie sul fumo da sigaretta. Cominciando da quelle buone si può dire che la legge Sirchia, nel nostro Paese, ha dato effetti positivi portando a una diminuzione del numero dei fumatori. Le cattive notizie riguardano le donne e l’età sempre più precoce in cui si accende la prima sigaretta e se ne diventa dipendenti. Le più recenti statistiche della Doxa ci dicono che un ragazzo italiano su 4 diventa dipendente dal tabacco, più della metà comincia tra i 15 e i 18 anni, ma uno su 5 ha acceso la sigaretta prima dei 14 anni. E addirittura, l’età si riduce passando dal Nord al Sud: se al Nord dichiarano di aver cominciato a 19 anni, al Sud l’età di inizio è precedente… la prima aspirata si fa a 17 anni. Questi dati emergono dall'indagine condotta dalla Doxa per l'Istituto superiore di sanità (Iss) e presentata, durante un incontro organizzato a Milano, dalla Lilt (la Lega italiana per la lotta contro i tumori). Le cifre fornite sono preoccupanti. Più di un baby-fumatore italiano su 3 (il 34,5%) comincia prima dei 15 anni. Fuma il 21,9% degli under 24. Nel 2010, in Italia si contano 1,3 milioni di giovani tabagisti nella fascia 15-24. Per gli esperti, si tratta di giovanissimi che si "aggrappano" alla sigaretta in cerca di sicurezza, oppure per spirito di emulazione, per darsi un tono. Tant’è che dalla ricerca emerge che il 73,4% si converte al tabacco sotto l'influenza degli amici, “perché lo fanno tutti” (è una delle risposte più frequenti). La sigaretta per loro è un modo di appartenere a un gruppo, di stare insieme, una piccola trasgressione che li fa sentire grandi, da sperimentare il più presto possibile. Non molti anni fa le cose erano diverse. Per la generazione appena precedente, l’età media di esordio era intorno ai 17 anni. Oggi la soglia si è abbassata e risulta più che raddoppiata la percentuale di fumatori under 24 che hanno sperimentato la prima “bionda” sotto i 15 anni. E se si prendono in considerazione anche gli under 24 che hanno cominciato a fumare tra i 15 e i 17 anni (il 50,8% del campione), il risultato è che l'85,3% dei ragazzi oggi inizia a fumare da minorenne, fra i banchi di scuola. E meno male che c’è chi ci ripensa. Fra gli under 24 si registra già un 2,9% di ex tabagisti che hanno avuto il tempo di conoscere e dimenticare il fumo nonostante la giovane età. Il 12,7% dei baby-fumatori si limita a meno di 15 sigarette al giorno, mentre il 9,4% si spinge fino a 24 e c'è un 1,3% di “super-addicted” che va oltre le 25 sigarette giornaliere. La lotta al fumo, per essere efficace, deve essere fatta su più fronti, ed ecco perché l’Istituto superiore di sanità chiama in causa i tabaccai e il rispetto della legge che vieta la vendita di sigarette ai minori di 16 anni. L'Iss lancia l'allarme sulla vendita di tabacco ai giovanissimi: dal rapporto emerge che l'83% degli adulti non ha mai visto un tabaccaio rifiutarsi di vendere le sigarette a un minore di 16 anni, come prevede la legge, né chiedere un documento per verificare l'età. Almeno su questo si può e si deve intervenire.
11 milioni gli italiani con il “vizio”, 2 mln in meno rispetto al 2009… e sono gli uomini a trainare il calo
L'Italia inverte la tendenza dopo l'impennata del 2009 dovuta all'effetto crisi. I fumatori nel 2010 scendono a 11,1 milioni, 2 milioni in meno rispetto all'anno scorso. È quanto emerge dai dati dell'annuale indagine della Doxa, elaborati dall'Istituto superiore di sanità (Iss). «Non sono numeri eclatanti», avverte Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio nazionale su fumo, alcol e droghe dell'Iss, intervenuto a Milano a un incontro organizzato dalla Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori). E in effetti il crollo di 5 punti percentuali rispetto al 2009 non ha fatto altro che portare l'esercito di fumatori italiani agli stessi livelli di due anni fa, quando la prevalenza era al 22% della popolazione (oggi siamo al 21,7%). «Sono oscillazioni non significative - riflette Zuccaro -Per ora non abbiamo visto una tendenza decisa alla diminuzione. Il calo dei fumatori è lento. E per approdare a risultati soddisfacenti dovremmo aspettare 50 anni». Il contributo alla diminuzione del numero dei fumatori arriva dagli uomini.
Il freno ai consumi è infatti merito più degli uomini che delle donne, fra le quali resiste uno zoccolo duro di tabagiste convinte difficile da scalfire, a detta di Zuccaro. La compagine di “addicted” maschile si riduce di 5 punti percentuali, il doppio esatto rispetto alla performance femminile. Il gentil sesso registra un calo di soli 2,5 punti percentuali. Le donne non solo non hanno recuperato rispetto al picco del 2009, ma sono fer-me a una prevalenza del 19,7%, quasi equiparabile a quella del 2006 (20,3%). «Nulla si muove sul fronte rosa», sottolinea Zuccaro. Non solo: «Per la prima volta il differenziale fra uomini e donne si abbassa in maniera decisa. Abbiamo 5,9 milioni di fumatori e 5,2 milioni di tabagiste. Nei prossimi anni, se il trend non cambia, per entrambi i sessi potremmo registrare identiche percentuali», avverte l'esperto. «E alle signore va detto che accendendo la prima sigaretta, perdono molto di più rispetto agli uomini», spiega Eva Negri, ricercatrice dell'Istituto Mario Negri di Milano che con la Lilt ha collaborato al report. «Se non fumano hanno meno tumori al polmone e meno infarti». Con le sigarette il vantaggio si azzera. Per avere un’idea: nelle forti fumatrici i rischi sono 60 volte più alti di quelli che corrono le non fumatrici, negli uomini al massimo si moltiplicano per 30. Per non parlare del cancro alla cervice uterina e della menopausa che per le tabagiste arriva in media un anno prima.
In Italia si fumano 13 sigarette in media al giorno
In Italia si fumano in media 13 sigarette al giorno (14,5 per gli uomini e 11,5 per le donne). Ma c'è un 43,3% di tabagisti che accende fino a 24 sigarette e un 6% di maniaci che arriva a fumarne più di 25. Nella rete del vizio si resta imbrigliati soprattutto dai 25 ai 44 anni, fascia d'età in cui si concentra la percentuale più alta di fumatori (il 26,6%). Al secondo posto, con una percentuale del 25,7%, la fascia 45-64. La patria del tabacco? Soprattutto il Sud Italia e le Isole, dove fuma il 22,3% della popolazione. Più virtuoso il Nord (21,1%). Smettere per gli italiani non è facile: il 27,1% dei fumatori ha fatto almeno un tentativo, ma con risultati deludenti visto che il 70% ha ripreso a fumare dopo pochi mesi e il 20% dopo qualche anno. Gli ex fumatori italiani sono 6 milioni e mezzo e sono soprattutto uomini (3,9 milioni contro 2,6 milioni di donne). Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio nazionale su fumo, alcol e droghe dell'Iss, lancia un appello: «Per far diminuire i fumatori bisogna agire concretamente, aumentando il prezzo minimo del pacchetto di sigarette, inserendo le terapie di disassuefazione nei livelli minimi di assistenza (Lea) e rimborsando i farmaci di provata efficacia, eliminando il ticket per i centri anti-fumo. Il Governo deve capire che questa non è una spesa, ma un investimento minimo che promette grandi risparmi». Dalle interviste realizzate dalla Doxa per la Lilt, emerge che il 28,7% di tabagisti fumerebbe di meno se le sigarette costassero di più, mentre il 75% degli adulti sarebbe molto o abbastanza favorevole all'introduzione di una “tassa di scopo” di 10 centesimi a pacchetto per finanziare supporti per smettere. Secondo l’indagine i medici di famiglia potrebbero fare di più per contrastare questo fenomeno: solo il 6,9% dei fumatori si è rivolto a loro. «Un aiuto fondamentale potrebbe arrivare proprio dai medici di famiglia» commenta Zuccaro. «Se ogni camice bianco riuscisse a convincere 10 pazienti a smettere, in un anno avremmo 500mila fumatori in meno». L'esperto dell’Iss suggerisce anche l’apertura di laboratori che analizzino le sigarette, soprattutto tenendo conto che ormai nei canali illegali vengono vendute sigarette contraffatte di cui non si conoscono la composizione e la pericolosità. Circa 5mila i controlli effettuati ogni anno dai Monopoli di Stato, «ma sono una piccola cosa rispetto ai 50 miliardi di sigarette fu-mate in un anno in Italia», sottolinea Zuccaro. I fumatori che volessero dire addio al vizio hanno a disposizione anche il “Telefono verde fumo” (800 554088), attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16, che offre informazioni sui centri Antifumo del Ssn e sugli specialisti della Lilt.
A Milano più fumatrici e più giovani della media italiana
A Milano le donne con la sigaretta sono di più e più giova-tutte le patologie correlate che si registra ormai da parecchi ni della media nazionale. È quanto emerge da un'indagine anni a Milano (all’inizio degli anni ‘80 le donne decedute per Doxa condotta per conto dell'Istituto superiore di sanità che tumore al polmone a Milano e provincia erano 250 all'anno, ha rivelato come nel capoluogo lombardo fumi oltre una ra-sono salite a 600 nei primi anni del duemila). gazza su tre (37%) e come la fascia di età 15-24 sia di gran lunga quella con la maggior prevalenza. A livello nazionale, viceversa, la prevalenza più elevata è stata rilevata tra le donne di 25-44 anni e 45-64. Le milanesi che fumano sono il 21% contro il 20% della media nazionale. A Milano, dunque, le donne fumatrici sono leggermente di più, ma la media giornaliera di sigarette fumate è di 10 contro le 11,5 delle fumatrici nel totale in Italia. Di fronte a questi numeri Eva Negri, ricercatrice dell'Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, ha sottolineato come siano prioritari interventi che inducano le donne più giovani a non iniziare, ma soprattutto le fumatrici a smettere, se si vuole arginare il continuo aumento di morti per tumore al polmone e per tutte le patologie correlate che si registra ormai da parecchi anni a Milano (all’inizio degli anni ‘80 le donne decedute per tumore al polmone a Milano e provincia erano 250 all'anno, sono salite a 600 nei primi anni del duemila).
Fumo: la Svizzera voterà sul giro di vite contro
Gli svizzeri saranno chiamati, probabilmente nel 2012, a pronunciarsi su un divieto di fumo generalizzato esteso a tutti i luoghi pubblici. Ha ottenuto infatti 133mila firme, già depositate alla Cancelleria federale, l'iniziativa popolare anti-sigaretta passiva lanciata dalla Lega polmonare svizzera (Lps) contro la Legge federale sul fumo entrata in vigore poche settimane fa. Una normativa che vieta il fumo nei luoghi pubblici, ma che autorizza numerose eccezioni. La Lps aveva tempo fino a novembre per raccogliere le firme necessarie al successo dell'iniziativa popolare. «Il fatto che siano state ottenute in un periodo di tempo così breve - commenta Otto Piller, presidente della Lps - dimostra che la popolazione vuole con forza una regolamentazione unitaria per tutto il Paese. La Legge federale entrata in vigore il primo maggio è soltanto una parvenza di soluzione», protesta. «È lacunosa e di difficile attuazione a causa della diversità delle regolamentazioni
cantonali e non protegge in modo sufficiente i lavoratori», aggiunge. «La Legge federale sulla protezione contro il fumo passivo non merita il nome che porta» fa eco la presidente del Consiglio degli Stati Erika Forster. «Con questa iniziativa si intende evitare che le persone siano esposte al fumo passivo sul luogo di lavoro o in spazi chiusi accessibili al pubblico», spiega. «Il fumo passivo - avverte lo pneumologo Werner Karrer -causa ogni anno in Svizzera 70mila giorni di ricovero ospedaliero e la perdita di 3mila anni di vita, per una spesa pari a 420 milioni di franchi. Una regolamentazione uniforme è pertanto auspicabile sia dal punto di vista sanitario che economico». Reazione negativa da parte dell'industria del tabacco. In una nota, la British American Tobacco ha criticato la Lps che manda all'aria il compromesso appena entrato in vigore. Anche Gastrosuisse è contraria al nuovo testo costituzionale che andrà al voto: la federazione degli esercenti e albergatori ha dichiarato che farà della lotta all'iniziativa popolare un obiettivo prioritario.
Il fumo e il suo ruolo nel tumore alla vescica
Il tumore alla vescica è in forte crescita, in particolare nelle donne. A dimostrarlo i dati del 2009 appena presentati dall'American Cancer Society, dai quali emerge che le neoplasie della vescica hanno superato di misura quelle della cervice uterina. E tra le cause principali ci sono proprio il fumo della sigaretta e l’inquinamento. Il tumore alla vescica va affrontato con tempismo: nel 20% dei casi la patologia può cambiare velocemente stadio, di conseguenza anche l'intervento chirurgico a cui sottoporsi diventa demolitivo, in quanto si rende necessario procedere con l'asportazione della vescica, che viene ricostruita con parti prelevate dall'intestino, una sorta di autotrapianto. Negli stadi precoci, il tumore viene rimosso per via endoscopica, la vescica non si asporta, consentendo al paziente tempi operatori ridotti e ripresa più veloce. One Stop Clinic è la risposta dell'IRCCS Policlinico San Donato per affrontare con tempestività l'ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine, spesso unico sintomo del tumore alla vescica in uomini e donne. «In una giornata riusciamo a garantire ai nostri pazienti la visita specialistica con ecografia e, se necessario, la cistoscopia, un esame fondamentale che oggi può definirsi "dolce", in quanto eseguito tramite una strumentazione più flessibile, che riduce significativamente il disagio dei pazienti», afferma il Professor Luca Carmignani che dirige la clinica universitaria di urologia, presso l'IRCCS Policlinico San Donato. «Ogni anno - prosegue Carmignani -si registrano 14.000 nuovi casi per gli uomini e 3.000 per le donne, tra le cause inquinamento e fumo».
Per la prevenzione utili antiossidanti e probiotici. L'IRCCS Policlinico San Donato fondato nel 1969 è un grande ospedale di ricerca e insegnamento, sede del Dipartimento cardiovascolare Edmondo Malan, che si pone al primo posto in Italia e tra i primi in Europa per volume di attività - 2.000 interventi di cardiochirurgia all'anno - ed efficacia delle prestazioni nelle malattie del cuore e dei vasi. È sede del Triennio clinico del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano e di numerose Scuole di Specializzazione. È il primo ospedale ad alta specializzazione interamente certificato ISO 9002 in Europa, dispone attualmente di 380 posti letto accreditati, 12 sale operatorie e di tutta l'alta tecnologia biomedica e al suo interno operano circa 1.000 addetti di cui 200 medici specialisti.
Indirizzi Utili
IRCCS Policlinico San Donato
Piazza E. Malan, 2 20097 - San Donato Milanese (MI)
Centralino: 02 527741
Prenotazioni/informazioni: 02 52774377 - 601-2-3-629-691
www.grupposandonato.it
Urologia - Prof. Luca Carmignani Tel. 02 52774329
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